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asana

Yogasana 8: Mindfulness/Heartfulness

28 Novembre 2023 by Zénon

Esplorare le connessioni mente-cuore-corpo, tra Yoga posturale moderno, Yoga tantrico delle origini, neurofisiologia e anatomia, Medicina Tradizionale Cinese e pratiche Taoiste.


Perché nella relazione mente-corpo è indispensabile comprendere la differenza tra consapevolezza e controllo, che spesso confondiamo? Perché nelle pratiche psicocorporee e meditative dovremmo sostituire la parola ‘mente’ con il termine ‘mente-cuore‘? Quali sono le relazioni tra il cuore, la respirazione e la muscolatura profonda, così sensibili alle dimensioni emotiva e intuitiva? Qual è il rapporto tra la circolazione sanguigna e l’esperienza dell’energia vitale nelle pratiche psicocorporee? Esiste davvero una relazione, come popolarmente si dà per scontato nello Yoga moderno, tra espansione dell’area toracica ed ‘espansione del cuore‘ interiore? Quali sono gli aspetti energetici e fisiopatologici legati al cuore e all’elemento fuoco nella Medicina Tradizionale Cinese? Perché la simbologia tantrica legata al cuore, inteso come sede dell’essere e dell’essenza, è così importante per una comprensione che non sia unicamente un sapere intellettuale? E perché la qualità dell’ardore è così intimamente legata alla pratica dello Yoga delle origini?

Nell’ottava edizione di Yogasana andiamo alla ricerca del centro della pratica dello Yoga, ossia al suo cuore. Ed è proprio al cuore in tutte le sue accezioni e implicazioni che è dedicata questa edizione, dal cuore fisico, centro di distribuzione e organo di pari importanza rispetto al cervello, al cuore come essenza e centro delle cose che tutto mette immediatamente in relazione e reciproca risonanza.

Lo faremo, come sempre, tessendo paralleli tra lo Yoga posturale moderno, lo Yoga tantrico delle origini, l’anatomo-fisiologia e la neurofisiologia, assieme ai consueti collegamenti con la Medicina Tradizionale Cinese e la tradizione Taoista.

Saranno con noi in questo percorso Gioia Lussana, PhD esperta nello Yoga tantrico delle origini, il prof. Marco Invernizzi e Francesco Vignotto.


Contenuti

  • Il programma
    • I docenti
    • Contributo di partecipazione e attestato di frequenza (CSEN)
    • Iscriviti
    • Desideri maggiori informazioni?

    in presenza e online

    Il corso potrà essere seguito anche in differita tramite le registrazioni, che saranno disponibili il giorno dopo ogni seminario

    Il programma

    Tutti i seminari dureranno circa due ore e conterranno una parte teorica e una parte pratica. Potranno essere seguiti in queste tre modalità:

    • in presenza presso la nostra sede a Novara in via XXIII marzo al numero 17
    • online in diretta tramite la piattaforma Zoom
    • online in differita, tramite le registrazioni che saranno disponibili per la visione in streaming a partire dal giorno seguente

    Le registrazioni, assieme alle slide di ogni seminario, saranno a disposizione di tutti gli iscritti, anche di chi sceglierà di seguire in presenza.


    MODULO 1: Comprendere la differenza tra consapevolezza e controllo

    In presenza e online, giovedì 1 febbraio ore 19.10-21.00
    Con Francesco Vignotto

    Perché mind- e heart-fulness? Ancora questa rozza contrapposizione tra cuore e mente, ormai considerata superata in quasi tutti gli ambiti del sapere? Anche un’idea errata e non allineata alla realtà sortisce un effetto. Nell’ambito della pratica yogica, ciò si traduce in un dilemma che dura forse dalle origini: quello tra ciò che possiamo programmare e prevedere, e ciò che invece si ribella a ogni forma di controllo, e che tuttavia si cerca di dominare. Dove si colloca il cuore in tutto questo? Esattamente nel centro, o meglio in quello spazio, in quell’intercapedine che permette di trovare la sintesi. Ma per trovarla veramente, occorre comprendere bene la differenza tutt’altro che scontata tra consapevolezza e controllo. Pensiamo di conoscerla davvero?

    MODULO 2: L’espansione del cuore: il torace e il cuore tra anatomia, biomeccanica e fisiologia yogica

    Online e in presenza, giovedì 8 febbraio ore 19.10-21.00
    Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

    Spesso, nello Yoga contemporaneo, si parla di ‘apertura del cuore’ in riferimento a quelle posizioni che espandono frontalmente il torace, alludendo a un collegamento diretto tra l’espansione fisica e quella della dimensione interiore. In questo seminario approfondiremo sia l’aspetto anatomo-fisiologico dell’area toracica e cardiaca, sia gli aspetti energetici legati alla fisiologia yogica. E se scopriremo che probabilmente certi popolari collegamenti tra anatomia ed espansione del cuore sono un po’ semplicistici, vedremo anche che sono molti gli aspetti interessanti e le possibili esplorazioni tra postura, respirazione e supporti fisici per la meditazione.

    MODULO 3: La simbologia del cuore nello Śivaismo del Kashmir

    Online e in presenza, giovedì 22 febbraio 19.10-21.00
    Con Gioia Lussana

    Poche tradizioni come lo Śivaismo del Kashmir medievale, ossia l’espressione più raffinata di ciò che chiamiamo tantrismo, hanno celebrato la centralità del cuore nei suoi molteplici significati e accezioni. Gioia Lussana ci condurrà in una serata di filosofia e pratica attraverso una dimensione che le è particolarmente congeniale.

