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hathayoga

Insegnante di yoga è chi l’insegnante di yoga fa

18 Luglio 2024 by Francesco Vignotto 2 commenti

Quando si diventa insegnanti di yoga? Il giorno in cui ricevi un attestato con un numero di ore? Prosegue la riflessione su cosa significa essere insegnanti oggi, in un mondo in cui sempre più persone sono ‘certificate’.

Qualche mese fa ho ricevuto una proposta di collaborazione presso il nostro centro, non importa tanto per quale attività, quanto il fatto che l’email di presentazione conteneva in allegato il diploma, conseguito il giorno stesso dell’invio.

Questi ultimi due dettagli mi hanno fatto riflettere, in primo luogo perché non mi sarei mai sognato di chiedere al mittente se avesse un certificato per l’attività che mi proponeva, né avrei chiesto di vedere con i miei occhi il pezzo di carta; in secondo luogo, perché ormai sembra naturale dover avere un diploma per fare qualsiasi cosa, e soprattutto è ormai automatico sentirsi legittimati a farlo dal giorno in cui lo si riceve.

Nel caso dei diplomi più ambiti, come pare essere quello da insegnante di yoga, il conseguimento sembra essere qualcosa di più: la possibilità di essere qualcuno, non semplicemente di appartenere a una categoria, o ricoprire un ruolo e svolgere modestamente ma con risonanza una funzione.

Del resto i percorsi per arrivarci, dalla chiamata alle armi alla foto finale di gruppo con il pezzo di carta, sono consciamente e inconsciamente progettati per questo. Che poi questo essere qualcuno sia molto spesso una etichetta di una lunga stringa di frammenti identitari estremamente volatili e intercambiabili fra loro, ma presi terribilmente sul serio per un battito di ciglia, è altro discorso che lasciamo volentieri a persone esperte in materia di psicologia sociale.

Ma per fortuna tutto questo, almeno nello yoga, riguarda la schiuma, e come ogni bolla, anche quella degli insegnanti di yoga certificati ovunque sarà destinata a sbocciare dissolvendosi nell’aria, senza grandi traumi per le acque profonde.

È anzi proprio parlando con persone che hanno già fatto fronte a una certa disillusione che mi capita di incontrare i soggetti più interessanti. In alcuni casi, si tratta di persone che hanno già alle spalle una formazione di parecchie centinaia di ore nominali, eppure riconoscono che il distintivo non ha fornito loro l’essenziale; altre, a fronte di un interesse verticale per lo yoga, si sono trovate a insegnare perché le circostanze lo hanno richiesto, senza aspettare che qualcuno desse loro il permesso e al tempo stesso senza averlo granché agognato.

In entrambi i casi, ad affascinare è proprio il senso di insoddisfazione, la consapevolezza che le risposte non posso essere ricevute da altri, per quanto autorevoli, e che nessun assioma scolpito nella pietra può avere l’ultima parola sul potere infinitamente generativo della realtà.

Proprio una di queste persone, qualche settimana fa, mi ha confessato con un certo imbarazzo di come, sempre studiando e sempre alle ricerca di risposte su come interagire con i propri allievi e con i loro problemi, non avesse quasi più il tempo per una pratica sua personale.

È qui invece che, le ho ribattuto, si riconosce il vero insegnante: quando non pratichi più per te soltanto, ma la tua pratica diventa una esplorazione senza fine per comprendere come percepisce il mondo l’allieva con la fibromialgia od operata al seno, quello col Parkinson e quello che soffre di attacchi d’ansia. Ovviamente non lo comprenderai mai del tutto, ma il saper essere testimone è ancora più importante delle strategie che proporrai.

Cominci ad essere insegnante, rifletto ancora, quando inizi a studiare mettendo in discussione anche il tuo imprinting, poco preoccupandoti di ricevere attestati o di trovare una platea per esibire il tuo sapere. Quando in un movimento avverti appena la zona lombare e ti domandi se con una discopatia anche quella minuscola goccia potrebbe far traboccare il vaso, e tra il salvare la forma letterale o preservare l’essenziale, non hai dubbi che sceglierai l’essenziale.

Quando, infine, capisci che non c’è pratica personale e pratica per o con altri, che non esiste la tua energia e quella di altri, perché o ci abbeveriamo tutti alla stessa improsciugabile fonte o è un impostura, l’unica differenza è conoscere e saper mostrare accessi più sgombri da detriti di altri, saper aiutare a smurarne l’acqua, anche in apparente assenza di qualsiasi breccia: ecco il momento in cui diventi insegnante. Il giorno in cui ricevi il diploma è troppo tardi.

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Archiviato in:Articoli, corso insegnanti yoga, Yoga Contrassegnato con: hathayoga, tantra, yoga Novara

Yogasana 9: Corpo Coscienza Desiderio

12 Luglio 2024 by Zénon

Yogasana 9
CORPO COSCIENZA DESIDERIO

Sette seminari online e in presenza

Senza corpo e senza desiderio non c’è salvezza: sette contributi per rivalutare l’originaria natura contemplativa dello yoga senza rinunciare alla pratica corporea, tra Yoga tantrico delle origini e Yoga contemporaneo, anatomo-fisiologia e neuroscienze, Medicina Tradizionale Cinese e pratiche Taoiste di Lunga Vita.

Perché le origini contemplative dello yoga non escludono ma anzi arricchiscono la pratica corporea? Che cosa possono dirci la neurofisiologia e le neuroscienze sulla coscienza e sul rapporto mente-corpo? Che cosa si intende con l’arresto delle fluttuazioni della mente ed è veramente possibile sperimentarlo attraverso lo yoga contemporaneo? Che cos’è l’intenzione del cuore nella Medicina Tradizionale Cinese e perché nello yoga può aiutarci a superare un concetto di volontà che molto spesso degenera nel volontarismo? Qual è il ruolo del desiderio nell’India religiosa e qual è il suo rapporto con l’energia vitale e con la coscienza? Quali sono i meccanismi attraverso cui distinguiamo il Sé e l’Altro e cosa accomuna il sistema immunitario e lo yoga?

Lo yoga contemporaneo è una vasta costellazione di stili e di declinazioni particolari, dove però si ha spesso l’impressione che il cuore dichiarato dello yoga, ovvero la cessazione delle fluttuazioni della mente attraverso cui la Coscienza appare nella sua vera natura, sia continuamente rimandato e subordinato all’urgenza di prendersi cura di un aspetto particolare. Questa continua dilazione e frammentazione da un lato pone il praticante di fronte alla prospettiva di un cammino interminabile e lo espone a infinite complicazioni; d’altro canto sembra però anche rassicurarlo, perché è opinione diffusa – e supportata nondimeno da autorevoli correnti filosofiche
– che la cessazione (nirodha) implichi un’abbandono più o meno forzato di ciò che più caratterizza l’esperienza umana: il corpo, la sensorialità, il desiderio. Questo implica che la cessazione sia in definitiva un atto forzato e sovrumano, accezione non di rado sottesa alle pratiche di haṭha yoga, volte molto spesso a bloccare e controllare più che a coltivare, strutturare e in definitiva raffinare la natura umana. E se invece fosse quest’ultima la strada più adatta – e forse l’unica praticabile – nello yoga oggi, l’unica in grado di sanare la contraddittoria frattura fra teoria che nega e pratica che afferma il corpo, in definitiva riproponendo la dualità che si propone di risolvere?

Con questo nuovo ciclo di seminari teorici e pratici vogliamo offrire sette contributi per attraversare il guado tra pratica contemplativa e pratica psicocorporea. Lo faremo come sempre incrociando e mettendo a confronto le prospettive di diverse discipline: l’universo filosofico indiano, la neurofisiologia e le neuroscienze, la Medicina Tradizionale Cinese e le sue radici taoiste. E, naturalmente, tanta pratica yogica.

Saranno con noi in questo percorso Gioia Lussana, PhD esperta nello Yoga tantrico delle origini, il prof. Marco Invernizzi e Francesco Vignotto.

Contenuti

  • Il programma
    • I docenti
    • Contributo di partecipazione e attestato di frequenza
    • Iscriviti
      • Desideri maggiori informazioni?

      in presenza e online

      Il corso potrà essere seguito anche in differita tramite le registrazioni, che saranno disponibili il giorno dopo ogni seminario

      Il programma

      Tutti i seminari dureranno circa due ore e conterranno una parte teorica e una parte pratica. Potranno essere seguiti in queste tre modalità:

      • in presenza presso la nostra sede a Novara in via XXIII marzo al numero 17
      • online in diretta tramite la piattaforma Zoom
      • online in differita, tramite le registrazioni che saranno disponibili per la visione in streaming a partire dal giorno seguente

      Le registrazioni, assieme alle slide di ogni seminario, saranno a disposizione di tutti gli iscritti, anche di chi sceglierà di seguire in presenza.


