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asana

Perché ci infortuniamo facendo yoga? (Ovvero la dimenticata arte di conservarsi)

5 Agosto 2024 di Francesco Vignotto Lascia un commento

la vera camera ha l’entrata occultata,
l’altra (la prima) resta vuota
per deludere coloro che la visitassero

Alessandro Ceni

In questo articolo non troverete, se non nelle note, come evitare lo ‘yoga butt’1 o come evitare di infortunarvi alle spalle e ai polsi in chaturanga dandasana2. Certo, fatalità, distrazione e patologie pregresse sono dietro l’angolo, ma a leggere degli infortuni più frequenti che capitano ai praticanti di yoga oggi, si rimane stupefatti per la prevedibilità delle cause, che spesso possono ridursi alla co-occorrenza di due fattori: superamento dei limiti fisiologici e ripetizione nel tempo (ognuno decida in cuor suo se si tratti della naturale conseguenza o della parodia del dettato patanjaliano: distacco e pratica costante).

Se la soluzione sembrerebbe semplice e di buonsenso, a complicare il quadro c’è il fatto che molti insegnanti – spesso in buona fede – sono ancora convinti per imprinting che l’asana sia un valore in sé e che la versione più estrema di una posizione comporti più benefici. Il che giustifica la forzatura e il dolore in vista di un bene e di un equilibrio che probabilmente non arriverà mai, semplicemente perché il punto di equilibrio è ormai parecchio dietro le nostre spalle.

Ma al di là di un generico invito alla moderazione, l’infortunio può essere però a volte più sottile e insidioso, perché molto spesso è la conseguenza di un matrimonio infelice, quello tra la rappresentazione mentale del corpo (sia essa di tipo performativo, medico-anatomico, olistico o filosofico) ed esperienza reale del corpo e degli strati di coscienza di cui è ricettacolo, con l’aggravante che uno dei due coniugi è convinto di conoscere in ogni dettaglio le esigenze dell’altro.

Possiamo quindi con una piccola iperbole usare la parola infortunio per indicare inconvenienti di diversa portata e qualità, non necessariamente una lesione: anche il semplice e vago fastidio persistente dopo una pratica di yoga, in particolare se accompagnato dalla relativa e altrettanto vaga sensazione di ‘non essere a posto’. Questa sensazione, se affrontata con il principio di compensazione a cui siamo abituati, può innescare un circolo vizioso di autocorrezioni che non faranno altro che esacerbare il problema, proprio perché rispondono alla stessa logica che li ha generati. Ma se indaghiamo e ascoltiamo bene, può rivelarsi qualcosa di molto interessante.

Spesso infatti, questo disagio è sintomo che il tentativo volontario di allinearsi a una forma esteriore non trova una risposta se non passiva nel corpo, che la percepisce come estranea. In altre parole, se l’azione esterna non muove incontro a un molto meno definibile moto interno, procederà ottusamente e superficialmente verso il suo estremo.

Il che, se non porta a vere e proprie lesioni (e per molti praticanti di lunga data queste sono all’ordine del giorno, soprattutto negli stili più intransigenti), provoca comunque uno scollamento dalla realtà corporea, o meglio a un divario tra l’idea di corpo e corpo in sé, la cui esperienza, quando è reale, equivale ogni volta a un primo contatto, anche se col tempo si impara a gestire lo shock culturale.

Vista la predominanza e l’importanza attribuita, nello yoga contemporaneo, ai modelli teorici (soprattutto di stampo medico e terapeutico), non dobbiamo dare troppo per scontato di sapere realmente riconoscere una esperienza corporea. Anzi, forse più crediamo di saperlo, più la prevediamo e la preveniamo, più siamo fuori strada.

Come mi disse Gioia Lussana in un confronto proprio su questo argomento, quello che quasi sempre manca nello yoga oggi è il coraggio di esplorare “una sensorialità più inclusiva di ciò che non è immediatamente percepibile o definibile”. Il fatto è che “rimanere nell’incerto e farci il nido” è oggi ritenuto poco autorevole: ci vuole uno schema a giustificarlo.

Non che qualsiasi formalizzazione sia da rigettare, ma potrebbe essere un madornale errore di prospettiva (anche e soprattutto culturale) presumere che la prassi sia l’attuazione pedissequa di una teoria che la precede, esattamente come credere che l’assenza di un modello teorico ci porti dritto verso l’infortunio o a perderci per strada.

Per cui ben venga, nello yoga, la formazione all’anatomia e alla biomeccanica, ben vengano i tropici e i meridiani, ma c’è anche qualcosa di ben meno definibile eppure tutt’altro che impreciso (è del resto il presupposto taciuto ma indispensabile di ogni prassi psicocorporea e contemplativa), alla cui sensibilizzazione è bene dedicare altrettanto spazio, pena l’impossibilità di uscire dal conosciuto. Senza l’approssimata precisione di questa incertezza, il corpo non apre all’increato, ma si chiude nella sua finitudine di cosa sola e separata: per questo tiriamo e stiriamo anche i canali sottili, cambiando sacco ma non comprendendo lo schema di fondo che ci limita.

E a chi ragionevolmente domanderà che cosa occorra fare per coltivare questa sensibilità, la risposta potrebbe essere innanzitutto imparare a non stroncarla sul nascere, perché essa emerge naturalmente quando non viene soffocata.

Ma c’è anche dell’altro che può aiutare ad orientarci e preferiamo lasciarlo raccontare a un episodio della tradizione taoista, quello del macellaio del principe Wen-hui narrato nello Zhuang-zi, che con essenzialità e ironia descrive con rara efficacia il senso più intimo della pratica su e attraverso il corpo:

Il macellaio del principe Wen-hui così smembrava un bue: con le mani afferrava la bestia; con la spalla la spingeva  e, tenendo i piedi ben fermi al suolo, la sosteneva con le ginocchia. Affondava il coltello con un ritmo così musicale che ricordava quello delle celebri melodie suonate durante la « danza del boschetto dei gelsi» e «l’appuntamento delle teste piumate ».
«Ehi! » chiese il principe Wen-hui « come può la tua arte giungere a un tale grado di perfezione?.
Il macellaio posò il coltello e disse: «Amo il Tao e così miglioro nella mia arte. All’inizio della mia carriera non vedevo che il bue. Dopo tre anni di  di pratica, non vedevo più il bue. Adesso è il mio spirito che opera, più che i miei occhi. I miei sensi non agiscono più, ma soltanto il mio spirito. Conosco la conformazione naturale del bue e attacco solo gli interstizi. Non scalfisco mai né le vene né le arterie, né i muscoli né i nervi, né a maggior ragione le grandi ossa! Un macellaio consuma un coltello all’anno perché taglia la carne. Un normale macellaio consuma un coltello al mese perché lo rovina sulle ossa. Lo stesso coltello mi è servito per diciannove anni. Ha smembrato diverse migliaia di buoi e la sua lama è ancora come fosse affilata da poco. In verità, le giunture delle ossa hanno degli interstizi e il taglio del coltello non ha spessore. Colui che sa introdurre il filo della lama in quegli interstizi usa agevolmente il proprio coltello perché si muove attraverso i vuoti. E per questo che io ho usato il mio coltello per diciannove anni e il suo taglio sembra sempre affilato di fresco. Ogni volta che devo dividere le giunture delle ossa, osservo le difficoltà da superare, mi concentro, fisso lo sguardo e lentamente procedo. Con grande dolcezza maneggio il coltello e le giunture si separano cadendo al suolo come terra che frana. Ritraggo il mio coltello e mi rialzo; volgo lo sguardo attorno e mi distraggo, compiaciuto; con cura pulisco allora il mio coltello e lo ripongo nel suo astuccio».
«Molto bene, » disse il principe Wen-hui « dopo aver udito le parole del macellaio ho capito l’arte di conservarmi ».

