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yoga

Quanto sono ‘reali’ i chakra?

1 Settembre 2025 by Francesco Vignotto Lascia un commento

I chakra esistono di per sé? Sono ‘organi’ invisibili? Corrispondono a elementi anatomici, oppure sono ‘oggetti mentali’ che dobbiamo visualizzare nella meditazione? La realtà è forse molto più sottile e, se abbiamo un minimo di passione per ciò che appare solo attraverso le sfumature, molto più interessante…

L’immagine qui sopra è una rielaborazione tratta da The Serpent Power di Sir Arthur Avalon, del 1918, opera che fece conoscere i chakra e la kuṇḍalinī all’Occidente. L’illustrazione che segue risale invece al 1927, anno in cui comparve nel quasi altrettanto celebre trattato Chakra di Charles W. Leadbeater. Leadbeater fu figura complessa e controversa, vescovo vetero-cattolico con passioni non solo spirituali, teosofo e chiaroveggente, nonché mentore di un giovanissimo Jiddu Krishnamurti, che poi lo rinnegherà assieme a tutta la società Teosofica.

Ma non è di Leadbeater che vogliamo parlare qui, bensì di questo diagramma, che è stato per quasi un secolo tra i principali argomenti a sostegno della correlazione/coincidenza anatomica tra i principali plessi nervosi e i centri psico-energetici: il corpo osservabile dalle dissezioni – sembrerebbe suggerire questa immagine – conferma ciò che i trattati indo-tibetani (ma Leadbeater mostra anche esempi nella teosofia cristiana) hanno descritto come ruote, loti, nodi ecc., a volte accennandovi in modo molto succinto, altre con profusione di immagini e simbologie molto complesse. Un esempio simile, che non illustreremo qui, è quello che collega i chakra e le ghiandole endocrine.

La ricerca di un riscontro fisico è stata per molti e per molto tempo un rovello assillante al fine di validare il sistema dei chakra alla luce della scienza occidentale. Questo ha comportato certo anche molte forzature, alcune ingenue altre più maliziose, dovute soprattutto alla sovrapposizione di paradigmi incongruenti: quello della scienza moderna, che ha come oggetto l’osservabile e il misurabile, quello dell’esperienza genuinamente mistico-religiosa, dismisura in un mondo di misure, e quello della spiritualità individualistica New Age e post-New Age, che maneggia entrambi un tanto al chilo, purché sembri sensato e sia vendibile.

Negli ultimi anni, d’altronde, grazie all’approfondirsi e al diffondersi degli studi accademici – entrati di prepotenza nei corsi per insegnanti di yoga – e alla traduzione di nuovi testi della tradizione indiana, sono emersi due dati: il primo è che il modello a sette chakra oggi universalmente riconosciuto è uno tra i molti modelli di chakra, che variano di numero e di localizzazione anche all’interno della stessa scuola dottrinaria; il secondo è che le raffigurazioni a volte molto elaborate di questi centri non sarebbero descrizioni di realtà esistenti di per sé, ma simboli che l’adepto deve visualizzare durante la meditazione.1

Con un salto logico abbastanza sconcertante, questi due argomenti non mancano di essere citati a discredito della concezione moderna dei chakra, figlia solo in parte della tradizione indiana, oltre che dei Leadbeater, degli Jung, dei Sir Arthur Avalon e di altri di minor caratura, ognuno dei quali ha apportato contributi originali rispetto alla tradizione. Tradizione che, però, lo confermano gli stessi studi, è tutt’altro che immune dal divenire oltre che dalla varietà, e in cui il sistema di chakra oggi noto era già diventato dominante almeno dal XII secolo, ossia ben prima dell’epoca coloniale e ben prima che l’Occidente manifestasse il suo interesse all’argomento.2

Chakra, nadi e altri elementi del corpo Yogico secondo il Trika, ovvero lo Śivaismo del Kashmir, tratto da L. Silburn, La kuṇḍalinī o L’energia del profondo, Adelphi, 1997.

Insomma, come spesso accade, l’emergere della varietà e delle differenze sembra occultare le altrettanto evidenti costanti: innanzitutto, che il corpo fisico sia eletto a microcosmo dove disporre le ‘ruote’ e altri elementi utili a ritrovare l’identità perduta con il macrocosmo, è un fatto che ha più rilevanza che stabilire se i chakra siano sei, dodici o mille. In secondo luogo, l’importanza attribuita ai centri organizzati attorno all’asse centrale è una costante altrettanto degna di nota.

Se quindi la ricerca di una localizzazione anatomica ai chakra pecca di eccessivo letteralismo, all’estremo opposto, affrettare conclusioni attraverso le sole fonti documentali rischia di confinare il discorso a livello nozionistico, con la conseguenza che il punto nodale sfugge sempre: si capisce cosa non è, ma non è chiaro se ne rimanga ancora qualcosa.

Ci troviamo di fronte a un dilemma. Da un lato la ricerca troppo restrittiva dell’oggettivazione depotenzia la natura, appunto, sottile dei chakra, ponti o nodi che siano tra corpo-mente-coscienza (ovviamente collocarli nell’invisibile replica la questione a un livello non verificabile, che però assomiglia troppo a quello ‘in carne ed ossa’).

D’altro canto, la completa relativizzazione culturale, la riduzione a ‘oggetto mentale’ immaginario e arbitrario, rende ancora più profondo quello stesso fossato tra mente e corpo che negli ultimi decenni si cerca di risalire anche grazie alle discipline psico-corporee. Oltre al fatto che gli oggetti di meditazione, chi vi ha dimestichezza lo sa bene, non sono meno concreti degli oggetti di azione, né meno reali o irreali.

Un indizio per uscire da questa impasse ce la fornisce Georg Feuerstein, proprio al commento al sūtra di Patanjali 3, 29 analizzato nello scorso articolo:

Inutile dire che le concezioni yogiche differiscono considerevolmente da quelle dell’anatomia moderna, perché le prime si basano sull’esperienza soggettiva e fenomenologica del corpo e non sulla dissezione post mortem.3

Il che, di primo acchito, sembrerebbe un avvertimento diretto solo a chi cerca di toccare con mano i chakra, ma in realtà lo è anche per i sostenitori della corrente nozionistica. Il nodo è proprio ‘l’esperienza soggettiva e fenomenologica’, che in entrambe le posizioni analizzate sembra uscire dall’orizzonte, ma che è il vero fulcro della questione.

