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medicine alternative

La diagnosi e il senso della vita

26 Ottobre 2015 by Giorgio Invernizzi Lascia un commento


La storia di Paolo A. raccontata da Francesco Vignotto (Ipocondria di uno Yogi) mi porta direttamente alla riflessione sul senso che può avere una diagnosi medica, riflessione che sta al centro di una lunga pratica medica personale.

Nel racconto la diagnosi formulata dall’ortopedico (circa una presunta meniscopatia,  NdR) indica uno stato preciso e immutabile predefinito, rispetto al quale il medico compie una verifica on-off sullo stato del paziente, o c’è la malattia o non c’è, e per ottenere questo esercita la massima focalizzazione su alcuni sintomi locali del paziente.

I suoi studi di medicina gli hanno fornito una griglia di classificazione in cui deve inserire i sintomi del suo paziente, classificazione cui corrispondono linee-guida terapeutiche da seguire rigorosamente. Il suo compito è eseguito quando ha classificato i sintomi per dare un nome alla malattia e l’ha correlata alla terapia corrispondente. In pratica cerca di cacciare la sofferenza del paziente nel buco giusto e, come sempre avviene in questi casi, se va bene si sa dopo.

All’opposto, l’esperto di psicosomatica attua una completa defocalizzazione dei sintomi del paziente con la diagnosi di “conflitti irrisolti somatizzati”, diagnosi che sparpaglia la sua sofferenza in uno spazio-tempo di cause infinite e soprattutto di difficile controllo, specialmente se si comincia a parlare di costellazioni famigliari e di karma.

Ognuno dei due sta cercando di leggere la sofferenza del paziente per porvi sollievo e si ritiene autorizzato a farlo solo all’interno di un modello di realtà codificato, chiamato Paradigma Scientifico.

La prima posizione deriva dal Paradigma riduzionista che, per raggiungere più in fretta la risoluzione di un problema, lo trasforma in un sistema chiuso in cui può semplificare i parametri riducendoli a sequenze lineari.

La seconda posizione è all’interno del Paradigma olistico che accetta formalmente la natura di sistema aperto dell’organismo vivente ma il più delle volte finisce per perdersi nella rete infinita di cause interconnesse per la mancanza di un forte impianto epistemologico che lo sostenga.

In realtà questo tema degli strumenti e del metodo con cui conoscere l’organismo vivente è la frontiera ultima della scienza in questo momento e, data la sua complessità, vorrei parlarne in modo più completo in una serie di prossimi interventi.

Tornando alla storia di Paolo A. però vorrei sottolineare un altro passaggio, quello in cui compare la grande diagnosi-rivelazione: “hai sempre avuto un’anca più alta dell’altra”, che segnala l’aspetto più pericoloso del fare diagnosi, aspetto che coinvolge sia il medico riduzionista che il medico olistico e in verità questo assai più di quello.
Il pericolo di questa diagnosi è la sua ambiguità quando viene formulata senza o addirittura contro la dimensione storica della persona e delle sue trasformazioni.

Senza questo tipo di informazione che riguarda la storia interna ed esterna della persona è impossibile comprendere il significato funzionale del disturbo che in quel momento presenta, quindi decidere saggiamente la direzione terapeutica. Solo la storia del paziente permette di affrontare la domanda fondamentale che rappresenta la vera diagnosi: questo sintomo è la malattia o un suo compenso, una forma di aggiustamento della malattia stessa?

Il problema è di assoluta rilevanza nelle malattie croniche, che poi sono la maggioranza, in cui togliere un compenso perché fastidioso senza sostituirlo con un altro, si spera migliore, può rappresentare il modo più sicuro di far uscire di controllo la malattia.

Nell’esempio di Paolo la rotazione del bacino rappresenta un minus peggiorativo o piuttosto il plus di un organismo che riesce a danzare la sua vita stortandosela quel tanto che basta per evolvere nella sua unicità esperienziale?

Paolo è un mostro (e non sapeva di esserlo) perché non segue un canone perfetto a priori o un fantastico navigatore rotto a tutti gli stratagemmi nel suo lungo viaggio?

Come vedete l’uno è malato, l’altro è sano, dipende con che occhi lo stiamo osservando, in questo caso partendo da un Paradigma Scientifico che mette al centro della storia umana personale e collettiva la sua evoluzione.

Ma allora la Medicina con la sua ridda di Paradigmi Scientifici è tutta una lucida follia e i medici e i terapeuti sono tutti o stupidi o sognatori?
No, spesso è stupido e frustrante il modello teorico ed epistemologico loro proposto: stupido perché non riesce a dare un senso completo alla vita umana e frustrante per la sincera volontà di coloro che cercano di alleviare la sofferenza.

Mi rendo conto che queste affermazioni, nella loro provocatoria incisività, aprono un certo numero di interrogativi di ampia portata, a cui non mi sottraggo, cercando di portare un contributo sincero.

Il dibattito su questi argomenti non è certo assente in rete, ma la personale impressione è che troppo spesso è simile al chiacchiericcio dei “tecnici da bar”, contesto che rifuggo da sempre per idiosincrasia costituzionale.

In questa occasione, come è mia abitudine, cercherò di argomentare al riguardo in modo non banale, evitando il copia-incolla e proponendo alla discussione soprattutto i frutti della ricerca personale.

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Taijiquan, Daoyin, Qi Gong: le pratiche di lunga vita

28 Gennaio 2015 by Marco Invernizzi 2 commenti


Proseguiamo qui il percorso iniziato con le Tre Tradizioni cinesi (Taoismo, Buddismo e Confucianesimo) e approfondiamo l’argomento delle Pratiche di Lunga vita, ossia il Daoyin, il Qi Gong e il Taiji Quan (altrimenti noto come Tai Chi Chuan). Questo articolo, come il precedente, è un estratto rielaborato dalla mia tesi “Qi Gong Medico: gioiello della medicina”, presentata al corso di Regolazione Biologica e Medicine Complementari, Biofisica Medica Clinica dell’Università degli Studi di Milano in collaborazione con la World Health Organization.

Contenuti

  • Cosa sono le pratiche di lunga vita?
  • Le origini Sciamaniche
  • Il concetto di Risonanza
  • Il Dao yin
  • Il Tai Chi Chuan
  • Il Qi gong
  • Per concludere (per ora)

Cosa sono le pratiche di lunga vita?

Col termine Pratiche di Lunga Vita si intende un insieme di insegnamenti contenuti nella multiforme realtà cinese che mirano al prolungamento della vita fisica contemporaneamente ad un miglioramento della sua qualità generale, con l’obbiettivo finale di raggiungere l’immortalità (che sia qui intesa come immortalità fisica o immortalità su un altro piano è un discorso che meriterebbe di essere approfondito a parte).

Poiché queste pratiche hanno profonde radici nella Tradizione Taoista, è evidente come i livelli di questa definizione siano molto diversi dal senso comune e, come abbiamo visto nell’articolo dedicato alle Tre Tradizioni cinesi, non necessariamente l’immortalità è ricercata strettamente in ambito materiale.

Qi, secondo l'ideogramma tradizionale (in uso in Cina fino al 1946)
Qi, secondo l’ideogramma tradizionale (in uso in Cina fino al 1946)

Centrale, in queste pratiche, è il concetto di Qi, principio energetico/vitale che, nonostante le diverse interpretazioni, è molto affine al concetto indiano di prana. Come quest’ultimo, anche il Qi è presente illimitatamente nell’universo, ed è possibile considerare il Qi da un punto di vista macrocosmico e universale oppure da un punto di vista microcosmico e particolare, ovvero il carico di energia di un luogo, o di un essere vivente, o addirittura di un singolo organo. Proprio dall’interazione (o meglio, come vedremo, la risonanza) tra il Qi universale e il Qi particolare si sprigiona il potenziale benefico e terapeutico di tali pratiche.

È infatti interessante notare che uno degli scopi principali delle pratiche di lunga vita è di mantenere il corpo in buona salute agendo preventivamente sull’insorgere di possibili malattie; di qui anche l’attinenza con la medicina. D’altro canto, non deve sorprendere se al tempo stesso queste pratiche hanno attinenza con la sfera interiore e spirituale dell’essere umano: il presupposto da cui muovono queste pratiche, condiviso anche dallo Yoga indo-tibetano, è che un corpo malato è un grandissimo intralcio nella via spirituale.

Le pratiche principali sono: Dao yin/Qi gong e Tai Chi Chuan, oltre ad altre che probabilmente si sono perse nei millenni. Per comprendere queste discipline, strettamente inter-relate, dobbiamo però risalire molto indietro nel tempo, all’origine stessa della civiltà cinese.

Le origini Sciamaniche

Statue di argilla che raffigurano risalenti alla dinastia Zhou (XII-III secolo a.C.) che raffigurano donne sciamane danzanti.
Statue di argilla risalenti alla dinastia Zhou (XII-III secolo a.C.) che raffigurano donne sciamane danzanti.

Le prime testimonianze frammentarie cinesi di approcci terapeutici sono riconducibili alle mitiche figure sciamaniche Wu, che operavano attraverso tecniche esorcistiche impostate sul movimento fisico e sul suono.