Zhuang-zi (Chuang-tzu)

Ecco cosa caratterizza moltissimo yoga contemporaneo: il suo coltello rovina sulle ossa o sulla carne. E ancora crede che, non riuscendo a spremere dal corpo risultati prevedibili e pianificabili, occorra aumentare la dose: nemmeno li cerca, gli interstizi che su nessuna cartina possono trovarsi.


  1. Si tratta di una fastidiosa irritazione o infiammazione dei tendini dei muscoli posteriori delle cosce o ischiocruali, molto diffusa tra i praticanti che ripetono molto spesso piegamenti in avanti (pinze e ‘cani a testa in giù’) con le gambe completamente tese: si evita piegando anche solo leggermente le ginocchia, dacché gli ischiocruali limitano l’anteroversione del bacino. ↩︎
  2. Al di là delle frammentarie indicazioni di allineamento che si trovano ovunque su internet per qualsiasi posizione, basate sull’infausta idea che una postura sia la somma di particolari anatomici, una delle spiegazioni migliori su come approcciare questa faticosa posizione è quella di Leslie Kaminoff, che integra l’ascolto delle dinamiche motorie e di quelle respiratorie, nel video più sotto.
    ↩︎
  3. Non a caso la parola mudra indica contemporaneamente il sigillo e lo stampo del sigillo; e non a caso mudra è un gesto esteriore che esprime un atteggiamento esteriore, o addirittura, come in bhairavi e krama mudra nella tradizione del Kashmir, un gesto del tutto interiore che non ha espressione esteriore. ↩︎
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Archiviato in:Articoli, Yoga Contrassegnato con: asana, hathayoga, pratica, yoga, yoga infortuni, yoga Novara

Perché vuoi diventare insegnante di yoga?

30 Maggio 2024 di Francesco Vignotto Lascia un commento

Perché tanti corsi di formazione e perché tutti – almeno così sembra oggi – vogliono diventare insegnanti di yoga?

Dobbiamo fare i conti con la coscienza: di fronte al proliferare di scuole per insegnanti di yoga e alla produzione industriale di diplomi, per anni abbiamo reagito con un’alzata di braccia e ripetendo che ormai sono più gli insegnanti che i praticanti. Ma, si sa, ogni ironia oggi diventa molto velocemente luogo comune, soprattutto di fronte a una corrente che si ingrossa sempre di più, incurante delle battute di chi si ritiene superiore e intanto se ne rimane con le mani in mano.

Per cui, anche se a giudicare da certi curriculum cronologicamente molto compressi, lo yoga appare oggi in effetti come “quella cosa che tutti vogliono insegnare e ben pochi praticare” – ci sia concessa un’ultima battuta – abbiamo maturato infine la decisione di allestire anche noi un percorso per diventare insegnanti.

Se così deve essere, almeno lanciamo una proposta a modo nostro, obliqua, in cui la parola yoga sia un crocevia e non un recinto riservato a una certa identità sottoculturale, fatta di stereotipi, di gergo e umorismo per iniziati, di tanti stili cosmeticamente diversi ma in fondo tutti uniformi nel posporre le questioni centrali, dando per scontato che l’arresto delle fluttuazioni della mente sia un’eventualità fuori portata e che peraltro non interessa nessuno (parliamo ovviamente di yoga industriale, non dei tantissimi artigiani che con umiltà svolgono il loro lavoro alla larga dagli scaffali dei supermercati, e che sicuramente offrono già occasioni di formazione per insegnanti ben più valide della nostra).

Una proposta, quella che vorremmo lanciare, in cui il sapere non sia semplicemente nozione da inoculare in vista del questionario finale, ma possibilità di incarnare consapevolmente uno dei molteplici aspetti in cui la trama del reale si rivela, seguendo sì le ispirazioni che provengono da India e dintorni, ma con la consapevolezza tuttavia della nostra identità culturale e del nostro tempo.

Soprattutto, una proposta riservata a poche persone – non numeri – e motivate, curiose e desiderose più di scoprire che di aggiungere alla propria collezione di diplomi un ennesimo pezzo di carta. Pezzo di carta che, qualunque cifra e qualunque marchio rechi in effige (nonostante certi retropensieri ben radicati nell’inconscio collettivo del settore), non conferisce in sé alcuna abilitazione o autorità legale, né intellettuale, né spirituale.

Né alcuna certificazione – spiace deludere anche gli amanti delle certezze – perché per qualunque insegnante, terminato l’apprendistato formale, comincia l’apprendistato reale sul campo, dove è solo responsabile delle sue scelte, delle risposte che, grazie a quello che avrà interiorizzato e grazie anche a una buona dose di creatività, dovrà formulare a domande che nessun manuale, nessun corso, nessuna accademia poteva prevedere, tale è la varietà di questioni e di configurazioni psico-fisiche che si presenteranno alla sua attenzione.

Ecco, e qui ci avviciniamo al cuore di questo articolo, inoltrarsi nel terreno dello yoga significa acquisire familiarità tanto con il conoscere quanto con il non conoscere: non basta socraticamente sapere di non sapere, occorre addirittura sapere non sapere. Si potrebbe anzi dire che tutta la conoscenza cosiddetta orientale converge su questo punto, ovvero sugli infiniti modi, attraverso mirabolanti stimolazioni estetiche, sensoriali e intellettuali, di formulare e preparare l’abbandono al non conoscibile, ovvero a ciò che rende ogni tradizione viva e presente.

A questo punto si impongono due domande: innanzitutto, può un corso di due anni – ma anche quattro, dieci, venti, trenta! – essere all’altezza di quanto appena espresso? Rispondere positivamente potrebbe apparire un’imperdonabile mancanza di umiltà. Ma, proprio in nome di quest’ultima, diremo che è riconoscendo la propria inadeguatezza che appaiono anche le prime fessure nella corazza dei propri limiti. E che, lungi dal volerci disfare di questi ultimi, cercheremo di fornire qualche strumento utile per rintracciare o almeno suggerire le coordinate di alcune di queste fessure, lasciando che questi spazi finalmente consapevoli facciano da sé il loro lavoro: perché uno spazio non impedito prima o poi si espande rivelando la trama vibratoria sottostante, come suggerivano – e non solo – i maestri del Kashmir medievale.

Ecco, vivere e aiutare a vivere corporalmente questo è forse un obiettivo realizzabile, un obiettivo passibilissimo di futuri aggiornamenti e ulteriori e non preventivabili sviluppi.

