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yoga Novara

La meditazione come stato naturale (corso online)

16 Ottobre 2023 by Zénon

Un percorso pratico per accostarsi alla meditazione come luogo “dove siamo già stati”

versione online

Contenuti

  • A chi è rivolto questo percorso per imparare a meditare
  • Struttura delle lezioni
  • Dove e quando si svolgono le sessioni
  • Il programma (a ciclo continuo)
  • Il docente
  • Contributo di partecipazione
  • Iscriviti
  • Richiedi informazioni o iscriviti
Imparare a meditare

A chi è rivolto questo percorso per imparare a meditare

A chi desidera accostarsi alla pratica meditativa sia partendo da zero, sia cercando un approccio il più possibile essenziale.

A chi pratica già la meditazione da autodidatta e desidera acquisire delle competenze più approfondite.

A chi vuole imparare a calmare la mente e ottenere maggiore chiarezza.

A chi è sottoposto a forti stress lavorativi, familiari o di altra natura

A studenti che necessitano di strumenti per gestire l’ansia migliorando la concentrazione

Struttura delle lezioni

Ogni lezione dura un’ora circa e include

  • Una parte teorica con la spiegazione dei principi e della pratica, con eventuali approfondimenti
  • Una parte pratica di meditazione seduta, o eventualmente in movimento. (Nota: il percorso è inizialmente guidato, con interventi progressivamente più radi per abituare a una pratica autonoma)
  • L’assegnazione di una pratica informale da applicare durante la settimana

Dove e quando si svolgono le sessioni


Il corso online si terrà a partire dal 16 ottobre ogni lunedì alle 18.00, in diretta via Zoom. Saranno disponibili anche le registrazioni, per una settimana, per la partecipazione in differita.

Il programma (a ciclo continuo)

Il programma del corso è a cicli di 10 lezioni modulari: ogni ciclo toccherà gli argomenti elencati qui sotto nell’ordine indicato. Al termine del ciclo, il programma riprende dall’inizio, con pratiche ogni volta diverse che ne faranno emergere un aspetto sempre nuovo per ogni tema.

Iscrivendoti, acquisti un pacchetto minimo di 10 lezioni: puoi quindi iniziare in qualsiasi momento, perché completando il pacchetto avrai toccato tutto il programma. Potrai quindi decidere se fermarti o proseguire con altre 10 lezioni.

1. Sentire il corpo per calmare la mente

Trovare la posizione per meditare
Come ascoltare, cosa ascoltare, chi ascolta?
La propriocezione, le sensazioni viscerali
Il contatto al suolo

2. Imparare a lasciare fare, per lasciare andare

La differenza tra fare e stare: sentire gli impulsi a fare, sentire l’inerzia come alleata
Reagire o non reagire: cosa fare quando non riusciamo a stare fermi
La tecnica della pausa
Il naturale ciclo dei pensieri

3. Il respiro non è quello che pensiamo, ma quello che pensiamo è respiro

Tutti sappiamo respirare
Ascoltare il respiro naturale senza intervenire: la pratica suprema
Respiro consapevole e respiro volontario
La respirazione addominale e i gradi del respiro
Alcune tecniche da usare con parsimonia per educare il respiro

4. Meditazione e rilassamento: affinità e divergenze

Ridurre le dispersioni
Il rilassamento come premessa per la concentrazione
Lasciare andare o alimentare la tensione
Il ‘body scan’
Tecniche di rilascio delle tensioni: la meditazione sugli spazi articolari

5. Sentire le tensioni, sentire i pensieri: le difficoltà come alleate alla meditazione

Sentire il pensiero nel corpo
Il naturale ciclo della tensione (se non alimentata)
Tecnica: Lasciar ‘fiorire’ la tensione
Tecnica: Sentire le tensioni nel respiro
Tecniche di rilascio

6. La concentrazione non è quello che pensiamo

Preparare il campo: le premesse della concentrazione
L’attenzione su un unico punto
Concentrazione e coscienza
La concentrazione senza oggetto

7. Noi e ciò che ci circonda: ridefinire i confini

Allocentrico vs egocentrico
Sentire respirare la pelle
Contatto e assenza di contatto
Sentire gli altri
Percepire lo spazio, percepire gli spazi
Riempire lo spazio esterno

8. Ascoltare e accogliere le emozioni negative

Distinguere tra emozione e reazione
Sentire i fenomeni come passeggeri
Il respiro come emozione fondamentale
La trappola delle aspettative

9. La meditazione camminata

La tecnica base
Punti di ascolto
La camminata interrotta
Varianti

10. Meditare ovunque e sempre: la pratica informale e le micropratiche

Pratiche di osservazione
Percepire lo stato di presenza
Distinguere tra sentire e pensare

Il docente

Francesco Vignotto

Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

    Contributo di partecipazione

    Il contributo di partecipazione del corso (comprensivo di 10 lezioni) è di 190€, comprensivo di 20€ di quota tesseramento. Per chi si iscrive entro il 29 ottobre, versando la quota, il contributo è agevolato a 160€ (tesseramento compreso).

    Iscriviti

    Vuoi iscriverti? Clicca sul pulsante qui sotto, compila la domanda di iscrizione e scegli la modalità di pagamento.

    Iscriviti

    Richiedi informazioni o iscriviti

    Vuoi iscriverti o chiedere informazioni? Puoi chiamarci al 3492462987 o scriverci su Whatsapp

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    …oppure puoi scriverci col modulo qui sotto. Ti risponderemo al più presto.

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    Archiviato in:eventi conclusi, meditazione, Senza categoria Contrassegnato con: meditazione Novara, yoga Novara

    La terra appartiene a chi l’ha abbandonata. Un ricordo di Giovanni

    6 Ottobre 2023 by Francesco Vignotto 2 commenti

    Ieri è venuto a farci visita Ottavio. Ottavio è lo zio di Giovanni, un nostro allievo, ma soprattutto un amico, che è venuto a mancare questa estate dopo una malattia che è durata cinque anni, quasi la totalità del tempo che ha trascorso con noi. 

