Qual è il ruolo del Sistema Nervoso Autonomo nel regolare la risposta allo stress e come lo yoga ci può aiutare a stabilire un contatto con la nostra parte inconscia? Quattro seminari tra neurofisiologia, pratica yogica e Medicina Tradizionale Cinese.
[Leggi di più…] infoIl nervo vago e lo yogaLeggiTra āsana e prāṇāyāma: liberare ed espandere il respiro nella pratica corporea
Stabile e comoda la posizione, sottile e prolungato il respiro: 9 lezioni online.
[Leggi di più…] infoTra āsana e prāṇāyāma: liberare ed espandere il respiro nella pratica corporeaLeggiYoga, Suono e Canto Carnatico con Antonella Usai

Domenica 15 febbraio dalle ore 10.00 alle 18.00. Una giornata di studio con Antonella Usai. In collaborazione con la ASD NAD.
Antonella Usai è la prima danzatrice occidentale ad essere scritturata nella prestigiosa compagnia indiana Darpana Performing Group, con cui ha compiuto tournée in tutta l’India e nel sud est asiatico.
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Il seminario
L’apprendistato della danza bharatanatyam si muove tra lezioni quotidiane di Danza, Yoga e Canto Carnatico. Questo seminario indaga in modo particolare la relazione tra queste tre discipline, ritrovando in ognuna lo specchio dell’altra.
Durante la giornata vengono fornite le basi del canto carnatico, unitamente a tecniche preparatorie di respirazione.
Inoltre si studiano alcune posture fondamentali della Danza Bharatanatyam in relazione allo Yoga e unitamente all’utilizzo della voce.
L’obiettivo principale di questa esperienza, oltre a costituire un avvicinamento al Canto Carnatico e alla Danza Bharatanatyam, è quello di stimolare un approccio transdisciplinare in grado di dare corpo alla voce e voce ai nostri corpi, e di indagare la relazione tra corpo e spazio all’interno di quella che Zimmer definisce una vera e propria Fisiologia Mistica.

Dove e quando si tiene il seminario
Il corso si terrà domenica 15 febbraio dalle 10.00 alle 18.00 presso la sede di Zénon, in via 23 marzo n.17 a Novara.
La docente

Antonella Usai
È una danzatrice e artista relazionale interessata da sempre al legame tra arte, natura e società. È stata la prima danzatrice occidentale ad essere scritturata nella prestigiosa compagnia indiana Darpana Performing Group, con cui ha compiuto tournée in tutta l’India e nel sud est asiatico. È inoltre artista consulente di Hangar Piemonte e artista residente presso il MAO, il Museo di Arte Orientale di Torino, con cui collabora anche in qualità di curatrice.

Contributo di partecipazione
La quota di partecipazione è di 90€, più la quota tesseramento di 20€.
Posti attualmente disponibili: 6
Iscriviti
Vuoi iscriverti? Servono solo due passaggi: 1) paghi la quota e 2) compili e invii la domanda di iscrizione.
1. Dati per il pagamento
Costo: 90€
Puoi scegliere di pagare:
- con carta di credito o di debito attraverso Paypal (non serve avere un account): in questo caso puoi anche usufruire dell’opzione paga in tre rate;
- con bonifico bancario.
Con carta di credito/debito (con o senza Paypal)
Con bonifico bancario
Ecco le coordinate bancarie su cui versare la quota di iscrizione:
IT32R0503410196000000000905
Importo: 90,00 intestato a: Zenon ASD
Causale: Iscrizione corso e quota tesseramento [specificare il nome se il conto non è intestato all’iscritto/a]
2. Scarica e compila il modulo di iscrizione
Scarica la domanda di iscrizione e inviala compilata all’indirizzo info@zenon.it oppure inviacela via whatsapp cliccando sull’icona in basso a sinistra.
Richiedi informazioni
Vuoi iscriverti o chiedere informazioni? Puoi chiamarci al 3492462987 o scriverci su Whatsapp.
…oppure puoi scriverci col modulo qui sotto. Ti risponderemo al più presto.
LeggiIntensivo di yoga: Muoversi dal centro, dimorare nel centro
Domenica 18 gennaio, dalle 9.30 alle 12.30. Seguiranno nel pomeriggio, dalle 14.00 alle 17.00, 3 sessioni di meditazione.