La seconda domanda è: a chi può essere rivolto un percorso di questo tipo? O meglio: quali requisiti deve possedere o lo rendono incompatibile, oltre ovviamente alla sintonia o meno con i sottoscritti? La domanda non è scontata e una possibile risposta deve scardinare alcuni luoghi comuni. Il che non è sempre facile.

Ad esempio, ci siamo accorti che alla chiamata alle armi dell’insegnamento rispondono di solito persone che hanno sì motivazione – a volte nemmeno a farne una professione quanto ad approfondire un percorso – ma che hanno anche qualche carta da giocare sul terreno delle abilità fisiche. Di questo non ce ne lamentiamo, per carità: lo yoga può essere anche sperimentazione corporea più spinta, purché non si finisca per voler spremere dal corpo le riposte che ci darebbe molto volentieri se solo lo si trattasse con un po’ più di gentilezza.

Ci rimane il dubbio però che una buona fetta di praticanti, dotate di altre qualità, magari mature quanto o più rispetto alle prime, non prendano nemmeno in considerazione il percorso perché hanno uno spettro di mobilità più limitato.

Se infatti lo yoga contemporaneo è stato costretto a fare i conti con la varietà di fattezze e di patologie diffuse nella popolazione (ne avevamo parlato qui) e adattarvisi, insegnarlo sembra essere ancora faccenda per chi ha un corpo da yogi(ni), o forse il suo stereotipo. L’equazione “esecutore di asana complicate=buon insegnante di yoga” è ancora difficile da scardinare: se così non fosse, nelle foto profilo sui social, gli insegnanti di yoga si fotograferebbero in posizioni più comode senza temere che non si capisca che mestiere fanno.

Ma, se è vero che per un insegnante di yoga sia utile e buona cosa poter illustrare con il proprio corpo ciò che insegna, ritenersì fit/unfit all’insegnamento su base corporea significa lasciarsi condizionare da un’idea molto limitata di cosa sia yoga, oltreché declinata dalle solite forme-pensiero che nemmeno anni di sutra imparati a memoria riescono a sradicare (come ad esempio che venire dalla danza sia per forza vantaggio).

Riavvolgiamo il nastro e cerchiamo di trovare il punto: quando il silenzio cala come un’ascia in un momento imprevisto della sessione, come può accadere al ritorno da una posa, cosa importa se non abbiamo ancora allungato gli ischio-cruali, se dobbiamo ancora eseguire la stessa posizione sul lato opposto o se dobbiamo completare la sequenza? Qual è allora il senso di ciò che facciamo quando facciamo yoga? Quale il senso di questo continuo acquisire certificati, di sapere cose, di saper fare cose: arrivare più ingombri o conoscere nuove strategie per slacciare le zavorre in cui di volta in volta si trasformerà ciò che riterremo di avere acquisito?

Non è forse l’insegnante di yoga colei o colui che, con i mezzi di cui dispone e gli stimoli che osa assimilare da qualsiasi occasione della vita, è in grado di assistere i propri allievi nell’affrontare questi momenti inevitabili senza soffocarli, permettendo loro anzi di sbocciare, lasciando una memoria del tutto particolare, una memoria non legata a eventi accaduti nel passato, ma a ciò che è in ogni momento presente?

Ovviamente, gioverà sapere anche cosa siano gli ischio-cruali, oltre a qualche principio di compensazione e concatenamento sequenziale, senza confondere i fini con i mezzi: ma quanto di ciò che viene oggi proposto ha realmente a cuore l’essenziale – anche sbagliando, perché a volte la sincerità delle intenzioni corregge gli strabismi e le imperizie – e quanto invece è volto a venderti un’altra maschera, altra zavorra e altre sbarre?

Ecco, eravamo persi in queste elucubrazioni quando ci arriva il parere Antonella Usai, che sarà parte del nostro corpo docenti. E ci ricorda come anni fa, entrando in contatto con il suo futuro maestro in India, fu da lui messa alla prova con provocazioni che avrebbero fatto vacillare anche i più determinati, ad esempio invitandola a intraprendere il viaggio ma lasciandola nell’incertezza di incontrarlo o meno.

Questo ci ricorda che c’è una tradizione che testa gli allievi, soprattutto valutandone le reazioni di fronte alla delusione delle aspettative, e che lo fa per comprendere se sono davvero meritevoli di accedere alla conoscenza e soprattutto se la utilizzeranno realmente per aiutare o per fini egoici (e se la prima eventualità non sia in realtà una maschera della seconda).

Certo, conveniamo tutti che, nella porzione di mondo e nell’epoca in cui viviamo, difficilmente queste modalità sono adottabili, per ragioni che non vale nemmeno la pena di spiegare qui. Però possono servire da invito a una ispezione più approfondita sui propri reali moventi: perché vogliamo diventare insegnanti di yoga, al di là dei sogni di farne un mestiere e di vivere facendo qualcosa che ci piace (illudendoci pertanto parecchio e non avendo ancora varcato la bolla della propria egoicità)? E perché in così tanti vogliono questo?

Mettiamola così: e se quella che stanno cercando di venderti come una bacchetta magica capace di realizzare tutti i tuoi desideri fosse in realtà il proverbiale cerino in mano, che non solo ti scotterà ma ti costringerà a rimettere in discussione ciò che desideri e chi lo desidera? (Ammesso, ovviamente, che avrai l’avventura di indagare il desiderio stesso fino alla sua fonte).

Fare yoga una o due volte la settimana è carino e non fa male a nessuno. Ma il bianconiglio che ti attende nella tana è feroce e può scorticarti, sottoporti a dolorose rese dei conti come a miracolosi e insperati ricongiungimenti. Bene, se accetti questa possibilità senza che la tua motivazione venga meno, allora puoi passare alla domanda successiva.

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Yogasana 8: lo Yoga del Cuore

1 Dicembre 2023 di Zénon

La connessione mente-cuore-corpo tra Yoga, neurofisiologia, anatomia e Medicina Tradizionale Cinese. Seminario di formazione per insegnanti e praticanti. Febbraio-aprile 2024.


Perché nello Yoga dovremmo sostituire la parola ‘mente’ con il termine ‘mente-cuore‘? Quali sono le relazioni tra il cuore, la respirazione e la muscolatura profonda, così sensibili alle dimensioni emotiva e intuitiva? Qual è il rapporto tra la circolazione sanguigna e l’esperienza dell’energia vitale nelle pratiche psicocorporee? Esiste davvero una relazione tra espansione dell’area toracica ed ‘espansione del cuore‘ interiore? Quali sono gli aspetti energetici e fisiopatologici legati al cuore e all’elemento fuoco nella Medicina Tradizionale Cinese? Perché la simbologia tantrica legata al cuore, inteso come sede dell’essere e dell’essenza, è così importante per una comprensione che non sia unicamente un sapere intellettuale? E perché la qualità dell’ardore è così intimamente legata alla pratica dello Yoga delle origini?

Nell’ottava edizione di Yogasana andiamo alla ricerca del centro della pratica dello Yoga, ossia al suo cuore. E proprio al cuore in tutte le sue accezioni è dedicata questa edizione: dal cuore fisico, centro di distribuzione e organo di pari importanza rispetto al cervello, al cuore come essenza e centro delle cose che tutto mette immediatamente in relazione e reciproca risonanza.