    Giovanni era una persona difficile da non notare, per quanto fosse schivo e introverso. Forse, si notava anzi per la sua compostezza, così rara, la sua capacità di stare dove si è. Qui da noi è anche impossibile non imbattersi in qualche segno del suo passaggio, uno dei tanti regali che ha lasciato in questo luogo: un busto del Buddha (a cui Ottavio ha aggiunto un’altra splendida statua), una pietra, un portaincensi, un origami.

    Ma il fatto era anche questo, al di là della perdita di un giovane uomo di soli 29 anni, malato di tumore dall’età di 25: ben prima della malattia, Giovanni aveva uno slancio verso lo spirito, una determinazione, ma soprattutto una purezza che è davvero difficile trovare, soprattutto oggi.

    Mi viene da pensare, ma ammetto la crudele arbitrarietà di questa sensazione, che ci dev’essere qualche rapporto tra animi come il suo e la rapida intensità delle loro esistenze. Quello slancio Giovanni non l’ha perso durante questi anni, anzi: era un ragazzo che non riusciva a trovare un posto in questo mondo, mi racconta Ottavio, con la malattia l’ha paradossalmente incontrato. 

    Io e Ottavio ci guardiamo da un lato all’altro del tavolo, o meglio i nostri sguardi solo occasionalmente si incontrano, ma è perché sappiamo, e Giovanni sapeva, che certe aspirazioni hanno a volte un prezzo altissimo, più alto è il dono, che è tale proprio in quanto non toglie nemmeno un grammo al dolore e allo strazio umano, lo lascia – o lo prende – per quel che è, non cerca di ricucirlo.

    Non ho mai sentito Giovanni lamentarsi del suo destino. Per quello che stava accadendo al mondo, per la direzione ostinata e contraria rispetto a ciò che avvertiva come autentico, quello sì. Questo non significa che andasse incontro alla sua sorte con rassegnazione e fatalismo: Giovanni ha fatto fino all’ultimo ciò che poteva – e che con ferma convinzione nel suo cuore sentiva – per prendersi cura di sé, ma soprattutto per trascorrere il tempo che gli rimaneva in modo degno e cosciente: lo ha fatto anche, lo scorso dicembre, laureandosi in filosofia con il massimo dei voti – e mai espressione formale è stata più appropriata anche nell’essenza – proprio appena dopo aver saputo che il meccanismo della fine, così incombente ma sospeso in questi anni, aveva accelerato la sua corsa verso il compimento.

    Ogni tanto mi viene da dire qualcosa, e mi accorgo di rivolgermi interiormente a lui, gli chiederei ancora un parere, come nelle lunghe conversazioni prima o dopo lezione, quando si presentava qui con la voglia di parlare. Ma è nelle ore di silenzio che penso di avere imparato di più grazie a Giovanni. Abbiamo passato, io e lui, spesso da soli, attimi sospesi tra una parola e l’altra che si sono spalancati a dismisura, hanno lasciato il segno non solo in entrambi, ma anche in questo luogo: credo che sia anche grazie a lui, e al suo esserci, se ho visto persone totalmente digiune di meditazione trovarsi assorbite in questo comune silenzio senza colpo ferire, e in questo silenzio risuonare come è nella natura di ognuno.

    Ricordo il giorno in cui Giovanni mi scrisse che mi doveva parlare. Veniva a dirmi che partiva per Torino, dove andava a curarsi, dove avrebbe trovato delle persone ad accompagnarlo in quello che sapeva l’ultimo tratto di questo suo viaggio. È stata l’unica volta in cui l’ho visto cedere al pianto, lui così trattenuto. “Non pensavo così presto”, ripeteva come tra sé. L’ho abbracciato, e ho sentito tra le mie braccia il petto di un ragazzo che poteva essere mio figlio, che andava a morire.

    Rileggo uno degli ultimi messaggi che ci siamo scambiati, mentre l’applicazione mi segnala l’ultimo suo accesso alle 17.06 del 20 agosto: “E sto aspettando, da sempre, che mi venga fatta Grazia, che mi sia dato guardare un po’ oltre la piccola mente e trarne sollievo”. Ma io so e lui sa, che da quella Grazia era assediato, anche quando per eccesso di slancio, mai per mancanza, mancava di accorgersene.

    Ed ora, se capita a me e a chiunque l’abbia conosciuto un po’, di vedere per strada un ragazzo magro in bicicletta e di avere l’impressione che sia Giovanni che passa con la levità di un altro mondo, è anche così che finalmente il suo posto Giovanni l’ha trovato. “La terra appartiene/ a chi l’ha abbandonata”.

    PS: i due versi che danno titolo a questo ricordo sono di Milo De Angelis

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    Archiviato in:Articoli, meditazione Contrassegnato con: yoga Novara

    Yoga e Qi Gong al femminile

    2 Ottobre 2023 by Zénon Lascia un commento


    Incontri di studio e approfondimento.
    Un percorso guidato per esplorare e rileggere il femminile attraverso pratiche di Yoga e Qi Gong. Ricercheremo un equilibrio posturale ed interiore per poter lasciar emergere ciò che naturalmente è celato nella donna, passando attraverso la percezione del piano perineale e la scoperta dell’energia Yin che ci caratterizza.

    La proposta nasce dalla collaborazione tra Erika Pizzo (insegnate di Yoga) e Fabiana Signorotti (Medico Chirurgo, esperta di Medicina Cinese e Agopuntura)

    Il programma e le date

    Orari di ogni incontro: dalle 19.15 alle 20.45
    Gli incontri saranno registrati: i video resteranno online, a disposizione delle iscritte, per un mese.

