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Medicina dis-integrata

Come anticipato nell’articolo precedente, da molti decenni il mondo della medicina è agitato da un crescente conflitto tra paradigmi scientifici e di volta in volta crea nuovi contenitori culturali per contenerne e gestirne gli effetti.

Thomas Kuhn [11] analizza il tipo di conflitto che porta alle rivoluzioni scientifiche nei vari campi del sapere. Se è vero che la storia la scrive chi vince, anche la medicina ufficiale, per ora vincente, negli ultimi 50 anni scrive la storia del suo conflitto con le altre medicine (omeopatia, medicine orientali) chiamandole di volta in volta con nomi diversi.

Come abbiamo visto, ha usato il termine di Medicine Alternative, Non Convenzionali, Complementari, precisando nel nome la geometria del conflitto, fino alla più recente Medicina Integrata che sembrerebbe segnalare il superamento del conflitto in un mix scientificamente accettato di medicina allopatica, omeopatia e medicine orientali [2 2].

Ma è proprio così o piuttosto si tratta di una composizione “politica” minimalista del conflitto, basata più sui criteri utilitaristici della Evidence Based Medicine che su robusti fondamenti teorici ed epistemologici?

Il dubbio è legittimo, per il semplice fatto che, a rigor di logica, da un contenitore culturale di alto profilo ci si aspetterebbe uno tsunami di innovazione nella ricerca, nella clinica, e in altri campi, come ad esempio l’economia, che in realtà non si vede affatto.

Pace è fatta?

Certamente, dato lo sforzo e i sacrifici che questo “armistizio” è costato, può sembrare ineducato e decisamente non politically correct sollevare questo tipo di questioni, tuttavia, dato l’entusiasmo intorno alla Medicina Integrata, si vuole effettuare una critica fuori dal coro, essendo abitualmente fedeli più alla storia della medicina che al consesso accademico dei colleghi.

Infatti a tal proposito di seguito è citato questo estratto da un articolo pubblicato sul British Medical Journal (organo ufficiale dell’ordine dei medici inglesi):

Integrated medicine is not just about teaching doctors to use herbs instead of drugs. It is about restoring core values which have been eroded by social and economic forces. Integrated medicine is good medicine, and its success will be signalled by dropping the adjective. The integrated medicine of today should be the medicine of the new millennium.”

La medicina integrata non si limita soltanto a insegnare ai medici ad usare le erbe invece dei farmaci. Si tratta di ristabilire e recuperare dei valori fondamentali che sono stati affondati da modificazioni sociali e interessi economici. La medicina integrata è la medicina corretta, e il suo successo sarà segnalato dalla perdita dell’aggettivo integrata e dalla sua identificazione col termine di Medicina invece che medicina. Infatti ci si auspica che la medicina integrata sarà la Medicina del nuovo millennio.” [33]

Seguendo l’entusiasmo e il pathos di questo articolo, che in altri punti, sottolinea anche la domanda elevatissima dei pazienti verso gli approcci terapeutici definiti “non ufficiali”, sembrerebbe quindi che la strada dell’“integrazione” sia già stata imboccata e in parte percorsa e che i “conflitti” precedentemente descritti siano già stati ampiamente superati. Tuttavia, come vedremo dalle analisi successive, la realtà è ben lontana da questa visione ottimistica.

Comunque, se dobbiamo studiare un conflitto, un’analisi corretta richiede l’equidistanza tra le parti e l’utilizzo di chiavi interpretative opportune. La gestione del conflitto è un processo che è stato studiato in molti campi, particolarmente in quello militare, basti pensare a quanto sia famoso il testo del II sec. a.C. L’arte della guerra del taoista Sun Tzu, a tutt’oggi usato e abusato in tutte le scuole di management e marketing.

Per questo si è pensato di derivare modelli interpretativi dal mondo militare, e, fatto ancora più suggestivo, dallo studio del sistema immunitario, dove l’infiammazione è il conflitto tra ciò che è parte dell’organismo (il self) e ciò che non ne fa parte (il non-self).

Alla luce di queste analogie è decisamente interessante rivedere la serie di nomi che nell’ultimo secolo la medicina allopatica ha utilizzato per indicare le altre medicine perché ognuno di essi definisce un preciso scenario di conflitto e in esse possiamo vedere l’evoluzione di tale conflitto e come l’apparente pacificazione raggiunta con l’ultima definizione, assomigli tristemente agli ormai famosi scenari delle “guerre umanitarie”.

Medicina Alternativa

Storicamente è stata la prima dizione nata nel mondo allopatico che, di fronte all’irrompere del diverso nella sua realtà omogenea, segnalava con innocenza il problema derivante dalla profonda differenza di visione filosofica presente nei due contenitori culturali. Questo termine segnala il rischio e lascia ai singoli di decidere il loro atteggiamento, per cui la Medicina Alternativa fu vista di volta in volta con innocente curiosità o fieramente rifiutata, in realtà accolta con totale indifferenza dalla maggioranza dei medici.