Lo faremo, come sempre, tessendo paralleli tra lo Yoga posturale moderno, lo Yoga tantrico delle origini, l’anatomo-fisiologia e la neurofisiologia, assieme ai consueti collegamenti con la Medicina Tradizionale Cinese e la tradizione Taoista.

Saranno con noi in questo percorso Gioia Lussana, PhD esperta nello Yoga tantrico delle origini, il prof. Marco Invernizzi e Francesco Vignotto.


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Contenuti

  • Il programma
    • I docenti
    • Contributo di partecipazione e attestato di frequenza (CSEN)
    • Iscriviti
      • 1. Dati per il pagamento
        • 2. Scarica e compila il modulo di iscrizione
      • Desideri maggiori informazioni?

      in presenza e online

      Il corso potrà essere seguito anche in differita tramite le registrazioni, che saranno disponibili il giorno dopo ogni seminario

      Il programma

      Tutti i seminari dureranno circa due ore e conterranno una parte teorica e una parte pratica. Potranno essere seguiti in queste tre modalità:

      • in presenza presso la nostra sede a Novara in via XXIII marzo al numero 17
      • online in diretta tramite la piattaforma Zoom
      • online in differita, tramite le registrazioni che saranno disponibili per la visione in streaming a partire dal giorno seguente

      Le registrazioni, assieme alle slide di ogni seminario, saranno a disposizione di tutti gli iscritti, anche di chi sceglierà di seguire in presenza.


      MODULO 1: Comprendere la differenza tra consapevolezza e controllo

      In presenza e online, giovedì 1 febbraio ore 19.10-21.00
      Con Francesco Vignotto

      Essere consapevoli, ad esempio del proprio corpo, non è esattamente controllarlo. Possiamo infatti estendere la consapevolezza a molte più cose di quante ne possiamo – e dobbiamo – tenere sotto controllo. Eppure, proprio perché nello Yoga abbiamo a disposizione molte tecniche, è facile credere che servano proprio a dominare il proprio corpo e la propria mente. Di più: è un abito mentale, è l’essenza stessa della mente discorsiva e razionale, che tende a meccanizzare anche le esperienze più spontanee nel tentativo di renderle riproducibili, di eliminare l’imprevisto. E qui facciamo il nostro primo incontro con il cuore, ovvero la capacità di controbilanciare questa tendenza, di ripristinare la gerarchia, di rimettere sul gradino più alto l’ascolto, di procrastinare l’intervento, di inoltrarsi in quel territorio inesplorato dove fare e non fare divengono inaspettatamente sinonimi.

      MODULO 2: L’espansione del cuore: il torace e il cuore tra anatomia, biomeccanica e fisiologia yogica

      Online e in presenza, giovedì 8 febbraio ore 19.10-21.00
      Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

      Spesso, nello Yoga contemporaneo, si parla di ‘apertura del cuore’ in riferimento a quelle posizioni che espandono frontalmente il torace, alludendo a un collegamento diretto tra l’espansione fisica e quella della dimensione interiore. In questo seminario approfondiremo sia l’aspetto anatomo-fisiologico dell’area toracica e cardiaca, sia gli aspetti energetici legati alla fisiologia yogica. E se scopriremo che probabilmente certi popolari collegamenti tra anatomia ed espansione del cuore sono un po’ semplicistici, vedremo anche che sono molti gli aspetti interessanti e le possibili esplorazioni tra postura, respirazione e supporti fisici per la meditazione.

      MODULO 3: La simbologia del cuore nello Śivaismo del Kashmir

      Online e in presenza, giovedì 22 febbraio 19.10-21.00
      Con Gioia Lussana

      Poche tradizioni come lo Śivaismo del Kashmir medievale, ossia l’espressione più raffinata di ciò che chiamiamo tantrismo, hanno celebrato la centralità del cuore nei suoi molteplici significati e accezioni. Gioia Lussana ci condurrà in una serata di filosofia e pratica attraverso una dimensione che le è particolarmente congeniale.

      MODULO 4: Circolazione sanguigna, movimento, stasi e respirazione: la distribuzione dell’energia tra fisiologia e dinamiche praniche

      Online e in presenza, giovedì 7 marzo 19.10-21.00
      Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

      Che cos’è quella sensazione fluente e vivificante che percepiamo quando respiriamo nello yoga, muovendoci o semplicemente restando in una posizione? Molte di queste sensazioni e persino molte modalità di percepirsi sono dovute a complesse interazioni, non ultima quella tra respirazione, postura e circolazione sanguigna, sia per effetto diretto sul cuore, sia per effetto indiretto dovuto soprattutto agli arti. In questo seminario andremo a esaminare alcune delle dinamiche più significative in relazione alla pratica dello Yoga. Potremmo concludere che il concetto di prana ci permette di chiamare per nome questa complessità?

      MODULO 5: L’ardore nello Yoga tantrico delle origini

      Online e in presenza, giovedì 21 marzo 19.10-21.00
      Con Gioia Lussana

      Il fuoco e l’ardore accompagnano lo Yoga fin dalle sue origini. Basti pensare al termine-chiave tapas, letteralmente ‘ardore’, legato inizialmente alle pratiche di austerità e al calore interiore accumulato dagli antichi asceti, termine che con Patanjali diviene sinonimo di disciplina. Come sempre, la lettura tantrica restituirà all’ardore delle origini quella dimensione passionale che rischia spesso di venire fraintesa o sacrificata, per una integrazione del reale senza esclusione alcuna.

      MODULO 6: Il cuore e l’elemento fuoco nella Medicina Tradizionale Cinese: aspetti fisiopatologici ed energetici

      Online e in presenza, giovedì 4 aprile 19.10-21.00
      Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

      Il cuore, nella Medicina Tradizionale Cinese, è sede dello spirito, della mente, della consapevolezza. La sua emozione è la gioia, il suo elemento è il fuoco, ma non il fuoco terreno, bensì la sua controparte celeste, ossia il Fuoco Imperatore. Ma quali sono le manifestazioni di uno squilibrio dell’elemento fuoco legato al cuore e come si manifestano? Durante questo seminario analizzeremo nel dettaglio gli aspetti fisiopatologici legati a questo elemento e, naturalmente, alcune tecniche di riequilibrio energetico dalla tradizione Taoista.

      MODULO 7: Far fronte all’ansia, ovvero il lato oscuro (ed emotivo) del pensiero: una proposta estetica

      Online e in presenza, giovedì 18 aprile 19.10-21.00
      Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

      L’ansia può danneggiare il cuore? Ci sono sufficienti prove che, sì, l’eccessivo stress può danneggiare l’apparato cardiocircolatorio. E già da questo possiamo trarre alcune conclusioni sull’utilità di praticare yoga, sia nelle sue forme psico-corporee, sia in quelle più squisitamente contemplative. Ma in questo seminario vogliamo affrontare il discorso anche sotto l’aspetto della comprensione: da dove viene questa emozione che, come sempre, può essere considerata negativa solo quando produce uno squilibrio? E quali strumenti ci offre lo Yoga per affrontarla in modo non superficiale, ossia non per tenerla semplicemente lontana, ma per digerirla e integrarla in noi?