    Giovedì 9 Novembre

    Pavimento pelvico: percezione corporea – Lezione pratica con Erika Pizzo.

    Giovedì 14 Dicembre

    Camminare nel mondo: percezione pelvica nella postura eretta – Lezione pratica con Erika Pizzo.

    Giovedì 11 Gennaio

    Saluto alla Luna nuova: sequenza yoga – Lezione pratica con Erika Pizzo.

    Giovedì 15 Febbraio

    Conoscere per conoscersi: il femminile nella medicina tradizionale cinese – Lezione teorico pratica con Fabiana Signorotti.

    Giovedì 14 Marzo

    Conoscere per conoscersi: donna ed emozioni nella medicina tradizionale cinese – Lezione teorico pratica con Fabiana Signorotti.

    Giovedì 11 Aprile

    Il suono come mezzo d’espressione: dare voce al proprio ventre – Lezione pratica con Erika Pizzo.

    Giovedì 9 Maggio

    Rilassamento profondo: abbandono del corpo e della mente – Lezione pratica con Erika Pizzo.

    I docenti

    Erika Pizzo

    Insegnante di Yoga specializzata in gravidanza e post parto e allenamento funzionale presso Zénon.

      Fabiana Signorotti

      Medico Chirurgo, esperta di Medicina Cinese e Agopuntura, insegnante di Qi Gong.


        COSTO dei 7 incontri:

        Per le iscrizioni che avverranno entro il 15 Ottobre il prezzo è agevolato a 160€.
        Dopo tale data il costo sarà di 200€.

        Desideri maggiori informazioni o vuoi iscriverti?

        Puoi chiamarci al 3477956666 o scriverci su Whatsapp

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        Imparare a meditare: gli strumenti fondamentali

        6 Settembre 2023 by Zénon Lascia un commento

        Imparare a meditare

        Percorso pratico in 10 lezioni per imparare a meditare e portare la pratica nella vita di tutti i giorni

        in presenza e online

        Contenuti

        • A chi è rivolto questo percorso per imparare a meditare
        • Struttura delle lezioni
        • Dove e quando si svolgono le sessioni
        • Il programma (a ciclo continuo)
        • Il docente
        • Contributo di partecipazione
        • Richiedi informazioni o iscriviti
        Imparare a meditare

        A chi è rivolto questo percorso per imparare a meditare

        A chi desidera imparare a meditare sia partendo da zero, sia cercando un approccio il più possibile essenziale

        A chi pratica già la meditazione da autodidatta e desidera acquisire delle competenze più strutturate

        A chi vuole imparare a calmare la mente e ottenere maggiore chiarezza

        A chi è sottoposto a forti stress lavorativi, familiari o di altra natura

        A studenti che necessitano di strumenti per gestire l’ansia migliorando la concentrazione

        Struttura delle lezioni

        Ogni lezione dura un’ora circa e include

        • Una parte teorica con la spiegazione dei principi e della pratica, con eventuali approfondimenti
        • Una parte pratica di meditazione seduta, o eventualmente in movimento. (Nota: il percorso è inizialmente guidato, con interventi progressivamente più radi per abituare a una pratica autonoma)
        • L’assegnazione di una pratica informale da applicare durante la settimana

        Dove e quando si svolgono le sessioni

        Il corso in presenza si tiene ogni venerdì alle 18.00 presso la nostra sede in corso XXXIII marzo n.17 a Novara.


        Il corso online si terrà a partire dal 16 ottobre ogni lunedì alle 18.00, in diretta via Zoom. Saranno disponibili anche le registrazioni, per una settimana, per la partecipazione in differita.

        Il programma (a ciclo continuo)

        Il programma del corso è a cicli di 10 lezioni modulari: ogni ciclo toccherà gli argomenti elencati qui sotto nell’ordine indicato. Al termine del ciclo, il programma riprende dall’inizio, con pratiche ogni volta diverse che ne faranno emergere un aspetto sempre nuovo per ogni tema.

        Iscrivendoti, acquisti un pacchetto minimo di 10 lezioni: puoi quindi iniziare in qualsiasi momento, perché completando il pacchetto avrai toccato tutto il programma. Potrai quindi decidere se fermarti o proseguire con altre 10 lezioni.

        1. Sentire il corpo per calmare la mente

        Trovare la posizione per meditare
        Come ascoltare, cosa ascoltare, chi ascolta?
        La propriocezione, le sensazioni viscerali
        Il contatto al suolo

        2. Imparare a lasciare fare, per lasciare andare

        La differenza tra fare e stare: sentire gli impulsi a fare, sentire l’inerzia come alleata
        Reagire o non reagire: cosa fare quando non riusciamo a stare fermi
        La tecnica della pausa
        Il naturale ciclo dei pensieri

        3. Il respiro non è quello che pensiamo, ma quello che pensiamo è respiro

        Tutti sappiamo respirare
        Ascoltare il respiro naturale senza intervenire: la pratica suprema
        Respiro consapevole e respiro volontario
        La respirazione addominale e i gradi del respiro
        Alcune tecniche da usare con parsimonia per educare il respiro

        4. Meditazione e rilassamento: affinità e divergenze

        Ridurre le dispersioni
        Il rilassamento come premessa per la concentrazione
        Lasciare andare o alimentare la tensione
        Il ‘body scan’
        Tecniche di rilascio delle tensioni: la meditazione sugli spazi articolari

        5. Sentire le tensioni, sentire i pensieri: le difficoltà come alleate alla meditazione

        Sentire il pensiero nel corpo
        Il naturale ciclo della tensione (se non alimentata)
        Tecnica: Lasciar ‘fiorire’ la tensione
        Tecnica: Sentire le tensioni nel respiro
        Tecniche di rilascio