Pertanto, pur non negando le prerogative dello scienziato da un lato e del filologo dall’altro, ma anche grazie ai contributi di entrambi, occorre non perdere mai di vista quella del praticante, almeno per chi si vuole ancora ritenere tale. E la prerogativa del praticante è di sperimentare il corpo nel corpo, la mente nella mente (“Lo yoga dev’essere conosciuto attraverso lo yoga”, recita un celebre commento agli Yoga Sūtra4), o, visto che di fenomenologia abbiamo accennato, la scoperta, che può essere sconvolgente, che “il mio corpo è il perno del mondo”.5

In conclusione, forse la domanda corretta non è tanto se esistano i chakra come oggetti, quanto piuttosto: come posso tradurre queste informazioni, senza che la cartina si sostituisca al territorio, in esperienza viva, propriocettiva, per bucare il cielo di cartapesta della mente ordinaria e infine riveder le stelle? Come possiamo rintracciare, percettivamente, nel nostro microcosmo corporeo, il macrocosmo in cui, per un equivoco o per necessità, ci sentiamo perduti, da cui ci crediamo e ci percepiamo separati?

Le soluzioni di cartapesta si appellano sempre a un difetto, a un qualcos’altro che manca, che rimanda, che non è qui e probabilmente non lo sarà mai. L’esperienza reale è che ciò che non è qui, non è da nessuna parte.

Disclaimer

Questo articolo è un approfondimento e anticipazione dei contenuti che affronteremo in Yogasana 11: Chakra, con contributi di neurofisiologia e neuroendocrinologia (i prof. Claudio Molinari e Marco Invernizzi) e di filosofia (Gioia Lussana), oltre che l’autore di questo articolo.

Post Scriptum

  • Il titolo di questo articolo prende in prestito quello di un articolo di alcuni anni fa a firma di Daniel Simpson, apparso sul blog The Luminescent. Come in quell’articolo (che è stato spesso citato a sostegno di una delle due posizioni qui descritte), abbiamo deciso di utilizzare la grafia più popolare chakra in luogo di cakra, più corretta ma meno riconoscibile da un vasto pubblico.
  • Qualcuno noterà una differenza di vedute rispetto a un articolo comparso su questo blog diversi anni fa, Tu non hai chakra. A discolpa dell’autore, possiamo chiamare in causa la legittima evoluzione di idee, ma anche la necessità, a quel tempo, di prendere le distanze da un mondo ancora pesantemente influenzato dalla New Age. A ciò si aggiunga che non era ancora evidente il vicolo cieco in cui alcuni discorsi eruditi finirono per imboccare, di lì a qualche anno.
  1. Da notare però che i cakra non sono sempre associati a esuberanti simbologie oggetto di visualizzazioni. Gli autori del Kashmir in particolare offrono indicazioni piuttosto stringate basate a volte sulla mera localizzazione fisica. Nel suo commento al Netra Tantra, Kṣemarāja elenca i sei cakra a cui il testo allude come segue: ‘nascita’, ombelico, cuore, palato, ‘goccia’ e ‘risonanza’. Sul fatto che in questo caso ci si riferisca a un ‘luogo’ più che a un simbolo è abbastanza evidente. ↩︎
  2. Vedi J. Mallinson, M. Singleton, Roots Of Yoga, Penguin, 2017: “Nelle tradizioni yogiche dal Dodicesimo secolo in poi c’è un diffuso consenso sul fatto che i cakra siano sei, sebbene siano comuni anche altre variazioni numeriche”. Da notare che quello che oggi è considerato il settimo chakra, ovvero quello della corona (Sahasrāra), fosse considerato una realtà a sé stante. ↩︎
  3. G. Feuerstein, The Yoga-Sutra of Patañjali: A New Translation and Commentary, 1989. ↩︎
  4. “Lo yoga sl apprende con lo yoga, — come fu detto, — lo yoga procede dallo yoga. Colui che si applica con attenzione allo yoga, godrà lungamente dello yoga.” Vyasa, commento a Yoga Sutra 3,6, traduzione di Corrado Pensa. ↩︎
  5. “[…] infatti, se è vero che io ho coscienza del mio corpo attraverso il mondo, che esso è, al centro del mondo, il termine inosservato verso il quale tutti gli oggetti volgono la loro faccia, è anche vero, per la stessa ragione, che il mio corpo è il perno del mondo: io so che gli oggetti hanno svariate facce perché potrei farne il giro, e in questo senso ho coscienza del mondo per mezzo del mio corpo.” M. Merleau-Ponty, Fenomenologia della percezione, trad. it. di A. Bonomi, il Saggiatore, Milano 1965, p. 130. ↩︎
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Archiviato in:Articoli, Yoga Contrassegnato con: Chakra, Georg Feuerstein, Jung, Kundalini, Leadbeater, Sir Arthur Avalon, yoga, yoga Novara

Yogasana 11: Chakra, fra tantrismo, neuroscienze, PNEI e yoga contemporaneo

8 Luglio 2025 by Zénon

Yogasana 11
CHAKRA

Tra miti di oggi e di ieri, neuroscienze, PNEI, Yoga tantrico delle origini, Taoismo e Yoga contemporaneo. Sette seminari teorico-pratici, online e in presenza, settembre-novembre 2025

Indice

  • Contenuti di questa edizione
  • Il programma e il calendario
    • I docenti
    • Contributo di partecipazione e attestato di frequenza
    • Iscriviti
      • Desideri maggiori informazioni?

      Contenuti di questa edizione

      Ci sono pochi argomenti che catalizzano l’attenzione e dividono quanto i chakra (cakra), non solo tra i praticanti di yoga.

      L’esistenza di un sistema di centri psico-energetici, oggi, è per alcune persone una realtà che non ha bisogno di dimostrazioni, e che influenza la vita e la salute di ognuno attraverso dinamiche molto precise.

      Altri, più scettici, mettono l’accento sulla natura originariamente simbolica ed esoterica di questi centri, stigmatizzando l’influsso della famigerata New Age, a cui dobbiamo innumerevoli e a volte imbarazzanti luoghi comuni.