      Iscriviti

      oppure guarda i docenti



      Un momento della didattica, durante la prima edizione di Yogasana


      I docenti

      Marco Invernizzi

      Medico e Professore associato presso la cattedra di medicina fisica e riabilitativa dell’Università del Piemonte Orientale.
      Agopuntore ed esperto in Medicina Tradizionale Cinese, insegnate di Tai Chi e Qi Qong presso Zènon.

        Francesco Vignotto

        Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

          Gioia Lussana

          Docente yoga (Y.A.N.I.) e formatrice di insegnanti yoga. Laureata cum laude in Indologia con R.Gnoli e R.Torella. Co-fondatrice dell’A.ME.CO con Corrado Pensa, per oltre 20 anni ha approfondito la meditazione vipassanà con maestri del buddhismo contemporaneo. Ha pubblicato saggi sullo yoga in riviste scientifiche (RSO) e divulgative. Ha conseguito il PhD presso l’Università Sapienza di Roma con una ricerca sullo yoga tantrico delle origini.

            Contributo di partecipazione e attestato di frequenza (CSEN)

            Il contributo di partecipazione del corso (comprensivo dei 7 seminari) è di 300€. Non è possibile iscriversi a singoli seminari, in quanto il corso è da intendersi come un blocco unitario.

            Al termine del percorso verrà rilasciato un attestato di frequenza CSEN. Chi segue online, in diretta o differita, può ottenere l’attestato presentando una breve relazione scritta (1500 caratteri).

            Iscriviti

            Vuoi iscriverti? Servono solo due passaggi: 1) paghi la quota e 2) compili e invii la domanda di iscrizione.


            1. Dati per il pagamento

            Costo: 300,00€

            Ecco le coordinate bancarie su cui versare la quota di iscrizione:

            IT32R0503410196000000000905
            Importo: 300,00 intestato a: Zenon ASD 
            Causale: Iscrizione corso e quota tesseramento [specificare il nome se il conto non è intestato all’iscritto/a]

            2. Scarica e compila il modulo di iscrizione

            Scarica la domanda di iscrizione e inviala compilata all’indirizzo info@zenon.it oppure inviacela via whatsapp cliccando sull’icona in basso a sinistra.

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            Archiviato in:eventi conclusi Contrassegnato con: asana, meditazione Novara, yoga Novara

            Yogasana 8: Mindfulness/Heartfulness

            28 Novembre 2023 di Zénon

            Esplorare le connessioni mente-cuore-corpo, tra Yoga posturale moderno, Yoga tantrico delle origini, neurofisiologia e anatomia, Medicina Tradizionale Cinese e pratiche Taoiste.


            Perché nella relazione mente-corpo è indispensabile comprendere la differenza tra consapevolezza e controllo, che spesso confondiamo? Perché nelle pratiche psicocorporee e meditative dovremmo sostituire la parola ‘mente’ con il termine ‘mente-cuore‘? Quali sono le relazioni tra il cuore, la respirazione e la muscolatura profonda, così sensibili alle dimensioni emotiva e intuitiva? Qual è il rapporto tra la circolazione sanguigna e l’esperienza dell’energia vitale nelle pratiche psicocorporee? Esiste davvero una relazione, come popolarmente si dà per scontato nello Yoga moderno, tra espansione dell’area toracica ed ‘espansione del cuore‘ interiore? Quali sono gli aspetti energetici e fisiopatologici legati al cuore e all’elemento fuoco nella Medicina Tradizionale Cinese? Perché la simbologia tantrica legata al cuore, inteso come sede dell’essere e dell’essenza, è così importante per una comprensione che non sia unicamente un sapere intellettuale? E perché la qualità dell’ardore è così intimamente legata alla pratica dello Yoga delle origini?

            Nell’ottava edizione di Yogasana andiamo alla ricerca del centro della pratica dello Yoga, ossia al suo cuore. Ed è proprio al cuore in tutte le sue accezioni e implicazioni che è dedicata questa edizione, dal cuore fisico, centro di distribuzione e organo di pari importanza rispetto al cervello, al cuore come essenza e centro delle cose che tutto mette immediatamente in relazione e reciproca risonanza.

            Lo faremo, come sempre, tessendo paralleli tra lo Yoga posturale moderno, lo Yoga tantrico delle origini, l’anatomo-fisiologia e la neurofisiologia, assieme ai consueti collegamenti con la Medicina Tradizionale Cinese e la tradizione Taoista.

            Saranno con noi in questo percorso Gioia Lussana, PhD esperta nello Yoga tantrico delle origini, il prof. Marco Invernizzi e Francesco Vignotto.


            Contenuti

            • Il programma
              • I docenti
              • Contributo di partecipazione e attestato di frequenza (CSEN)
              • Iscriviti
              • Desideri maggiori informazioni?

              in presenza e online

              Il corso potrà essere seguito anche in differita tramite le registrazioni, che saranno disponibili il giorno dopo ogni seminario

              Il programma

              Tutti i seminari dureranno circa due ore e conterranno una parte teorica e una parte pratica. Potranno essere seguiti in queste tre modalità:

              • in presenza presso la nostra sede a Novara in via XXIII marzo al numero 17
              • online in diretta tramite la piattaforma Zoom
              • online in differita, tramite le registrazioni che saranno disponibili per la visione in streaming a partire dal giorno seguente

              Le registrazioni, assieme alle slide di ogni seminario, saranno a disposizione di tutti gli iscritti, anche di chi sceglierà di seguire in presenza.


              MODULO 1: Comprendere la differenza tra consapevolezza e controllo

              In presenza e online, giovedì 1 febbraio ore 19.10-21.00
              Con Francesco Vignotto

              Perché mind- e heart-fulness? Ancora questa rozza contrapposizione tra cuore e mente, ormai considerata superata in quasi tutti gli ambiti del sapere? Anche un’idea errata e non allineata alla realtà sortisce un effetto. Nell’ambito della pratica yogica, ciò si traduce in un dilemma che dura forse dalle origini: quello tra ciò che possiamo programmare e prevedere, e ciò che invece si ribella a ogni forma di controllo, e che tuttavia si cerca di dominare. Dove si colloca il cuore in tutto questo? Esattamente nel centro, o meglio in quello spazio, in quell’intercapedine che permette di trovare la sintesi. Ma per trovarla veramente, occorre comprendere bene la differenza tutt’altro che scontata tra consapevolezza e controllo. Pensiamo di conoscerla davvero?

              MODULO 2: L’espansione del cuore: il torace e il cuore tra anatomia, biomeccanica e fisiologia yogica

              Online e in presenza, giovedì 8 febbraio ore 19.10-21.00
              Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

              Spesso, nello Yoga contemporaneo, si parla di ‘apertura del cuore’ in riferimento a quelle posizioni che espandono frontalmente il torace, alludendo a un collegamento diretto tra l’espansione fisica e quella della dimensione interiore. In questo seminario approfondiremo sia l’aspetto anatomo-fisiologico dell’area toracica e cardiaca, sia gli aspetti energetici legati alla fisiologia yogica. E se scopriremo che probabilmente certi popolari collegamenti tra anatomia ed espansione del cuore sono un po’ semplicistici, vedremo anche che sono molti gli aspetti interessanti e le possibili esplorazioni tra postura, respirazione e supporti fisici per la meditazione.