        6. La concentrazione non è quello che pensiamo

        Preparare il campo: le premesse della concentrazione
        L’attenzione su un unico punto
        Concentrazione e coscienza
        La concentrazione senza oggetto

        7. Noi e ciò che ci circonda: ridefinire i confini

        Allocentrico vs egocentrico
        Sentire respirare la pelle
        Contatto e assenza di contatto
        Sentire gli altri
        Percepire lo spazio, percepire gli spazi
        Riempire lo spazio esterno

        8. Ascoltare e accogliere le emozioni negative

        Distinguere tra emozione e reazione
        Sentire i fenomeni come passeggeri
        Il respiro come emozione fondamentale
        La trappola delle aspettative

        9. La meditazione camminata

        La tecnica base
        Punti di ascolto
        La camminata interrotta
        Varianti

        10. Meditare ovunque e sempre: la pratica informale e le micropratiche

        Pratiche di osservazione
        Percepire lo stato di presenza
        Distinguere tra sentire e pensare

        Il docente

        Francesco Vignotto

        Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

          Contributo di partecipazione

          Il contributo di partecipazione del corso (comprensivo di 10 lezioni) è di 180€, più la quota associativa annuale di 30€.

          Richiedi informazioni o iscriviti

          Vuoi iscriverti o chiedere informazioni? Puoi chiamarci al 3492462987 o scriverci su Whatsapp

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          Esistono emozioni negative?

          18 Agosto 2023 by Francesco Vignotto Lascia un commento

          Esistono emozioni negative? Statua di Swet Bhairav, Hanuman Dhoka, Kathmandu Durbar Square. Foto di  Sanish shr - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=90747701

          Contenuti

          • Intro: la famosa invasione degli orsi in Trentino
          • Ma allora esistono le emozioni negative?
          • Cogliere l’emozione al balzo
          • Nelle crepe dell’emozione
          • Post scriptum
          • Post post scriptum: come combattere un orso a mani nude

          Intro: la famosa invasione degli orsi in Trentino

          Mi trovo in Trentino mentre scrivo e rivedo questo articolo. È impossibile non notare i cartelli che avvertono della presenza degli orsi e il giornale locale cavalca la paura. In paese dicono che in pochi anni la popolazione è triplicata e c’è chi li ha avvistati addirittura nelle vicinanze della Coop. Come sappiamo dalle cronache, un uomo è stato ucciso, qualcun altro “è stato graffiato”, per usare le parole di un anziano villeggiante, un simpatico ex impresario di pompe funebri ormai quasi cieco.

          Nessuno nel 2023 si sognerebbe di affermare che gli orsi sono creature malvagie, ‘belve feroci’ come si sarebbe detto un tempo: se ‘graffiano’ o uccidono, reagiscono perché colti di sorpresa, o perché l’essere umano li provoca per paura o temerarietà. Paura, forse proprio perché l’orso risponde senza rimorsi alla sua natura, non temperata dalle convenzioni con cui imbellettiamo e ridirezioniamo, a volte ipocritamente, la nostra.

          Sull’altro piatto della bilancia ci sono le condizioni anomale in cui la popolazione degli orsi, come quella di numerose altre specie selvatiche, è proliferata e soprattutto si è trovata sempre più in contatto con quella umana: due mondi che idealmente dovrebbero scorrere paralleli, e proprio per questo, quando l’incontro avviene, le conseguenze sono imprevedibili.

          Come i nostri umori più oscuri, che crediamo confinati in qualche remota riserva, tutti speriamo di non incontrare l’orso; anche perché, per quanto ci possano preparare con istruzioni efficaci – allontanarsi lentamente senza correre, mantenere un atteggiamento passivo se aggrediti – quelle istruzioni sono quasi sempre negative, ed astenersi da una reazione è molto più difficile che fare qualcosa, anche se stupido e controproducente, come cercare di spaventarlo o di reagire, oppure – anche questo è tra l’elenco di cose da non fare – di avvicinarsi per filmarlo o fotografarlo.

          (Al tempo stesso però tutti segretamente, io compreso lo confesso, coviamo il desiderio di incontrarlo. Il fatto è che non sappiamo perché, o stentiamo ad ammetterlo. Non si tratta di semplice curiosità, né fascinazione per il pericolo: c’è qualcosa nell’orso senza il quale siamo incompleti.)

          La realtà è che noi non sappiamo realmente cosa faremo quando ci troveremo davanti l’orso. Ed è meglio non inorgoglirsi troppo se l’esito dell’incontro si dimostrasse per noi favorevole od onorevole: perché probabilmente non abbiamo ancora incontrato l’orso giusto.

          Esistono emozioni negative? - I tre orsi, illustrazione di Arthur Rackham - http://www.gutenberg.org/etext/17034, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=562870

          Ma allora esistono le emozioni negative?

          Prima di suscitare comprensibili reazioni: certo che esistono le emozioni negative, se ci riferiamo a quelle emozioni che provocano sofferenza. Una sofferenza a volte latente e a bassa intensità, che si propaga ben oltre la durata effettiva dell’emozione in sé. Più complesso è il discorso se con l’espressione emozioni negative intendiamo emozioni che, almeno idealmente, non bisognerebbe o sarebbe meglio non provare o esprimere , ma in questo caso subentrano fattori sociali, oltre che psicologici e a volte sanitari che non è qui luogo per trattare.

          La definizione è ancora più problematica se frequentiamo le pratiche contemplative, perché provare o manifestare emozioni considerate negative può addirittura essere vissuto come un fallimento o essere oggetto di riprova sociale. Insomma, se faccio yoga da così tanto tempo, perché perdo ancora la pazienza con il mio partner? Perché grido contro il cane? Se medito ogni giorno venti minuti, perché provo in me invidia per il mio vicino, vergogna o vanità per il mio aspetto fisico?