      MODULO 1: Lo yoga e la cessazione delle fluttuazioni della mente: sei variazioni sul tema nella pratica corporea

      Online e in presenza, giovedì 26 settembre ore 19.10-21.00
      Con Francesco Vignotto

      In questo primo appuntamento, vogliamo capovolgere la prospettiva comune, come pensiamo sia più naturale: la cessazione delle fluttuazioni della mente non è la fine lontana e fuori portata dello yoga, ma la sua premessa. Non è un distacco dal corpo e dalla componente desiderante ma il pieno dispiegamento del corpo e del desiderio. E, sì, ciò è possibile anche attraverso la pratica di āsana risvegliare questa pienezza in modo per nulla forzato e, come nani sulle spalle di giganti, richiamando energie altrimenti inattingibili.


      MODULO 2: Coscienza, mente-corpo e neuroscienze

      Online e in presenza, giovedì 3 ottobre ore 19.10-21.00
      Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

      Che cosa sia la coscienza è un tema su cui l’uomo si interroga fin dalle origini della filosofia e oggi, come è prevedibili, si attendono delle risposte soprattutto dal pensiero scientifico, in particolare dalle neuroscienze. Queste risposte però sono tutt’altro che definitive e non possono che essere aperte alla complessità. In questo seminario ci occuperemo dello stato dell’arte di questa disciplina su questo tema e su quello del rapporto mente-corpo, scoprendo come persino le posizioni più materialistiche possano trovare delle risonanze con la filosofia e la pratica yogica…


      MODULO 3: Yi e Zhi: l’intenzione e la sua esecuzione. Volontà e volontarismo nello yoga

      Online e in presenza, giovedì 17 ottobre 19.10-21.00
      Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

      “Non è forse perché non ha fini personali/che può realizzare i suoi fini personali?” (Lao Tsu, Tao Te Ching, VII)
      Nell’ambito delle cinque emozioni della Medicina Tradizionale Cinese, Yi è l’intenzione che arriva dal profondo – così fondamentale nell’atto terapeutico – mentre Zhi è la volontà, la capacità di realizzare un desiderio: l’eccesso porta ad autoritarismo, la penuria indecisione e inconcludenza. Contestualizzando Yi e Zhi nella concezione della coscienza della MTC, in questo seminario indagheremo il delicato tema dell’intenzione e la sua traduzione in atto, mettendole a confronto con il concetto molto spesso frainteso di volontà, che nello yoga contemporaneo degenera facilmente in volontarismo.


      MODULO 4: Self e non self, il sistema immunitario e la coscienza di Sé e dell’Altro

      Online e in presenza, giovedì 24 ottobre 19.10-21.00
      Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

      Nel corso degli anni, l’espressione Self/Non Self, che indica la facoltà da parte di un organismo di distinguere sé stesso dagli agenti esterni, è comparsa diverse volte nei nostri seminari, non solo ogni volta che abbiamo approfondito una patologia del sistema immunitario, ma anche quando abbiamo parlato di yoga e in particolare di meditazione. Self/Non Self non è soltanto il fronte contro le minacce esterne, così indispensabile per la sopravvivenza dell’individuo, ma anche un discrimine che le pratiche psicocorporee e contemplative lavorano per ridefinire in vista di una reintegrazione che non nega l’individuo ma lo colloca in una prospettiva più vasta. In questo seminario prenderemo in esame da un lato la fisiologia del sistema immunitario e dall’altro la pratica dello yoga come dialogo corporeo e pneumatico tra il Sé e l’Altro, un dialogo particolare, che ci permetterà di approcciare il tema dell’identificazione.


      MODULO 5: Lo yoga nasce contemplativo

      Online, giovedì 7 novembre 19.10-21.00
      Con Gioia Lussana

      In questo seminario con Gioia Lussana compiremo un viaggio attraverso l’evoluzione e il significato della parola yoga dall’India vedica al tantrismo non duale. Dal samādhi patañjaliano alla bhāvanā di matrice tantrica metteremo in evidenza l’attitudine contemplativa dell’āsana fin dalle sue origini.


      MODULO 6: L’armonia tra l’alto e il basso

      Online e in presenza, giovedì 21 novembre 19.10-21.00
      Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

      Per molte persone il corpo è diviso in due: tra le regioni superiori e quelle inferiori la coordinazione e la comunicazione è scarsa e per lo più risponde a una rigida gerarchia alto-basso. Questa separazione è la causa di numerosi disturbi poco identificabili, oltre ad ansia, respirazione superficiale, problemi digestivi e urogenitali. Ma l’effetto principale è la percezione frammentata di sé, invece che come unità organica.

      Praticare yoga, anche nelle forme più atletiche e dinamiche, spesso lascia il problema intatto. Perché? In questo seminario forniremo alcuni metodi di indagine, sia prendendo a prestito uno dei meridiani straordinari della Medicina Cinese, introducendo nella pratica dello yoga un elemento molto poco sviluppato: il movimento nello spazio; sia facendo ricorso a una nostra vecchia conoscenza: il muscolo diaframma, vera e propria cerniera tra alto e basso, così spesso incompreso.


      MODULO 7: Il ruolo del desiderio nell’India religiosa

      Online, giovedì 28 novembre 19.10-21.00
      Con Gioia Lussana

      Un breve excursus per rintracciare il filo comune unisce il prāṇa o energia vitale, l’eros o desiderio e la mente sattvica o luminosa del tantrismo non duale.


      Un momento della didattica, durante la prima edizione di Yogasana


      I docenti

      Marco Invernizzi

      Medico e Professore associato presso la cattedra di medicina fisica e riabilitativa dell’Università del Piemonte Orientale.
      Agopuntore ed esperto in Medicina Tradizionale Cinese, insegnate di Tai Chi e Qi Qong presso Zènon.

        Francesco Vignotto

        Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

          Gioia Lussana

          Docente yoga (Y.A.N.I.) e formatrice di insegnanti yoga. Laureata cum laude in Indologia con Raniero Gnoli e Raffaele Torella. Co-fondatrice dell’A.ME.CO con Corrado Pensa, per oltre 20 anni ha approfondito la meditazione vipassanà con maestri del buddhismo contemporaneo. Ha pubblicato saggi sullo yoga in riviste scientifiche (RSO) e divulgative. Ha conseguito il PhD presso l’Università Sapienza di Roma con una ricerca sullo yoga tantrico delle origini.

            Contributo di partecipazione e attestato di frequenza

            Il contributo di partecipazione del corso (comprensivo dei 7 seminari) è di 300€. Per chi si iscrive entro il 5 settembre (versando la quota) il prezzo è agevolato a 270€. Non è possibile iscriversi a singoli seminari, in quanto il corso è da intendersi come un blocco unitario.

            Al termine del percorso verrà rilasciato un attestato di frequenza. Chi segue online, in diretta o differita, può ottenere l’attestato compilando un piccolo test finale con domane a risposta multipla.

            Iscriviti

            Vuoi iscriverti? Servono solo due passaggi: 1) paghi la quota e 2) compili e invii la domanda di iscrizione.


            1. Dati per il pagamento

            Costo: 300,00€ 270€ (entro il 5/9)

            Ecco le coordinate bancarie su cui versare la quota di iscrizione:

            IT32R0503410196000000000905
            Importo: 270,00 intestato a: Zenon ASD 
            Causale: Iscrizione corso e quota tesseramento [specificare il nome se il conto non è intestato all’iscritto/a

            Oppure paga con carta di credito/debito (con o senza Paypal)

            2. Scarica e compila il modulo di iscrizione

            Scarica la domanda di iscrizione e inviala compilata all’indirizzo info@zenon.it oppure inviacela via whatsapp cliccando sull’icona in basso a sinistra.

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            Archiviato in:eventi conclusi Contrassegnato con: formazione, hathayoga, yogasana

            Corso biennale formazione insegnanti Yoga

            16 Maggio 2024 by Zénon

            FORMAZIONE INSEGNANTI YOGA
            2024-25

            teoria e pratica del silenzio del corpo

            Corso di formazione biennale per insegnanti di Yoga da oltre 250 ore frontali.