      Se però rischiamo, da un lato, di ridurre il discorso sui chakra a un ingenuo gergo subculturale, dall’altro ci esponiamo al pericolo di gettare via il bambino insieme all’acqua sporca, cadendo nella trappola di un altrettanto insensato relativismo culturale, che vede sempre e solo differenze tra le diverse tradizioni, come se queste si riferissero a forme di umanità totalmente diverse e incompatibili tra loro.

      Sarà quindi equilibrandoci tra una sana dose di dubbio e la ricerca della cosa in sé, al di là dei simboli convenzionali per indicarla, che ci muoveremo in questo nuovo ciclo di seminari. Pertanto, se sfateremo alcuni miti, cercheremo d’altro canto di preservarne l’eventuale nucleo di verità, riflettendo su come possa essere integrato in una pratica yogica contemporanea che miri all’essenziale.

      Naturalmente, non prescinderemo dalla comprensione del contesto originario in cui i chakra sono nati, in special modo il tantrismo indo-tibetano e lo hatha yoga medievale, oltre a confrontarci con la visione più sintetica del Taoismo.

      Ma, com’è giusto che sia, prenderemo altrettanto seriamente in considerazione i successivi strati che si sono sovrapposti: a partire dal contributo dell’esoterismo occidentale e dalle letture junghiane fino alle evoluzioni posteriori, che hanno mutato la valenza attribuita ai chakra rispetto alle origini, tendendo a spostare l’asse dell’interpretazione dal piano mistico (dove l’individuo viene superato) a quello psicologico (dove l’individuo è ancora alla ricerca di un pieno sviluppo).

      Se inoltre, come alcuni studiosi notano, non dobbiamo essere troppo zelanti nel voler identificare i chakra con delle precise strutture fisiche, il fatto che siano collocati e richiedano di essere percepiti, visualizzati e stimolati in determinati luoghi del corpo, pur con una certa variabilità, implica che esiste una importante connessione con strutture corporee e con funzioni fisiologiche-chiave, che prenderemo in esame sia come punti di attenzione per la pratica corporea, sia come supporto per quella meditativa.

      D’altro canto non possiamo liquidare come mere coincidenze le affinità tra chakra, i rami del Sistema Nervoso Centrale e il Sistema Endocrino, soprattutto alla luce di due discipline in cui oggi si ripongono non poche aspettative: le moderne neuroscienze e la PNEI (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia), a cui dedicheremo ben due dei sette seminari.

      In questa edizione ci avvarremo dei contributi di esperti nei rispettivi campi come i Prof. Marco Invernizzi, Claudio Molinari e Gioia Lussana, oltre all’apporto di Francesco Vignotto per la contestualizzazione nella pratica.

      in presenza e online

      Il corso potrà essere seguito anche in differita: le registrazioni saranno disponibili il giorno dopo ogni seminario e rimarranno a disposizione per un anno.

      Il programma e il calendario

      Tutti i seminari dureranno circa due ore e conterranno una parte teorica e una parte pratica. Potranno essere seguiti in queste tre modalità:

      • in presenza presso la nostra sede a Novara in via XXIII marzo al numero 17
      • online in diretta tramite la piattaforma Zoom
      • online in differita, tramite le registrazioni che saranno disponibili per la visione in streaming a partire dal giorno seguente

      Le registrazioni, assieme alle slide di ogni seminario, saranno a disposizione di tutti gli iscritti, anche di chi sceglierà di seguire in presenza.

      L’orario è dalle 19.10 alle 21.10 circa nelle date seguenti:

      • 25 settembre
      • 2 ottobre
      • 16 ottobre
      • 23 ottobre
      • 6 novembre
      • 13 novembre
      • 27 novembre

      Ed ecco il dettaglio degli incontri:


      MODULO 1: Tra Oriente e Occidente, andata e ritorno

      Online e in presenza, giovedì 25 settembre ore 19.10-21.00
      Con Francesco Vignotto e Marco Invernizzi

      Per i chakra, oggi, vale lo stesso discorso dello yoga contemporaneo: se l’origine è rintracciabile sicuramente in India (in una particolare tradizione), è altrettanto vero che l’idea iniziale si è amalgamata non solo con concetti della medicina e della psicologia occidentali, ma anche con elementi derivanti dall’esoterismo europeo, spesso con effetti ‘di ritorno’ anche sulle scuole di yoga indiane. E se tutto ciò da un lato ha dato origine a innumerevoli banalizzazioni, dall’altro non possiamo ignorare in toto questa evoluzione in nome di un passato ideale e filologicamente corretto, ma per molti versi non praticabile senza una riformulazione. In questo primo seminario cercheremo quindi di comprendere cosa sono i chakra oggi, e se possono insegnarci qualcosa di significativo per una pratica yogica contemporanea.


      MODULO 2: Chakra e neuroscienze: una mappa simbolica delle funzioni del Sistema Nervoso Centrale?

      Online e in presenza, giovedì 2 ottobre 19.10-21.00
      Con Claudio Molinari e Francesco Vignotto

      In questo seminario, partiremo dalla ben nota e discussa analogia tra le localizzazioni dei centri sottili e i plessi attraverso cui il Sistema Nervoso Centrale innerva specifiche regioni del corpo, cogliendo l’occasione per approfondirne la fisiologia e per fare il punto sullo stato dell’arte delle neuroscienze. Prenderemo inoltre in esame un’ipotesi molto recente che recupera la nozione di corpo sottile in termini di enterocezione e il modello dei chakra come mappa della integrazione di mente e corpo. Senza dimenticare che, da un punto di vista contemplativo, le mappe sono utili quando permettono al filo del pensiero di perdere le sue stesse tracce, lasciando emergere la coscienza in sé.


      MODULO 3: Il Sistema Endocrino e la PNEI

      Online e in presenza, giovedì 16 ottobre 19.10-21.00
      Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

      Anche la prossimità tra chakra e ghiandole endocrine è stata spesso oggetto di elucubrazioni. In questo seminario, assieme al Prof. Claudio Molinari, ne approfitteremo per introdurre la PNEI, ovvero la Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia. Questa disciplina allarga il campo a due altri importanti attori oltre al Sistema Nervoso Centrale, ovvero il Sistema Endocrino e quello Immunitario, gettando luce su come tutti e tre questi sistemi interagiscano sia sul piano fisiologico sia su quello psicologico-comportamentale. Nella parte pratica, approfondiremo l’importanza del principio di autoregolazione nel contesto yogico, in cui proprio la relazione tra chakra, noti e meno noti, può rivelarsi particolarmente utile.