Qual è il nostro centro? Qual è il centro dei nostri movimenti e il centro in cui troviamo casa? Quanto sono ‘centrate’ le nostre azioni e, prima ancora, le nostre intenzioni e quanto sono invece trainate da forze periferiche che ci frammentano?
Lo yoga ci dice che il primo campo di indagine è il corpo: il quale fornisce un asse al nostro mondo (la colonna vertebrale) e un centro propulsore (il ventre-bacino), due elementi che, guarda caso, sono centrali tanto nella pratica corporea che in quella meditativa.
Proprio su questo tema, domenica 18 gennaio a Zénon ci sarà un doppio evento:
- Il seminario mattutino di yoga dalle 9.30 alle 12.30, in cui potremo sperimentare con una pratica di ampio respiro (asana, pranayama e dhyana) molteplici modi in cui possiamo trovare un centro, traendo il massimo bene da questa disciplina: riguadagnando cioè la nostra integrità dopo tanta dispersione.
- Il seminario pomeridiano di meditazione: dalle 14.00 alle 17.00, in cui, attraverso tre sessioni di meditazione (45 minuti, intervallati da 15 minuti di pausa), trasporremo gli stessi principi nella pratica seduta.
Luogo e costo
Il seminario intensivo si terrà presso la nostra sede in via XXIII marzo n.17 a Novara.
Le opzioni di partecipazione con le relative quote sono:
- solo mattino: 50€
- solo pomeriggio: 50€
- intera giornata: 80€
È possibile richiedere la partecipazione online.
Il docente

Francesco Vignotto
Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.
Iscriviti
Vuoi iscriverti? Servono solo due passaggi: 1) paghi la quota e 2) compili e invii la domanda di iscrizione.
1. Dati per il pagamento
Costo: 50€ (solo mattino); 50€ (solo pomeriggio); 80€ (giornata intera)
Ecco le coordinate bancarie su cui versare la quota di iscrizione:
IT32R0503410196000000000905
Intestato a: ZENON SOCIETA’ SPORTIVA DILETTANTISTICA
Causale: Iscrizione corso e quota tesseramento [specificare il nome se il conto non è intestato all’iscritto/a]
Oppure paga con carta di credito/debito (con o senza Paypal), con l’opzione paga in 3 rate
2. Inviaci una email o scrivici su Whatsapp
Scarica la domanda di iscrizione e inviala compilata all’indirizzo info@zenon.it oppure inviacela via whatsapp cliccando sull’icona in basso a sinistra.
Nota: se hai problemi a scaricare e/o compilare il modulo, nessun problema: scrivici a info@zenon.it o via WhatsApp e ti verremo in aiuto!
Nota: iscrivendoti a questo corso accetti termini e condizioni di questo servizio.
Desideri maggiori informazioni o vuoi iscriverti?
Puoi chiamarci al 3492462987 o scriverci su Whatsapp
…oppure puoi scriverci col modulo qui sotto. Ti risponderemo al più presto.
Leggi“Respirare nella pancia” è sbagliato?
Sulla differenza tra realtà anatomiche e realtà propriocettive

Oggi diverse indicazioni utilizzate comunemente nello yoga e non solo sono messe in discussione perché anatomicamente inaccurate: sarebbe sbagliato chiedere di respirare “nella pancia”, oppure in un braccio o in qualsiasi altra parte del corpo che non siano le vie aereee propriamente dette.

Nel caso del ventre, la cavità addominale durante l’inspiro non aumenta, ma cambia soltanto di forma: la spinta dall’alto verso il basso del diaframma fa sì che il ventre sporga leggermente all’infuori, mentre la risalita del diaframma (o la contrazione attiva dei muscoli addominali) provoca il movimento di ritorno alla posizione iniziale.
Tuttavia, molte persone possono testimoniare la sensazione piuttosto chiara di ‘respirare nella pancia’, ovvero che l’addome ‘si riempia’ e ‘si svuoti’.
Questo è un tipico caso in cui anatomia e propriocezione non coincidono e, per quanto quest’ultima potrebbe sembrare inaccurata agli occhi della prima, è comunque dotata di un certo grado di realtà e di utilità.
Se nel muoverci e respirare facessimo infatti riferimento solamente a realtà letteralmente anatomiche (che non sempre peraltro possiamo percepire direttamente) dovremmo ogni volta pensare prima di muoverci, escludendo importanti input propriocettivi.
Il che non sarebbe per nulla efficiente sul piano motorio: abbiamo bisogno di ‘nuotare nell’aria’, di respirare nelle braccia e nelle gambe, di aprire e chiudere spazi nel nostro corpo anche se sono in realtà occupati da organi, ossa, muscoli, tessuto connettivo.
Ovviamente, l’anatomia è utilissima per migliorare ed espandere la propriocezione (differenti nozioni anatomiche possono cambiare o addirittura sbloccare quest’ultima), ma non sempre certe discrepanze vanno corrette: si tratta di due domini che non sempre si sovrappongono.
Pensiamo, ad esempio, a certe nozioni del ‘corpo yogico’, come il canale centrale, le nadi o i chakra: che cosa potremmo concludere se li considerassimo realtà propriocettive? In quale modo potremmo rileggere diverse tecniche dello yoga, sia posturali che respiratorie, che mirano a rendere percepibili (non solo immaginabili!) certe realtà che abbiamo sempre chiamato sottili?
Sarà proprio questo che vedremo in special modo nel quarto seminario di Yogasana 12.
LeggiLo yoga che pratichiamo è propriocettivo?
Alcune riflessioni di fine anno sulla propriocezione nello yoga.