Il carattere Wu indica «danza» e secondo il Shuo wen, il dizionario etimologico di epoca Han, il termine era anche accomunato a Zhu, termine riconducibile ad augurio o invocazione. Quindi Wu o Zhu comunicava con il cielo e le sue invocazioni terapeutiche erano essenzialmente preghiere rivolte agli spiriti o formule esorcistiche.

Una caratteristica importante è che originariamente Wu erano donne, tanto che gli sciamani uomini venivano designati con il carattere Xi. La rilevanza di tale elemento concerne la relazione tra la società ideale taoista e l’antico egualitarismo tribale legato al matriarcato.

Più che a spiriti antropomorfi le prime Wu si rivolgevano alle manifestazioni di una serie di «forze» o di «influssi» a forte caratterizzazione archetipica, la cui azione era desunta dall’osservazione dei fenomeni naturali. Era una tecnica rituale per coordinare i movimenti del proprio corpo (e il respiro) con i flussi delle forze cosmiche, così da acquisire la potenza necessaria, ad esempio, a esorcizzare le «forze deviate» che affliggevano il «paziente».

wu
L’antico ideogramma per Wu

A riprova della forte impronta che gli Wu hanno lasciato sull’origine della medicina tradizionale cinese vi è il fatto che il carattere Yi («medico o scienza medica») era originariamente composto dal carattere Wu più la parte superiore del carattere Yi attuale, composta da segni raffiguranti una faretra colma di frecce e una mano che impugna un’arma.

Ciò denoterebbe la marcata origine demonologica della medicina: le frecce indicherebbero le armi che lo sciamano usava nelle sue danze rituali per esorcizzare i demoni.

L’eziologia «demonica» rimase nella MTC sotto la denominazione di Xie Qi, Soffi Perversi, i Patogeni della definizione moderna, ma sin dall’antichità fu affiancata da altre possibili cause, prima fra tutte il mancato rispetto dei ritmi naturali.1Giulia Boschi. Medicina Cinese: la radice e i fiori. Corso di sinologia per medici e appassionati.
Casa Editrice Ambrosiana 2003. ISBN 88-408-1263-6

Conformarsi al Dao, la legge Universale che governa tutti i fenomeni e le loro trasformazioni, significa uniformare le orbite del proprio Qi psicofisiologico (microcosmo) al retto fluire del Qi in natura (macrocosmo); in altri termini, ciò vuol dire acquisire Zheng Qi, il cosiddetto soffio retto o autentico. Il Zheng Qi è alla base della salute dell’individuo, della sua capacità di rispondere all’attacco patogeno ed adattarsi alle modificazioni macrocosmiche, in un’ottica di armonizzazione con il Dao.

Una sacerdotessa Wu invoca lo spirito di un animale.
Una sacerdotessa Wu invoca lo spirito di un animale.

Lo sciamano cinese, come gli adepti taoisti, non trae il suo potere dalla «possessione» di uno spirito che gli induce uno stato estatico simile alla medianità, ma da un particolare stato di ricettività che gli consente di veicolare attivamente le forze archetipiche armonizzandosi ad esse.

La pratica esperienziale interiore conduce lo sciamano ad uno stato di quiete del cuore e della mente che lo porta ad una risonanza perfetta col mondo naturale. È questo accordo armonico che lo rende permeabile fino a diventare un vero e proprio portale del mondo archetipico e permette agli Shen, gli Archetipi, di agire direttamente attraverso di lui in piena consapevolezza nell’atto terapeutico.

Le sciamane Wu furono i primi medici della storia cinese: lo Shan hai jingìe li associa all’uso di erbe medicinali e alle Pratiche di Lunga Vita, anche se i loro compiti principali rimanevano il controllo degli elementi naturali, l’esorcismo, la comunicazione con gli spiriti. Solo nel taoismo si conservarono le tradizioni legate alla magia delle Wu perché in forma semiclandestina molte donne fecero parte delle più importanti scuole taoiste: molte tecniche, d’altra parte, richiedevano la partecipazione di una coppia di adepti di sesso opposto.

Il concetto di Risonanza

Danzatrice mascherata, tardo periodo Zhou
Danzatrice mascherata, tardo periodo Zhou

È molto probabile che le invocazioni sciamaniche raggiungessero il loro scopo terapeutico per la qualità energetica del suono trasmesso più che per la suggestione provocata dal loro significato. Come spiegano fonti più tarde, esso era in grado di riportare l’organismo all’equilibrio producendo un effetto biofisico di Risonanza, fenomeno conosciuto in Cina in tempi antichissimi come la teoria delle armoniche, mentre in Occidente, escluse le scuole pitagoriche, essa cominciò a svilupparsi soltanto a partire dal XVIII secolo.

A questo proposito può essere interessante notare come l’ideogramma di «farmaco» sia composto dall’ideogramma di «musica» sovrastato dal radicale «erba», quasi a indicare che quanto fa di un’erba un farmaco è la sua «musica». Sebbene l’associazione specifica di un suono particolare con un determinato organo interno appaia per la prima volta in forma esplicita con Tao Hongjing, vissuto nel VI secolo d.C., bisogna considerare che questi suoni erano segreti e, molto probabilmente, trasmessi oralmente già da secoli. È significativo il fatto che ancora oggi i «sei suoni-mantra» liu zi jué, specifici per ogni organo, siano uno degli esercizi più diffusi e praticati del Qi gong terapeutico. 2Giulia Boschi. Medicina Cinese: la radice e i fiori. Corso di sinologia per medici e appassionati.
Casa Editrice Ambrosiana 2003. ISBN 88-408-1263-6

In profondo accordo con la biofisica moderna, la Risonanza, Gan Ying, è l’asse portante del rapporto tra macrocosmo e microcosmo, il fondamento delle loro interazioni quantiche e implica la bipolarità di azione-emanazione Yang e ricezione-percezione Yin che si differenzia da un semplice rapporto causa-effetto o agente-agito, poiché include la nozione di reciprocità. La reciprocità comporta la possibilità di invertire i poli di attività e recettività tra l’uomo e il cosmo.

Analogamente, il termine De, in una delle sue accezioni più antiche, indicava contemporaneamente sia il Potere che l’uomo esercita sul Cielo attraverso l’invocazione, sia la Virtù dell’officiante che consente la risposta del Cielo in un processo di risonanza con il mondo archetipico. La potenza acquisita dal praticante deriva probabilmente da un processo di amplificazione che comporta una serie di inversioni successive. Il rapporto tra la perfetta recettività e l’invocazione può essere paragonato al rapporto che nel Cristianesimo esiste tra la perfetta sottomissione alla volontà divina e la preghiera d’intercessione. 3Giulia Boschi. Medicina Cinese: la radice e i fiori. Corso di sinologia per medici e appassionati.
Casa Editrice Ambrosiana 2003. ISBN 88-408-1263-6

de
L’antico carattere oracolare per De

Nel Taoismo il termine De sta a indicare il veicolo sottile attraverso il quale si effettua la connessione tra due entità che entrano in risonanza, il flusso biofotonico della biofisica moderna. La forza che si attiva in tale situazione di empatia energetica viene percepita nell’atto terapeutico come De qi, un insieme di sensazioni quasi-fisiche comuni sia al medico che al paziente, la cui sapiente lettura guida l’intero atto medico.

Nella concezione taoista la pratica esperienziale della risonanza con le forze che esprimono l’ordine cosmico è il fattore che trasmuta la Scienza in Magia, conferendo all’essere umano il potere sugli aspetti quantici della natura. Ciò è possibile grazie a un atteggiamento di completa recettività che il Taoismo esprime nel concetto di Wu Wei, comunemente tradotto come non agire.

In realtà il concetto di Wu, il non essere, indica la condizione atemporale e non locale del Dao, motore segreto quantico del suo aspetto manifesto spazio-temporale, in cui Wu Wei è compiere l’azione in accordo con la dimensione archetipica Wu.

La costante del Dao è il non-agire, così non c’è nulla che non venga compiuto

Laozi

Il Dao yin

Secondo alcuni autori nelle danze sciamaniche, articolate in posture esorcistiche e invocazioni, sarebbero contenuti i primordi del Dao yin, attuale Qi gong o arte del coltivare il Qi, cioè di quella tecnica, articolata su più livelli, il cui scopo principale è di armonizzare il Qi del proprio organismo con quello dell’ambiente naturale, intensificandone in tal modo la potenza, per poterlo successivamente dirigere e proiettare sotto il controllo della volontà cosciente. Ciò renderebbe possibile agire anche sul mondo materiale attraverso una forza immateriale guidata dalla mente.

Le diverse posture esorcistiche illustrate e commentate nel Dao yin tu di Mawangdui risultano molto simili a quelle in seguito incluse nei sistemi Dao yin / Qi gong delle scuole taoiste. Analogamente, le invocazioni non vanno intese come semplici formule verbali, ma come il veicolo adatto a trasmettere questa forza al corpo del malato, all’ambiente circostante o a se stessi.4Giulia Boschi. Medicina Cinese: la radice e i fiori. Corso di sinologia per medici e appassionati.
Casa Editrice Ambrosiana 2003. ISBN 88-408-1263-6

Il Tai Chi Chuan

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Il Tai Chi Chuan o Tai ji Quan, usando la traduzione degli ideogrammi cinesi con lo standard pinyin, è una pratica che nasce in Cina dall’incontro tra arti marziali e pratiche tradizionali per la salute e la longevità. Il Tai Chi Chuan è molto diffuso tutt’oggi a livello popolare in Cina e in grande espansione in tutto l’Occidente negli ultimi decenni.