            Indice

            • A chi è rivolto questo corso di formazione
            • Contenuti del corso
            • Piano didattico
            • Struttura e calendario
            • I docenti
            • Esami e diplomi
            • Costi
            • Invia la tua domanda di iscrizione

            A chi è rivolto questo corso di formazione

            • A chi pratica yoga da almeno 2 anni in modo continuativo.
            • A chi desidera approfondire lo yoga e l’esperienza del suo insegnamento con sincero interesse per le questioni centrali: il rapporto mente-corpo, la possibilità di incarnare le questioni filosofiche nella pratica e nella vita, la consapevolezza e il rispetto dei limiti fisiologici, l’adattamento e l’evoluzione della pratica in base alle più comuni patologie riscontrabili nella popolazione, lo yoga come affiancamento alle terapie mediche e psicologiche.

            Non vi sono invece limitazioni riguardanti l’abilità fisica.

            Anche per questo, e per garantire la qualità del percorso e del gruppo di lavoro, non accettiamo tutte le candidature al corso. Se, dopo aver letto il programma e la struttura del corso, ritieni di volerti iscrivere, puoi inviare la tua candidatura tramite il modulo che trovi in fondo a questa pagina.


            Contenuti del corso


            Il corso di formazione per insegnanti di yoga si basa su tre pilastri:

            • lo studio, l’elaborazione personale e l’interiorizzazione dello yoga e della cultura yogica, non limitando il campo a ciò che è strettamente ‘antico’ o ‘indiano’, ma cogliendone le implicazioni e le relazioni a volte insospettate con il contesto odierno e occidentale e con le culture limitrofe (ad esempio, la tradizione Taoista, tibetana ecc.);
            • la pratica, che deve essere quotidiana e non circoscritta a ciò che ci attrae personalmente o che risponde alle nostre inclinazioni, ma orientata all’approfondimento di ciò che può essere utile per la crescita dei propri allievi;
            • l’esperienza di insegnamento, ossia di come entrare in sintonia con l’allievo e di come accompagnarlo verso il silenzio del corpo che caratterizza la pratica dello yoga, nel rispetto delle suoi limiti e anzi sapendo cogliere la ricchezza proprio nelle sue caratteristiche.

            Per conoscere nei dettagli le aree tematiche clicca sul segno ‘+’ di ogni voce.

            Lo studio dello Yoga oggi

            Dire che lo Yoga è una disciplina millenaria è ormai una frase di rito, ma quello che oggi chiamiamo Yoga non è giunto fino a noi tale e quale dalla notte dei tempi. Proprio per questo, accanto allo studio delle tradizioni, è di importanza fondamentale capire che cos’è (e perché è stato definito così) lo Yoga Posturale Moderno, come si discosta inevitabilmente dagli Yoga tradizionali – per destinatari, contesto e spesso per finalità – e come tuttavia, prendendone atto, possiamo trarre ispirazione dalla tradizione, senza la pretesa di riprodurne esattamente la forma o gli aspetti più connotati religiosamente, bensì cercando di coglierne il cuore, il senso essenziale, per trasporlo in un contesto adatto alla contemporaneità conservandone la scintilla vitale.

            Lo studio dello Yoga nelle tradizioni indiane

            Per comprendere la filosofia (o meglio le filosofie) entro cui è nato lo yoga, non si può prescindere dalla cultura indiana tradizionale, che è una costellazione stratificata di dottrine filosofiche, scuole, religioni, spesso in concorrenza se non in aperto contrasto, ma che cercano tutte di dare una risposta ai temi fondamentali della vita umana: la questione del sé e della coscienza, il rapporto tra l’individuo e l’universo, le conseguenze delle azioni, le cause della sofferenza e la possibilità di superarla, l’intuizione dell’unità fondamentale del reale ma al tempo stesso l’esperienza della molteplicità. In questo percorso toccheremo tutte le culture più rilevanti, cercando di offrire uno sguardo il più possibile ampio, dalle origini preistoriche alla cultura Vedica e vedantica, dal buddhismo alla grande epica indiana, dallo yoga classico degli Yoga Sutra allo yoga tantrico, fino allo Haṭha Yoga medievale e al periodo precoloniale in cui probabilmente possiamo incontrare una delle matrici dello yoga come oggi lo conosciamo.
            Particolare attenzione verrà data alla corrente dello Sivaismo tantrico del Kashmir medievale, perché particolarmente adatto a una trasposizione contemporanea che eviti sia le derive commerciali ed edonistiche tristemente note, sia le austerità di alcune visioni tradizionali inapplicabili nel contesto occidentale odierno. Questa visione filosofica, inoltre, offre numerosi spunti di comparazione, pur con le dovute differenze culturali, sia con la tradizione taoista sia con quella del buddhismo tibetano, con le quali stabiliremo un costante raffronto.

            Asana, pranayama mudra bandha: la conoscenza delle tecniche e di ciò che attiva le tecniche

            Quali sono le tecniche dello Yoga a nostra disposizione? Che cosa le rende attive? Solo possedendo entrambe queste competenze possiamo acquisire autonomia nella pratica – e quindi nell’insegnamento – e comprendere che, per cogliere l’essenza di una posizione o di una pratica di respirazione, a volte bisogna tradirne in certa misura la forma.
            Perciò approfondiremo lo studio delle posture; delle dinamiche del respiro e delle tecniche di Pranayama; delle mudra (con un approfondimento sulle hasta mudra) e dei bandha (applicati agli asana, come supporto nel pranayama e come pratiche a sé stanti), che saranno affrontati sia in relazione all’anatomo-fisiologia, sia in relazione alla fisiologia energetica secondo la codificazione della tradizione indiana, comparata con i paradigmi della tradizione Taoista e della Medicina Tradizionele Cinese; ma soprattutto, oltre allo studio delle mappe, dedicheremo ancora più spazio all’esplorazione di questi temi direttamente sul territorio esperienziale, dove occorre spesso imparare a mettere da parte ciò che è noto per accogliere il vero oggetto di interesse della pratica yogica, ovvero: come stabilire un rapporto con il non-conosciuto, invece di fuggirlo.
            Le coordinate attraverso cui ci muoveremo, e che costituiscono il cuore della pratica secondo la nostra visione e il vero ‘tesoro’ da trasmettere durante l’insegnamento, sono una costante attenzione al rilassamento (uno dei sette fattori di illuminazione secondo il Buddhismo, ingrediente fondamentale in asana secondo Patanjali per accedere alla contemplazione), al radicamento (ovvero a stabilire le fondamenta in ciò che ci può fornire un supporto stabile), alla sensazione corporea propriocettiva ed enterocettiva, e alla respirazione intesa come pulsazione profonda prima ancora che come controllo.

            Il metodo didattico

            È esperienza abbastanza comune per gli insegnanti di yoga, dopo aver a lungo studiato e praticato, trovarsi di fronte a innumerevoli casi in cui tutto quello che hanno appreso non sembra applicabile, non solo per la presenza di patologie, ma anche perché, mentre il pubblico dello yoga si allarga sempre di più, appare evidente come lo yoga ‘da manuale’ sia stato modellato su uno stereotipo particolare di corpo e di abilità fisica, e che non sempre, o forse quasi mai, l’abito – ovvero il corpo – corrisponde al monaco, cioè all’attitudine fondamentale di un buon praticante di yoga: il desiderio, o se vogliamo la volontà, di andare al cuore della pratica. Chi sarà abile nelle pratiche psicofisiche spesso si ferma alla superficie.
            Pertanto, in questo corso per insegnanti, lo studio delle tecniche e l’investigazione di ciò che le rende attive non possono essere separati dallo sviluppo di una capacità di osservazione e di ascolto delle varie configurazioni psico-corporee.
            Ma attenzione: riteniamo che l’insegnante di yoga debba guardarsi da tre tentazioni che derivano dalla mancata comprensione del proprio ruolo, ovvero dovrebbe evitare il più possibile di interpretare, diagnosticare e curare. Riguardo alla prima tentazione, faremo volentieri a meno di affascinanti quanto vincolanti e spesso fantasiose classificazioni che distolgono da un ascolto reale e diretto; quanto alla diagnosi, la lasceremo volentieri al medico; quanto al curare (che spesso si traduce nell’intenzione di correggere anche ciò che non ha bisogno di esserlo), osserveremo come sia di importanza capitale conoscere lo scoglio – e per questo ampio spazio sarà dedicato allo yoga in presenza di patologie, uno dei nostri campi di elezione – ma il punto focale della pratica yogica non può distrarsi dalla corrente che continua a scorrere nonostante tutto.
            Riteniamo infatti che nello yoga l’interesse debba orientarsi verso le risorse che nell’essere umano funzionano, piuttosto che verso quelle che non funzionano; e, generalmente, finché siamo vivi, le prime sopravanzano le seconde molto più di quanto non penseremmo, nonostante la sofferenza possa farci credere il contrario. Ed è proprio attingendo a queste risorse – come avrebbe detto Krishnamacharya, muovendo il corpo, respirando, esercitando l’attenzione consapevole – che lo yoga sprigiona anche il suo potenziale terapeutico.
            A questi temi, che riguardano la plasticità dell’insegnamento ma anche la relazione con gli allievi e l’identità dell’insegnante (cosa soprattutto non è, e quanto non debba prendersi troppo sul serio per alcuni versi), si collega a quello della cooperazione, ovvero: una lezione di yoga si fa insieme, non si tratta di una trasmissione a senso unico. L’insegnante è parte attiva nel dirigere l’orchestra, nell’armonizzazione comune, per creare quello stato di attenzione consapevole attraverso cui ogni partecipante, ognuno con le proprie caratteristiche, trovi il proprio posto. Insegnante compreso, che pratica – sia correggendo, sia spiegando o eseguendo – assieme ai suoi allievi. Allievi che – spesso proprio nell’imprevedibilità delle loro risposte, come imprevedibile è la vita – costituiscono una fonte inesauribile di apprendimento e di insegnamento. Insegnare yoga, quindi, non si può basare sulla cristallizzazione delle nozioni acquisite, ma nella capacità di lasciare aperte le risposte alle domande che a ogni lezione si presenteranno con sfumature sempre nuove.