              MODULO 3: La simbologia del cuore nello Śivaismo del Kashmir

              Online e in presenza, giovedì 22 febbraio 19.10-21.00
              Con Gioia Lussana

              Poche tradizioni come lo Śivaismo del Kashmir medievale, ossia l’espressione più raffinata di ciò che chiamiamo tantrismo, hanno celebrato la centralità del cuore nei suoi molteplici significati e accezioni. Gioia Lussana ci condurrà in una serata di filosofia e pratica attraverso una dimensione che le è particolarmente congeniale.

              MODULO 4: Circolazione sanguigna, movimento, stasi e respirazione: la distribuzione dell’energia tra fisiologia e dinamiche praniche

              Online e in presenza, giovedì 7 marzo 19.10-21.00
              Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

              Che cos’è quella sensazione fluente e vivificante che percepiamo quando respiriamo nello yoga, muovendoci o semplicemente restando in una posizione? Molte di queste sensazioni e persino molte modalità di percepirsi sono dovute a complesse interazioni, non ultima quella tra respirazione, postura e circolazione sanguigna, sia per effetto diretto sul cuore, sia per effetto indiretto dovuto soprattutto agli arti. In questo seminario andremo a esaminare alcune delle dinamiche più significative in relazione alla pratica dello Yoga. Potremmo concludere che il concetto di prana ci permette di chiamare per nome questa complessità?

              MODULO 5: L’ardore nello Yoga tantrico delle origini

              Online e in presenza, giovedì 21 marzo 19.10-21.00
              Con Gioia Lussana

              Il fuoco e l’ardore accompagnano lo Yoga fin dalle sue origini. Basti pensare al termine-chiave tapas, letteralmente ‘ardore’, legato inizialmente alle pratiche di austerità e al calore interiore accumulato dagli antichi asceti, termine che con Patanjali diviene sinonimo di disciplina. Come sempre, la lettura tantrica restituirà all’ardore delle origini quella dimensione passionale che rischia spesso di venire fraintesa o sacrificata, per una integrazione del reale senza esclusione alcuna.

              MODULO 6: Il cuore e l’elemento fuoco nella Medicina Tradizionale Cinese: aspetti fisiopatologici ed energetici

              Online e in presenza, giovedì 4 aprile 19.10-21.00
              Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

              Il cuore, nella Medicina Tradizionale Cinese, è sede dello spirito, della mente, della consapevolezza. La sua emozione è la gioia, il suo elemento è il fuoco, ma non il fuoco terreno, bensì la sua controparte celeste, ossia il Fuoco Imperatore. Ma quali sono le manifestazioni di uno squilibrio dell’elemento fuoco legato al cuore e come si manifestano? Durante questo seminario analizzeremo nel dettaglio gli aspetti fisiopatologici legati a questo elemento e, naturalmente, alcune tecniche di riequilibrio energetico dalla tradizione Taoista.

              MODULO 7: Far fronte all’ansia, ovvero il lato oscuro (ed emotivo) del pensiero: una proposta estetica

              Online e in presenza, giovedì 18 aprile 19.10-21.00
              Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

              L’ansia può danneggiare il cuore? Ci sono sufficienti prove che, sì, l’eccessivo stress può danneggiare l’apparato cardiocircolatorio. E già da questo possiamo trarre alcune conclusioni sull’utilità di praticare yoga, sia nelle sue forme psico-corporee, sia in quelle più squisitamente contemplative. Ma in questo seminario vogliamo affrontare il discorso anche sotto l’aspetto della comprensione: da dove viene questa emozione che, come sempre, può essere considerata negativa solo quando produce uno squilibrio? E quali strumenti ci offre lo Yoga per affrontarla in modo non superficiale, ossia non per tenerla semplicemente lontana, ma per digerirla e integrarla in noi?


              Un momento della didattica, durante la prima edizione di Yogasana


              I docenti

              Marco Invernizzi

              Medico e Professore associato presso la cattedra di medicina fisica e riabilitativa dell’Università del Piemonte Orientale.
              Agopuntore ed esperto in Medicina Tradizionale Cinese, insegnate di Tai Chi e Qi Qong presso Zènon.

                Francesco Vignotto

                Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

                  Gioia Lussana

                  Docente yoga (Y.A.N.I.) e formatrice di insegnanti yoga. Laureata cum laude in Indologia con R.Gnoli e R.Torella. Co-fondatrice dell’A.ME.CO con Corrado Pensa, per oltre 20 anni ha approfondito la meditazione vipassanà con maestri del buddhismo contemporaneo. Ha pubblicato saggi sullo yoga in riviste scientifiche (RSO) e divulgative. Ha conseguito il PhD presso l’Università Sapienza di Roma con una ricerca sullo yoga tantrico delle origini.

                    Contributo di partecipazione e attestato di frequenza (CSEN)

                    Il contributo di partecipazione del corso (comprensivo dei 7 seminari) è di 300€. Per chi si iscrive entro il 5 dicembre (versando la quota) il costo è agevolato a 220€. Non è possibile iscriversi a singoli seminari, in quanto il corso è da intendersi come un blocco unitario.

                    Al termine del percorso verrà rilasciato un attestato di frequenza CSEN. Chi segue online, in diretta o differita, può ottenere l’attestato presentando una breve relazione scritta (1500 caratteri).

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                    Non siamo più in grado di fare molte posizioni di yoga, e forse non è un male

                    15 Dicembre 2022 di Francesco Vignotto 2 commenti

                    Le posizioni di yoga più iconiche, come sirsasana, paschimottanasana, per non parlare delle ambitissime capovolte sulle mani, sono oggi impraticabili per la maggior parte delle persone che si rivolgono a questa disciplina, a meno di non scendere a significativi compromessi e adattamenti. Ci dobbiamo stupire di questo scollamento tra ciò che appare sui social e ciò che è nella realtà? Ovviamente no, ma questo ci offre lo spunto per una riflessione su come il vero problema non sia raggiungere un obiettivo, ma orientare le proprie energie in una direzione, e percorrerla.

                    “Qual è lo scopo di tutto questo?”
                    “Che io possa conoscere il prāṇa.”

                    da Krishnamacharya in His Own Words, a cura di A. G. Mohan e Ganesh Mohan

                    Esisterà ancora, come sembra da certi annunci, qualcuno che si iscrive a un corso di yoga per togliersi la soddisfazione di fare la spaccata a quarant’anni suonati. La realtà dei fatti, però, è ben diversa, e chi insegna questa disciplina potrà riconoscersi in quanto segue con la sua statistica, personale ma a suo modo significativa: per la gran parte delle persone che si rivolgono allo yoga, oggi, molte delle posizioni più iconiche non sono realizzabili né lo saranno dopo uno, cinque, dieci anni di pratica se non con molti adattamenti e molta fantasia.

                    Se vogliamo essere proprio onesti, tali posizioni – almeno nella loro rappresentazione comune, ‘instagrammabile’ – non sono spesso nemmeno auspicabili, dato che potremmo anche portare a casa il risultato con qualche forzatura in apparenza innocente ma non priva di conseguenze.