La componente marziale del Tai Chi Chuan è di natura interna: le sue più evidenti diversità rispetto ad altre arti marziali sono infatti costituite dal ruolo centrale assegnato ad azioni difensive basate sulla cedevolezza, e dall’impiego nei confronti dell’avversario dell’elasticità del corpo invece che della forza fisica. 5Carlo Moiraghi. Qi Gong. Fabbri editori 2002. ISBN 88-451-8009-3

Moiraghi. la via della Forza Interiore, trattato di energetica esperienziale cinese. Casa Editrice
Meb 1995. ISBN 88-7669-490-0

In realtà, nell’esecuzione del Tai Chi, la forza fisica dev’essere pressoché annullata in favore di un completo rilassamento proprio per far emergere la componente più propriamente energetica e potenzialmente ancora più travolgente della forza fisica stessa, in un movimento fluido e circolare, senza interruzioni, una costante alternanza di Yin e Yang, vuoto e pieno.

E proprio l’alternanza di Yin e Yang è il principio esperienziale del Tai Chi Chuan, rappresentato dal Taiji, ovvero il “grande polo” del movimento degli opposti, che procede dal Wuji, il “non-polo” indifferenziato rappresentato generalmente da un cerchio vuoto. Insieme, formano il Taijitu, che rappresenta l’alternanza di Yin e Yang e al tempo stesso la compresenza del principio anteriore (Wuji) indifferenziato:

wuji-becomes-taiji

Il Qi gong

Qi gong è un termine generico recente che designa un insieme di pratiche di benessere, salute, risveglio e realizzazione personali. Qi gong può dunque essere tradotto semplicemente con lavoro (Gong) del soffio (Qi), indicando con questo l’aspetto attivo di una pratica che riguarda l’energia vitale che anima le cose e gli esseri.

L’antica denominazione classica di Qi gong era Yang sheng fa, letteralmente i metodi (Fa) che nutrono (Yang) la vita (Sheng) i quali, secondo la Tradizione, permetterebbero di opporsi o di ritardare il processo della morte, per cui sostenere la vita vuol dire ritardare la morte vivendo bene e a lungo.

qigong
Chen bao shi, ovvero la visualizzazione di due grandi sfere di energia ai lati. Illustrazione tratta da C. Moiraghi, Qi Gong, Fabbri, 2002.

In definitiva il Qi gong rappresenta un variegato scenario in cui si stratificano scuole e stili, in un lignaggio ininterrotto di maestri e ricercatori che ne hanno mantenuto la vitalità modificandolo incessantemente. Una classificazione dei Qi gong più importanti, tenendo conto del fatto che spesso appaiono mescolati tra loro, potrebbe essere la seguente:

  • Qi gong di origine taoista, o che intrattengono qualche tipo di rapporto con la filosofia del Tao;
  • Qi gong di origine buddista che, in Cina, sono legate al Chan;
  • Qi gong di origine confuciana che spesso si ritrovano nei rituali come il saluto;
  • Qi gong di origine marziale che hanno lo scopo di rinforzare il corpo e di proteggerlo;
  • Qi gong di origine medica ancora prescritti nelle pratiche terapeutiche;
  • Qi gong di origine familiare che si trasmettono all’interno dei clan o delle famiglie;
  • Qi gong di origine sintetica concepito recentemente per fini pedagogici;
  • Qi gong di origine esterna alla Cina e che sono spesso nuove creazioni, come la ginnastica svedese del Ling.

Tutte queste varietà di Qi gong hanno in comune una pratica di meditazione con la finalità di raggiungere “un’altra cosa ancora” (Hua) ma classicamente non viene mai precisato che cos’è questa “altra cosa”, assimilata a una trasmutazione.

Laozi spiega: “il grossolano è la radice del sottile” significando che ciò che è grossolano può trasmutarsi in qualcosa di molto sottile. Ne deriva che il Qi gong può essere, di volta in volta, molto terrestre o molto celeste, ovviamente sempre nel senso prima citato della trasmutazione alchemica.

Ritengo utile citare in toto una parte dell’introduzione del libro di Charles sul Qi gong che definisce in maniera chiara e molto intuitiva le radici su cui poggia il Qi gong e il suo impianto filosofico:

Un gesto può essere molto sottile e un pensiero può essere molto grossolano. Talvolta il fatto di rendere sottile il gesto permette di affinare lo spirito mentre il contrario non è necessariamente vero. Come nello Yijing sarebbe meglio cominciare dalla cosa più semplice, il monogramma composto da un solo tratto, per arrivare alla cosa più complessa, l’esagramma, composto da sei tratti.
Se non si comprende bene o si travisa ciò che realmente corrisponde allo Yin e allo Yang, sarà difficile definire il valore di un esagramma. Come comprendere un concatenamento complesso senza conoscere le basi del movimento e della respirazione? Come comprendere i principi se non si conoscono le regole? Molti testi classici o grandi autori classici come Liji (o Libro dei riti), Zhuangzi, Liezi, Neijing Suwen (Trattato di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo) spiegano letteralmente che “lo Yang sale, lo Yin scende”. Ciò viene inteso in Occidente come : “Lo Yang è in alto, lo Yin è in basso”. Ma tra salire ed essere in alto o scendere ed essere in basso esiste una differenza considerevole. Se lo Yang sale è perché originariamente (radice) era in basso. Se lo Yin scende è perché originariamente (radice) era in alto.
I “classici” distinguono dunque tre stati: l’origine (radice), il movimento (evoluzione), la conseguenza (preparazione al cambiamento). Ma quando si tratta di movimento (Dong) o di trasformazione (Yi) gli occidentali, come i turisti, di solito fanno una foto. Il classico dice: “Lo Yang sale”; loro fanno una foto e constatano, dopo e basandosi sulla foto,- che lo Yang è in alto.
Dunque, per la logica occidentale, lo Yin deve essere in basso. Così si è detto tutto e non si è fatto nulla. O lo si è fatto in controsenso.
Ma, nel tempo, anche i cinesi si sono occidentalizzati e propongono a loro volta pratiche per turisti in cui lo Yang è in alto e lo Yin è in basso. Normale. E tutto va bene solo nel migliore dei mondi. Io qui vi propongo, al contrario, una versione meno turistica e più classica di una pratica di “sostenimento della vita” legata alla filosofia del Tao e del Lingbaoming, ma nello stesso tempo influenzata dai principi sviluppati da Wang Yang Ming, precursore di Wang Tse Ming, della corrente della “Purezza del cuore” (Xin Xue)”

Georges Charles6Georges Charles. Qi Gong ed energia vitale. Pratiche Taoiste di lunga vita. Edizioni Pendragon 2008. ISBN 978-88-8342-573-8

Per concludere (per ora)

Il quadro storico delineato con le Tre Tradizioni e le pratiche di lunga vita ha un obiettivo, che sarà raggiunto con il prossimo articolo, a completamento di un trittico: ovvero il rapporto tra queste discipline e la scienza moderna e soprattutto tra le pratiche di lunga vita e un approccio terapeutico. Se abbiamo già visto che il Tai Chi Chuan è applicato con successo in ambito preventivo, meno conosciuto è l’aspetto medico del Qi Gong, di cui parleremo nell’articolo finale.

Non dimenticando mai, naturalmente, che lo scopo ultimo di queste pratiche è, come abbiamo visto, Hua, ovvero “un’altra cosa ancora”.

Note[+]

Note
↑1, ↑2, ↑3, ↑4 Giulia Boschi. Medicina Cinese: la radice e i fiori. Corso di sinologia per medici e appassionati.
Casa Editrice Ambrosiana 2003. ISBN 88-408-1263-6
↑5 Carlo Moiraghi. Qi Gong. Fabbri editori 2002. ISBN 88-451-8009-3

Moiraghi. la via della Forza Interiore, trattato di energetica esperienziale cinese. Casa Editrice
Meb 1995. ISBN 88-7669-490-0

↑6 Georges Charles. Qi Gong ed energia vitale. Pratiche Taoiste di lunga vita. Edizioni Pendragon 2008. ISBN 978-88-8342-573-8
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Per l’OMS, solo le medicine Tradizionali ci salveranno dalle malattie croniche

23 Aprile 2014 by Marco Invernizzi Lascia un commento


L’OMS pubblica una road map per accelerare l’integrazione tra le Medicine Tradizionali/Complementari e la Medicina Convenzionale. Esistono numerose pressioni sociali ed economiche in questo senso, sostiene la massima autorità sanitaria mondiale, ma il motivo principale è l’allarmante diffusione delle malattie croniche non trasmissibili in Occidente, di fronte alle quali la Medicina Convenzionale sembra essere impotente. Inoltre, l’integrazione sembra l’unica via in molte aree del pianeta per garantire a tutti l’accesso alle cure. I contenuti del recente rapporto, e anche i dubbi sulla praticabilità degli intenti.