    MODULO 4: Circolazione sanguigna, movimento, stasi e respirazione: la distribuzione dell’energia tra fisiologia e dinamiche praniche

    Online e in presenza, giovedì 7 marzo 19.10-21.00
    Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

    Che cos’è quella sensazione fluente e vivificante che percepiamo quando respiriamo nello yoga, muovendoci o semplicemente restando in una posizione? Molte di queste sensazioni e persino molte modalità di percepirsi sono dovute a complesse interazioni, non ultima quella tra respirazione, postura e circolazione sanguigna, sia per effetto diretto sul cuore, sia per effetto indiretto dovuto soprattutto agli arti. In questo seminario andremo a esaminare alcune delle dinamiche più significative in relazione alla pratica dello Yoga. Potremmo concludere che il concetto di prana ci permette di chiamare per nome questa complessità?

    MODULO 5: L’ardore nello Yoga tantrico delle origini

    Online e in presenza, giovedì 21 marzo 19.10-21.00
    Con Gioia Lussana

    Il fuoco e l’ardore accompagnano lo Yoga fin dalle sue origini. Basti pensare al termine-chiave tapas, letteralmente ‘ardore’, legato inizialmente alle pratiche di austerità e al calore interiore accumulato dagli antichi asceti, termine che con Patanjali diviene sinonimo di disciplina. Come sempre, la lettura tantrica restituirà all’ardore delle origini quella dimensione passionale che rischia spesso di venire fraintesa o sacrificata, per una integrazione del reale senza esclusione alcuna.

    MODULO 6: Il cuore e l’elemento fuoco nella Medicina Tradizionale Cinese: aspetti fisiopatologici ed energetici

    Online e in presenza, giovedì 4 aprile 19.10-21.00
    Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

    Il cuore, nella Medicina Tradizionale Cinese, è sede dello spirito, della mente, della consapevolezza. La sua emozione è la gioia, il suo elemento è il fuoco, ma non il fuoco terreno, bensì la sua controparte celeste, ossia il Fuoco Imperatore. Ma quali sono le manifestazioni di uno squilibrio dell’elemento fuoco legato al cuore e come si manifestano? Durante questo seminario analizzeremo nel dettaglio gli aspetti fisiopatologici legati a questo elemento e, naturalmente, alcune tecniche di riequilibrio energetico dalla tradizione Taoista.

    MODULO 7: Far fronte all’ansia, ovvero il lato oscuro (ed emotivo) del pensiero: una proposta estetica

    Online e in presenza, giovedì 18 aprile 19.10-21.00
    Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

    L’ansia può danneggiare il cuore? Ci sono sufficienti prove che, sì, l’eccessivo stress può danneggiare l’apparato cardiocircolatorio. E già da questo possiamo trarre alcune conclusioni sull’utilità di praticare yoga, sia nelle sue forme psico-corporee, sia in quelle più squisitamente contemplative. Ma in questo seminario vogliamo affrontare il discorso anche sotto l’aspetto della comprensione: da dove viene questa emozione che, come sempre, può essere considerata negativa solo quando produce uno squilibrio? E quali strumenti ci offre lo Yoga per affrontarla in modo non superficiale, ossia non per tenerla semplicemente lontana, ma per digerirla e integrarla in noi?


    Un momento della didattica, durante la prima edizione di Yogasana


    I docenti

    Marco Invernizzi

    Medico e Professore associato presso la cattedra di medicina fisica e riabilitativa dell’Università del Piemonte Orientale.
    Agopuntore ed esperto in Medicina Tradizionale Cinese, insegnate di Tai Chi e Qi Qong presso Zènon.

      Francesco Vignotto

      Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

        Gioia Lussana

        Docente yoga (Y.A.N.I.) e formatrice di insegnanti yoga. Laureata cum laude in Indologia con R.Gnoli e R.Torella. Co-fondatrice dell’A.ME.CO con Corrado Pensa, per oltre 20 anni ha approfondito la meditazione vipassanà con maestri del buddhismo contemporaneo. Ha pubblicato saggi sullo yoga in riviste scientifiche (RSO) e divulgative. Ha conseguito il PhD presso l’Università Sapienza di Roma con una ricerca sullo yoga tantrico delle origini.

          Contributo di partecipazione e attestato di frequenza (CSEN)

          Il contributo di partecipazione del corso (comprensivo dei 7 seminari) è di 300€. Per chi si iscrive entro il 5 dicembre (versando la quota) il costo è agevolato a 220€. Non è possibile iscriversi a singoli seminari, in quanto il corso è da intendersi come un blocco unitario.

          Al termine del percorso verrà rilasciato un attestato di frequenza CSEN. Chi segue online, in diretta o differita, può ottenere l’attestato presentando una breve relazione scritta (1500 caratteri).

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          Archiviato in:Senza categoria Contrassegnato con: asana, meditazione Novara, yoga Novara

          Non siamo più in grado di fare molte posizioni di yoga, e forse non è un male

          15 Dicembre 2022 by Francesco Vignotto 2 commenti

          Le posizioni di yoga più iconiche, come sirsasana, paschimottanasana, per non parlare delle ambitissime capovolte sulle mani, sono oggi impraticabili per la maggior parte delle persone che si rivolgono a questa disciplina, a meno di non scendere a significativi compromessi e adattamenti. Ci dobbiamo stupire di questo scollamento tra ciò che appare sui social e ciò che è nella realtà? Ovviamente no, ma questo ci offre lo spunto per una riflessione su come il vero problema non sia raggiungere un obiettivo, ma orientare le proprie energie in una direzione, e percorrerla.