      MODULO 4: Il Sistema Nervoso Enterico: un “secondo cervello” nell’intestino?

      Online e in presenza, giovedì 23 ottobre 19.10-21.00
      Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

      Da alcuni anni, l’idea che avremmo un ‘secondo cervello’ nell’area addominale è entrata piuttosto di prepotenza nel discorso comune. La popolarità di questa ipotesi è sicuramente da attribuire al connubio tra l’esperienza diretta di ognuno e le sempre più vaste evidenze scientifiche. Il Sistema Nervoso Enterico, infatti, è oggi considerato il terzo ramo del Sistema Nervoso Autonomo, con caratteristiche del tutto peculiari e indipendenti dai rami vagale-parasimpatico e ortosimpatico. In questo seminario, assieme al Prof. Marco Invernizzi, ne approfondiremo le caratteristiche, mentre nella parte yogica pratica analizzeremo le implicazioni rispetto ai modelli di fisiologia sottile tradizionali e come lo stato di questo ‘cervello nell’intestino’ e lo yoga possano interagire (o interferire) tra loro.


      MODULO 5: In estrema sintesi: i tre Dan tian della tradizione Cinese

      Online e in presenza, giovedì 6 novembre 19.10-21.00
      Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

      La caratteristica del Taoismo e della Medicina Tradizionale Cinese è da sempre l’essenzialità: così, in queste tradizioni, l’alchimia di corpo-mente-energia si gioca in soli tre soli centri, i tre Dan Tian (letteralmente “campi di elisir”), dove l’energia vitale può essere accumulata e coltivata, secondo un’idea molto vicina a quella del tantrismo delle origini, i cui rapporti con il mondo taoista sono probabili, anche se poco documentati. Il confronto con questo sistema, che tripartisce le funzioni altrove distribuite su quattro, cinque, o sette centri, sarà in particolar modo utile sotto l’aspetto pratico, permettendoci di individuare tre macro-segmenti psico-corporei e di elaborare una sintesi estrema delle reciproche dinamiche.


      MODULO 6: Chakra e corpo in azione: quale legame tra asana e centri sottili?

      Online e in presenza, giovedì 13 novembre 19.10-21.00
      Con Francesco Vignotto

      Quasi tutti i manuali di yoga classici indicano per ogni asana un chakra di riferimento, intendendo con questo sia un particolare aspetto su cui la posizione lavora, sia le particolari strutture anatomo-fisiologiche che vengono coinvolte. Se questo approccio, da un lato, rischia spesso di incoraggiare una forma di riduzionismo meccanicistico e di voler identificare con troppo zelo i chakra con delle precise strutture fisiche, d’altro canto non è possibile escludere per principio questo tipo di interazioni, proprio perché i chakra sono localizzati o devono essere visualizzati in luoghi del corpo fisico. Ma quale tipo di azione fisica può avere realmente un impatto così sottile?


      MODULO 7: Nutrire il principio vitale

      Online e in presenza, giovedì 27 novembre 19.10-21.00
      Con Gioia Lussana

      Che cosa feconda, nutre e accresce la nostra energia interna?

      Nello Haṭha yoga e nell’evoluzione tantrica dell’India religiosa l’essenza vitale di ognuno va potenziata e allenata fino a ‘mettere le ali’. Esploreremo questo percorso di risveglio, trovando anche alcuni riscontri nelle intuizioni della filosofia occidentale.




      I docenti

      Marco Invernizzi

      Medico e Professore Ordinario presso la cattedra di Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università del Piemonte Orientale.
      Agopuntore ed esperto in Medicina Tradizionale Cinese, insegnante di Tai Chi e Qi Qong presso Zénon.

        Francesco Vignotto

        Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

          Gioia Lussana

          Docente yoga (Y.A.N.I.) e formatrice di insegnanti yoga. Laureata cum laude in Indologia con Raniero Gnoli e Raffaele Torella. Co-fondatrice dell’A.ME.CO con Corrado Pensa, per oltre 20 anni ha approfondito la meditazione vipassanà con maestri del buddhismo contemporaneo. Ha pubblicato saggi sullo yoga in riviste scientifiche (RSO) e divulgative. Ha conseguito il PhD presso l’Università Sapienza di Roma con una ricerca sullo yoga tantrico delle origini.

            Claudio Molinari

            Medico e Dottore di Ricerca in Fisiologia, Agopuntore.
            Professore Associato di Fisiologia presso la Scuola di Medicina dell’Università del Piemonte Orientale “A. Avogadro” di Novara.
            La sua attività di docente si svolge anche presso:
            la Scuola di Agopuntura ALMA di Milano;
            il Corso di Perfezionamento in Regolazione Biologica e Medicine Complementari dell’Università di Milano;
            il Corso di Perfezionamento in Coordinamento di Medicina Integrata dell’Università di Pavia.
            Si impegna da anni per far entrare la Medicina Complementare nel mondo Accademico.

              Contributo di partecipazione e attestato di frequenza

              Il contributo di partecipazione del corso (comprensivo dei 7 seminari) è di 300€. Non è possibile iscriversi a singoli seminari, in quanto il corso è da intendersi come un blocco unitario. È possibile però pagare in 3 rate scegliendo l’opzione Paypal.

              Al termine del percorso verrà rilasciato un attestato di frequenza. Chi segue online, in diretta o differita, può ottenere l’attestato presentando una breve relazione scritta.

              Iscriviti

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              Intestato a: ZENON SOCIETA’ SPORTIVA DILETTANTISTICA 
              Causale: Iscrizione corso e quota tesseramento [specificare il nome se il conto non è intestato all’iscritto/a]

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              ‘Ascolta il tuo corpo’ significa ancora qualcosa?