Alternativo per chi?

Recentemente è stato pubblicato un documento intitolato WHO Traditional Medicine Strategy 2014-20231http://apps.who.int/iris/handle/10665/92455, scritto da una Task Force di esperti della World Health Organization, conosciuta anche come OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), che già da 10 anni si occupa della gestione delle Medicine Tradizionali, della loro categorizzazione e della loro possibile integrazione nei sistemi sanitari che utilizzano prevalentemente paradigmi “Occidentali”.

Se, infatti, noi occidentali diamo per scontato che la Medicina Convenzionale sia quella praticata nei nostri ospedali, ci sono in altri paesi milioni – probabilmente miliardi – di persone che considerano “Convenzionale” ciò che per noi risulta essere “Alternativo” e/o “Complementare”.

Tibetan-Medicine

In articoli precedenti abbiamo già parlato dei vari tentativi di definire via via la Medicina cosiddetta “non-ufficiale” e di come i tentativi di “integrazione” con quella “Convenzionale”, al di là di un certo ottimismo degli organi ufficiali (come appunto l’OMS), nella realtà non si siano tradotti in dei risultati costruttivi.

In questo Rapporto, oltre a fare il punto di quanto è stato fatto negli ultimi anni per l’integrazione delle Medicine Tradizionali nei sistemi sanitari di numerosi Stati, l’OMS vuole anche tracciare una road map per i prossimi 10 anni (2014-2023) su temi importanti come appunto l’integrazione, l’insegnamento accademico e il monitoraggio di questi approcci, per offrire una maggiore completezza nella gestione sanitario-assistenziale e quindi, in definitiva, di un maggior benessere per l’utenza, cioè i malati.

Apparentemente quindi si traccia un quadro di ideale collaborazione e forte spinta ad accettare ed integrare tali metodiche a livello ufficiale. Ma le cose stanno veramente così?

Contenuti

  • Alternativo per chi?
  • Cosa intende l’OMS per Medicina Tradizionale e per Medicina Complementare
  • Le Medicine Tradizionali/Complementari
  •  Verso l’integrazione
  • Non è tutto oro quel che luccica…
  • …ma la portata è storica

Cosa intende l’OMS per Medicina Tradizionale e per Medicina Complementare

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Un medico cinese visita una paziente

A costo di ripetere quanto abbiamo già detto, è utile riportare le definizioni contenute nel rapporto di Medicina Tradizionale e di Medicina Complementare.

Innanzitutto, la Medicina Tradizionale è la medicina che costituisce

la somma di conoscenze, abilità e pratiche basate sulle teorie, credenze ed esperienze indigene di diverse culture, anche spiegabile o non, utilizzati per il mantenimento della salute, nonché per la prevenzione, la diagnosi, il miglioramento o il trattamento di malattia fisica e mentale. (http://www.who.int/medicines/areas/traditional/definitions/en/).

Il termine Medicina Complementare (o alternativa), invece, si riferisce

a una vasta serie di pratiche di assistenza sanitaria che non fanno parte della tradizione di quel paese o della medicina convenzionale e non sono pienamente integrati nel sistema sanitario dominante. Essi sono utilizzati in modo intercambiabile con la medicina tradizionale in alcuni paesi. (http://www.who.int/medicines/areas/traditional/definitions/en/).

La distinzione, come si può notare, è spesso relativa: ad esempio, l’agopuntura o l’Ayurveda rientrerebbero nel novero della Medicina Tradizionale all’interno delle culture a cui appartengono (rispettivamente quella cinese e quella indiana), mentre sarebbero da considerare Medicina Complementare nei paesi occidentali. Anche per questo motivo, i due termini saranno utilizzati unitamente nel resto del rapporto.

Le Medicine Tradizionali/Complementari

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Il Buddha della medicina, thangka tibetano

Il rapporto inizia con la seguente frase:

Nel Mondo, la Medicina Tradizionale è in alcuni casi la principale forma di assistenza sanitaria o serve da complemento a quest’ultima.

Alcune considerazioni dell’OMS sul perché di questo fenomeno meritano di essere citate ancor prima di addentrarci negli obiettivi del rapporto stesso.

In alcune regioni del mondo, ad esempio nei paesi dell’Africa, la Medicina Tradizionale/Complementare è la forma di cura più accessibile. In altri paesi, è una scelta dettata da influenze culturali e storiche, come in Corea e Singapore, dove pure è ampiamente disponibile un’assistenza sanitaria “ufficiale” (cioè di tipo occidentale).

Tuttavia è molto interessante ciò che emerge dal rapporto riguardo alla crescita della domanda di terapie complementari nei paesi occidentali, dove la medicina “Convenzionale” è nativa e costituirebbe la “specialità della casa”.

In quest’ultimo caso, spiega l’OMS, i fattori determinanti sono l’insoddisfazione verso la medicina Convenzionale e il crescente desiderio di un approccio che comprenda la cura dell’individuo nella sua globalità (“the whole person care”) e la prevenzione delle malattie. Sempre più persone scelgono quindi la medicina Tradizionale/Complementare per migliorare la qualità della vita quando una cura non è possibile; “per far fronte all’aumento inarrestabile delle malattie croniche non trasmissibili”; infine, perché la medicina Convenzionale ha fallito o ha causato addirittura effetti negativi.

La Medicina Tradizionale/Complementare, insomma, accoglie sempre più utenti che cercano risposte a questioni importantissime a cui, come abbiamo visto nei riguardi del tema delicatissimo della prevenzione, la Medicina Convenzionale non sa – o non vuole – rispondere.

Le piante medicinali tradizionali stanno diventando sempre più importanti nei sistemi sanitari primari dei paesi in via di sviluppo. L'OMS stima che l'80% della popolazione in Africa fa ricorso alla Medicina Tradizionale. Nell'Africa Sub-Sahariana, il rapporto tra guaritori tradizionali e popolazione è di 1 a 500, mentre quello tra medici "convenzionali" e popolazione è di 1 a 40.000. Ciò suggerisce che gli operatori tradizionali si sono silenziosamente presi in carico il peso di mantenere in salute queste comunità. Sebbene i Governi africani e le organizzazioni internazionali in precedenza avessero pochi contatti con i praticanti di medicina tradizionale, le crisi sanitarie hanno alimentato la necessità di unire i trattamenti occidentali e tradizionali. Gli sforzi si sono concentrati per ricollegare le comunità con i guaritori tradizionali e per favorire un accesso equo e la condivisione dei benefici delle piante medicinali.
“Le piante medicinali tradizionali stanno diventando sempre più importanti nei sistemi sanitari primari dei paesi in via di sviluppo. L’OMS stima che l’80% della popolazione in Africa fa ricorso alla Medicina Tradizionale. Nell’Africa Sub-Sahariana, il rapporto tra guaritori tradizionali e popolazione è di 1 a 500, mentre quello tra medici “convenzionali” e popolazione è di 1 a 40.000. Ciò suggerisce che gli operatori tradizionali si sono silenziosamente presi in carico il peso di mantenere in salute queste comunità. Sebbene i Governi africani e le organizzazioni internazionali in precedenza avessero pochi contatti con i praticanti di medicina tradizionale, le crisi sanitarie hanno alimentato la necessità di unire i trattamenti occidentali e tradizionali. Gli sforzi si sono concentrati per ricollegare le comunità con i guaritori tradizionali e per favorire un accesso equo e la condivisione dei benefici delle piante medicinali.” (Fonte: Africa Now, The Yale Undergraduate Journal of African Affairs)

 Verso l’integrazione

Una pubblicità statunitense - alquanto terroristica - contro le malattie croniche, nello specifico contro l'obesità: davvero non riusciamo a fare di meglio?
Una pubblicità statunitense – alquanto terroristica – contro le malattie croniche, nello specifico l’obesità: davvero non riusciamo a fare di meglio in quanto a prevenzione?

Tornando quindi agli scopi del rapporto dell’OMS, la premessa è sicuramente molto interessante e merita di essere citata integralmente:

It is clear from the global review that there are a number of opportunities and challenges in relation to national policies, law and regulation, quality, safety and effectiveness of T&CM, universal health coverage and the integration of T&CM into health systems. Although there are many pressing social and economic issues that serve as an incentive for using T&CM, the predicted increase in the global burden of chronic diseases (WHO Global Status Report on noncommunicable diseases (NCDs), 2011) is the most urgent reason for developing and strengthening collaboration between conventional and T&CM health sectors.

È chiaro da una revisione globale che vi siano un grande numero di opportunità e sfide relativamente a politiche nazioni, legislative e regolamentative, alla qualità, sicurezza ed efficacia delle Medicine Tradizionali e Complementari nei sistemi sanitari. Nonostante vi siano numerose pressioni sociali ed economiche che fungono da incentivo all’uso delle Medicine Tradizionali e Complementari, tuttavia il pronosticato aumento del fardello globale portato dalle malattie croniche (WHO Global Status Report on noncommunicable diseases (NCDs), 2011) è la ragione più importante per sviluppare e rafforzare la collaborazione tra la Medicina Convenzionale e le Medicine Tradizionali e Complementari.