          “Qual è lo scopo di tutto questo?”
          “Che io possa conoscere il prāṇa.”

          da Krishnamacharya in His Own Words, a cura di A. G. Mohan e Ganesh Mohan

          Esisterà ancora, come sembra da certi annunci, qualcuno che si iscrive a un corso di yoga per togliersi la soddisfazione di fare la spaccata a quarant’anni suonati. La realtà dei fatti, però, è ben diversa, e chi insegna questa disciplina potrà riconoscersi in quanto segue con la sua statistica, personale ma a suo modo significativa: per la gran parte delle persone che si rivolgono allo yoga, oggi, molte delle posizioni più iconiche non sono realizzabili né lo saranno dopo uno, cinque, dieci anni di pratica se non con molti adattamenti e molta fantasia.

          Se vogliamo essere proprio onesti, tali posizioni – almeno nella loro rappresentazione comune, ‘instagrammabile’ – non sono spesso nemmeno auspicabili, dato che potremmo anche portare a casa il risultato con qualche forzatura in apparenza innocente ma non priva di conseguenze.

          Potrebbe apparire una considerazione scoraggiante e già sembra di avvertire il retropensiero di molti praticanti di lunga data: che un tempo lo yoga… che una volta… che la gente non è più disposta… 

          In realtà, è vero che i praticanti di venti-trenta anni fa, molto meno numerosi, erano il risultato di una selezione a monte, basata in parte sulla determinazione (per fare yoga dovevo percorrere parecchi chilometri dopo una giornata di lavoro, tornare tardissimo e spesso saltare la cena; oggi è sufficiente colmare la distanza che separa il mio pollice dalla miniatura del video su Youtube). Non possiamo tuttavia nasconderci che, data la scarsa flessibilità degli stili allora più diffusi e degli insegnanti forgiati in quella disciplina, spesso la selezione avveniva anche su criteri di abilità. Non pochi rimanevano tagliati fuori per semplici motivi di conformazione fisica, o si dovevano adattare a un vestito molto scomodo con pochissime possibilità di adattamenti, con scarsa soddisfazione e magari qualche danno collaterale; non pochi, di conseguenza, concludevano di non essere tagliati per lo yoga perché non erano in grado di eseguire una posizione, o perché la propria colonna vertebrale non poteva subire certe sollecitazioni.  

          Ora che lo yoga invece è o dovrebbe essere per tutti, nel male (leggi: massificazione e spesso banalizzazione) e nel bene (leggi: accessibilità a insegnamenti alternativi e possibilità di maggior approfondimento), ci accorgiamo che poche persone sono in grado di eseguire il loto e farne una postura stabile, poche, pochissime, sia per ragioni strutturali muscolo-scheletriche, sia di attitudine mentale, hanno i requisiti per eseguire la posizione sulla testa, e quasi nessuno le ambitissime capovolte sulle braccia. 

          Ma l’eventualità di inserire una di queste posizioni in una lezione ‘per tutti’ è comunque remota. La realtà è che per molte persone anche posizioni considerate di livello base, come il piegamento in avanti di paschimottanasana, richiederà qualche adattamento, a volte anche a prescindere dall’età e dallo stato di salute generale. 

          Ebbene, secondo i criteri ‘tradizionali’ basati sull’abilità (e per tradizionali intendo non secoli, ma i pochi decenni in cui lo yoga è diventato globale, ripetiamo: nel male e nel bene), i molti appena descritti si troverebbero su un gradino inferiore a guardare con ammirazione i pochi abili eletti. Ma, ironia della sorte, di quei pochi eletti, una buona parte molto spesso non sarà in grado di andare oltre il risultato fisico. Insomma, è molto raro – parlo per esperienza personale – che un impeccabile praticante di āsana sia anche un allievo interessante, perché come il bambino non abituato a ricevere dei ‘no’, non incontrando alcun limite significativo dal proprio corpo, non può superarlo (che poi il problema sia più spesso che non ci si accorge del limite, è un discorso affrontato altrove). Per questo, accade anzi che una postura accomodata e parziale diventi il supporto per scoperte molto più stimolanti: chi sa arrendersi al proprio limite, proprio per questo non ha limite.

          Non è quindi detto che sia un peccato che certe posizioni siano ormai quasi sempre fuori portata, per lo meno nella versione standard, o che non si riesca a farle affatto. Può anzi darsi che sia invece un’occasione per indagare su ciò che è davvero essenziale nel fare un āsana, e nello yoga in generale: già, ma cosa?  

          Lasciamo per il momento in sospeso la domanda e, nel frattempo, mi soffermerei su un dato, non irrilevante per quanto detto più sopra: la gran parte di chi si rivolge allo yoga, oggi, soffre. Soffre di una o più patologie, o di una sindrome, o di un malessere non ancora nominato, che magari non lo ucciderà nel breve periodo, ma che ha trasformato la sua vita un combattimento ininterrotto. E, quando si rivolge allo yoga, non è solo perché – come sempre più spesso accade – glielo ha consigliato il medico o lo psicologo: è perché intuisce – consciamente o meno – che qui può trovare un modo per deporre le armi. 

          Lo yoga serve a conoscere il nostro funzionamento, non in teoria, non con una spiegazione, ma in presa diretta. Come reagiamo alle situazioni, al cibo, alle paure, come il corpo anticipa o subisce la scia di ciò che temiamo o avversiamo. Come il precipitarsi verso ciò che desideriamo – fosse anche un āsana – porta molto spesso alla perdita del godimento più vero, oltre a causarci spesso qualche grattacapo. È imparare ad agire, o non agire, di conseguenza, lasciando uno spiraglio a quell’imponderabile che, pur non avendo alcun significato, rende significativa l’esistenza.