La massa critica dei praticanti era irrilevante, non c’era disputa del territorio e l’istituzione o non reagì o reagì in ordine sparso con alcune rare sanzioni degli Ordini dei Medici percepite come eccessive dagli stessi medici. Nel modello immunitario questo è il primo contatto self-nonself che non innesca reazioni o al massimo produce una vistosa reazione allergica locale.

Medicina Non Convenzionale

Il termine suggeriva una possibile accettazione e coesistenza di tali alternative, a patto che il recinto di contenimento del diverso fosse ben identificato e comunque fuori dal territorio comunemente convenuto. L’istituzione percepisce l’espansione della massa critica di utenti e praticanti le altre medicine e inizia a muovere una guerra articolata, elaborando strategie, prendendo le misure dei territori contesi, valutando chi vince e chi perde nel conflitto.

Nel modello immunitario è l’infezione in atto, in cui il sistema vivente si gioca la partita cercando di delimitare l’infezione generale in focolai locali più facili da gestire. Spesso questi focolai sono apparentemente spenti dalle terapie ma in essi l’infezione si radica più in profondità, cronicizzandosi nei tessuti e favorendo l’autoimmunità.

Medicina Complementare

In questa fase si esprime un ulteriore livello del conflitto, in cui la medicina ufficiale, sotto attacco per i suoi limiti e antinomie, si militarizza blindandosi con protocolli e guidelines. poiché il nemico ha già superato i recinti di contenimento gli viene offerta una cogestione subordinata all’interno della rete dei protocolli sempre più gestita dall’istituzione e non dal singolo medico.

Questo è lo scenario del conflitto bloccato tipo guerra fredda, in cui il tentativo di imbrigliare imbrigliandosi fallisce perché soffoca la vitalità dell’atto medico stesso. L’esito obbligato di questa strategia è la crisi del medico e del paziente che favorisce l’approdo di entrambi al campo opposto dove il paziente ritrova il suo medico nel rapporto olistico.

Nel modello immunitario è il campo delle malattie autoimmuni, in cui la terapia immunosoppressiva, nel tentativo di bloccare l’infiammazione riduce sempre più le difese immunitarie, cioè la capacità di differenziare il self dal non-self, in pratica gli strumenti che portano alla propria identificazione.

Medicina Integrata

Il termine, indicando il raggiungimento di un contenitore comune condiviso, suggerisce la fine della diversità radicale segnalata con franchezza dal nome Medicina Alternativa e l’apparente superamento del conflitto, ma non è credibile se non indica contemporaneamente i nuovi fondamenti teorici ed epistemologici comuni.

Nell’analogia bellica i conflitti più recenti, condotti più con il soft-power dei media che con gli eserciti, ci hanno abituato alle guerre pacificatrici, manipolazioni linguistiche destinate ad occultare il vero obbiettivo dell’azione. In questo caso si tratta di un armistizio tra le parti che convengono di utilizzare i criteri della EBM in cui è l’evidenza “a posteriori” l’autorità che valida le procedure.

Quindi per uscire da questa situazione imbarazzante la medicina ufficiale “legittima” quella alternativa utilizzando i propri paradigmi e il vantaggio è reciproco in termini di libertà d’azione, ma la clausola segreta che si configura come opzione letale, è l’occultamento della questione “a priori”, il conflitto teorico ed epistemologico tra due visioni filosofiche opposte. Poiché esse rappresentano le radici che danno ai loro sistemi un’identità forte e precisa, questo nuovo ordine globale integrato si presenta come un pensiero debole senza radici e identità, non attingendo né dalla Tradizione Occidentale, con cui la medicina ufficiale non ha alcun rapporto, né dalla Tradizione Orientale che è stata appunto “scientificamente” messa da parte.

Lungi dall’essere quindi una potente sorgente di innovazione, appare piuttosto il velo sgualcito che copre una realtà frammentata in una serie di pratiche senza padre né madre, più cosmopolite che olistiche, in definitiva consumistiche perché prive di un riferimento forte all’evoluzione umana.

Nel modello immunitario è la situazione cancro, in cui la deflagrazione dell’identità personale a livello di cellule e tessuti permette la sopravvivenza di cloni cellulari al di fuori del progetto evolutivo dell’individuo. Si permetta la provocazione, ma forse il termine che definisce più correttamente questo livello del conflitto è Medicina Disintegrata.

Tuttavia non tutto il male viene per nuocere e quindi anche dall’analisi di questo conflitto possono nascere degli spunti interessanti di riflessione. Il primo riguarda sicuramente il perché di questa crisi nel rapporto con la Tradizione.

Se infatti le medicine alternative in alcuni casi poggiano su Tradizioni e culture millenarie (ad es. medicina cinese, medicina ayurvedica) quali sono le radici della medicina ufficiale? Sono davvero il metodo scientifico e la Evidence Based Medicine o c è dell’altro? E allo stesso modo quali sono ad oggi i rapporti delle medicine alternative con le Tradizioni da cui traggono origine?

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