          Qualche tempo fa, mentre stavo facendo stampare delle foto nel negozio di fronte al nostro centro, il fotografo mi disse: “L’altro giorno l’ho vista in bicicletta e una macchina le ha tagliato la strada. Ho detto: si vede che fa yoga, non ha nemmeno battuto ciglio”. Ecco, dissi fra me e me, dovevo avere la testa tra le nuvole quel giorno, perché non mi ricordo di nessuna macchina che abbia rischiato di investirmi: la mia reputazione è doppiamente salva.

          È abbastanza diffusa, nei praticanti di yoga e meditazione e in chi siede attorno a loro, che queste pratiche si debbano svuotare di tutte le qualità fastidiose e inopportune, perché, nonostante si insegni il contrario, l’emozione ti qualifica, non è quasi mai privata. E di conseguenza, il manifestarsi di una di queste qualità è sintomo che qualcosa è andato storto, che ci siamo allontanati da noi stessi, perché tutto ciò che appartiene e porta allo spirito è per sua natura mondo e ‘positivo’ (avrei potuto benissimo scrivere invece un articolo sulle emozioni positive, di cui ci invitano a nutrirci, e che sono altrettanto problematiche: perché? Perché esistono anche quelle negative).

          Ecco quindi che una stanza del Vijñānabhairava Tantra ci taglia la strada:

          Se si rende la mente stabile nei vari stati di desiderio, rabbia, avidità, delusione, ebbrezza o invidia, allora rimarrà solo la Realtà sottostante a essi.

          Vijñānabhairava Tantra, 1011Per questa stanza e per le seguenti ho tenuto come riferimento la versione e i commento di Swami Lakshman Joo, ultimo rappresentante della tradizione dello Shivaismo del Kashmir: Swami Lakshman Joo, Vijñāna Bhairava: The Practice Of Centering Awareness, Motilal Banarsidass, 2003

          Di fronte a questa stanza si è tentati da due opposte reazioni: da un lato, di mettercela in tasca e tenerla pronta per il prossimo automobilista insolente; dall’altro, il completo scoramento davanti a una vetta affascinante ma fuori da qualsiasi portata. In realtà questa stanza è rilevante, prima ancora che per il suo ripido contenuto operativo (di cui parleremo più avanti), per il principio che enuncia.

          Che è poi lo stesso principio a cui rispondono i 112 modi (questo è uno di essi) che il Vijñānabhairava Tantra elenca per esperirlo. Proviamo a definirlo dapprima in negativo, nonostante l’approccio di questo testo fondamentale sia di tenore opposto. Il principio è che malgrado le innumerevoli perturbazioni di cui possiamo fare esperienza, la Realtà fondamentale è una.

          Altre correnti di pensiero dell’India tradizionale hanno espresso la medesima idea, ma mentre questa asserzione è servita altrove per svalutare l’esperienza soggettiva, predicando il distacco dagli stati mentali perché impermanenti e quindi irreali, qui il punto di vista viene capovolto: proprio attraverso questi stati, che di norma sono subiti inconsapevolmente provocando offuscamento e distrazione, possiamo invece, attraverso l’attenzione focalizzata, riconoscere quella Realtà.

          L’errore fondamentale non è tanto l’illusione che le perturbazioni sulla superficie siano reali, perché fino a un certo punto lo sono: i fortunali, come la rabbia, la paura, il dolore, per quanto passeggeri, possono uccidere e ucciderci; persino la gioia, l’amore, la felicità possono farci scoppiare il cuore, oltre a smuovere montagne. L’errore fondamentale è credere che questi stati siano diversi e separati dalla Realtà sottostante. Disconoscerli come espressione della loro fonte: questo è l’errore, perché nulla può manifestarsi al di fuori della luce della Coscienza. Ed è proprio questo errore a renderli ingovernabili.

          Ecco quindi, tornando alla nostra stanza che contiene una pratica (ci stiamo arrivando), un messaggio importante: anche nelle emozioni estreme e ‘negative’ c’è un nucleo di pace. Anche in quella “goffa bruttura indescrivibile”, sotto la cui veste la sofferenza si presenta spesso, nulla è perduto, ed è bene ripeterselo proprio quando tutto sembra dire il contrario. Verrà un momento in cui non ci sarà più bisogno del richiamo, sostituito dall’immediatezza: non ci siamo allontanati di un millimetro dal nucleo.

          Sembra anzi, suggerisce la stanza 101, che più antitetico sia l'(apparente) intervallo tra il turbamento della superficie e la quiete sottostante, più sia rapida la possibilità di tornare all’origine. Ma fermiamoci ancora un attimo.

          Ho conosciuto poche persone, forse nessuno (me compreso), il cui sismografo emotivo si sia stabilizzato su uno spettro accettabile per sé e per gli altri per il solo fatto di essersi seduta a meditare per anni, o aver passato un periodo considerevole ad allungare i propri muscoli e a disciplinare il proprio respiro.

          Ma come, si dirà, lo yoga e la meditazione non aiutano proprio a stabilizzare l’emotivo? Eppure, quante imbarazzanti esplosioni qualche istante dopo aver toccato la pace sul tappetino perché una singola parola l’ha messa a repentaglio, o appena usciti da una sala pratica mondati da qualsiasi negatività, al termine di tre giorni di digiuno, di un ritiro di Vipassana…

          Il fatto è che più si sperimenta la pace nelle pratiche contemplative, più si incapperà nel suo contrario, almeno finché non si mette la firma su quanto sopra, ovvero che la tranquillità provata nei momenti di grazia ci avvicina solo per analogia alla vera pace, che quella pace fondamentale occorre imparare a riconoscerla persino nei momenti in cui siamo radiati dalla grazia divina.