          E a proposito dell’imponderabile e della domanda che abbiamo lasciato in sospeso: è da poco uscito un piccolo volume dal titolo Krishnamacharya in his own words, una selezione degli appunti che A. G. Mohan prese durante la quasi ventennale frequentazione del suo maestro, di cui fu allievo dal 1970 fino alla di lui morte avvenuta nel 1989. Forse a chi conosce i discepoli del tardo Krishnamacharya questo libretto non dirà nulla di nuovo, eppure si tratta di un documento molto interessante per comprendere ancora meglio quanto già si sapeva: che colui che è oggi celebrato come ‘il maestro dei maestri’, per avere formato negli anni ’30 gli insegnanti che hanno di fatto inventato lo yoga moderno globalizzato, appartenesse in realtà a un altro mondo. Sia per erudizione, che per spessore e per sensibilità.

          “Gli āsana dovrebbero essere praticati a seconda delle condizioni fisiche di ognuno […] Non tutti devono fare tutti gli āsana, né tutti gli āsana devono essere sempre eseguiti” leggiamo a pagina 15, e già basterebbe. Ma più che le maniacali elucubrazioni sugli allineamenti corporei dei suoi primi e molto più famosi allievi, al centro degli insegnamenti di Krishnamacharya sullo yoga c’è il prāṇa. Ma che cos’è prāṇa? È il fondamento della vita che nasce dalla coscienza, è ciò che non si vede, ma “protegge l’universo”, che se vogliamo è anche il nostro corpo. Attraverso la pratica dello yoga, prāṇa diventa oggetto di esperienza e, chissà, contribuire a diradare le nebbie che avvolgono il vero soggetto dell’esperienza. Per cui potremmo dire che lo Yoga parte dal visibile ma per rivelare l’invisibile, per restituire la vista a occhi atrofizzati e abbagliati.

          Saper andare oltre il visibile sarà sicuramente la sfida per lo yoga nei prossimi anni, almeno per quello che saprà – e sono sicuro che lo saprà – non farsi soppiantare da qualcosa di più smart e alla moda. Intanto, se lo pratichiamo o cerchiamo di insegnarlo, ricordiamoci di questo: stabilire le fondamenta della pratica in ciò che non si vede.

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          Archiviato in:Yoga, Articoli Contrassegnato con: asana, hathayoga, Krishnamacharya, pratica, yoga Novara

          Yogasana 6: la pratica in presenza di patologie

          5 Dicembre 2022 by Zénon

          Stage per insegnanti e praticanti – febbraio-aprile 2023


          Conoscere le patologie è importante, sia che si insegni yoga, sia che lo si pratichi individualmente. Sapere quali precauzioni prendere, cosa lo yoga può dare e cosa non può dare, ne è una conseguenza. Attraverso questo nuovo ciclo di seminari, l’approfondimento clinico sarà l’occasione per accrescere la nostra conoscenza delle strutture anatomiche e i sistemi fisiologici coinvolti. Questo ci permetterà di scoprire nuovi aspetti e interconnessioni nelle pratiche yogiche e di acquisire maggior consapevolezza e attenzione.

          I temi in programma per i sette incontri (vedi il programma più sotto) sono: asma bronchiale, ernia iatale, disturbi mestruali, scoliosi, diabete, ipertensione arteriosa e sclerosi multipla.

          Come sempre, ci muoveremo tra pratica, anatomia, biomeccanica e filosofia. E, come sempre, il Professor Marco Invernizzi e gli insegnanti Francesco Vignotto ed Erika Pizzo saranno lieti di analizzare i casi particolari e di rispondere alle domande dei partecipanti.


          in presenza e online

          Il corso potrà essere seguito anche in differita: le registrazioni rimarranno disponibili fino a sei mesi dal termine del corso

          Il programma

          Tutti i seminari dureranno circa due ore e conterranno una parte teorica e una parte pratica interattiva in cui i partecipanti potranno sottoporre casistiche particolari. Si terranno in sala e contemporaneamente online, ma potranno essere seguiti anche in differita. Al termine di ogni seminario tutti i partecipanti riceveranno le registrazioni, che rimarranno disponibili per sei mesi dalla fine dell’intero ciclo.

          Asma

          Giovedì 2 febbraio ore 19.10

          La pratica dello yoga può fare molto per l’asma bronchiale, se conosciamo le caratteristiche di questa malattia e alcune dinamiche psicofisiche della respirazione con cui le tecniche di pranayama associate ad alcuni asana possono interagire. Come sempre, attraverso una pratica non violenta e rispettosa del praticante.


          Ernia iatale

          Giovedì 16 febbraio ore 19.10

          L’ernia iatale ci porta ad approfondire le dinamiche del muscolo diaframma e del suo ruolo nella buona salute degli organi addominali. In questo seminario vedremo quali asana possono essere d’aiuto e come, ancora una volta la respirazione può fare molto per un riassetto posturale e mentale.


          Disturbi mestruali

          Giovedì 2 marzo ore 19.10

          La pratica dello yoga non è mai neutra, e meno che mai lo è nei confronti del ciclo mestruale, che scandisce come un orologio biologico il periodo fertile della vita della donna. In questo seminario approfondiremo l’interazione tra le pratiche yogiche e le fasi del ciclo, analizzando le questioni più comuni e vedendo quali pratiche possono essere più utili (e soprattutto come praticarle) e quali evitare nei casi dei disturbi più diffusi.

          Scoliosi

          Giovedì 16 marzo ore 19.10

          Lo scopo degli asana yogici è principalmente la buona salute della colonna vertebrale. Nei confronti della scoliosi, lo yoga può dunque essere molto efficace, se praticato correttamente nel rispetto delle dinamiche vertebrali. Praticato superficialmente, invece, può addirittura esasperare alcune tendenze di chi ne è affetto. Non solo allungamento, quindi, ma anche stabilità e consapevolezza devono essere gli ingredienti di una dieta yogica equilibrata.