            La meditazione

            Oggi si parla di yoga e meditazione come di ambiti distinti: da un lato la pratica psicofisica, dall’altro quella contemplativa. Almeno nel linguaggio popolare e a livello commerciale, è un dato di fatto: anche se teoricamente la prima è una preparazione alla seconda, non è sempre ben chiaro come, e la transizione è spesso problematica. La ragione, crediamo, è nella dicotomia stessa tra fare e essere, che pur dimostrandosi utile in fase propedeutica, dev’essere a un certo punto superata, pena la frammentarietà della pratica e una grande mancanza di chiarezza, che produrrà lezioni di yoga piene di cose ‘da fare’ e momenti dedicati alla meditazione vissuti come tristi obblighi aspettando che la lezione ‘vera’ inizi o pensando a cosa si farà una volta che sarà finita: chi ha subito da praticante questo schema, tenderà a riproporlo da insegnante.
            Eppure, come tutte le transizioni da uno stato all’altro, la soglia tra l’attività esteriore e l’interiorizzazione costituisce un campo eletto di indagine yogica, proprio là dove le due fasi possono sovrapporsi e acquisire l’una le qualità dell’altra. Per questo, oltre a dedicare numerose ore di formazione alla meditazione tout court – perché di insegnanti di yoga che non sanno rimanere seduti per più di qualche minuto ce ne sono già troppi – dedicheremo altrettanto tempo per comprendere il senso ultimo di ogni pratica, ovvero come, agendo non agendo, possa diventare accompagnamento verso il silenzio o, meglio ancora ri-scoperta e riconoscimento del silenzio che già abitiamo. Non solo dunque posture, non solo sequenze o tecniche di respirazione, ma anche: come abbandonare la tecnica che ci ha aiutati a condensare e proteggere l’attenzione, come lasciare quest’ultima libera in pieno campo perché ritorni alla sua stessa fonte.

            Anatomia, fisiologia, biomeccanica funzionali allo yoga

            Data la rilevanza nello yoga moderno della componente posturale, è indispensabile per ogni insegnante la conoscenza del corpo umano sotto l’aspetto anatomico, fisiologico, neurofisiologico e biomeccanico. Per questo, come è sempre stata nostra tradizione, dedicheremo ampio spazio non solo al corpo e alla comprensione della sua complessità, della sua intelligenza e potenzialità, ma anche dei limiti fisiologici e di come la consapevolezza di questi ultimi sia indispensabile non solo per evitare infortuni, ma anche per comprendere la connessione mente-corpo che lo Yoga permette di esplorare e, se vogliamo, di trascendere.
            Lo faremo soprattutto attraverso lo stato dell’arte delle conoscenze scientifiche, esaminando le più comuni patologie di cui la popolazione soffre e che ci capiterà di incontrare nell’esperienza dell’insegnamento, che ci offriranno lo spunto per approfondire aspetti pratici, psicologici e addirittura filosofici.

            L’esperienza estetica: la danza, il suono e la voce, il gesto

            Negli ultimi anni, accanto allo yoga atletico e suo malgrado performativo, si è fatta strada una espressione differente, dove la marzialità e i rigidi allineamenti cedono il passo a modulazioni più sfumate.
            “Il Sé è un danzatore” recitano gli Siva Sutra, testo-radice dello Sivaismo del Kashmir, “I sensi sono gli spettatori”, aggiungono poco più avanti, aprendo a una dimensione dove esperienza estetica e contemplativa ritrovano la loro originaria unità. E questo non sarà solo il tema dei preziosissimi contributi di Gioia Lussana e Antonella Usai, ma uno dei fili conduttori di tutto il corso.
            Accanto a questo filone, ci saranno due approfondimenti che forniranno altrettanti importanti competenze sia per la pratica yogica che per il suo insegnamento.
            Il primo è sulle hasta mudra, ovvero sulla gestualità delle mani, pratica che ha una profonda risonanza a livello psicofisico e che verrà approfondita non solo attraverso la lente della pratica yogica, ma anche attraverso il bagaglio culturale della danza tradizionale indiana.
            Il secondo è sulla voce, sia come canto e celebrazione, sia come strumento espressivo e comunicativo (di cui andremo a approfondire anche le implicazioni nell’insegnamento) sia come veicolo per l’accordatura e l’orchestrazione delle energie sottili.

            Aspetti normativi e fiscali

            Insegnare yoga significa anche far fronte agli aspetti pratici legati ai rapporti di lavoro o di volontariato, in proprio o come collaboratori di associazioni, nonché alla sicurezza dei propri allievi. Su questi argomenti c’è troppo spesso approssimazione se non addirittura disinformazione che possono costare care anche quando armati delle migliori intenzioni: proprio per questo, abbiamo ritenuto indispensabile dedicare una parte della formazione alle possibilità che oggi la normativa italiana offre, evitando inutili complicazioni.

            Yoga e terapia: il confronto tra i paradigmi

            L’insegnante di yoga non è investito della responsabilità del terapeuta, ma ci sentiremmo di aggiungere di più: chi soffre di patologie, oggi, e si rivolge allo yoga, non lo fa quasi mai perché alla ricerca di una cura alternativa. Lo fa in primo luogo come attività complementare e perché spesso la patologia risveglia il bisogno di prendersi cura di sé, di andare alla ricerca di ciò che è davvero essenziale. Pertanto, conoscere le patologie è utile all’insegnante nel suo ruolo di accompagnamento e di ascolto.
            L’area tematica terapeutica sarà inoltre arricchita grazie al confronto tra i paradigmi della scienza medica contemporanea (medicina fisica e riabilitativa, endocrinologia, neuroscienze ecc.) con quelli delle medicine di tre grandi tradizioni: quello dell’Ayurveda, ovviamente, ma anche quello della Medicina Tradizionale Cinese (accostamento oggi molto in voga, di cui approfondiremo alcuni aspetti meno noti) e di quella Tibetana.

            Lo yoga in gravidanza e nel post-parto

            La gravidanza e il post parto, in quanto periodi molto speciali e di passaggio nella vita di una donna, si sono rivelati in questi anni terreni di elezione per l’applicazione dello yoga. La pratica nella gravidanza e nel post parto sarà per questo protagonista di un approfondimento molto dettagliato nel corso del secondo anno di corso.

            Piano didattico

            Le ore di lezione si riferiscono alla somma delle due annualità.

            Testi tradizionali, Filosofia, storia e cultura dell’India e dintorni40
            Anatomia, fisiologia, biomeccanica applicati allo yoga45
            Asana Pranayama Mudra Bandha: definizione, studio e pratica delle tecniche yogiche, con approfondimenti e comparazioni con altre discipline (danza tradizionale indiana, Qi Gong, canto armonico)60
            Principi terapeutici (la pratica in presenza delle più comuni patologie, comparazioni con Medicina Tradizionale Cinese, Ayurveda, Medicina Tibetana)30
            Approcci alla meditazione30
            Didattica e conduzione della lezione: come strutturarla, come adattare e rendere accessibile la pratica alle differenti condizioni, orientare la pratica psicofisica al predisporre corpo-mente-cuore alle fasi più interiori e meditative.40
            Aspetti normativi e fiscali relativi all’insegnamento dello yoga. 5
            Totale ore:250
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            Un momento della didattica, durante la prima edizione di Yogasana

            Struttura e calendario


            Il corso è in due annualità, ognuna delle quali si articola come segue:

            • 9 seminari mensili in presenza nei fine settimana tra autunno 2024 ed estate 2025 (prima annualità) e tra autunno 2025 ed estate 2026 (seconda annualità);
            • 3 corsi di approfondimento in presenza e online (anche in differita) che si terranno il giovedì sera tra l’autunno del 2024 e la primavera del 2025;
            • L’attestazione di un percorso personale unico, nello studio, nella pratica e nell’insegnamento, con almeno 100 ore di pratica certificata per annualità (oltre alle ore di lezione frontale) e che sfocerà nella redazione di una relazione finale.