Quindi la prospettiva è quella di uno “Tsunami” in termini di gestione assistenziale e anche di costi diretti e indiretti legati all’aumento vertiginoso delle patologie croniche soprattutto nei paesi Occidentali (secondo il rapporto, i principali fruitori delle T&CM in Occidente sono appunto i malati affetti da patologie croniche, come ad esempio le patologie msucoloscheletriche (il classico mal di schiena, l’artrosi 2Rossignol M et al. Who seeks primary care for musculoskeletal disorders with physicians prescribing homeopathic and other complementary medicine? Results from the EPI3-LASER survey in France. BioMed Central (BMC) Musculoskeletal Disorder, 2011, 12: 21-26.). Le motivazioni di tale processo meriterebbero un approfondimento ma rischierebbero di sviare il discorso.

Ma c’è anche un altro tema: garantire a tutte le persone un accesso alle cure:

La Medicina Tradizionale e Complementare (T&CM) è una importante e spesso sottostimata parte dei sistemi sanitario-assistenziali. Le T&CM si trovano praticamente in tutto il mondo e la domanda per questi approcci è in costante aumento. Inoltre, le T&CM di provata qualità, efficacia e sicurezza contribuiscono all’obbiettivo di garantire a tutte le persone un accesso alle cure. Molte nazioni riconoscono la necessità di sviluppare un approccio coesivo (cohesive) e integrativo (integrative) all’assitenza sanitaria, che permetta ai governi, agli operatori sanitari e soprattutto ai pazienti, di avere accesso alle T&CM in un modo sicuro, rispettoso, efficace ed economicamente vantaggioso.

Sono tutti assunti di un certo peso, considerando anche il fatto che la WHO è il massimo organo a livello mondiale in termini sia di assistenza sanitaria che di prevenzione. Proseguendo, viene fatto anche un riassunto degli sviluppi relativi alla Medicina Tradizionale negli ultimi anni, confermando la posizione ottimistica precedente e sottolinenando che

Molto è cambiato rispetto al precedente documento pubblicato dall’OMS nel 2002. Molti stati hanno gradualmente accettato il contributo che la Medicina Tradizionale può dare alla salute e al benessere degli individui e alla completezza dei propri sistemi sanitario-assistenziali e sia i governi che i consumatori considerano sempre di più questi approcci come integrabili nell’offerta dei trattamenti sanitari erogabili.

E questo è confermato da alcuni dati interessanti che delineano inequivocabilmente sia l’incremento massivo della domanda da parte dei cittadini verso la Medicina Tradizionale, sia il numero di sistemi sanitari e quindi di stati che hanno in qualche modo cercato di “integrare” e regolamentare questa Medicina al proprio interno.

Di seguito alcuni grafici mostrano in maniera molto chiara queste dinamiche.

Figura 1 - Crescita costante del numero di Stati con regolamentazione relativa alle T&CM e ai farmaci a base di erbe (dati 1999-2012).
Figura 1 – Crescita costante del numero di Stati con regolamentazione relativa alle T&CM e ai farmaci a base di erbe (dati 1999-2012).
Figura 2 - Uso dell’agopuntura nei paesi membri dell’OMS. In base ai rapporti di 129 Paesi membri l’80% di questi riconosce l’uso dell’agopuntura; per 103 l’uso è ormai assodato nella pratica clinica; per 29 esiste una regolamentazione per chi la pratica e infine in 18 paesi membri esiste la copertura assicurativa sanitaria per tali prestazioni.
Figura 2 – Uso dell’agopuntura nei paesi membri dell’OMS. In base ai rapporti di 129 Paesi membri l’80% di questi riconosce l’uso dell’agopuntura; per 103 l’uso è ormai assodato nella pratica clinica; per 29 esiste una regolamentazione per chi la pratica e infine in 18 paesi membri esiste la copertura assicurativa sanitaria per tali prestazioni.
Figura 3 - Dati relativi all’insegnamento in ambito universitario delle T&CM nei paesi membri dell’OMS. il 30% dei paesi membri ha dei programmi di insegnamento a livello universitario di queste discipline.
Figura 3 – Dati relativi all’insegnamento in ambito universitario delle T&CM nei paesi membri dell’OMS. il 30% dei paesi membri ha dei programmi di insegnamento a livello universitario di queste discipline.
Figura 4 - Numero di stati membri dell’OMS con istituti di ricerca riconosciuti a livello nazione sulle T&CM e medicinali a base di erbe. Da notare l’incremento di circa il 70% dal 1999 al 2012.
Figura 4 – Numero di stati membri dell’OMS con istituti di ricerca riconosciuti a livello nazione sulle T&CM e medicinali a base di erbe. Da notare l’incremento di circa il 70% dal 1999 al 2012.

Quindi negli ultimi anni la situazione sicuramente è cambiata, delineando un quadro di aumento della richiesta verso la Medicina Tradizionale, affiancata da un aumentato interesse, non ultimo regolamentativo, da parte anche degli organi ufficiali sia sanitario-assistenziali, che accademici.

Non è tutto oro quel che luccica…

Un medico africano
Un medico africano

Tuttavia, come sottolineato dagli autori di questo rapporto rimangono ancora dei lati oscuri del processo di integrazione della Medicina Tradizionale nei sistemi sanitari nazionali per le motivazioni più varie. Pertanto gli obbiettivi individuati dalla Task Force della WHO per superare questi scogli all’integrazione della Medicina Tradizionale nei sistemi sanitari nazionali a livello mondiale sono sostanzialmente due:

To support Member States in harnessing the potential contribution of T&CM to health, wellness and people-centred health care and to promote the safe and effective use of T&CM through the regulation of products, practices and practitioners.

(assistere gli Stati Membri nello sfruttare il contributo potenziale della Medicina Tradizionale e Complementare per la salute, il benessere e per un’assistenza sanitaria incentrata sulle persone e per promuovere l’uso sicuro ed efficace della Medicina Tradizionale e Complementare attraverso la regolamentazione dei prodotti, delle pratiche e dei praticanti.)

e la strategia prevede sostanzialmente tre punti:

1) building the knowledge base and formulating national policies;

2) strengthening safety, quality and effectiveness through regulation;

3) promoting universal health coverage by integrating T&CM services and self-health care into national health systems.

(1) Costruire la conoscenza di base e formulare le politiche nazionali;

2) Rafforzare la sicurezza, la qualità e l’efficacia attraverso la regolamentazione;

3) promuovere la copertura sanitaria mondiale integrando servizi di Medicina Tradizionale e Complementare e di auto-assistenza sanitaria nei sistemi sanitari nazionali.)

Nonostante la chiarezza cristallina della strategia di “integrazione”, in realtà, dopo poche righe, gli autori specificano che comunque ogni realtà nazionale è a sé stante e ogni caso di “integrazione” va quindi valutato singolarmente tenendo conto di numerosi aspetti, non ultimi sociali, antropologici, politici ed economici.

È interessante che si parli di incremento della domanda, di integrazione e di sviluppo delle T&CM, toccando al contempo temi eticamente nobili, come l’estensione a tutta la popolazione del pianeta di livelli basilari di assistenza sanitaria, e al contempo queste tematiche rimangano nel campo delle ipotesi e sostanzialmente distaccate dalla realtà.

Infatti, al di là degli assunti teorici, tecnicamente inattaccabili, non vengono forniti i dettagli su “come” nella realtà debba avvenire l’integrazione, né di “come” possano coesistere nello stesso sistema sanitario assistenziale due corpi medici che si basano su paradigmi sostanzialmente diversi se non in alcuni casi opposti (es. medicina allopatica vs. omeopatia).

Queste sono esattamente le stesse problematiche emerse mel processo di “integrazione” delle varie “Medicine” che sono state affrontate in un precedente articolo. Dinamiche che riconducono più ad una “disintegrazione” che ad una “integrazione”.

…ma la portata è storica


In conclusione, al di là delle incertezze riguardo alla praticabilità degli intenti, il documento dell’OMS è di portata a dir poco storica e alcune affermazioni della massima autorità mondiale non potranno restare senza eco.

Come abbiamo sottolineato, se in molti paesi in via di sviluppo le T&CM sono l’unica opportunità di cura, d’altro canto in Occidente le persone si rivolgono a queste metodiche perché sostanzialmente sono insoddisfatte della Medicina “Convenzionale” (per inefficacia o addirittura per dannosità), e trovano delle risposte alle gravi lacune di quest’ultima riguardo temi come la prevenzione o della visione dell’essere umano nella sua globalità.

Sono affermazioni che delineano un panorama di forte “crisi” della Medicina e la spinta verso un cambiamento che, volenti o nolenti, i sistemi sanitari e gli Stati dovranno prima o poi decidere di affrontare, in quanto la partenza è proprio da quella “base”, cioè i malati, che alla fine sono i fruitori ultimi della Medicina.

Tuttavia, se si deciderà prima o poi ad affrontare “a priori”, cioè nei paradigmi, una possibile integrazione tra i diversi sistemi, difficilmente ci si sposterà dalla attuale situazione di sterilità e incompiutezza, lasciando le premesse per altri 10 anni di “disintegrazione” (2014-2023).