          Ritornano in mente le parole del controverso Yoga di Emmanuel Carrère:

          È possibile meditare quando senti un groppo d’ansia sotto il plesso solare, hai nei polmoni due pacchetti di sigarette fumati smaniosamente ogni giorno e la coscienza attraversata da un flusso ininterrotto di pensieri tossici: rimpianto, rimorsi, rancore, ansia da abbandono? Quando non trovi rifugio da nessuna parte e sei in balìa di quel che di peggio c’è dentro di te?

          Il libro parlava di tutt’altro, le domande erano altre, il caso era clinico. Ma la risposta a questo interrogativo potrebbe essere: è proprio per digerire anche questo che siamo qui? E che finché ci saranno condizioni propizie e condizioni non propizie saremo condannati all’eterno rimbalzo tra gli opposti, a essere miseri visconti dimezzati?

          Cogliere l’emozione al balzo

          Esistono emozioni negative? - By Tom Ordelman (User:Thor_NL) - Own reproduction, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=898174

          Torniamo infine alla pratica descritta nella stanza 101 del Vijñānabhairava Tantra:

          Se si rende la mente stabile nei vari stati di desiderio, rabbia, avidità, delusione, ebbrezza o invidia, allora rimarrà solo la Realtà sottostante a essi.

          Questo metodo di concentrazione è ascrivibile al mezzo divino, che secondo la tripartizione dello Shivaismo del Kashmir (formulata posteriormente al Vijñānabhairava) è il mezzo di realizzazione di natura più elevata. Il mezzo divino è infatti trascendente: se si coglie lo slancio di una forte emozione, qui si dice, è possibile convertirlo in concentrazione, andando direttamente al cuore dell’essere, alla Realtà sottostante, perché ogni manifestazione di energia, se non interferita, torna alla sua origine con tanta determinazione quanto è la sua intensità.

          C’è però un ma: ci vuole sangue freddo, ovvero non dev’esserci niente di personale, lo slancio dev’essere colto prima che intervenga qualsiasi ponderazione, ovvero prima che il senso dell’io si appropri dell’emozione. Per questo, c’è una finestra temporale estremamente breve per mettere in atto questa pratica. Se l’emozione non viene colta immediatamente, nel suo insorgere, non è più possibile convertirla nella concentrazione assoluta descritta nella stanza, perché non è più puro slancio senza crepe, ma è la rabbia di qualcuno verso qualcosa, è frammentazione.

          Un esempio. Chiunque, vivendo nel mondo odierno e in questa porzione di pianeta, ha delle attività a orari prefissati ogni giorno. È quindi del tutto plausibile che decidiamo di meditare a una data ora (dicono di meditare sempre alla stessa ora, come i pasti e il sonno) e proprio un attimo prima riceviamo una brutta notizia, abbiamo una discussione, o scopriamo che qualcosa è andato diversamente da quello che ci aspettavamo.

          È possibile che questo condizioni la qualità della pratica, ma è anche possibile, se prima di incorrere in alcuna considerazione si chiudono gli occhi con la stessa istintiva percezione di sé con cui ci si tuffa a corpo morto, senza trattenere nulla, è possibile, dicevo, che questa spinta indesiderata, questa cosiddetta emozione negativa ci scaraventi molto più in profondità di quanto non ci sia dato conoscere con tanti bei sentimenti e passi ordinati.

          Certo, se nel frattempo abbiamo cominciato a commentare, a controbattere, se abbiamo cominciato a stilare la memoria difensiva e a pianificare vendette, il treno è già passato, addio stanza 101.

          Nelle crepe dell’emozione

          Attenzione però: se la pratica appena descritta non è più possibile, non è detto che abbiamo perso il treno per conoscere la Realtà sottostante, che nessuna meditazione, nessuno yoga sia più possibile: sarebbe come dire, nell’ottica del Vijñānabhairava, che la facoltà di bruciare è distinta dal fuoco.

          La pratica della stanza 101, dicevamo, appartiene al mezzo divino, ovvero il mezzo più elevato secondo lo Shivaismo del Kashmir, che ne contempla però altri due. Questa tripartizione ha il vantaggio e lo scopo di riconoscere a ogni mezzo la relativa dignità e il relativo contesto: se fallisco in un approccio, ne avrò almeno altri due con cui tentare.

          Nella fattispecie, potrò tentare una via sicuramente più familiare, ovvero il mezzo individuale: faccio qualcosa, applico una tecnica. Questo mezzo è considerato tra i tre inferiore perché c’è qualcuno che fa qualcosa, ovvero rinforza la contrapposizione tra soggetto e oggetto. Ma travolti dallo tsunami di un’emozione estrema, praticare una forma di controllo del respiro o forzare il corpo scosso a entrare in un asana è in fondo come cercare di rispondere all’assalto di un orso: per quante glie ne riusciremo a dare, saranno pur sempre molte meno di quante ne prenderemo.

          È per questo che, almeno all’interno di questo quadro di riferimento, per far fronte a una violenta emozione, il mezzo mediano è forse l’unico praticabile per evitare il complicato labirinto di purificazione ed espiazione degli effetti dell’emozione stessa.

          Se il mezzo superiore trascende l’emozione mentre quello inferiore si pone sul suo stesso piano, il mezzo mediano, o potenziato, è al tempo stesso trascendente e immanente. Ciò significa che nel mezzo potenziato rimaniamo nel flusso organico delle percezioni, focalizzando l’attenzione non negli stati affettivi in sé ma nello spazio tra uno stato affettivo e l’altro.