                    Potrebbe apparire una considerazione scoraggiante e già sembra di avvertire il retropensiero di molti praticanti di lunga data: che un tempo lo yoga… che una volta… che la gente non è più disposta… 

                    In realtà, è vero che i praticanti di venti-trenta anni fa, molto meno numerosi, erano il risultato di una selezione a monte, basata in parte sulla determinazione (per fare yoga dovevo percorrere parecchi chilometri dopo una giornata di lavoro, tornare tardissimo e spesso saltare la cena; oggi è sufficiente colmare la distanza che separa il mio pollice dalla miniatura del video su Youtube). Non possiamo tuttavia nasconderci che, data la scarsa flessibilità degli stili allora più diffusi e degli insegnanti forgiati in quella disciplina, spesso la selezione avveniva anche su criteri di abilità. Non pochi rimanevano tagliati fuori per semplici motivi di conformazione fisica, o si dovevano adattare a un vestito molto scomodo con pochissime possibilità di adattamenti, con scarsa soddisfazione e magari qualche danno collaterale; non pochi, di conseguenza, concludevano di non essere tagliati per lo yoga perché non erano in grado di eseguire una posizione, o perché la propria colonna vertebrale non poteva subire certe sollecitazioni.  

                    Ora che lo yoga invece è o dovrebbe essere per tutti, nel male (leggi: massificazione e spesso banalizzazione) e nel bene (leggi: accessibilità a insegnamenti alternativi e possibilità di maggior approfondimento), ci accorgiamo che poche persone sono in grado di eseguire il loto e farne una postura stabile, poche, pochissime, sia per ragioni strutturali muscolo-scheletriche, sia di attitudine mentale, hanno i requisiti per eseguire la posizione sulla testa, e quasi nessuno le ambitissime capovolte sulle braccia. 

                    Ma l’eventualità di inserire una di queste posizioni in una lezione ‘per tutti’ è comunque remota. La realtà è che per molte persone anche posizioni considerate di livello base, come il piegamento in avanti di paschimottanasana, richiederà qualche adattamento, a volte anche a prescindere dall’età e dallo stato di salute generale. 

                    Ebbene, secondo i criteri ‘tradizionali’ basati sull’abilità (e per tradizionali intendo non secoli, ma i pochi decenni in cui lo yoga è diventato globale, ripetiamo: nel male e nel bene), i molti appena descritti si troverebbero su un gradino inferiore a guardare con ammirazione i pochi abili eletti. Ma, ironia della sorte, di quei pochi eletti, una buona parte molto spesso non sarà in grado di andare oltre il risultato fisico. Insomma, è molto raro – parlo per esperienza personale – che un impeccabile praticante di āsana sia anche un allievo interessante, perché come il bambino non abituato a ricevere dei ‘no’, non incontrando alcun limite significativo dal proprio corpo, non può superarlo (che poi il problema sia più spesso che non ci si accorge del limite, è un discorso affrontato altrove). Per questo, accade anzi che una postura accomodata e parziale diventi il supporto per scoperte molto più stimolanti: chi sa arrendersi al proprio limite, proprio per questo non ha limite.

                    Non è quindi detto che sia un peccato che certe posizioni siano ormai quasi sempre fuori portata, per lo meno nella versione standard, o che non si riesca a farle affatto. Può anzi darsi che sia invece un’occasione per indagare su ciò che è davvero essenziale nel fare un āsana, e nello yoga in generale: già, ma cosa?  

                    Lasciamo per il momento in sospeso la domanda e, nel frattempo, mi soffermerei su un dato, non irrilevante per quanto detto più sopra: la gran parte di chi si rivolge allo yoga, oggi, soffre. Soffre di una o più patologie, o di una sindrome, o di un malessere non ancora nominato, che magari non lo ucciderà nel breve periodo, ma che ha trasformato la sua vita un combattimento ininterrotto. E, quando si rivolge allo yoga, non è solo perché – come sempre più spesso accade – glielo ha consigliato il medico o lo psicologo: è perché intuisce – consciamente o meno – che qui può trovare un modo per deporre le armi. 

                    Lo yoga serve a conoscere il nostro funzionamento, non in teoria, non con una spiegazione, ma in presa diretta. Come reagiamo alle situazioni, al cibo, alle paure, come il corpo anticipa o subisce la scia di ciò che temiamo o avversiamo. Come il precipitarsi verso ciò che desideriamo – fosse anche un āsana – porta molto spesso alla perdita del godimento più vero, oltre a causarci spesso qualche grattacapo. È imparare ad agire, o non agire, di conseguenza, lasciando uno spiraglio a quell’imponderabile che, pur non avendo alcun significato, rende significativa l’esistenza.

                    E a proposito dell’imponderabile e della domanda che abbiamo lasciato in sospeso: è da poco uscito un piccolo volume dal titolo Krishnamacharya in his own words, una selezione degli appunti che A. G. Mohan prese durante la quasi ventennale frequentazione del suo maestro, di cui fu allievo dal 1970 fino alla di lui morte avvenuta nel 1989. Forse a chi conosce i discepoli del tardo Krishnamacharya questo libretto non dirà nulla di nuovo, eppure si tratta di un documento molto interessante per comprendere ancora meglio quanto già si sapeva: che colui che è oggi celebrato come ‘il maestro dei maestri’, per avere formato negli anni ’30 gli insegnanti che hanno di fatto inventato lo yoga moderno globalizzato, appartenesse in realtà a un altro mondo. Sia per erudizione, che per spessore e per sensibilità.

                    “Gli āsana dovrebbero essere praticati a seconda delle condizioni fisiche di ognuno […] Non tutti devono fare tutti gli āsana, né tutti gli āsana devono essere sempre eseguiti” leggiamo a pagina 15, e già basterebbe. Ma più che le maniacali elucubrazioni sugli allineamenti corporei dei suoi primi e molto più famosi allievi, al centro degli insegnamenti di Krishnamacharya sullo yoga c’è il prāṇa. Ma che cos’è prāṇa? È il fondamento della vita che nasce dalla coscienza, è ciò che non si vede, ma “protegge l’universo”, che se vogliamo è anche il nostro corpo. Attraverso la pratica dello yoga, prāṇa diventa oggetto di esperienza e, chissà, contribuire a diradare le nebbie che avvolgono il vero soggetto dell’esperienza. Per cui potremmo dire che lo Yoga parte dal visibile ma per rivelare l’invisibile, per restituire la vista a occhi atrofizzati e abbagliati.

                    Saper andare oltre il visibile sarà sicuramente la sfida per lo yoga nei prossimi anni, almeno per quello che saprà – e sono sicuro che lo saprà – non farsi soppiantare da qualcosa di più smart e alla moda. Intanto, se lo pratichiamo o cerchiamo di insegnarlo, ricordiamoci di questo: stabilire le fondamenta della pratica in ciò che non si vede.

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                    Yogasana 6: la pratica in presenza di patologie

                    5 Dicembre 2022 di Zénon

                    Stage per insegnanti e praticanti – febbraio-aprile 2023


                    Conoscere le patologie è importante, sia che si insegni yoga, sia che lo si pratichi individualmente. Sapere quali precauzioni prendere, cosa lo yoga può dare e cosa non può dare, ne è una conseguenza. Attraverso questo nuovo ciclo di seminari, l’approfondimento clinico sarà l’occasione per accrescere la nostra conoscenza delle strutture anatomiche e i sistemi fisiologici coinvolti. Questo ci permetterà di scoprire nuovi aspetti e interconnessioni nelle pratiche yogiche e di acquisire maggior consapevolezza e attenzione.