          Diabete

          Giovedì 6 aprile ore 19.10

          Che cos’è il diabete mellito e quali sono le differenze tra diabete di tipo 1 e di tipo 2? Quali sono le cause note e quali sono le cure? Come affrontare in modo yogico, oltre che clinico, questa malattia? Cosa bisogna sapere se un allievo ha il diabete? In questo seminario vedremo come non solo asana e pranayama si rivelano strumenti efficaci, ma anche la meditazione si rivela uno strumento indispensabile.


          Ipertensione arteriosa

          Giovedì 20 aprile ore 19.10

          L’ipertensione arteriosa è una delle malattie più diffuse nel mondo industrializzato, e le cause principali sono lo stile di vita sedentario, la cattiva alimentazione e, non meno importante, la genetica. È ormai noto anche che l’esercizio fisico è una vera e propria medicina nei confronti di questo disturbo e vedremo in questo seminario quali sono i protocolli più adatti, mettendoli a confronto con i metodi dello yoga.



          Sclerosi multipla

          Giovedì 27 aprile ore 19.10

          “Lo Yoga è relativamente poco costoso, generalmente sicuro e può potenzialmente migliorare i sintomi della sclerosi multipla. Un rigoroso studio clinico sulla SM ha scoperto che lo yoga riduce l’affaticamento. Altri studi sulla SM e su varie altre condizioni mediche hanno riportato un miglioramento di ansia, depressione, funzionalità della vescica, dolore, spasticità, debolezza e deambulazione. Ci sono rapporti aneddotici ma ricerche minime sullo yoga e sulla funzione sessuale. Per la salute generale, lo yoga può migliorare il dolore da artrite, ridurre la pressione sanguigna e favorire la perdita di peso.” (Allen C. Bowling, MD PhD) Concluderemo questo ciclo dedicando un seminario a una patologia molto seria, di cui lo yoga può aiutare a contrastare gli effetti più invalidanti.




          In ogni modulo si parlerà di…

          Corsi di Yoga a Novara

          Principi di anatomo-fisiologia e biomeccanica

          • Principi base: movimenti articolari, gruppi muscolari coinvolti
          • Adattamenti alle diverse costituzioni e in presenza di patologie
          • Cosa fare se l’allievo è in fase riabilitativa o post–riabilitativa

          Teoria e pratica del corpo energetico

          • L’asana e il corpo energetico secondo la tradizione yogica 
          • Analisi dell’asana secondo la Medicina Tradizionale Cinese

          Dimensione pratico-esperienziale

          • Modulare l’approccio: il rapporto tra ‘pretesa’ e possibilità, tra asana come fine o come mezzo
          • Precauzioni e attenzioni nella pratica in presenza di patologie  
          • Come modificare le pratiche in base alle condizioni dell’allievo
          • Esempi pratici
          • Domande e risposte dei partecipanti
          Un momento della didattica, durante la prima edizione di Yogasana


          I docenti

          Marco Invernizzi

          Medico e Professore associato presso la cattedra di medicina fisica e riabilitativa dell’Università del Piemonte Orientale.
          Agopuntore ed esperto in Medicina Tradizionale Cinese, insegnate di Tai Chi e Qi Qong presso Zènon.

            Francesco Vignotto

            Insegnante di yoga presso Zénon.

              Erika Pizzo

              Insegnante di yoga in gravidanza e post parto, Qi Gong e allenamento funzionale presso Zénon.

                Contributo di partecipazione e attestato di frequenza

                Il contributo di partecipazione del corso (comprensivo dei 7 seminari) è di 300€. Per chi si iscrive entro il 16 gennaio 2023 – versando la quota – il prezzo è agevolato a 268€. Non è possibile iscriversi a singoli seminari, in quanto il corso è da intendersi come un blocco unitario.

                Al termine del percorso – con una frequenza minima dell’80% delle lezioni – verrà rilasciato un attestato di frequenza.

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                Uddiyana bandha e il vuoto addominale

                12 Ottobre 2022 by Francesco Vignotto 1 commento

                Uddiyana bandha, grazie al suo potenziale riabilitativo e con il nome di vuoto addominale o ginnastica ipopressiva, si sta diffondendo anche fuori dallo Yoga una delle sue pratiche più peculiari, in cui però è difficile separare la componente corporale da quella psichica. Ecco perché, anche praticato come gesto atletico, Uddiyana bandha non può essere soltanto un gesto atletico.

                Il vuoto addominale e Uddiyana bandha
                illustrazione tratta da Koos Zondervan, Le yoga tantrique, Almora

                Che lo Yoga sia spesso ridotto a ‘mero esercizio fisico’ è il cruccio di molti che a questa disciplina hanno dedicato anni di pratica e studio. Il rapporto tra lo yoga moderno e la cultura fisica, compreso il body building, è del resto molto complesso e non liquidabile con giudizi tranchant, anche se a volte vengono meno alcuni capisaldi senza i quali non sarebbe onesto utilizzare l’etichetta di yoga (ad esempio, quando si trasforma la pratica degli asana in esercizio aerobico).

                Eppure dobbiamo constatare che, d’altro canto, a volte anche nel fitness penetra qualche principio – non la mera forma – dello Yoga, seppur con tutti i ma e i però del caso e sebbene ovviamente in maniera limitata alla pratica corporea. Ma possiamo negare che uno spiraglio non equivalga a una breccia, per il solo fatto di essersi dimostrato possibile?

                Un esempio è la davvero impressionante quantità di contenuti in rete che riguardano il vuoto addominale (detto anche vacuum o ipopressivo), sia come esercizio per il recupero nel post parto, sia come alternativa nel fitness ai classici addominali e come stabilizzazione del core.