Da ultimo una piccola provocazione: visto l’uso, o meglio l’abuso, del termine Tradizione, gli autori di questo rapporto sapranno veramente qual è il suo significato più profondo?

Note[+]

Note
↑1 http://apps.who.int/iris/handle/10665/92455
↑2 Rossignol M et al. Who seeks primary care for musculoskeletal disorders with physicians prescribing homeopathic and other complementary medicine? Results from the EPI3-LASER survey in France. BioMed Central (BMC) Musculoskeletal Disorder, 2011, 12: 21-26.
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L’adole-scienza di Wikipedia (che non è Verità)

28 Marzo 2014 by Zénon 2 commenti


Un piccola petizione su Change.org (8000 firmatari a oggi) chiede agli internauti di non fare donazioni a Wikipedia finché l’enciclopedia non avrà emendato le pagine sulle medicine alternative e complementari. La Association for Comprehensive Energy Psychology, promotrice della petizione, ritiene infatti che la rappresentazione di tali discipline su Wikipedia sia sistematicamente distorta, compresa quella di pratiche come l’agopuntura “nonostante numerosi e rigorosi studi scientifici negli ultimi anni abbiano dimostrato la loro efficacia”. Studi che sarebbero regolarmente cassati dai moderatori di Wikipedia.

La risposta del fondatore di Wikipedia Jimmy Wales non si fa attendere sulla stessa pagina di Change.org:

Ogni singola persona che ha firmato questa petizione deve tornare a controllare le proprie premessa e pensare di più a ciò che significa essere onesti, fattuali e veritieri.
Le politiche di Wikipedia intorno a questo genere di argomenti sono esattamente impeccabili e corrette. Se riuscite a pubblicare il vostro lavoro su riviste scientifiche rispettabili – vale a dire, se si può produrre prove tramite esperimenti scientifici replicabili, allora Wikipedia coprirà in modo appropriato.
Quello che non faremo è fingere che l’opera di ciarlatani folli è l’equivalente di un “vero discorso scientifico”. Non lo è.

Sull’argomento abbiamo scritto e scriveremo molto, soprattutto su pubblicazioni su riviste scientifiche rispettabili, che Wales nega a priori e che tuttavia esistono. Qui però vogliamo limitarci a registrare un fatto: è curioso notare come né i promotori della petizione, né Jimmy Wales siano medici (Wales, riporta la stessa Wikipedia, ha un dottorato di ricerca in finanza – non concluso – ed è stato un agente di borsa).

Non ne vogliamo fare una questione di ‘casta’: siamo anzi convinti che il tema dei metodi di cura sia un argomento su cui ognuno si debba fare un’opinione, magari scegliendo meglio le fonti su cui informarsi. Tuttavia, ci limitiamo a osservare come in queste battaglie di retroguardia che assumono spesso i toni della guerra di religione (e ci duole dirlo, a volte da entrambe le parti), i medici siano i meno interessati a gettarsi nella mischia.

Abbiamo raccontato come il rapporto tra medicina ‘ufficiale’ e medicine ‘alternative’ sia in realtà un incontro-scontro tra paradigmi diversi (e ciò che per noi è alternativo, per una fetta considerevole di popolazione appartenente a una cultura diversa può essere il sistema dominante: il famoso Neutral Point of View di Wikipedia dovrebbe tenerlo in considerazione). Abbiamo anche raccontato come questo rapporto si stia evolvendo dal conflitto verso una – seppur difficile – integrazione, ma anche verso la crisi dei paradigmi tutti della medicina.

Sull’efficacia delle terapie alternative o complementari non è possibile – vista la loro vastità – fare un discorso generalizzato e sarebbe stupido farlo: non conosciamo ad esempio la Psicologia Energetica promossa dalla ASCEP e quindi non ci sentiamo di esprimere un giudizio.

Tuttavia  annoverare oggi l’agopuntura tra le pratiche “non accettate dalla scienza medica” (sic) ci fa sorridere: in primo luogo perché allora dovremmo chiederci come mai occorra essere laureati in medicina per praticarla; in secondo luogo, perché spesso si confonde l’efficacia di una pratica (così come il verificarsi di un fenomeno) con la mancanza di una spiegazione scientifica adeguata (anche se, come abbiamo raccontato in Cacciatori di meridiani, il ‘mistero’ sembrerebbe avviarsi verso una soluzione).

Lasciatecelo dire: Wikipedia – grazie al cielo – non è la Pravda dei tempi che furono, non è Verità. Mentre si discetta coi paraocchi su cosa sia scientifico e cosa non lo sia spesso senza alcuna cognizione di causa, la scienza fa il suo corso ben lontano dalla adole-scienza dell’enciclopedia di Wales. Il quale, beato lui, non ha la responsabilità di dover curare nessuno. Perché, in fondo, preoccuparsene?

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Medicina dis-integrata

12 Marzo 2014 by Giorgio Invernizzi Lascia un commento


Come anticipato nell’articolo precedente, da molti decenni il mondo della medicina è agitato da un crescente conflitto tra paradigmi scientifici e di volta in volta crea nuovi contenitori culturali per contenerne e gestirne gli effetti.

Thomas Kuhn [11Thomas Khun, The Structure of Scientific Revolutions.1962] analizza il tipo di conflitto che porta alle rivoluzioni scientifiche nei vari campi del sapere. Se è vero che la storia la scrive chi vince, anche la medicina ufficiale, per ora vincente, negli ultimi 50 anni scrive la storia del suo conflitto con le altre medicine (omeopatia, medicine orientali) chiamandole di volta in volta con nomi diversi.

Come abbiamo visto, ha usato il termine di Medicine Alternative, Non Convenzionali, Complementari, precisando nel nome la geometria del conflitto, fino alla più recente Medicina Integrata che sembrerebbe segnalare il superamento del conflitto in un mix scientificamente accettato di medicina allopatica, omeopatia e medicine orientali [2

2World Health Organization 2000: General guidelines for methodologies on reasearch and evaluation of traditional medicine, Geneva, WHO, 2000

Sackett DL, Rosenberg WMC, Gray JAM, Haynes RB, Richardson WS. Evidence based medicine: what it is and what it isn’t. BMJ 1996; 312: 71-2

www.nlm.nih.gov/nccam/camonpubmed.html

].

Ma è proprio così o piuttosto si tratta di una composizione “politica” minimalista del conflitto, basata più sui criteri utilitaristici della Evidence Based Medicine che su robusti fondamenti teorici ed epistemologici?

Il dubbio è legittimo, per il semplice fatto che, a rigor di logica, da un contenitore culturale di alto profilo ci si aspetterebbe uno tsunami di innovazione nella ricerca, nella clinica, e in altri campi, come ad esempio l’economia, che in realtà non si vede affatto.

Pace è fatta?

Certamente, dato lo sforzo e i sacrifici che questo “armistizio” è costato, può sembrare ineducato e decisamente non politically correct sollevare questo tipo di questioni, tuttavia, dato l’entusiasmo intorno alla Medicina Integrata, si vuole effettuare una critica fuori dal coro, essendo abitualmente fedeli più alla storia della medicina che al consesso accademico dei colleghi.

Infatti a tal proposito di seguito è citato questo estratto da un articolo pubblicato sul British Medical Journal (organo ufficiale dell’ordine dei medici inglesi):

Integrated medicine is not just about teaching doctors to use herbs instead of drugs. It is about restoring core values which have been eroded by social and economic forces. Integrated medicine is good medicine, and its success will be signalled by dropping the adjective. The integrated medicine of today should be the medicine of the new millennium.”

La medicina integrata non si limita soltanto a insegnare ai medici ad usare le erbe invece dei farmaci. Si tratta di ristabilire e recuperare dei valori fondamentali che sono stati affondati da modificazioni sociali e interessi economici. La medicina integrata è la medicina corretta, e il suo successo sarà segnalato dalla perdita dell’aggettivo integrata e dalla sua identificazione col termine di Medicina invece che medicina. Infatti ci si auspica che la medicina integrata sarà la Medicina del nuovo millennio.” [3

3 Rees L, Weil A. Integrated medicine. BMJ. 2001 Jan 20;322(7279):119-20

]

Seguendo l’entusiasmo e il pathos di questo articolo, che in altri punti, sottolinea anche la domanda elevatissima dei pazienti verso gli approcci terapeutici definiti “non ufficiali”, sembrerebbe quindi che la strada dell’“integrazione” sia già stata imboccata e in parte percorsa e che i “conflitti” precedentemente descritti siano già stati ampiamente superati. Tuttavia, come vedremo dalle analisi successive, la realtà è ben lontana da questa visione ottimistica.

Comunque, se dobbiamo studiare un conflitto, un’analisi corretta richiede l’equidistanza tra le parti e l’utilizzo di chiavi interpretative opportune. La gestione del conflitto è un processo che è stato studiato in molti campi, particolarmente in quello militare, basti pensare a quanto sia famoso il testo del II sec. a.C. L’arte della guerra del taoista Sun Tzu, a tutt’oggi usato e abusato in tutte le scuole di management e marketing.

Per questo si è pensato di derivare modelli interpretativi dal mondo militare, e, fatto ancora più suggestivo, dallo studio del sistema immunitario, dove l’infiammazione è il conflitto tra ciò che è parte dell’organismo (il self) e ciò che non ne fa parte (il non-self).