              7 Maggio 2025 by Zénon Lascia un commento

              Può un invito così generico e inflazionato essere ancora di qualche utilità? Sì, se lo utilizziamo per metterci in discussione invece che per ricevere conferme…

              Da qualche tempo, è impossibile dire “Ascolta il tuo corpo” senza provare qualche imbarazzo, e ciò accade da ben prima che questa frase diventasse il tormentone di un comico televisivo (questo, piuttosto, è la conferma di quanto la frase rischi il luogo comune).

              “Ascolta il tuo corpo” è una frase ormai da riempire a piacimento, prediletta da chi si sottrae al confronto con la realtà evitando qualsiasi attrito (il corpo – ma siamo sicuri che sia veramente il corpo? – mi ha detto che non ha voglia di fare fatica, che non mi devo forzare), ma è ormai presenza fissa anche sulle labbra di chi sottopone il corpo a ogni genere di forzatura per piegarlo alle proprie pretese, incurante dei messaggi che il corpo stesso gli invia, o forse no (anche il dolore – ribatteranno – non è una forma di ascolto?).

              Il problema è che “ascolta il tuo corpo” è ormai un goal a porta vuota, come “no alla discriminazione” o “salviamo il pianeta”: chi si alzerebbe per dire che non è d’accordo? Questo, come ben sappiamo, è un grande ostacolo a che le parole si traducano in fatti.

              Così, in entrambi i casi più sopra descritti viene escluso in partenza il presupposto di ogni ascolto, ossia l’incontro con l’altro. Perché l’incontro con il proprio corpo, se l’ascolto è reale, potrebbe essere addirittura sconvolgente, in quanto alieno alle risposte prevedibili, rassicuranti, che in fondo suggeriscono di fare come hai sempre fatto “ascoltando il tuo corpo”.

              Per questo, dovremmo intendere “ascolta il tuo corpo” come un termine tecnico anziché come uno slogan ornamentale, perché indica una precisa fase nel lavoro corporeo e nella pratica contemplativa: la fase in cui dal fare e dal pensare si passa al sentire.

              Quindi non ascoltiamo il corpo tanto perché ci dica cosa dobbiamo fare, ma per fare chiarezza là dove il pensiero ci porta sempre a maggior complicazione. Ascoltare il corpo permette di fare spazio, di lasciar decongestionare il pensiero e magari di creare le condizioni perché arrivi una risposta.

              Suggeriremmo soltanto una piccola correzione: evitare il pronome “tuo”, che ci riallaccia a una storia, là dove le storie, come le scarpe all’entrata di un tempio, sarebbe meglio lasciarle fuori, perché ci ingabbiano nel conosciuto.

              Fin quando è tuo, il corpo è collegato a un passato e a delle aspettative.
              Quando ascolti veramente il corpo, invece, c’è sempre una sensazione, anche se solo parziale, di incontrare uno sconosciuto. Uno sconosciuto di cui però sentivi la mancanza…

              Siccome ascolti il corpo per entrare in contatto con qualcosa che non sia il tuo pensiero, il corpo non può essere tuo.

              Ascoltare il proprio respiro come si ascoltasse qualcun altro respirare, ad esempio, è un esercizio molto interessante. Non per trovarvi dei difetti, ma anzi, per tornare a sentire tutto ciò che non cogli a causa dell’abitudine condensata in quel pronome possessivo, del tuo credere di conoscerlo, nel considerare banale ripetizione ciò che è pulsazione vitale.

              Ascoltare il corpo significa prenderlo per come è, non per come pensiamo che debba essere.
              Significa sentirlo a prescindere da ciò che sappiamo o pensiamo di sapere di lui: dei suoi presunti pregi o dei suoi difetti, dei suoi meriti o delle cause delle sue sofferenze, anche delle nozioni che abbiamo su di lui.

              Sì, è un lavoro impegnativo, e non si può mai dire di aver trovato la soluzione definitiva, di aver trovato una verità e di potercela mettere in tasca per utilizzarla ogni volta che ci serve: ma è proprio qui il bello.

              Il corpo è lo strumento della coscienza. È tornare a come sentivamo prima che qualcuno ci avesse spiegato una volta per tutte cosa fosse.

              Qualcuno, con più enfasi, sostituirebbe sentire con essere, ma quest’ultima parola rischierebbe di complicarci la vita con dubbi amletici. Sentire è molto più diretto e concreto, non mi richiede il fardello di un’identità.

              Lasciando aperto l’interrogativo su chi sente, riposando anzi su quell’interrogativo, il sentire può agire da solvente, rendendo permeabile e allentando la corazza che mi vuole separato da tutto il resto, soprattutto, perché la corazza sono io: esiste non solo per limitare, ma anche per permettermi di guardarci attraverso.

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              Yoga, articolazioni e movimento armonico: un approfondimento

              22 Aprile 2025 by Zénon Lascia un commento

              Un approfondimento sul prossimo corso sul rapporto spesso sottovalutato tra yoga e articolazioni, analizzandolo non solo sotto l’aspetto muscolare e quello miofasciale, ma anche prenderemo a prestito un principio dalle Pratiche di Lunga Vita cinesi ed eleggendo gli spazi articolari come strumento privilegiato di meditazione.



              Le articolazioni sono luoghi di connessione e di possibilità: sia che mobilitiamo, sia che stabilizziamo una o più articolazioni, noi moduliamo la nostra struttura creando sempre nuove configurazioni, sempre nuovi equilibri attraverso un linguaggio stratificato e tutt’altro che ovvio.

              Proprio per questo, quando abbiamo scarsa consapevolezza delle nostre articolazioni, i nostri movimenti ne risentono in termini di ‘risoluzione’, proprio come un’immagine che perdendo qualità diventa ‘sgranata’. Risulta così compromessa l’abilità di sentire il movimento più che eseguirlo meccanicamente, di lasciarlo propagare attraverso le linee di forza inscritte nel rapporto tra le parti e l’ambiente.

              Le nostre articolazioni, insomma, non sono strutture come altre, perché – in modo più misterioso – sentire profondamente anche una sola articolazione è sentire tutte le articolazioni, tutto il corpo, o meglio l’unità che lo sottende.

              Non si tratta però di apprendere una somma di particolari anatomici, ma, anche attraverso l’anatomia e la cinesiologia, di eleggere le articolazioni come luogo privilegiato di ascolto. Non allo scopo di correggerlo, ma di leggerlo nella sua lingua madre.