          I modi sono molteplici, ma ad esempio possiamo farlo concentrandoci negli spazi tra le fasi del respiro (come nella stanza 25). È a mio parere accostabile al mezzo potenziato anche la pratica dei movimenti invisibili, tipica alla riformulazione moderna del cosiddetto ‘Yoga del Kashmir’: mentre sono in una posizione, evoco la sensazione (non penso al movimento, lo eseguo con la sensibilità) dei movimenti per entrare in un’altra posizione, come alzare un braccio, muovere le gambe o ruotare la colonna, ascoltando il corpo in carne ed ossa che rimane immobile ma non esente da reazione. Anche in questo caso, trovo una centratura tra la posizione attuale e la posizione evocata, sono nel flusso delle percezioni ma centrato nello stato intermedio.

          E in definitiva, come suggerisce la stanza 103:

          La mente non dovrebbe essere assorbita né dalla sofferenza né dal piacere. Dovresti conoscere lo stato intermedio (tra entrambi) – allora rimane solo la Realtà.

          Vijñānabhairava Tantra, 103

          Questo tipo di pratica è del tutto interiore e non immune da difficoltà (bisogna trovare l’interstizio, e a volte è un’operazione che richiede una creatività molto sottile), ma ha il potere di armonizzare le pulsazioni particolari dell’emozione con un ritmo più profondo, ampio e anteriore.

          Che è forse anche la risoluzione di ciò che chiamiamo emozioni negative: una frattura apparentemente insanabile, una dissonanza imperdonabile che trova infine il proprio posto (non è forse quello che reclamava?) nell’ambito di un’armonia più generale.

          Post scriptum

          Durante il ciclo di seminari Yogasana che si terrà tra settembre e novembre, Gioia Lussana parlerà, molto meglio e molto più precisamente di me, del mezzo potenziato sia da un punto di vista filosofico che pratico.

          Post post scriptum: come combattere un orso a mani nude

          Note[+]

          Note
          ↑1 Per questa stanza e per le seguenti ho tenuto come riferimento la versione e i commento di Swami Lakshman Joo, ultimo rappresentante della tradizione dello Shivaismo del Kashmir: Swami Lakshman Joo, Vijñāna Bhairava: The Practice Of Centering Awareness, Motilal Banarsidass, 2003
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          Archiviato in:Articoli, Yoga Contrassegnato con: Emmanuel Carrère, emozioni, emozioni negative, Gioia Lussana, tantra, Vijñānabhairava Tantra, yoga, yoga del kashmir, yoga Novara

          Yogasana 7: corpo, emozione, guarigione

          10 Luglio 2023 by Zénon

          La consapevolezza attraverso le emozioni: una prospettiva integrata tra pratiche psicofisiche moderne, neurofisiologia, yoga tantrico delle origini e Medicina Tradizionale Cinese – in 7 seminari online e in presenza


          Sappiamo davvero che cosa sono le emozioni? Quali sono le basi neurofisiologiche note del rapporto tra emozione e salute? Come può lo Yoga intervenire in questo ambito? Se l’emozione influenza la postura, la postura può davvero influenzare l’emozione in modo diretto? Quali prospettive filosofiche sono state espresse nell’ambito dello Yoga riguardo alle emozioni e quali sono gli strumenti pratici per rapportaci a esse? Esistono vie alternative a quella del distacco? Se è bene coltivare emozioni positive, come possiamo rapportarci a quelle negative senza reprimerle, visto che non possiamo evitarle?

          In questo nuovo ciclo di Yogasana, interamente dedicato al mondo delle emozioni, cercheremo le risposte a queste domande attraverso lo stato dell’arte della scienza medica, la visione filosofica dello Yoga Tantrico tradizionale e quella della Medicina Tradizionale Cinese, offrendo spunti di riflessione, competenze trasversali e strumenti pratici per relazionarci alle emozioni attraverso lo Yoga moderno, da praticanti e da insegnanti.

          Saranno con noi in questo percorso Gioia Lussana, PhD esperta nello Yoga tantrico delle origini, il prof. Marco Invernizzi e Francesco Vignotto.


          Contenuti

          • Il programma
            • I docenti
            • Contributo di partecipazione e attestato di frequenza
            • Iscriviti
            • Desideri maggiori informazioni?

            in presenza e online

            Il corso potrà essere seguito anche in differita tramite le registrazioni, che saranno disponibili il giorno dopo ogni seminario

            Il programma

            Tutti i seminari dureranno circa due ore e conterranno una parte teorica e una parte pratica. Potranno essere seguiti in queste tre modalità:

            • in presenza presso la nostra sede a Novara in via XXIII marzo al numero 17
            • online in diretta tramite la piattaforma Zoom
            • online in differita, tramite le registrazioni che saranno disponibili per la visione in streaming a partire dal giorno seguente

            Le registrazioni, assieme alle slide di ogni seminario, saranno a disposizione di tutti gli iscritti, anche di chi sceglierà di seguire in presenza.

            MODULO 1: Emozioni e patologie – La meditazione

            Online, giovedì 21 settembre ore 19.10-21.00
            Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

            La relazione tra emozioni e patologie è un tema che ha interessato la medicina fin dai suoi albori. In questo seminario Marco Invernizzi ci illustrerà come oggi, grazie anche all’avanzare delle neuroscienze, conosciamo molto di più sulle basi neurofisiologiche delle emozioni e la loro connessione con il sistema immunitario con importantissime conseguenze sia per la guarigione sia per la prevenzione.
            Nella parte pratica, vedremo come tutto questo ha una relazione importante anche per le pratiche psico-corporee e in particolar modo con la meditazione.



            MODULO 2: Emozioni e postura: un rapporto davvero così facilmente reversibile?

            Online e in presenza, giovedì 28 settembre ore 19.10-21.00
            Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

            Che gli stati d’animo e la postura si influenzino reciprocamente è noto ed è in fondo l’assunto alla base della pratica posturale dello Yoga. Ma quali sono le basi medico-scientifiche di questo rapporto? Ed è davvero così semplice ‘invertire’ il rapporto, ovvero utilizzare la postura per trasformare gli stati d’animo? Oppure emozione e āsana si devono incontrare in qualche luogo di confine?