            Seminari nel fine settimana – prima annualità (2024-2025)

            Ogni seminario si terrà il sabato, dalle 14.00 alle 18.00, e la domenica dalle 9.00 alle 18.00, per un totale di 96 ore frontali per annualità. Le date potranno subire dei cambiamenti in corso d’opera.

            11-12 ottobre 2024
            8-9 novembre 2024
            10-11 gennaio 2025
            7-8 febbraio 2025
            7-8 marzo 2025
            11-12 aprile 2025
            9-10 maggio 2025
            13-14 giugno 2025

            Seminari di approfondimento, prima annualità (2024-25)

            Yogasana 9
            Settembre-novembre 2024 7 incontri tematici in presenza e online. Giovedì 19.10-21.00 (date da comunicare)
            Yogasana 10
            Febbraio-aprile 2025. 7 incontri tematici in presenza e online. Giovedì 19.10-21.00 (date da comunicare)
            Seminario monotematico
            maggio-giugno 2025. 4 incontri in presenza e online. Giovedì 19.10-20.30 (date da comunicare)
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            I docenti


            Ecco il corpo docenti del corso, che potrà subire ampliamenti in corso d’opera.

            Marco Invernizzi

            Medico e Professore Ordinario presso la cattedra di Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università del Piemonte Orientale.
            Agopuntore ed esperto in Medicina Tradizionale Cinese, insegnate di Tai Chi e Qi Qong presso Zènon.
            Tratterà di anatomia, fisiologia, biomeccanica, pratica in presenza di patologie, aspetti riabilitativi, nonché del confronto con le pratiche Taoiste e la Medicina Tradizionale Cinese.

              Francesco Vignotto

              Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon. Tratterà gli aspetti principalmente pratici e didattici di asana, pranayama e meditazione, nonché del rapporto tra gli aspetti filosofici e attitudinari e la pratica.

                Antonella Usai


                Danzatrice professionista di fama internazionale, diplomata in Bharatanatyam (è la prima danzatrice occidentale ad essere ingaggiata dalla Compagnia di Mrinalini e Mallika Sarabhai), laureata in Storia del Teatro, insegnante di Yoga. Tratterà dei collegamenti tra Yoga e danza classica indiana, con approfondimenti sul canto carnatico e sulle hasta mudra.

                  Gioia Lussana

                  Docente yoga (Y.A.N.I.) e formatrice di insegnanti yoga. Laureata cum laude in Indologia con R.Gnoli e R.Torella. Co-fondatrice dell’A.ME.CO con Corrado Pensa, per oltre 20 anni ha approfondito la meditazione vipassanà con maestri del buddhismo contemporaneo. Ha pubblicato saggi sullo yoga in riviste scientifiche (RSO) e divulgative. Ha conseguito il PhD presso l’Università Sapienza di Roma con una ricerca sullo yoga tantrico delle origini.

                    Erika Pizzo

                    Insegnante di yoga in gravidanza e post parto, allenamento funzionale presso Zénon.

                      Giorgio Invernizzi

                      Medico e specialista in Chirurgia Generale e Chirurgia Vascolare. Da oltre 40 anni si occupa di medicine complementari. In particolare è da oltre 20 anni medico tibetano ed esperto conoscitore delle tecniche di guarigione della Tradizione Tantrica Tibetana. È stato il primo presidente del new Yutok Institute, istituto per la diffusione e la pratica della medicina tibetana in Italia ed allievo del Dr. Pasang Yonten Arya, ex rettore della Scuola di Medicina Tibetana dell’Università di Dharamsala (India). Agopuntore ed esperto in Medicina Tradizionale Cinese da oltre dieci è docente della scuola di Agopuntura, Medicina Tradizionale Cinese, Tai Chi e Qi Qong ALMA di Milano, scuola legata alla F.I.S.A., Federazione Italiana delle Società di Agopuntura che coordina la maggioranza delle Associazioni, delle Scuole e dei Medici Agopuntori italiani.

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                        Esami e diplomi


                        Al termine del primo anno avrà luogo un esame di metà percorso in seguito al quale verranno riconosciute le ore di formazione.

                        Al termine del secondo anno e in seguito al superamento dell’esame finale verrà rilasciato il diploma Zénon di 270 ore di formazione e il diploma nazionale Csen/Coni con tesserino tecnico e iscrizione nell’albo nazionale.

                        Costi


                        Il costo della singola annualità, con pagamento in un’unica soluzione, è di 1300€. Il costo di entrambe le annualità in un’unica soluzione è di 2000€.

                        Puoi scegliere di pagare la prima annualità oppure entrambe le annualità con formule di pagamento dilazionato.

                        A ogni costo va aggiunta, se non è già stata pagata, la quota associativa di 30€/anno.

                        Prima annualità

                        L’annualità comprende i 9 week end e i 3 corsi di formazione del primo anno.
                        Paghi in una sola rata o in più rate


                        in un’unica soluzione
                        €1300
                        In due rate semestrali
                        €800 + €600
                        In tre rate quadrimestrali
                        €700 + €500 + €300

                        Entrambe le annualità

                        La doppia annualità comprende i 9 week end e i 3 corsi di formazione di entrambi gli anni del corso di formazione.


                        In un’unica soluzione
                        €2000
                        In due rate semestrali
                        €1500 + €600
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                        Invia la tua domanda di iscrizione


                        Per i motivi esposti in apertura, non accettiamo qualsiasi richiesta di iscrizione. Mentre l'”industria” dello yoga è ormai votata alla produzione in serie di diplomi senza porsi domande sulla qualità e sulla sostenibilità, noi crediamo ancora nell’importanza di conoscersi personalmente e nell’accordatura reciproca che, proprio nelle differenze, permette un arricchimento in termini qualitativi.

                        Pertanto, questo corso è a numero chiuso e sarà possibile iscriversi solo dopo un colloquio conoscitivo.

                        Se ritieni che questo corso possa fare per te e se trovi una sintonia con quanto esposto nel programma, puoi inviarci la tua candidatura, tenendo presente queste poche condizioni:

                        • Il corso prevede che tu abbia una esperienza di pratica almeno di due anni, per due motivi che non è banale ricordare: il primo è che prima di insegnare qualcosa bisogna averlo praticato; il secondo è che nel corso si daranno per scontate alcune informazioni e alcune esperienze di pratica.
                        • Al tempo stesso, ti chiediamo la disponibilità a mettere in gioco le tue esperienze e le tue conoscenze; non perché te ne vogliamo proporre di migliori, ma perché riteniamo che il migliore insegnamento che ci dona lo yoga sia la capacità di mettere in discussione il conosciuto, che è anche il miglior metodo per risalire a ciò che è davvero essenziale.
                        • Non inviarci la tua candidatura semplicemente perché ritieni di fare bene delle posizioni simili agli asana dello yoga; praticare yoga è una attività complessa in cui la performance fisica è di relativa importanza e può anzi essere un freno per l’esplorazione degli aspetti più centrali.
                        • D’altro canto, non sentirti inadatta/o se hai delle limitazioni fisiche, perché potrebbero essere uno strumento molto prezioso per conoscerti ed entrare in sintonia con le persone che incontrerai dentro e fuori l’ambito dell’insegnamento.

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                        Seminario: gli 8 meridiani straordinari e lo Yoga

                        4 Aprile 2024 by Zénon


                        Nutrire i laghi dell’energia vitale: alla scoperta degli 8 meridiani straordinari e di come la loro conoscenza può aiutarci ad approfondire la pratica psicofisica dello Yoga. Seminario in 4 incontri.

                        Contenuti

                        • Le date
                        • Il corso: perché un altro corso su yoga e meridiani?
                        • I docenti
                        • Contributo di partecipazione e attestato di frequenza
                        • Iscriviti
                          • 2. Scarica e compila il modulo di iscrizione
                        • Richiedi informazioni

                        Seminario in presenza e via Zoom

                        Il corso potrà essere seguito anche in differita: le registrazioni rimarranno disponibili senza scadenza

                        Le date

                        Tutti i seminari si svolgono in presenza, presso la nostra sede in via 23 marzo 17 a Novara, e online su Zoom alle 19.10 e dureranno circa un’ora e mezza. Le registrazioni saranno disponibili per tutti i partecipanti.