                Va da sé che, al di là dei vari cappelli con cui viene di volta in volta presentata (chi non ha inventato un metodo, al giorno d’oggi?), non si faticherà a riconoscere in questa pratica una delle tecniche più iconiche dello Yoga, tecnica che, peraltro, a differenza di molti asana popolari, è attestata almeno fin dal Medio Evo nei testi dello hathayoga, che prescrivono di “tirare indietro l’addome e l’ombelico verso l’alto”, aggiungendo che questa pratica “è come un leone vittorioso sull’elefante della morte”.1Svatmarama, Hathapradipika, III, 57

                Sebbene qualcuno abbia ravvisato un antecedente nelle pose dei culturisti degli anni ’50-’60, tra cui era uso comune utilizzare il vuoto addominale per sembrare più snelli in vita e più eminenti di torace, è davvero difficile negare che l’influenza culturale dello Yoga e le immagini di praticanti famosi (come non ricordare Umberto Pellizzari?) siano stati di ispirazione a questa tecnica, anche se, dispiace dirlo, raramente viene ammesso.

                Il vuoto addominale e Uddiyana bandha

                Stiamo parlando, naturalmente, di Uddiyana Bandha. Uddiyana significa “volare verso l’alto” (così come l’ombelico che viene risucchiato dal diaframma) e Bandha “blocco, chiusura, legame”. Nel contesto originale, Uddiyana è in relazione ad almeno altri due ‘bandha’, relativi al perineo (Mula) e alla glottide (Jalandhara) e si tratta di una pratica legata al controllo del respiro e del Prana, oltre che, come vedremo, alla stabilizzazione della colonna vertebrale.

                Contenuti

                • Ma Uddiyana non è un comune esercizio…
                • Il vuoto addominale: perché e come funziona. Formulazione ‘grezza’
                • Nella pratica: primo esempio
                • Vuoto addominale e colonna vertebrale. Un altro esempio pratico
                • Che cosa fa Uddiyana Bandha: i benefici fisici
                • Gli effetti di Uddiyana Bandha, un po’ più sottilmente
                • Alcune conclusioni

                Ma Uddiyana non è un comune esercizio…

                Umberto Pellizzari - Il vuoto addominale e Uddiyana bandha
                Umberto Pellizzari

                Come mai, anche al netto dell’aspetto pranico, che comprensibilmente in ambito fitness non viene calcolato, trasporre Uddiyana Bandha nelle palestre non è esattamente come prendere a prestito un asana o una sequenza?

                La risposta è che Uddiyana, anche se è il più visibile dei tre Bandha, non comporta un gesto esteriore come flettere il tronco o allungare gli ischio-crurali, bensì richiede il controllo della muscolatura profonda, per di più in assenza di respiro e in modalità semi-passiva. Il che, oltre a essere piuttosto stravagante nell’ambito del fitness, significa che per per la sua esecuzione non è sufficiente imitare semplicemente una posa, ma occorre arrivarci, perlomeno all’inizio, attraverso delle manovre indirette, imparando a trasferire l’attenzione dall’esterno alle modificazioni viscerali dell’addome e del torace.

                Fa piacere dunque constatare che il mondo del fitness stia scoprendo che non esiste solo la contrazione, ma che vi è un modo alternativo e più sottile di utilizzare il proprio corpo, e in cui è molto importante saper dosare e localizzare azione e rilassamento.

                Ovviamente, come evidenzieremo più avanti, vi sono anche dei limiti e dei dubbi riguardo alla trasposizione meccanica di una tecnica che ha vaste ripercussioni sulla sfera pneumatica e psichica, soprattutto perché si dà per scontato che sia possibile delimitare effetti di cui non si conosce la portata con una semplice dichiarazione di intenti (se lo faccio solo come esercizio, rimane per questo solo un esercizio? È lo stesso paradosso della Mindfulness: se mi affaccio sul vuoto solo per calmarmi, il vuoto per questo non si affaccerà su di me?).

                Esiste del resto una continuità fasciale nelle strutture coinvolte nel vuoto addominale (oltre alle connessioni onnidirezionali dell’ombelico), ravvisabile nella Linea Frontale Profonda individuata da Myers, una fascia molto interna che non a caso comprende elementi strettamente connessi sia alla pratica dello Yoga (elevatore dell’ano, psoas, diaframma, pleura, pericardio per citarne solo alcuni), sia alla traduzione fisica delle reazioni emotive e dei traumi: quanto basterebbe perché l’argomento trovi sede più consona nell’ambito di una pratica psico-corporea, invece che solamente corporea.

                La Linea Frontale Profonda - Il vuoto addominale e uddiyana bandha
                La Linea Frontale Profonda, ovvero il meridiano miofasciale più profondo tra quelli identificati da Myers2Thomas Myers, Anatomy Trains: Myofascial Meridians for Manual Therapists and Movement Professionals

                Tuttavia, è molto interessante comprendere nello specifico perché un mondo per alcuni versi così distante come quello del fitness abbia rivolto la sua attenzione a una pratica in apparenza così aliena come Uddiyana, e questo ci farà comprendere qualcosa di più sia del suo funzionamento, sia delle sue implicazioni ulteriori.

                Il vuoto addominale: perché e come funziona. Formulazione ‘grezza’

                L’interesse per il vuoto addominale, infatti, nasce tra le altre cose dalla constatazione di un problema che negli ultimi anni ha portato a cambiare molto il modo di allenarsi, almeno negli ambienti più evoluti del fitness: molti degli esercizi classici per il rinforzo dell’addome implicano infatti un aumento eccessivo della pressione intra-addominale, il che comporta uno stress eccessivo non solo sugli organi e sul pavimento pelvico, ma anche sui muscoli stessi dell’addome. Non sono rari, infatti, i casi di diastasi addominale (la separazione dei retti) per eccesso di allenamento.