              Questo favorirà una conoscenza più sintetica e diretta del corpo, un’attenzione globale e immediata che solitamente è occultata dalle tensioni, oltre che dalla pretesa di ottenere dei risultati senza passare dall’ascolto del corpo: lo yoga moderno, purtroppo, non ha sempre dato il buon esempio, malgrado le buone intenzioni.

              Proprio per questo, in questi quattro seminari affronteremo il tema attraverso quattro livelli che ci permetteranno progressivamente di allargare sempre di più il campo e di considerare le articolazioni a livelli sempre più raffinati:

              • Quello muscolare, attraverso lo studio dei muscoli mono e bi-articolari, grazie ai quali cominceremo a comprendere come il movimento viaggi meccanicamente attraverso più articolazioni.
              • Quello miofasciale, attraverso cui espanderemo il quadro delle interconnessioni.  
              • Quello del rapporto armonico tra le tre coppie di articolazioni maggiori, attraverso un principio empirico in uso nel Taijiquan, che ci permetterà, attraverso pochi elementi, di sviluppare l’attenzione per il tutto e i rapporti soggiacenti nelle posture yogiche.
              • Quello della consapevolezza, approfondendo il rapporto tra articolazioni e rilassamento, tra articolazioni e silenzio mentale.

              Il corso, che inizierà giovedì 29 maggio online e in presenza, è a un prezzo agevolato per chi si iscrive in anticipo. Il programma, le date e le modalità di iscrizione si trovano a questo indirizzo:

              Yoga, articolazioni e movimento armonico

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              [Yoga Online] Tra asana e pranayama: 9 lezioni sull’accordatura del respiro attraverso le posizioni

              26 Marzo 2025 by Zénon

              Nello yoga, il sottile confine tra la pratica posturale e le pratiche di respirazione può essere un luogo estremamente fertile. In questo ciclo di nove lezioni online sperimenteremo come già gli asana stessi siano uno strumento che ci permette di prolungare e accordare il soffio in base alle modificazioni degli spazi del respiro, introducendoci alle tecniche di pranayama propriamente dette.

              Questo corso è interamente online. Se desideri approfondire questi temi in presenza, vai alla pagina dei corsi di yoga in presenza.

              Contenuti

              • A chi è rivolto questo percorso
              • Struttura delle lezioni
              • I temi del corso
              • Il docente
              • Contributo di partecipazione
              • Iscriviti
                • Richiedi informazioni
                Imparare a meditare

                A chi è rivolto questo percorso

                A chi pratica yoga e vuole approfondire l’aspetto della respirazione.

                A chi vuole accostarsi a una forma di yoga che vada in profondità senza rinunciare al lavoro corporeo.

                A chi viene da altre discipline e vuole comprendere meglio la specificità della pratica delle posture yogiche.

                A chi vuole approfondire la pratica posturale come strumento di consapevolezza e regolazione del respiro.

                Struttura delle lezioni

                Ogni lezione dura un’ora e ha carattere prevalentemente pratico, con una breve introduzione.

                I temi del corso

                Iscrivendoti, avrai accesso a un ciclo di 9 lezioni settimanali, che toccheranno questi argomenti:

                • Il respiro che guida il movimento o il movimento che suscita il respiro?
                • La posizione come stimolazione, espansione, compressione delle aree del respiro.
                • L’accordatura del soffio, lasciarsi accordare dal soffio.
                • Suono, tattilità, enterocezione, rapporto tra qualità del respiro e attività del pensiero.
                • Dentro e fuori: forme di respirazione in interazione con lo spazio interno ed esterno.
                • Il prolungamento del respiro nella stasi.
                • Il respiro e il movimento frazionati. Le pause nel movimento, le pause nel respiro.
                • La lateralità e gli influssi sottili sulla mente.

                Dove e quando si svolgono le sessioni


                Il corso online si terrà a partire dal 28 aprile 2025 ogni lunedì alle 18.00, in diretta via Zoom. Saranno disponibili anche le registrazioni, per la partecipazione in differita, che rimarranno disponibili per tre mesi.

                Il docente

                Francesco Vignotto

                Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

                  Contributo di partecipazione

                  La quota di partecipazione del corso (comprensivo di 9 lezioni) è di 160€. Tramite Paypal, è possibile pagare la quota in 3 rate mensili senza interessi.

                  Iscriviti

                  Vuoi iscriverti? Servono solo due passaggi: 1) paghi la quota e 2) compili e invii la domanda di iscrizione.


                  1. Dati per il pagamento

                  Costo: 160€ (9 lezioni)

                  Puoi scegliere di pagare:

                  • con carta di credito o di debito attraverso Paypal (non serve avere un account): in questo caso puoi anche usufruire dell’opzione paga in tre rate;
                  • con bonifico bancario.

                  Con carta di credito/debito (con o senza Paypal)

                  Con bonifico bancario

                  Ecco le coordinate bancarie su cui versare la quota di iscrizione:

                  IT32R0503410196000000000905
                  Importo: 160,00 intestato a: Zenon ASD 
                  Causale: Iscrizione corso e quota tesseramento [specificare il nome se il conto non è intestato all’iscritto/a]

                  2. Scarica e compila il modulo di iscrizione

                  Scarica la domanda di iscrizione e inviala compilata all’indirizzo info@zenon.it oppure inviacela via whatsapp cliccando sull’icona in basso a sinistra.

                  Modulo iscrizioneDownload

                  Richiedi informazioni

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                  Yogasana 10: corpo yogico, neuroni specchio e immaginazione motoria

                  2 Dicembre 2024 by Zénon Lascia un commento

                  Yogasana 10
                  CORPO YOGICO, NEURONI SPECCHIO E IMMAGINAZIONE MOTORIA

                  Sette seminari online e in presenza

                  Come le recenti scoperte nel campo dei neuroni specchio e del motor imagery hanno riattualizzato la nozione di corpo yogico e la pratica dei ‘movimenti invisibili’ con l’energia vitale: sette seminari pratici e teorici su come le discipline contemplative abbiano un impatto concreto sul corpo e su come lo yoga possa aiutare a ripensare il concetto di riabilitazione, tra neurofisiologia, pratica corporea, filosofia applicata e uno sguardo alle pratiche taoiste e alla Medicina Tradizionale Cinese…

                  Contenuti

                  • Contenuti di questa edizione
                  • Il programma e il calendario
                    • I docenti
                    • Contributo di partecipazione e attestato di frequenza
                    • Iscriviti
                      • Desideri maggiori informazioni?