                        30 maggioRen Mai e Du Mai, il Vaso di Concezione e il Vaso Governatore
                        6 giugnoChong Mai, il Vaso Penetrante, e Dai Mai, il Vaso Cintura
                        13 giugnoYin e Yang Qiao Mai, i Meridiani regolatori del Calcagno
                        20 giugnoYin e Yang Wei Mai, i Meridiani di Collegamento

                        Il corso: perché un altro corso su yoga e meridiani?

                        Il binomio tra pratica dello Yoga e meridiani della Medicina Tradizionale Cinese (MTC) non è certo una novità nel panorama odierno. Tuttavia, questa associazione ormai divenuta familiare risente quasi sempre di due bias fondamentali.

                        Il primo è che la trasposizione pratica è spesso limitata alla componente posturale con un forte accento sull’allungamento muscolare, dando per scontato che i meridiani si possano ‘stirare’, azione che nelle pratiche psicofisiche della tradizione cinese è pressoché assente o marginale.

                        Il secondo è che l’indagine si concentra per lo più sui dodici meridiani ordinari, collegati a organi e visceri, che governano il funzionamento di routine dell’organismo, e che nella MTC e nel Taoismo sono di rilevanza soprattutto per l’atto terapeutico, nel caso in cui si verifichino squilibri nelle loro funzioni.

                        Tuttavia, nelle pratiche psicofisiche cinesi, così come in quelle dello Hatha Yoga indiano, l’interesse non è tanto rivolto a interferire nella ordinaria amministrazione energetica (cosa che è possibile in modo indiretto e limitato, e che richiede una cognizione di causa che esula dall’ambito di queste pratiche), quanto a nutrire e a portare ad emergere un altro tipo di circolazione energetica.

                        Per questo, il vero obiettivo delle pratiche psicocorporee non sono tanto i canali ordinari, quanto i meno conosciuti meridiani straordinari, i “laghi dell’energia vitale”, ovvero i primi circuiti energetici a formarsi nell’embrione, in diretto rapporto con l’energia anteriore alla nascita. Nell’individuo formato, questi meridiani si trovano in stato dormiente, fungendo da riserva in caso di perturbazioni particolarmente gravi nell’organismo e – da qui la loro rilevanza nelle pratiche psicocorporee – divengono preminenti negli stati contemplativi.

                        Dei meridiani straordinari, solo il Vaso Governatore e il Vaso di Concezione vengono solitamente presi in considerazione, ma ne esistono almeno altri sei, il cui studio può suggerirci importanti implicazioni e orientamenti anche per la pratica dello Yoga.

                        In questo seminario impareremo a conoscere questi otto meridiani, ma anche a inquadrarli in una corretta prospettiva epistemologica, per comprendere meglio il senso stesso della pratica psicocorporea: non come surrogato di un atto terapeutico fai-da-te, ma come imprescindibile nutrimento delle nostre risorse più intime e profonde. Che questo nutrimento, apparentemente privo di una applicazione diretta e immediata, sia parte stessa di un’ottica più ampia di prevenzione e di cura di sé, è un concetto cardine di quelle che, non a caso, nella MTC venivano chiamate Pratiche di Lunga Vita, ma è in perfetta consonanza anche con le prerogative meno scontate della yogaterapia.

                        Nel tradurre tutto questo nella pratica yogica, esploreremo le implicazioni degli otto meridiani straordinari non solo attraverso l’aspetto (bio)meccanico della pratica posturale, ma anche attraverso il movimento sottile, l’ascolto attivo e l’attivazione per mezzo del soffio, nel rispetto del senso originario di queste pratiche, ovvero di introdurre, attraverso l’accordatura di mente-corpo-cuore, a quel ‘qualcos’altro ancora’ che si verifica come levandosi interiormente una chiusa, e che per mancanza di termini più precisi chiamiamo meditazione.


                        I docenti

                        Marco Invernizzi

                        Medico e Professore Ordinario presso la cattedra di Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università del Piemonte Orientale.
                        Agopuntore ed esperto in Medicina Tradizionale Cinese, insegnate di Tai Chi e Qi Qong presso Zènon.

                          Francesco Vignotto

                          Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

                            Contributo di partecipazione e attestato di frequenza

                            Il contributo di partecipazione del corso (comprensivo dei 4 seminari) è di 220€. Per chi si iscrive entro il 16 maggio – versando la quota – il prezzo è agevolato a 190€.

                            Al termine del percorso – con una frequenza minima dell’80% delle lezioni – verrà rilasciato un attestato di frequenza.

                            Iscriviti

                            Vuoi iscriverti? Servono solo due passaggi: 1) paghi la quota e 2) compili e invii la domanda di iscrizione.


                            1. Dati per il pagamento

                            Costo: 220,00 190,00€ (entro il 16/5)

                            Puoi scegliere di pagare:

                            • con carta di credito o di debito attraverso Paypal (non serve avere un account): in questo caso puoi anche usufruire dell’opzione paga in tre rate;
                            • con bonifico bancario.

                            Con carta di credito/debito (con o senza Paypal)

                            Con bonifico bancario

                            Ecco le coordinate bancarie su cui versare la quota di iscrizione:

                            IT32R0503410196000000000905
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                            Causale: Iscrizione corso e quota tesseramento [specificare il nome se il conto non è intestato all’iscritto/a]

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                            Archiviato in:eventi conclusi Contrassegnato con: hathayoga, Qi Gong Novara, yoga Novara

                            Yogasana 8: Mindfulness/Heartfulness

                            28 Novembre 2023 by Zénon

                            Nuova edizione febbraio-aprile 2024: Esplorare le connessioni mente-cuore-corpo, tra Yoga posturale moderno, Yoga tantrico delle origini, neurofisiologia e anatomia, Medicina Tradizionale Cinese e pratiche Taoiste.


                            Perché nella relazione mente-corpo è indispensabile comprendere la differenza tra consapevolezza e controllo, che spesso confondiamo? Perché nelle pratiche psicocorporee e meditative dovremmo sostituire la parola ‘mente’ con il termine ‘mente-cuore‘? Quali sono le relazioni tra il cuore, la respirazione e la muscolatura profonda, così sensibili alle dimensioni emotiva e intuitiva? Qual è il rapporto tra la circolazione sanguigna e l’esperienza dell’energia vitale nelle pratiche psicocorporee? Esiste davvero una relazione, come popolarmente si dà per scontato nello Yoga moderno, tra espansione dell’area toracica ed ‘espansione del cuore‘ interiore? Quali sono gli aspetti energetici e fisiopatologici legati al cuore e all’elemento fuoco nella Medicina Tradizionale Cinese? Perché la simbologia tantrica legata al cuore, inteso come sede dell’essere e dell’essenza, è così importante per una comprensione che non sia unicamente un sapere intellettuale? E perché la qualità dell’ardore è così intimamente legata alla pratica dello Yoga delle origini?

                            Nell’ottava edizione di Yogasana andiamo alla ricerca del centro della pratica dello Yoga, ossia al suo cuore. Ed è proprio al cuore in tutte le sue accezioni e implicazioni che è dedicata questa edizione, dal cuore fisico, centro di distribuzione e organo di pari importanza rispetto al cervello, al cuore come essenza e centro delle cose che tutto mette immediatamente in relazione e reciproca risonanza.

                            Lo faremo, come sempre, tessendo paralleli tra lo Yoga posturale moderno, lo Yoga tantrico delle origini, l’anatomo-fisiologia e la neurofisiologia, assieme ai consueti collegamenti con la Medicina Tradizionale Cinese e la tradizione Taoista.

                            Saranno con noi in questo percorso Gioia Lussana, PhD esperta nello Yoga tantrico delle origini, il prof. Marco Invernizzi e Francesco Vignotto.


                            Contenuti

                            • Il programma
                              • I docenti
                              • Contributo di partecipazione e attestato di frequenza (CSEN)
                              • Iscriviti
                              • Desideri maggiori informazioni?

                              in presenza e online

                              Il corso potrà essere seguito anche in differita tramite le registrazioni, che saranno disponibili il giorno dopo ogni seminario

                              Il programma

                              Tutti i seminari dureranno circa due ore e conterranno una parte teorica e una parte pratica. Potranno essere seguiti in queste tre modalità:

                              • in presenza presso la nostra sede a Novara in via XXIII marzo al numero 17
                              • online in diretta tramite la piattaforma Zoom
                              • online in differita, tramite le registrazioni che saranno disponibili per la visione in streaming a partire dal giorno seguente

                              Le registrazioni, assieme alle slide di ogni seminario, saranno a disposizione di tutti gli iscritti, anche di chi sceglierà di seguire in presenza.