                La diastasi addominale, che peraltro è molto comune a seguito di una gravidanza, è d’altro canto uno dei casi principali di applicazione del vacuum/ginnastica ipopressiva, proprio perché questa condizione rende sconsigliato pressoché qualsiasi tipo di esercizio che aumenti la pressione nell’addome.

                Il vuoto addominale, come suggerisce il nome stesso, fa esattamente il contrario del classico ‘addominale’: toglie pressione invece di aggiungerne, provocando la risalita dell’ombelico verso la colonna. Per farlo, invece di attivare i muscoli retti addominali (attivi nella flessione del tronco e responsabili della classica ‘tartaruga’), dobbiamo invece coinvolgere due muscoli più profondi, ovvero il muscolo trasverso dell’addome (lo strato più interno della muscolatura addomnale) e il diaframma.

                Il vuoto addominale e uddiyana bandha

                Un modo per spiegarlo è il concetto di estensione assiale, preferibilmente dopo un espiro. Se infatti al termine di una espirazione addominale (con cui l’ombelico si avvicinerà appunto alla colonna) estendiamo la colonna allontanando il torace dal bacino (nella figura un esempio tra i tanti modi di eseguirlo), il contenuto addominale verrà risucchiato verso l’alto assieme al diaframma rilassato.

                Che cosa è accaduto? Abbiamo sperimentato la relazione tra le due cavità, quella addominale e quella toracica, e la colonna vertebrale.

                La cavità addominale, infatti, è sigillata in basso dal pavimento pelvico (di cui il muscolo-chiave è l’elevatore dell’ano) e in alto dal diaframma toracico. Il volume della cavità addominale non varia durante la respirazione, ma varia la sua forma.

                Il muscolo diaframma - Il vuoto addominale e uddiyana bandha
                Il muscolo diaframma

                La cavità toracica, a sua volta, ha come ‘pavimento’ il diaframma toracico ed ha come ‘tetto’ il diaframma vocale. Durante la respirazione, questa cavità cambia sia di volume sia di forma.

                Perché queste informazioni sono importanti? Perché svuotando i polmoni (il diaframma, contratto nell’inspiro verso l’addome, torna rilassandosi in direzione del torace: chi è abituato alla respirazione addominale, può favorire questo processo con il trasverso dell’addome), riduciamo il volume del torace e la sua pressione interna; a questo punto, estendendo la colonna a polmoni vuoti (la cavità toracica è ora sigillata anche in alto dall’epiglottide), la cavità addominale, con tutto il suo contenuto, non può che essere ‘aspirata’ verso l’alto.

                In altre parole, il ‘vuoto’ addominale non è un vuoto in senso letterale, perché l’addome non riduce il proprio volume. Lo è tuttavia in senso lato, perché ‘svuota’ la pressione nell’addome, che da positiva (nell’inspiro, con il diaframma contratto e abbassato verso l’addome) diventa negativa (con il diaframma rilassato che viene ulteriormente risucchiato dall’estensione della colonna).

                I muscoli addominali, strati - Il vuoto addominale e uddiyana bandha
                Gli addominali, strati: lo strato numero 4, più profondo, è costituito dal muscolo trasverso dell’addome.

                Nella pratica: primo esempio

                Andrè Van Lysebeth - Il vuoto addominale e uddiyana bandha
                André Van Lysebeth

                La tecnica, così sviscerata, sembra molto complessa, ma il gesto è intuitivo, tant’è che a molti è capitato di farlo per gioco da bambini. Tuttavia, siccome una cosa è la leggerezza del fanciullo, e un conto è la forma mentis dell’adulto che spesso ha bisogno di comprendere prima di fare, può non essere così semplice, senza alcuna esperienza e con pochi riferimenti a movimenti esterni, giungere al vuoto addominale.

                Fortunatamente, esistono molti ‘trampolini’ posturali per ottenerlo, complice il fatto che numerosi asana implicano una leggera attivazione di Uddiyana, e attraverso alcuni accorgimenti possono essere introdotti anche nel contesto di diversi esercizi in uso nel fitness.

                Uno dei metodi più semplici per ottenerlo è nella posizione di partenza del mezzo ponte (Setu Bandhasana Sarvangasana), ovvero sdraiati in posizione supina con le gambe piegate. Un particolare molto importante è che in questa posizione una leggera retroversione del bacino (proprio come se ‘congelassimo’ il momento che precede il sollevamento del bacino stesso dal pavimento) appiattirà la curva lombare generando da sé una depressione nell’addome. A questo punto, complice anche la posizione delle braccia (sollevate verso l’alto, dita intrecciate e palmi verso l’alto, o allungate all’indietro), potremo, sia inspirando, sia sollevando il torace in apnea a vuoto nella famosa ‘falsa inspirazione’, ottenere un ulteriore avvallamento dell’addome.

                Ma questo ci offre la possibilità di approfondire ulteriormente il funzionamento del vaccum/Uddiyana, attraverso un’altra, e fondamentale struttura coinvolta: la colonna vertebrale, di cui Uddiyana (assieme agli altri due bandha) è uno dei fattori principali di stabilità in numerosi esercizi. Chiariremo dunque un concetto che abbiamo introdotto senza definirlo, ovvero il concetto di estensione assiale della colonna.

                Illustrazione dal A. Matthews L. Kaminoff, Yoga Anatomy - Il vuoto addominale e uddiyana bandha

                Vuoto addominale e colonna vertebrale. Un altro esempio pratico

                La colonna vertebrale umana si è evoluta sviluppando un’alternanza di curve naturali, ossia di cifosi e di lordosi, dette anche rispettivamente curva primaria e curva secondaria, in base all’ordine in cui, esse compaiono nello sviluppo.