                      Contenuti di questa edizione

                      A livello neurofisiologico, quando simuliamo ‘mentalmente’ un movimento o lo vediamo fare da qualcuno, attiviamo pressoché le stesse aree corticali che impegneremmo per compierlo fisicamente. Basandosi su questo principio, che è connesso ai neuroni specchio, la pratica della immaginazione motoria (motor imagery) si è rivelata una risorsa di inaspettata efficacia nel campo dell’apprendimento motorio, dell’allenamento sportivo e della neuro-riabilitazione.

                      La facoltà di avere una esperienza motoria in assenza di attivazione muscolare non può lasciare indifferente il praticante di yoga, il quale, laddove non abbia ricevuto una formazione votata unicamente al risultato meccanico, troverà una certa affinità con la presa di consapevolezza di quel territorio poco razionalizzabile tra il sentire e il fare. Un territorio che, se esplorato e coltivato attraverso la pratica yogica, è in grado di traboccare ed esprimere la propria dimensione attraverso il gesto esteriore al di là delle sue lacune.

                      Ma non solo: l’immaginazione motoria da un lato rende attuale la nozione di corpo yogico, il quale è tradizionalmente intessuto anche dall’attività creativa e immaginale del praticante; dall’altro trova dei precedenti nelle pratiche di interiorizzazione e soprattutto nei movimenti invisibili, così essenziali in particolar modo nella tradizione del Kashmir e nelle pratiche taoiste per lo ‘svuotamento’ del corpo dalle tensioni e dall’intenzionalità egoriferita.

                      In questa decima edizione di Yogasana, che coincide peraltro con il decimo anniversario di Zénon, ci muoveremo tra queste coordinate attraverso sette seminari in cui, accanto al confronto con la neurofisiologia e le pratiche riabilitative, riscopriremo come alcuni concetti filosofici e alcuni aspetti più interni della pratica yogica abbiano un impatto molto più profondo di quanto non pensiamo sul corpo fisico e sulle sue abilità di fare e di sentire.

                      Saranno con noi in questo percorso Claudio Molinari, neurofisiologo, agopuntore e professore associato UPO, Gioia Lussana, PhD esperta nello Yoga tantrico delle origini, oltre al prof. Marco Invernizzi e Francesco Vignotto.

                      in presenza e online

                      Il corso potrà essere seguito anche in differita tramite le registrazioni, che saranno disponibili il giorno dopo ogni seminario

                      Il programma e il calendario

                      Tutti i seminari dureranno circa due ore e conterranno una parte teorica e una parte pratica. Potranno essere seguiti in queste tre modalità:

                      • in presenza presso la nostra sede a Novara in via XXIII marzo al numero 17
                      • online in diretta tramite la piattaforma Zoom
                      • online in differita, tramite le registrazioni che saranno disponibili per la visione in streaming a partire dal giorno seguente

                      Le registrazioni, assieme alle slide di ogni seminario, saranno a disposizione di tutti gli iscritti, anche di chi sceglierà di seguire in presenza.

                      Le date:

                      • 6 febbraio
                      • 13 febbraio
                      • 20 febbraio
                      • 6 marzo
                      • 20 marzo
                      • 27 marzo
                      • 3 aprile

                      Ed ecco il dettaglio degli incontri:


                      MODULO 1: Sentire la mano non è pensare alla mano: abitare e abilitare il corpo yogico oggi

                      Online e in presenza, giovedì 6 febbraio ore 19.10-21.00
                      Con Francesco Vignotto

                      Quando si parla di aspetti energetici nella pratica dello yoga, uno si immagina che vi sia una teoria da apprendere e poi applicare. Quindi ecco un fiorire di mappe spesso eterogenee (nadi, chakra, involucri, soffi, meridiani) che si stratificano sovrapponendosi peraltro ai paradigmi medici e biomeccanici creando ulteriori bias. Tuttavia, prima di farne esperienza diretta, queste mappe sono fuorvianti (e spesso contengono deliberatamente errori), perché tutto inizia proprio da qui: nel capire che sentire la mano non è pensare alla mano, che il sistema nervoso custodisce gli schemi motori ma non può trascenderli perché non è l’origine dell’intenzione. In questo primo seminario introduttivo, quindi, lavoreremo sul sentire ciò ché appare banalmente corporeo per scoprire che banale non è, trovando quel non-luogo da cui l’intenzione autentica nasce, informando il gesto. In altre parole: abilitare la presenza corporea.


                      MODULO 2: Neurofisiologia dei neuroni-specchio

                      Online e in presenza, giovedì 13 febbraio 19.10-21.00
                      Con Claudio Molinari e Francesco Vignotto

                      La teoria dei neuroni specchio, o meglio del sistema specchio (che comprende diverse aree oltre quella motoria) è stata formulata da circa una trentina di anni ed è alla base del motor imagery, ossia della pratica di avere una esperienza motoria immaginando un movimento senza compierlo fisicamente, con importanti effetti sulla plasticità cerebrale, sull’apprendimento motorio e sulla riabilitazione: i meccanismi alla base di tutto ciò ci saranno illustrati dal professor Claudio Molinari, neurofisiologo, mentre con Francesco Vignotto esploreremo affinità e divergenze con la pratica yogica riprendendo il filo pratico del seminario precedente.


                      MODULO 3: Motor imagery e ‘movimenti invisibili’/1: il movimento

                      Online e in presenza, giovedì 20 febbraio 19.10-21.00
                      Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

                      Giungiamo al cuore di questo ciclo, con il primo di un gruppo di tre seminari in cui il professor Marco Invernizzi ci illustrerà i principi del motor imagery applicati alla riabilitazione, che confronteremo con quelli delle pratiche psicofisiche dello Yoga e del Qi Gong, valutando con Francesco Vignotto come sia possibile espandere e arricchire la prospettiva grazie a queste ultime. Questa prima parte è dedicata al movimento.