                              MODULO 1: Mindfulness/Heartfulness: comprendere la differenza tra consapevolezza e controllo

                              In presenza e online, giovedì 1 febbraio ore 19.10-21.00
                              Con Francesco Vignotto

                              MODULO 2: L’espansione del cuore: il torace e il cuore tra anatomia, biomeccanica e fisiologia yogica

                              Online e in presenza, giovedì 8 febbraio ore 19.10-21.00
                              Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

                              MODULO 3: La simbologia del cuore nello Śivaismo del Kashmir

                              Online e in presenza, giovedì 22 febbraio 19.10-21.00
                              Con Gioia Lussana

                              MODULO 4: Circolazione sanguigna, movimento, stasi e respirazione: la distribuzione dell’energia tra fisiologia e dinamiche praniche

                              Online e in presenza, giovedì 7 marzo 19.10-21.00
                              Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

                              MODULO 5: L’ardore nello Yoga tantrico delle origini

                              Online e in presenza, giovedì 21 marzo 19.10-21.00
                              Con Gioia Lussana

                              MODULO 6: Il cuore e l’elemento fuoco nella Medicina Tradizionale Cinese: aspetti fisiopatologici ed energetici

                              Online e in presenza, giovedì 4 aprile 19.10-21.00
                              Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

                              MODULO 7: Far fronte all’ansia, ovvero il lato oscuro (ed emotivo) del pensiero: una proposta estetica

                              Online e in presenza, giovedì 18 aprile 19.10-21.00
                              Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto


                              Un momento della didattica, durante la prima edizione di Yogasana


                              I docenti

                              Marco Invernizzi

                              Medico e Professore associato presso la cattedra di medicina fisica e riabilitativa dell’Università del Piemonte Orientale.
                              Agopuntore ed esperto in Medicina Tradizionale Cinese, insegnate di Tai Chi e Qi Qong presso Zènon.

                                Francesco Vignotto

                                Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

                                  Gioia Lussana

                                  Docente yoga (Y.A.N.I.) e formatrice di insegnanti yoga. Laureata cum laude in Indologia con R.Gnoli e R.Torella. Co-fondatrice dell’A.ME.CO con Corrado Pensa, per oltre 20 anni ha approfondito la meditazione vipassanà con maestri del buddhismo contemporaneo. Ha pubblicato saggi sullo yoga in riviste scientifiche (RSO) e divulgative. Ha conseguito il PhD presso l’Università Sapienza di Roma con una ricerca sullo yoga tantrico delle origini.

                                    Contributo di partecipazione e attestato di frequenza (CSEN)

                                    Il contributo di partecipazione del corso (comprensivo dei 7 seminari) è di 300€. Per chi si iscrive entro il 5 dicembre (versando la quota) il costo è agevolato a 220€. Non è possibile iscriversi a singoli seminari, in quanto il corso è da intendersi come un blocco unitario.

                                    Al termine del percorso verrà rilasciato un attestato di frequenza CSEN. Chi segue online, in diretta o differita, può ottenere l’attestato presentando una breve relazione scritta (1500 caratteri).

                                    Iscriviti

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                                    Perché le tecniche di respirazione non funzionano

                                    10 Maggio 2023 by Francesco Vignotto Lascia un commento

                                    Bramino che pratica Recaka nel Pranayama - Le tecniche di respirazione

                                    Compresi che il mio posto nel mondo corrispondeva a un punto al di là di me stesso, e che questo punto, pur trovandosi dentro di me, non era localizzabile. Era la piccola intercapedine tra il sé e il non-sé, e per la prima volta in vita mia questo non luogo mi apparve come il centro esatto del mondo.

                                    Paul Auster

                                    Il titolo, in un certo senso, mente o esagera: i benefici della respirazione per il benessere psicofisico sono oggi ampiamente riconosciuti, tanto che alcune tecniche di controllo del respiro sono spesso suggerite da operatori sanitari e psicoterapeuti per calmare gli stati ansiosi, migliorare la concentrazione e facilitare il sonno, tra le altre cose.

                                    Sappiamo ad esempio che una respirazione lenta, con l’accento sull’espiro e prevalentemente addominale stimola il nervo vago, che proprio attraverso il diaframma passa, trasmettendo al sistema nervoso autonomo un profondo impulso di distensione. All’estremo opposto, ma c’è un mondo intero nel mezzo, altri utilizzano respirazioni iperventilanti per i più vari scopi ludico-allucinatori, e ciò ha poco a che fare con lo Yoga, checché se ne dica, ma è una possibilità tra le tante. Insomma, le tecniche di respirazione funzionano e proprio per questo si prestano a una vasta gamma di utilizzi raccomandabili o meno.

                                    Sarebbe facile quindi concludere che basta adeguare il respiro a una certa equazione ritmica per fare del nostro cervello quello che vogliamo, l’articolo finirebbe qui e avremmo potuto risparmiare il tempo di scriverlo affidandolo a uno di quei chatbot molto di moda che mettono una parola dopo l’altra secondo un criterio di probabilità.

                                    In realtà, se c’è un senso nel dedicare la propria attenzione al respiro, dovrebbe basarsi su presupposti meno astratti. In altre parole, non è il respiro che si deve adeguare alla mente, ma è la mente che deve imparare ad andare al passo con il respiro, alla ricerca della pulsazione profonda da cui entrambi hanno origine.

                                    Potrebbe sembrare un dettaglio nel momento in cui abbiamo degli obiettivi o una situazione a cui porre rimedio, ma è proprio qui che si gioca la possibilità di andare incontro a qualcos’altro che non siano i propri pensieri, ed è proprio trascurando questa premessa che i più abbandonano, concludendo, come le scimmie in viaggio di istruzione, che il mondo è noioso e viaggiare non serve a niente, non accorgendosi di non essere mai uscite dalla gabbia.

                                    Quindi, siccome dobbiamo farci perdonare il titolo di questo articolo, vogliamo cominciare da quando le tecniche di respirazione non funzionano o smettono di farlo, perché è proprio di fronte alla sfinge del soccorritore se ne va senza avere soccorso che si sente per la prima volta, inaspettato, il proprio respiro autentico.

                                    Contenuti

                                    • “Il soccorritore se ne va senza avere soccorso”
                                    • I due regimi della respirazione
                                    • Per concludere, oltre le tecniche di respirazione

                                    “Il soccorritore se ne va senza avere soccorso”

                                    Uno yogi che pratica una tecnica di respirazione - dal murale del tempio Zongdag Lukhang
                                    Uno yogi dal murale del tempio Zongdag Lukhang

                                    Prendiamo un caso abbastanza comune. Le mie prime esperienze sono positive e si sprecherebbero le frasi fatte: grazie agli esercizi di respirazione avverto letteralmente l’aria prendere vita dalle mie narici, quella sensazione leggermente elettrica vivifica ed energizza mente e corpo, proprio come se avessi aperto le finestre in una stanza da molto tempo chiusa e al buio. Tutto è lucidato a nuovo, le sensazioni sono più vive, il mio umore è più stabile, la mente è chiara, fatico meno a prendere sonno e soprattutto mi sveglio riposato.

                                    Tuttavia, quando la novità diventa routine incontro delle difficoltà; mentre prima tutto sembrava così semplice e a portata di mano come premere un interruttore, ora quell’interruttore sembra funzionare a intermittenza e dopo svariati tentativi. Intanto, non solo il respiro diviene forzato – forse non ci metto abbastanza energia, penso – ma mi sorprendo a controllarlo rigidamente anche al di fuori dei momenti di pratica. In breve, ma forse ci vuole un po’ per ammetterlo, perdo ogni beneficio o addirittura vivo un peggioramento dei sintomi che inizialmente quelle tecniche si erano dimostrate efficaci ad alleviare.

                                    Che cosa è successo: come in ogni attività ripetitiva, la pratica si è automatizzata. In altre parole, ho sperimentato la parabola con cui il mentale si appropria anche del ‘qui ed ora’ a cui la respirazione dovrebbe riavvicinarci. La mente fagocita, organizza, programma tutto, dalla vita coniugale alle esperienze trascendenti, organizzando meticolosi percorsi alternativi alle esperienze spiacevoli e pianificando la pantomima formale dei momenti felici, ma purtroppo conservando della felicità solo una memoria.

                                    Così scopro che anche la relazione mente-corpo può ridursi a un circolo vizioso e meccanico, i cui due poli continuano a rinviarsi l’un l’altro, ma senza il palesarsi di qualcos’altro, di quella silenziosa presenza impersonale che emerge dallo sfondo in cui la mente e il respiro tendono a lasciarsi riassorbire per naturale propensione. Mi ritrovo così nella sala d’attesa di qualcosa che non può arrivare, perché l’attendere stesso è la separazione da quello che c’è in questo momento, dal reale. A questo punto, che si spezzi qualcosa è una benedizione, e per tornare a vivere è necessario cessare proprio la pratica di ciò che inizialmente doveva aiutare a rilassarmi.