La propriocezione è il senso nascosto con cui il corpo ‘vede’ sé stesso e diviene davvero ‘nostro’. In una parola: è autosufficiente. Non ha bisogno di spiegazioni, non serve nemmeno che ci piaccia o non ci piaccia.
Ricorda qualcosa? Certo, perché tutti noi ne abbiamo memoria. È la completezza, l’autonomia che ci manca.
È curioso che questo ruolo fondante sia da attribuire alla propriocezione, che riguarda il senso del corpo nello spazio. Più che alla enterocezione (la sensazione degli stati interni), e più che alla esterocezione (la percezione di tutto ciò che è esterno alla nostra pelle).
È curioso, ma fino a un certo punto: finché ci riferiamo solo a un ‘fuori’ e a un ‘dentro’, il fuori sarà potenzialmente una minaccia, il ‘dentro’ sarà fonte di preoccupazione per il nostro stato di salute.
In entrambi i casi, il corpo è conteso tra due mondi ugualmente estranei, perché non si appartiene.
È attraverso la propriocezione che troviamo una sintesi, un equilibrio, una identità in relazione col tutto: è proprio così che possiamo anche identificarci col tutto senza perdere la nostra identità.
Per questo lo yoga è per sua natura propriocettivo, se non cediamo alla lusinga di voler assomigliare a un’immagine vista all’esterno.
Ma lo yoga moderno è davvero propriocettivo?
Lo yoga moderno, essenzialmente posturale, è, almeno sulla carta, la quintessenza della propriocezione: richiede di affidarsi al senso interno del corpo, di orientarsi ed equilibrarsi, facendo a volte a meno della vista, di sentire il movimento del respiro e di sentire il movimento nel respiro.
Tutto questo sarà oggetto di ampia riflessione e pratica nel corso di Yogasana 12. Non serve un altro yoga, serve uno yoga che non perda il contatto con questa dimensione fondamentale che, come abbiamo già detto, è anche la soglia per gli stadi più interni: lo yoga, ne siamo sempre più convinti, è uno stato di elevata propriocezione. Il proprio, portato a ebollizione, non può che portare al Sé.
Oggi tuttavia non mancano occasioni, anche nello yoga, di perdere il contatto con la propriocezione: e non parliamo solo dell’escalation innescata dai social media (ciò che faccio ha valore per come si vedrà dall’esterno), che ha esacerbato la performatività e la competitività che già caratterizzano l’approccio contemporaneo.
Parliamo infatti anche di tanti mantra che oggi modernizzano e giustificano la pratica, siano essi regolare/resettare il sistema nervoso o rilasciare la fascia che sono ottimi e interessantissimi argomenti oltre che alla moda (ne parleremo, infatti), ma che troppo spesso vengono affrontati in modo deterministico, come se si trattasse di regolare un termostato per avere la temperatura desiderata.
Senonché il termostato è un nostro sistema profondo che per definizione è tutt’altro che alla mercé di interventi di controllo diretto, oltre a essere spesso parte in causa non solo della temperatura, ma anche del desiderio di cambiarla.
In altre parole: finché la tecnica mantiene il praticante nel ruolo di controllore ‘esterno’, non c’è yoga, il nostro corpo continua a essere “conteso tra due mondi ugualmente estranei”, diventa terreno di conflitto e di separazione (perché ci sarà sempre qualcosa fuori posto) laddove l’esperienza genuinamente propriocettiva, che non tollera altri obiettivi oltre il sentire, è unità di là dal dubbio.
Pertanto, quando parliamo di una funzione così pervasiva e così fondativa come la propriocezione, il nostro compito non è tanto di partorire esercizi propriocettivi, quanto di far emergere nelle azioni – e nelle pratiche più comuni dello yoga – l’elemento propriocettivo dallo sfondo dove nessuno lo notava, potenziandolo ed elevandolo, accrescendo peraltro la sua capacità autoregolativa.
Abbiamo infatti più di un sospetto che il praticante tradizionale partisse (e parta) da uno stato di propriocezione già molto più elevata rispetto al sedentario e virtualizzato, oltre che volitivo, occidentale. E che gran parte delle istruzioni e delle prassi con cui lo yoga si è introdotto al mondo globalizzato non sono giustificabili se non si parte da questo presupposto e se non si lavora sulla coltivazione di questo senso nascosto.
Perciò, quello che per il praticante tradizionale era (è) una celebrazione, per noi oggi è una riscoperta se non una riconquista di ciò che è estremamente nostro. A partire dal corpo yogico, ma questa è un’altra storia di cui parleremo tra breve.
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