                      MODULO 4: Motor imagery e ‘movimenti invisibili’/2: la stasi

                      Online e in presenza, giovedì 6 marzo 19.10-21.00
                      Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

                      La seconda parte su motor imagery e movimenti invisibili è dedicata alle posizioni statiche, ovvero come la pratica immaginativa (ma si tratta veramente di immaginare?) può essere di enorme aiuto nella rettificazione della postura, sia praticando movimenti sia altre posture, e su come ciò possa essere di aiuto per allievi con forti limitazioni motorie e/o patologie come neuropatie.


                      MODULO 5: Motor imagery e ‘movimenti invisibili’/3: il respiro

                      Online e in presenza, giovedì 20 marzo 19.10-21.00
                      Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

                      La terza e ultima parte è dedicata al respiro, che nella pratica del motor imagery non è contemplata, ma di quella yogica è il fondamento. Il cervello custodisce, oltre agli schemi motori, anche quelli respiratori, compresi quelli che mettiamo in atto quando cerchiamo di controllare volontariamente il respiro. Questi schemi consci e inconsci tendono il più delle volte a meccanizzare la respirazione più che a liberarla, e a legarla ancora di più agli schemi motori. Più che la tecnica, è proprio la pratica immaginativa (ma, ancora una volta: è corretto chiamarla immaginazione?) che ha il potere di bypassare questi schemi restituendo al respiro la sua libertà.


                      MODULO 6: Più reale del reale: è possibile una “mente che non mente”?

                      Online e in presenza, giovedì 27 marzo 19.10-21.00
                      Con Gioia Lussana

                      Nello śivaimo kashmiro la phantasía anziché distrarre, in quanto immaginazione non verbale, diviene sinonimo di pura creatività svincolata dal pensiero discorsivo.
                      L’arte dello yoga usa l’immagine intuitiva, quella che sgorga dall’inconscio come evocazione del proprio sé più profondo.


                      MODULO 7: Il rilassamento, ovvero la spontaneità dell’energia vitale

                      Online e in presenza, giovedì 3 aprile 19.10-21.00
                      Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

                      Non solo śavāsana, non solo yoga nidra: il rilassamento è premessa di qualsiasi pratica contemplativa e psicofisica e non a caso è uno dei sette Fattori di Risveglio secondo il buddhismo. Perché il rilassamento, l’agio, è ciò che permette all’energia vitale di esprimersi spontaneamente pur attraverso forme strutturate e altrettanto spontaneamente manifestarsi come coscienza. Per questo, oltre alle forme consuete del sonno yogico in questo seminario andremo alla ricerca di percorsi soprattutto corporei per ‘bucare il pallone’ delle nostre tensioni e imparare a riconoscere la consapevolezza non come risultato di uno sforzo ma come stato naturale a cui tornare per sottrazione anche durante lo sforzo stesso.


                      Un momento della didattica, durante la prima edizione di Yogasana


                      I docenti

                      Marco Invernizzi

                      Medico e Professore Ordinario presso la cattedra di medicina fisica e riabilitativa dell’Università del Piemonte Orientale.
                      Agopuntore ed esperto in Medicina Tradizionale Cinese, insegnate di Tai Chi e Qi Qong presso Zénon.

                        Francesco Vignotto

                        Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

                          Gioia Lussana

                          Docente yoga (Y.A.N.I.) e formatrice di insegnanti yoga. Laureata cum laude in Indologia con Raniero Gnoli e Raffaele Torella. Co-fondatrice dell’A.ME.CO con Corrado Pensa, per oltre 20 anni ha approfondito la meditazione vipassanà con maestri del buddhismo contemporaneo. Ha pubblicato saggi sullo yoga in riviste scientifiche (RSO) e divulgative. Ha conseguito il PhD presso l’Università Sapienza di Roma con una ricerca sullo yoga tantrico delle origini.

                            Claudio Molinari

                            Medico e Dottore di Ricerca in Fisiologia, Agopuntore.
                            Professore Associato di Fisiologia presso la Scuola di Medicina dell’Università del Piemonte Orientale “A. Avogadro” di Novara.
                            La sua attività di docente si svolge anche presso:
                            la Scuola di Agopuntura ALMA di Milano;
                            il Corso di Perfezionamento in Regolazione Biologica e Medicine Complementari dell’Università di Milano;
                            il Corso di Perfezionamento in Coordinamento di Medicina Integrata dell’Università di Pavia.
                            Si impegna da anni per far entrare la Medicina Complementare nel mondo Accademico.

                              Contributo di partecipazione e attestato di frequenza

                              Il contributo di partecipazione del corso (comprensivo dei 7 seminari) è di 300€. Per chi si iscrive versando la quota entro il 26 gennaio il prezzo è agevolato a 280€. Non è possibile iscriversi a singoli seminari, in quanto il corso è da intendersi come un blocco unitario.

                              Al termine del percorso verrà rilasciato un attestato di frequenza. Chi segue online, in diretta o differita, può ottenere l’attestato compilando un piccolo test finale con domane a risposta multipla.

                              Iscriviti

                              Vuoi iscriverti? Servono solo due passaggi: 1) paghi la quota e 2) compili e invii la domanda di iscrizione.


                              1. Dati per il pagamento

                              Costo: 300,00€ 280€ (entro il 26/1)

                              Ecco le coordinate bancarie su cui versare la quota di iscrizione:

                              IT32R0503410196000000000905
                              Intestato a: Zenon ASD 
                              Causale: Iscrizione corso e quota tesseramento [specificare il nome se il conto non è intestato all’iscritto/a]

                              Oppure paga con carta di credito/debito (con o senza Paypal)

                              2. Scarica e compila il modulo di iscrizione

                              Scarica la domanda di iscrizione e inviala compilata all’indirizzo info@zenon.it oppure inviacela via whatsapp cliccando sull’icona in basso a sinistra.

                              Modulo iscrizioneDownload

                              Desideri maggiori informazioni?

                              Puoi chiamarci al 3492462987 o scriverci su Whatsapp

                              Chat su WhatsApp


                              …oppure puoi scriverci col modulo qui sotto. Ti risponderemo al più presto.

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                              Archiviato in:eventi conclusi Contrassegnato con: hathayoga, yoga, yoga Novara, yogasana

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                              mercoledì10:00 – 20:40
                              giovedì10:00 – 19:00
                              sabato10:00 – 12:00
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