Alla luce di queste analogie è decisamente interessante rivedere la serie di nomi che nell’ultimo secolo la medicina allopatica ha utilizzato per indicare le altre medicine perché ognuno di essi definisce un preciso scenario di conflitto e in esse possiamo vedere l’evoluzione di tale conflitto e come l’apparente pacificazione raggiunta con l’ultima definizione, assomigli tristemente agli ormai famosi scenari delle “guerre umanitarie”.

Medicina Alternativa

Storicamente è stata la prima dizione nata nel mondo allopatico che, di fronte all’irrompere del diverso nella sua realtà omogenea, segnalava con innocenza il problema derivante dalla profonda differenza di visione filosofica presente nei due contenitori culturali. Questo termine segnala il rischio e lascia ai singoli di decidere il loro atteggiamento, per cui la Medicina Alternativa fu vista di volta in volta con innocente curiosità o fieramente rifiutata, in realtà accolta con totale indifferenza dalla maggioranza dei medici.

La massa critica dei praticanti era irrilevante, non c’era disputa del territorio e l’istituzione o non reagì o reagì in ordine sparso con alcune rare sanzioni degli Ordini dei Medici percepite come eccessive dagli stessi medici. Nel modello immunitario questo è il primo contatto self-nonself che non innesca reazioni o al massimo produce una vistosa reazione allergica locale.

Medicina Non Convenzionale

Il termine suggeriva una possibile accettazione e coesistenza di tali alternative, a patto che il recinto di contenimento del diverso fosse ben identificato e comunque fuori dal territorio comunemente convenuto. L’istituzione percepisce l’espansione della massa critica di utenti e praticanti le altre medicine e inizia a muovere una guerra articolata, elaborando strategie, prendendo le misure dei territori contesi, valutando chi vince e chi perde nel conflitto.

Nel modello immunitario è l’infezione in atto, in cui il sistema vivente si gioca la partita cercando di delimitare l’infezione generale in focolai locali più facili da gestire. Spesso questi focolai sono apparentemente spenti dalle terapie ma in essi l’infezione si radica più in profondità, cronicizzandosi nei tessuti e favorendo l’autoimmunità.

Medicina Complementare

In questa fase si esprime un ulteriore livello del conflitto, in cui la medicina ufficiale, sotto attacco per i suoi limiti e antinomie, si militarizza blindandosi con protocolli e guidelines. poiché il nemico ha già superato i recinti di contenimento gli viene offerta una cogestione subordinata all’interno della rete dei protocolli sempre più gestita dall’istituzione e non dal singolo medico.

Questo è lo scenario del conflitto bloccato tipo guerra fredda, in cui il tentativo di imbrigliare imbrigliandosi fallisce perché soffoca la vitalità dell’atto medico stesso. L’esito obbligato di questa strategia è la crisi del medico e del paziente che favorisce l’approdo di entrambi al campo opposto dove il paziente ritrova il suo medico nel rapporto olistico.

Nel modello immunitario è il campo delle malattie autoimmuni, in cui la terapia immunosoppressiva, nel tentativo di bloccare l’infiammazione riduce sempre più le difese immunitarie, cioè la capacità di differenziare il self dal non-self, in pratica gli strumenti che portano alla propria identificazione.

Medicina Integrata

Il termine, indicando il raggiungimento di un contenitore comune condiviso, suggerisce la fine della diversità radicale segnalata con franchezza dal nome Medicina Alternativa e l’apparente superamento del conflitto, ma non è credibile se non indica contemporaneamente i nuovi fondamenti teorici ed epistemologici comuni.

Nell’analogia bellica i conflitti più recenti, condotti più con il soft-power dei media che con gli eserciti, ci hanno abituato alle guerre pacificatrici, manipolazioni linguistiche destinate ad occultare il vero obbiettivo dell’azione. In questo caso si tratta di un armistizio tra le parti che convengono di utilizzare i criteri della EBM in cui è l’evidenza “a posteriori” l’autorità che valida le procedure.

Quindi per uscire da questa situazione imbarazzante la medicina ufficiale “legittima” quella alternativa utilizzando i propri paradigmi e il vantaggio è reciproco in termini di libertà d’azione, ma la clausola segreta che si configura come opzione letale, è l’occultamento della questione “a priori”, il conflitto teorico ed epistemologico tra due visioni filosofiche opposte. Poiché esse rappresentano le radici che danno ai loro sistemi un’identità forte e precisa, questo nuovo ordine globale integrato si presenta come un pensiero debole senza radici e identità, non attingendo né dalla Tradizione Occidentale, con cui la medicina ufficiale non ha alcun rapporto, né dalla Tradizione Orientale che è stata appunto “scientificamente” messa da parte.

Lungi dall’essere quindi una potente sorgente di innovazione, appare piuttosto il velo sgualcito che copre una realtà frammentata in una serie di pratiche senza padre né madre, più cosmopolite che olistiche, in definitiva consumistiche perché prive di un riferimento forte all’evoluzione umana.

Nel modello immunitario è la situazione cancro, in cui la deflagrazione dell’identità personale a livello di cellule e tessuti permette la sopravvivenza di cloni cellulari al di fuori del progetto evolutivo dell’individuo. Si permetta la provocazione, ma forse il termine che definisce più correttamente questo livello del conflitto è Medicina Disintegrata.

Tuttavia non tutto il male viene per nuocere e quindi anche dall’analisi di questo conflitto possono nascere degli spunti interessanti di riflessione. Il primo riguarda sicuramente il perché di questa crisi nel rapporto con la Tradizione.

Se infatti le medicine alternative in alcuni casi poggiano su Tradizioni e culture millenarie (ad es. medicina cinese, medicina ayurvedica) quali sono le radici della medicina ufficiale? Sono davvero il metodo scientifico e la Evidence Based Medicine o c è dell’altro? E allo stesso modo quali sono ad oggi i rapporti delle medicine alternative con le Tradizioni da cui traggono origine?

Note[+]

Note
↑1 Thomas Khun, The Structure of Scientific Revolutions.1962
↑2 World Health Organization 2000: General guidelines for methodologies on reasearch and evaluation of traditional medicine, Geneva, WHO, 2000

Sackett DL, Rosenberg WMC, Gray JAM, Haynes RB, Richardson WS. Evidence based medicine: what it is and what it isn’t. BMJ 1996; 312: 71-2

www.nlm.nih.gov/nccam/camonpubmed.html

↑3  Rees L, Weil A. Integrated medicine. BMJ. 2001 Jan 20;322(7279):119-20
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Cosa intendiamo per medicina ufficiale e medicine alternative?

7 Febbraio 2014 by Marco Invernizzi Lascia un commento


È uno dei temi che infiamma i dibattiti e contrappone fazioni irriducibili, spesso senza possibilità di dialogo e altrettanto spesso con pesanti pregiudizi da entrambe le parti. In realtà, nel mondo medico è in atto da lungo tempo (forse da sempre) un sofferto incontro-scontro tra paradigmi e culture diverse, che ha prodotto una lunga serie di definizioni ed etichette, costantemente imperfette.

[Foto: TheAlieness GiselaGiardino²³]

La medicina in crisi

È innegabile che da diversi anni vi sia un notevole interesse del mondo Occidentale verso tutto ciò che riguarda la cultura Orientale. Questo ha portato spesso ad uno scontro culturale che si manifesta in molti campi del sapere e del vivere quotidiano e la medicina o in generale tutto ciò che riguarda la salute non fa certo eccezione.

Prima tuttavia di affrontare una lunga e articolata analisi critica di questo conflitto tra la cosiddetta medicina “ufficiale” , cioè propria del mondo Occidentale e quelle “alternative” è sicuramente necessario fornire dei chiarimenti sulle definizioni e i tentativi di categorizzazione di queste due discipline.

Innanzitutto il termine medicina (dal latino mederi cioè curare) definisce la scienza che ha per oggetto lo studio, la cura e la prevenzione delle malattie. Può sembrare curioso che nonostante una definizione così precisa e completa ci si ostini ad accompagnarla ad altri aggettivi (ufficiale, alternativa,integrata) che non fanno altro se non in definitiva sminuirla e creare inutili divisioni al suo interno.

Tuttavia, come vedremo in dettaglio in seguito, questo è dovuto principalmente ad una profonda crisi, che colpisce indistintamente la medicina ufficiale e anche quelle alternative nel loro rapporto con le rispettive Tradizioni e le rispettive radici epistemologiche.

Il secondo concetto imprescindibile prima di affrontare un argomento così delicato riguarda la definizione di salute, e in particolare quella fornita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che è la seguente:

Stato di benessere fisico, psichico e sociale, complessivo, e non di semplice assenza di malattia cui possono concorrere anche approcci diagnostico terapeutici differenti, che tengano conto di tutti gli aspetti dell’uomo, compresi quelli non riconducibili a schemi predefinibili relativi a salute e malattia.

World Health Organization, WHO definition of health

Quindi la salute, svincolandosi dal meccanicistico e riduttivo concetto di assenza di malattia si inserisce in una visione che implica la presa in considerazione anche di aspetti emotivi e mentali a cui si può arrivare anche con approcci non necessariamente propri ed esclusivi della medicina ufficiale.