                    I temi in programma per i sette incontri (vedi il programma più sotto) sono: asma bronchiale, ernia iatale, disturbi mestruali, scoliosi, diabete, ipertensione arteriosa e sclerosi multipla.

                    Come sempre, ci muoveremo tra pratica, anatomia, biomeccanica e filosofia. E, come sempre, il Professor Marco Invernizzi e gli insegnanti Francesco Vignotto ed Erika Pizzo saranno lieti di analizzare i casi particolari e di rispondere alle domande dei partecipanti.


                    in presenza e online

                    Il corso potrà essere seguito anche in differita: le registrazioni rimarranno disponibili fino a sei mesi dal termine del corso

                    Il programma

                    Tutti i seminari dureranno circa due ore e conterranno una parte teorica e una parte pratica interattiva in cui i partecipanti potranno sottoporre casistiche particolari. Si terranno in sala e contemporaneamente online, ma potranno essere seguiti anche in differita. Al termine di ogni seminario tutti i partecipanti riceveranno le registrazioni, che rimarranno disponibili per sei mesi dalla fine dell’intero ciclo.

                    Asma

                    Giovedì 2 febbraio ore 19.10

                    La pratica dello yoga può fare molto per l’asma bronchiale, se conosciamo le caratteristiche di questa malattia e alcune dinamiche psicofisiche della respirazione con cui le tecniche di pranayama associate ad alcuni asana possono interagire. Come sempre, attraverso una pratica non violenta e rispettosa del praticante.


                    Ernia iatale

                    Giovedì 16 febbraio ore 19.10

                    L’ernia iatale ci porta ad approfondire le dinamiche del muscolo diaframma e del suo ruolo nella buona salute degli organi addominali. In questo seminario vedremo quali asana possono essere d’aiuto e come, ancora una volta la respirazione può fare molto per un riassetto posturale e mentale.


                    Disturbi mestruali

                    Giovedì 2 marzo ore 19.10

                    La pratica dello yoga non è mai neutra, e meno che mai lo è nei confronti del ciclo mestruale, che scandisce come un orologio biologico il periodo fertile della vita della donna. In questo seminario approfondiremo l’interazione tra le pratiche yogiche e le fasi del ciclo, analizzando le questioni più comuni e vedendo quali pratiche possono essere più utili (e soprattutto come praticarle) e quali evitare nei casi dei disturbi più diffusi.

                    Scoliosi

                    Giovedì 16 marzo ore 19.10

                    Lo scopo degli asana yogici è principalmente la buona salute della colonna vertebrale. Nei confronti della scoliosi, lo yoga può dunque essere molto efficace, se praticato correttamente nel rispetto delle dinamiche vertebrali. Praticato superficialmente, invece, può addirittura esasperare alcune tendenze di chi ne è affetto. Non solo allungamento, quindi, ma anche stabilità e consapevolezza devono essere gli ingredienti di una dieta yogica equilibrata.


                    Diabete

                    Giovedì 6 aprile ore 19.10

                    Che cos’è il diabete mellito e quali sono le differenze tra diabete di tipo 1 e di tipo 2? Quali sono le cause note e quali sono le cure? Come affrontare in modo yogico, oltre che clinico, questa malattia? Cosa bisogna sapere se un allievo ha il diabete? In questo seminario vedremo come non solo asana e pranayama si rivelano strumenti efficaci, ma anche la meditazione si rivela uno strumento indispensabile.


                    Ipertensione arteriosa

                    Giovedì 20 aprile ore 19.10

                    L’ipertensione arteriosa è una delle malattie più diffuse nel mondo industrializzato, e le cause principali sono lo stile di vita sedentario, la cattiva alimentazione e, non meno importante, la genetica. È ormai noto anche che l’esercizio fisico è una vera e propria medicina nei confronti di questo disturbo e vedremo in questo seminario quali sono i protocolli più adatti, mettendoli a confronto con i metodi dello yoga.



                    Sclerosi multipla

                    Giovedì 27 aprile ore 19.10

                    “Lo Yoga è relativamente poco costoso, generalmente sicuro e può potenzialmente migliorare i sintomi della sclerosi multipla. Un rigoroso studio clinico sulla SM ha scoperto che lo yoga riduce l’affaticamento. Altri studi sulla SM e su varie altre condizioni mediche hanno riportato un miglioramento di ansia, depressione, funzionalità della vescica, dolore, spasticità, debolezza e deambulazione. Ci sono rapporti aneddotici ma ricerche minime sullo yoga e sulla funzione sessuale. Per la salute generale, lo yoga può migliorare il dolore da artrite, ridurre la pressione sanguigna e favorire la perdita di peso.” (Allen C. Bowling, MD PhD) Concluderemo questo ciclo dedicando un seminario a una patologia molto seria, di cui lo yoga può aiutare a contrastare gli effetti più invalidanti.




                    In ogni modulo si parlerà di…

                    Corsi di Yoga a Novara

                    Principi di anatomo-fisiologia e biomeccanica

                    • Principi base: movimenti articolari, gruppi muscolari coinvolti
                    • Adattamenti alle diverse costituzioni e in presenza di patologie
                    • Cosa fare se l’allievo è in fase riabilitativa o post–riabilitativa

                    Teoria e pratica del corpo energetico

                    • L’asana e il corpo energetico secondo la tradizione yogica 
                    • Analisi dell’asana secondo la Medicina Tradizionale Cinese

                    Dimensione pratico-esperienziale

                    • Modulare l’approccio: il rapporto tra ‘pretesa’ e possibilità, tra asana come fine o come mezzo
                    • Precauzioni e attenzioni nella pratica in presenza di patologie  
                    • Come modificare le pratiche in base alle condizioni dell’allievo
                    • Esempi pratici
                    • Domande e risposte dei partecipanti
                    Un momento della didattica, durante la prima edizione di Yogasana


                    I docenti

                    Marco Invernizzi

                    Medico e Professore associato presso la cattedra di medicina fisica e riabilitativa dell’Università del Piemonte Orientale.
                    Agopuntore ed esperto in Medicina Tradizionale Cinese, insegnate di Tai Chi e Qi Qong presso Zènon.

                      Francesco Vignotto

                      Insegnante di yoga presso Zénon.

                        Erika Pizzo

                        Insegnante di yoga in gravidanza e post parto, Qi Gong e allenamento funzionale presso Zénon.

                          Contributo di partecipazione e attestato di frequenza

                          Il contributo di partecipazione del corso (comprensivo dei 7 seminari) è di 300€. Per chi si iscrive entro il 16 gennaio 2023 – versando la quota – il prezzo è agevolato a 268€. Non è possibile iscriversi a singoli seminari, in quanto il corso è da intendersi come un blocco unitario.

                          Al termine del percorso – con una frequenza minima dell’80% delle lezioni – verrà rilasciato un attestato di frequenza.

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                          lunedì10:00 – 20:00
                          martedì, venerdì10:00 – 20:10
                          mercoledì10:00 – 20:40
                          giovedì10:00 – 19:00
                          sabato10:00 – 12:00
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