            MODULO 3: Cosa sono le emozioni per lo yoga?

            Online, giovedì 5 ottobre ore 19.10-21.00
            Con Francesco Vignotto

            Cos’è una emozione? È davvero contrapposta al pensiero? Cosa intendevano gli antichi indiani con il concetto di mente-cuore? Le pratiche contemplative come lo yoga sembrano prescrivere il distacco, ma è l’unica via? Se l’emozione è energia, come rapportarsi a questa energia?
            In questo seminario affronteremo questi temi preliminari che avremo modo di approfondire secondo diverse prospettive. Nella parte pratica, affronteremo il grande interrogativo: cosa fare se sto provando un’emozione che almeno in teoria non è compatibile con la pratica, come la collera o la paura?


            MODULO 4: La centratura nel flusso delle percezioni

            Online, giovedì 19 ottobre ore 19.10-21.00
            Con Gioia Lussana

            Trovare un centro di tranquillità nel flusso dei pensieri e delle emozioni: potrebbe sembrare un concetto non troppo nuovo, abbastanza condiviso nell’ambito delle pratiche meditative. Il fatto è che, secondo lo Śivaismo del Kashmir medievale, ovvero l’espressione più raffinata dell’India Tantrica, questa operazione non dev’essere compiuta nell’ottica di un distacco dalle emozioni, ma rimanendo con le emozioni stesse, in quanto espressione della Coscienza da cui originano. Questo è śāktopāya, ovvero il mezzo basato sull’energia, che Gioia Lussana ci illustrerà proponendoci alcune pratiche tratte dal Vijñānabhairava Tantra, testo-radice di questa tradizione.


            MODULO 5: Il respiro come emozione fondamentale, tra neurofisiologia e Coscienza

            Online e in presenza, giovedì 2 novembre ore 19.10-21.00
            Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

            Dal punto di vista esperienziale, il respiro è emozione. Più che all’assenza di emozioni, il prāṇāyāma sembra mirare a quella emozione fondamentale che incontreremo nella teoria estetica nell’ultimo seminario e che costituisce la base, l’essenza di ogni altra emozione: la pace.
            Tuttavia, nel rapportarci con il nostro stesso respiro incontreremo inevitabilmente, dei conflitti, il più delle volte emotivi.
            Uno sguardo alla neurofisiologia del respiro, ovvero a come il respiro viene controllato dal sistema nervoso autonomo, su come le emozioni possano influenzarne il funzionamento, e su come il controllo corticale volontario può intervenire ed entro quali limiti, ci aiuterà a comprendere meglio la questione per ritornare a praticare con maggiore consapevolezza e maggiori strumenti.


            MODULO 6: L’equilibrio delle emozioni nella Medicina Tradizionale Cinese e nelle Pratiche di Lunga Vita

            Online e in presenza, giovedì 16 novembre ore 19.10-21.00
            Con Marco Invernizzi

            La teoria delle emozioni nella Medicina Tradizionale Cinese ci invita ad andare oltre la classica e istintiva distinzione tra emozioni negative ed emozioni positive. Fondamentale è infatti il concetto di equilibrio, senza il quale anche l’eccesso di un’emozione positiva come la gioia può essere fonte di disarmonia. In questo seminario, Marco Invernizzi ci illustrerà il ciclo delle emozioni, ognuna delle quali è associata a un elemento e a un organo, e le Pratiche di Lunga Vita (Daoyin, Qi Gong) connesse per riportare l’equilibrio.


            MODULO 7: Lo yoga della bellezza

            Online, giovedì 30 novembre ore 19.10-21.00
            Con Gioia Lussana

            Qual è l’unico ambito in cui tutte – e diciamo proprio tutte – le emozioni hanno pari dignità? La risposta è sotto i nostri occhi, ma forse non è così scontata: nell’esperienza estetica dell’opera d’arte. Non a caso, lo Śivaismo del Kashmir medievale riconosceva proprio al godimento estetico la stessa valenza dell’esperienza mistica. Chiudiamo questo percorso di nuovo in compagnia di Gioia Lussana, che ci spiegherà perché il tantrismo indiano attribuiva così tanta importanza ai Rasa (ovvero i sentimenti archetipici risvegliati dall’opera d’arte) e perché l’argomento è di estrema importanza e attualità anche per noi.


            Un momento della didattica, durante la prima edizione di Yogasana


            I docenti

            Marco Invernizzi

            Medico e Professore associato presso la cattedra di medicina fisica e riabilitativa dell’Università del Piemonte Orientale.
            Agopuntore ed esperto in Medicina Tradizionale Cinese, insegnate di Tai Chi e Qi Qong presso Zènon.

              Francesco Vignotto

              Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

                Gioia Lussana

                Docente yoga (Y.A.N.I.) e formatrice di insegnanti yoga. Laureata cum laude in Indologia con R.Gnoli e R.Torella. Co-fondatrice dell’A.ME.CO con Corrado Pensa, per oltre 20 anni ha approfondito la meditazione vipassanà con maestri del buddhismo contemporaneo. Ha pubblicato saggi sullo yoga in riviste scientifiche (RSO) e divulgative. Ha conseguito il PhD presso l’Università Sapienza di Roma con una ricerca sullo yoga tantrico delle origini.

                  Contributo di partecipazione e attestato di frequenza

                  Il contributo di partecipazione del corso (comprensivo dei 7 seminari) è di 300€. Non è possibile iscriversi a singoli seminari, in quanto il corso è da intendersi come un blocco unitario.

                  Al termine del percorso – con una frequenza minima dell’80% delle lezioni – verrà rilasciato un attestato di frequenza.

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