Ma ad oggi su quali principi o paradigmi si basa la medicina ufficiale?

Intanto chiariamo cosa si intende per medicina ufficiale. È sostanzialmente la medicina che viene insegnata nelle università e praticata negli ospedali del Mondo Occidentale e che segue un paradigma scientifico. Per questo è stata anche definita “dotta” o scientifica, oppure allopatica (dal greco ἄλλος, diverso, e πάθος, sofferenza), termine originariamente coniato da Hahnemann, indicando una metodica principalmente votata alla cura del sintomo piuttosto che alla causa profonda di malattia.

Tale ultima definizione ad oggi è usata principalmente dai sostenitori degli approcci alternativi per indicare in senso dispregiativo l’approccio scientifico ufficiale. In realtà in un documento dell’OMS del 2000 viene usato proprio il termine “allopatico” per distinguere la medicina occidentale dagli altri approcci ( World Health Organization 2000: General guidelines for methodologies on reasearch and evaluation of traditional medicine, Geneva, WHO, 2000).

Il paradigma su cui si poggia la medicina ufficiale è quello del metodo scientifico galileiano caratterizzato dal principio di observatio-ratio. La modalità tipica infatti con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile consiste, da una parte, nella raccolta di evidenza empirica misurabile attraverso l’osservazione e l’esperimento; dall’altra, nella formulazione di ipotesi e teorie da sottoporre nuovamente al vaglio dell’esperimento.

Uno dei punti basilari è la riproducibilità degli esperimenti, ovvero la possibilità che un dato fenomeno possa essere riproposto e studiato in tutti i laboratori. L’evoluzione di questo paradigma ha raggiunto verso la fine del XX° secolo il concetto di Medicina Basata sull’Evidenza (Evidence based Medicine) che, citando Sackett, uno dei suoi fondatori, « è il processo della ricerca, della valutazione e dell’uso sistematici dei risultati della ricerca contemporanea come base per le decisioni cliniche» (Sackett DL, Rosenberg WMC, Gray JAM, Haynes RB, Richardson WS. Evidence based medicine: what it is and what it isn’t. BMJ 1996; 312: 71-2.).

L’EBM ad oggi è diventata il perno culturale ed epistemologico su cui si poggia la medicina ufficiale. Infatti essa non solo definisce le metodiche della ricerca, ma definisce anche il processo di trasferimento dei risultati ottenuti appunto tramite la ricerca alla pratica clinica. Per intenderci l’obiettivo finale del processo EBM è di creare delle linee guida relative ad ogni aspetto della medicina che forniscano al medico il miglior razionale diagnostico/terapeutico sulla base dei dati empirici ottenuti tramite la ricerca.

Questo approccio alla salute e alla malattia è ormai parte fondamentale del bagaglio culturale di ogni medico operante nell’ambito della medicina ufficiale, in quanto si ripercuote anche sulle modalità di insegnamento accademico e quindi indirettamente anche sulle modalità con cui il futuro medico approccerà qualunque nuova problematica clinica non ancora definita dal paradigma EBM.

…e le medicine ‘alternative’?

Avendo chiarito, si spera almeno in parte, alcuni concetti indispensabili seguiteremo affrontando invece le varie definizioni e appellativi con cui si è cercato di definire tutto ciò che è medicina, ma che al contempo risulta alieno al contenitore “ufficiale”.

Queste discipline sono state chiamate nel tempo in tantissimi modi diversi: alternative, complementari, integrative, tradizionali, non ortodosse, olistiche, naturali, dolci. Nel successivo articolo vi sarà un’interessante descrizione “cronologica” di queste definizioni. Adesso semplicemente ci limiteremo a definire soltanto i tentativi di classificazione e le principali definizioni.

La scienza in generale e la medicina ufficiale usano per definirle il termine CAM (Complementary and Alternative Medicines). Data l’enorme varietà e diversità di tecniche e pratiche esistenti classificare tutto ciò che rientra nelle CAM. Un tentativo è stato fatto dal National Center for Complementary and Alternative Medicine (www.nlm.nih.gov/nccam/) negli Stati Uniti suddividendole in 5 categorie:

  1. SISTEMI MEDICI ALTERNATIVI – sistemi di medicina tradizionale (ayurveda, MTC, sciamanesimo), naturopatia, omeopatia
  2. INTERVENTI SULLA RELAZIONE MENTE-CORPO (cromoterapia, biofeedback, Qi Qong, floriterapia, musicoterapia, meditazione)
  3. TERAPIE BIOLOGICHE (fitoterapia, integratori, diete)
  4. METODI MANIPOLAZIONE del CORPO (osteopatia, chiropratica, shiatsu, riflessologia plantare, tecniche posturali)
  5. PRATICHE BASATE su FONTI di ENERGIA (bioenergetica, reiki, pranoterapia, fototerapia, magnetoterapia)

Interessante ricordare che per l’importanza socio-culturale e i milioni di individui nei rispettivi stati che si approcciano alle medicine Tradizionali l’OMS le ha classificate con la seguente definizione:

la somma di conoscenze, abilità e pratiche basate su teorie, credenze ed esperienze appartenenti a differenti culture, spiegabili o meno, usate per il mantenimento della salute, come pure per la prevenzione, la diagnosi e la cura di malattie fisiche o mentali. 

World Health Organization 2000: General guidelines for methodologies on reasearch and evaluation of traditional medicine, Geneva, WHO, 2000

Tuttavia i modelli teorici che stanno alla base degli approcci diagnostico-terapeutici delle pratiche comprese nelle CAM sono talmente eterogenei da rendere praticamente impossibile l’identificazione di caratteristiche che le possano accomunare. In questo contesto una possibile definizione potrebbe essere la seguente:

Con medicine complementari e alternative si intende un insieme vasto di pratiche già disponibili, anche se più o meno estesamente utilizzate, le cui basi teoriche si riferiscono a contesti esplicativi diversi da quelli intrinseci al sistema sanitario di riferimento in un particolare momento e all’interno di una specifica società.

In altri termini, queste pratiche non sono integrate nel modello di cura dominante, in quanto in contraddizione con diversi principî di ordine culturale, economico, scientifico, medico e formativo.

Tuttavia, venendo al sodo, il concetto di alternatività è dato più da come chi le utilizza si pone nei confronti della medicina ufficiale. Infatti un principio fondamentale che viene poco considerato è che la differenza tra alternativo o complementare è data solo dall’intento di chi pratica questo tipo di tecniche, cioè o in contrapposizione alla medicina ufficiale, oppure in un’ottica di apparente dialogo e integrazione.

Seguendo questo ragionamento vedremo come è stato coniato l’ultimo termine in ordine cronologico con cui sono state definite queste discipline, cioè medicina integrata. Citando un articolo del BMJ del 2011

La medicina integrata è praticare la medicina in modo da incorporare elementi delle pratiche complementari ed alternative nei piani preventivi e terapeutici, a fianco dei più solidi metodi diagnostici e terapeutici ortodossi.

(Rees L, Weil A. Integrated medicine. BMJ. 2001 Jan 20;322(7279):119-20)

Ad oggi è la definizione imperante e che ha raggiunto anche la dignità “scientifica”, guadagnandosi una sua categoria ufficiale tra gli argomenti oggetto di pubblicazioni scientifiche in ambito bio-medico (Integrative Medicine – Isi Web Journal).

Conclusioni

Cosa emerge da questi tentavi di classificare e definire tali approcci? Onestamente una grande confusione. Un punto sicuramente risulta chiaro anche al lettore profano: la definizione perfetta non esiste, e quindi come vedremo vari Organi anche istituzionali hanno cercato di ‘arrangiarsi’ nel migliore dei modi.

L’OMS per esempio ha adottato la seguente definizione:

la somma di conoscenze, abilità e pratiche basate su teorie, credenze ed esperienze caratteristiche delle differenti culture, utilizzate a scopo preventivo, diagnostico e curativo per il miglioramento o il trattamento di malattie sia fisiche che mentali

World Health Organization 2000: General guidelines for methodologies on reasearch and evaluation of traditional medicine, Geneva, WHO, 2000[

Anche il parlamento Europeo la ha adottata (risoluzione n. 75/1997), come il Consiglio d’Europa (Risoluzione n. 1206/1999) e non ultima anche la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri.

Tale definizione appare meno carica di valenze ideologiche sia positive che negative, riconosce la convenzionalità di quella ufficiale, legittimata dal metodo scientifico e definisce dei corpus medici che sono solo al momento al di fuori dei sistemi sanitari e dell’insegnamento ufficiale accademico (ma vedremo che in realtà non è proprio così…).

Ma in realtà sono convenzionali o lo sono state in altri tempi e luoghi e basti pensare alla Cina o all’India in cui miliardi di persone ne usufruiscono o all’Omeopatia che in Occidente si contendeva con la nascente biomedicina sui sistemi sanitari Europei e Nordamericani.

Poste quindi le basi teoriche per proseguire il discorso, nel prossimo articolo ci addentreremo nella dimensione ed evoluzione del rapporto tra questi due paradigmi.

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