                                    Naturalmente quello appena descritto è un caso-limite ed esistono innumerevoli sfumature, a volte moderatamente innocue, altre più subdole. Una cosa è certa: ferma restando l’intuizione yogica fondamentale, ovvero che la mente segue il respiro (presupposto perché la mente si avvii oltre sé stessa), tuttavia è anche vero e possibile il contrario, ovvero che il respiro segua la mente: nel primo caso, la produzione di pensieri andrà a sfumare, nel secondo verrà alimentato a prescindere dal tipo di respirazione.

                                    Ma per fare un passo oltre, lo Yoga, ad esempio, chiede innanzitutto di ridefinire i soggetti in gioco.

                                    I due regimi della respirazione

                                    Perché le tecniche di respirazione non funzionano

                                    Che il respiro sia l’unica funzione autonoma che può essere controllata in modo volontario è un’informazione che andrebbe contestualizzata. Di solito la nozione di questo questo doppio regime dà adito a interpretazioni inconsciamente tendenziose, secondo il pregiudizio mentale per cui ciò che è involontario è per sua natura inferiore a ciò che è volontario.

                                    Pertanto, è facile che, sentendo parlare di respiro consapevole, si intenda con questo il respiro volontario. Ed è facile concludere che attraverso un intervento volontario sul respiro io possa correggere od orientare i processi autonomi. È un errore di prospettiva: in realtà, io ho bisogno di attingere, attraverso il respiro, a quella parte di me che non dipende dalla mia volontà.

                                    Proprio su questo aspetto, Gerard Blitz ha dedicato numerose interessanti intuizioni, raccolte dai suoi allievi ne Il filo dello Yoga (gli a capo sono nell’originale):

                                    Portiamo in noi
                                    due “regimi” diversi
                                    che coabitano e funzionano insieme
                                    Uno è volontario
                                    ci spostiamo nello spazio
                                    pensiamo parliamo
                                    L’altro non è volontario
                                    qualcosa in noi
                                    agisce a nostra insaputa
                                    aziona i nostri organi
                                    equilibra la nostra posizione nello spazio
                                    coordina regola corregge
                                    Questo “qualcosa” è intelligente

                                    Questa intelligenza è diversa
                                    più profonda
                                    complementare alla prima
                                    che chiamiamo mentale

                                    Il ruolo dell’Hațha Yoga
                                    è quello di insegnare all’uomo a creare le condizioni
                                    in cui quest’altra intelligenza
                                    che è in lui
                                    possa manifestarsi e partecipare
                                    alle sue azioni  al suo pensiero alla sua parola
                                    Quando queste condizioni esistono
                                    siamo nello stato di Yoga

                                    Al contrario di quel che si penserebbe, il regime involontario, afferma Blitz, è intelligente. Emerge quindi un problema: cosa impedisce al nostro respiro autentico di trovare espressione? Da dove originano le difficoltà e le limitazioni nel respiro? La risposta è complessa, perché in parte originano da altre aree involontarie, su cui quindi non abbiamo modo di agire direttamente, ma in parte anche per l’ingerenza della componente volontaria, che con scarsa coordinazione e delicatezza cerca di controllare il respiro come controllerebbe i movimenti di un braccio. Qui però non si tratta di passare all’estremo opposto, di invertire la scala di valori: si tratta di “creare le condizioni” per un’integrazione.

                                    Anche per questo, la premessa da cui occorre partire, sempre e non solo in via propedeutica, è di rendere cosciente il respiro naturale, ossia involontario, senza intervenire. Già ci potremmo fermare qui: se ci dedichiamo con serietà a questo compito, ci possiamo accorgere di quanto sia difficile e sempre nuovo. La passività cerebrale è fondamentale; in caso contrario, come osserva Eric Barét, scopriremo soltanto ciò che abbiamo accettato.

                                    La storia finisce quindi senza essere mai veramente incominciata? Al contrario, è proprio qui che tutto inizia. Ci possiamo subito accorgere degli infiniti possibili approcci all’ascolto e della non banalità di alcun particolare che si presenta all’attenzione, ognuno dei quali contiene il tutto: sentire la temperatura, il suono e la traiettoria dell’aria che entra ed esce dalle narici, la pulsazione viscerale, il movimento spinale, costale, articolare ed epidermico, la riconfigurazione degli spazi del corpo e la sensazione di espansione e contrazione che riverbera nell’ambiente, le fluttuazioni nella cognizione del tempo a seconda che si propenda a ‘lasciarsi respirare’ o a intervenire attivamente. La sensazione delle pause, non forzate, naturali che preludono all’emergere dello sfondo da cui inspiro ed espiro sempre più occasionalmente salgono come razzi.

                                    Attraverso questi inviti all’ascolto da cui ci lasciamo sfiorare, potremmo notare che il respiro naturale, quando riceve ascolto cosciente, non rimane uguale a sé stesso, ma come ogni cosa vivente si sviluppa. È proprio da questa terra di confine tra lasciar fare e fare che inizia realmente il pranayama, sia rimanendo nell’informalità, sia attraverso tecniche formali, se non risulteranno superflue, che si svilupperanno come forme di espansione e di esplorazione più che di controllo e costrizione, in cui i due regimi coopereranno in equilibrio.

                                    Un’ulteriore considerazione, non meno importante: uno dei motivi principali per cui il respiro si irrigidisce, perdendo il collegamento con la sua forza vitale, è che reagiamo a sensazioni che interpretiamo come spiacevoli o indesiderabili. È quasi superfluo aggiungere, a questo punto, che è molto probabile che questo irrigidimento alimenterà ciò che respingiamo. Occorre, innanzitutto, includere nell’ascolto anche questa reazione, senza rifiutarla, e coltivare margini di maggior agio: in questo rimando al bellissimo passo di Gioia Lussana riportato nell’articolo precedente sul pranayama come custodire/proteggere piuttosto che come irrigidire/bloccare.

                                    Per concludere, oltre le tecniche di respirazione

                                    I cinque corpi secondo il tantrismo del Kashmir - Perché le tecniche di respirazione non funzionano

                                    Vorrei concludere con questo diagramma, tratto da Tantra Illuminated di Christopher Wallis, che illustra i livelli di coscienza del sé secondo lo Sivaismo tantrico che fiorì nel Kashmir medievale. Chi ha dimestichezza con i manuali di Yoga sarà abituato forse a uno schema diverso, quello dei cinque involucri (kosha), di derivazione vedantica, spesso rappresentato graficamente come una matrioska di corpi via via più sottili.

                                    La principale differenza – oltre alla pragmatica aggiunta di uno strato più esterno al corpo ‘in carne ed ossa’, quello della ‘roba’ – è la posizione di Prāṇa, ossia lo strato dell’energia vitale di cui il respiro è principale espressione e veicolo. Collocato tra corpo fisico e corpo mentale nello schema più celebre, qui invece si trova ancora più in profondità, ossia tra Citta, la mente-cuore e Shunya, il Vuoto trascendente, che a sua volta non è vuoto ma ‘contiene’ Cit, la Coscienza.

                                    Ora, occorre considerare che in questi territori gli schemi in generale e le rappresentazioni bidimensionali hanno dei limiti intrinseci e quindi vanno prese con le dovute cautele: ad esempio – ed è un limite che affligge sia questa rappresentazione sia quella più nota – gli strati sempre più interni sembrerebbero limitati e contenuti da quelli esterni, mentre in realtà è vero il contrario: più ci muoviamo verso il centro, più andiamo dal particolare all’universale, dall’individuo al Sé indifferenziato.

                                    Detto questo, i due diagrammi possono almeno in un aspetto convivere, descrivendo il legame a doppia mandata con il respiro: come punto di connessione corpo-mente (siamo ancora nell’individuo) ma al tempo stesso come ponte tra l’individuo e la forza vitale che condivide con tutte le creature. Forza vitale che è a sua volta passaggio privilegiato verso un silenzio che è letteralmente cosa viva.

                                    E anche se gli schemi rimangono pur sempre schemi, possono almeno in questo caso sussurrarci un pur vago suggerimento del perché trovando il respiro possiamo trovare il centro esatto del mondo, e perché trovando il centro possiamo finalmente respirare.

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                                    Archiviato in:Articoli, Yoga Contrassegnato con: Gerard Blitz, Gioia Lussana, hathayoga, pranayama, pratica, respiro, yoga, yoga Novara

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