                La curva primaria è così chiamata perché è la prima a manifestarsi e nell’adulto si manifesta nella cifosi dorsale. La curva secondaria compare dapprima nella lordosi cervicale e poi in quella lombare.

                Marjari Asana Il vuoto addominale e uddiyana bandha
                Marjari Asana, noto anche come il ‘gatto’

                I movimenti di flessione e arcuazione possono essere descritti come una neutralizzazione rispettivamente della curva secondaria e di quella primaria. Durante il movimento comunemente noto come ‘gatto’ (Marjari Asana) la colonna vertebrale si conforma alla curva secondaria durante l’inspiro (arcuazione) e alla curva primaria in espiro (flessione).

                La coppia Kaminoff-Matthews ha evidenziato come i bandha possano essere analizzati in rapporto a una particolare modificazione della colonna vertebrale, ovvero l’estensione assiale, che a differenza dei due movimenti appena descritti comporta la neutralizzazzione di entrambe le curve. In altre parole estendendo e appiattendo la colonna, preferibilmente a polmoni vuoti, avremo tutti e tre i bandha contemporaneamente.

                Estensione assiale Il vuoto addominale e uddiyana bandha
                A sinistra, la colonna vertebrale allo stato neutro, con l’alternanza della curva primaria (tratto dorsale) e curva secondaria (lombare e cervicale). A destra, il movimento di estensione assiale, che implica la neutralizzazione delle curve.3A. Matthews, L. Kaminoff, Yoga Anatomy

                L’esempio più eclatante è Parvatasana o Adho Mukha Svanasana, il famoso ‘cane a testa in giù’. Nel momento in cui entriamo nella posizione (preferibilmente a polmoni vuoti, ma non è indispensabile, e soprattutto piegando le ginocchia se le gambe tese ci impediscono di spostare il peso verso il bacino), è inevitabile percepire la risalita e la tenuta addominale in assenza di contrazione, per pura azione ‘pneumatica’.

                Adho mukha svanasana Il vuoto addominale e uddiyana bandha

                Che cosa fa Uddiyana Bandha: i benefici fisici

                Abbiamo già accennato ai benefici fisici dell’Uddiyana/vuoto addominale, ma vale la pena di riprenderli per passare agli effetti trans-fisici della pratica.

                Applicata nel fitness, l’attivazione ipopressiva dell’addome profondo permette durante gli sforzi – pensiamo ad esempio al sollevamento pesi – di evitare il pericolo di diastasi e di ernie addominali, mantenendo stabile e protetta la colonna lombare.

                Nel post parto, come già accennato, si rivela un metodo molto efficace per recuperare la diastasi addominale (ma attenzione alla seconda fase, ovvero alla risalita del diaframma: se la gabbia toracica si espande può invece separare ancora di più i retti); non dobbiamo sottovalutare anche l’azione di recupero su piano perineale, visto, che, come abbiamo già accennato, l’attivazione del trasverso dell’addome implica anche l’attivazione dei muscoli perineali, evitando che la pressione si scarichi verso il basso.

                Uddiyana si rivela dunque fondamentale per il riposizionamento degli organi e, non ultimo, per ritrovare il tono addominale indispensabile per il buon funzionamento di questi ultimi e per il mantenimento della postura.

                Diastasi addominale - Il vuoto addominale e uddiyana bandha
                Diastasi addominale

                I benefici di Uddiyana però non si limitano alla sola cavità addominale, ma si irradiano anche nella cavità toracica; la sua pratica infatti migliora l’afflusso di sangue al cuore (ricordiamo che c’è continuità fasciale anche tra diaframma e pericardio), cuore che assieme ai polmoni riceve massaggio e sostegno: per questo motivo, soprattutto nell’apnea a polmoni pieni, si rivela indispensabile la coordinazione con Jalandhara Bandha, il ‘blocco’ a livello della gola, che impedisce alla pressione di salire al di sopra della settima cervicale.

                Proprio per questo, è frequente vedere gli yogi piegare in avanti la testa appoggiando il mento nella fossetta tra le clavicole, oppure avvicinare il mento allo sterno senza flessione alla settima cervicale (ovvero i due modi diversi di eseguire Jalandhara).

                I benefici di Uddiyana (e dei bandha in generale) riguardano però anche la colonna vertebrale. Se infatti nel primo esempio di questo articolo abbiamo provocato uddiyana attraverso un espiro seguito da un’estensione spinale, a sua volta il vuoto addominale esercita una trazione sui dischi vertebrali molto efficace per la loro stabilizzazione: proprio per questo, può essere terapeutico non solo per la muscolatura e gli organi addominali, ma anche per diverse patologie del rachide.

                Gli effetti di Uddiyana Bandha, un po’ più sottilmente

                Dopo essersi liberati dai respiri in entrata e in uscita, cioè dall’uso dei canali sottili periferici, bisogna abbandonarsi alla sensazione del canale centrale. Questa esperienza è quella del soggetto conoscente, legato a tutti gli esseri, unità ultima.

                Jayaratha, Tantralokaviveka 
                Krishnamacharya Il vuoto addominale e uddiyana bandha
                Krishnamacharya

                Non è per gli effetti cosmetici che una pratica si colloca di diritto nello hatha yoga tradizionale, anche quando promette libertà da tutte le malattie. Allora, per comprendere cosa comporti la pratica di Uddiyana Bandha nel contesto originario, dobbiamo scendere un po’ in profondità.

                Ciò che qui ci interessa è la sospensione del normale modo di respirare e di circolazione del prana, in favore di un diverso tipo di respirazione e di circolazione dell’energia vitale.

                Secondo una visione comune a tutta l’india tradizionale, l’esperienza della dualità che caratterizza l’esistenza ordinaria – attrazione e repulsione, sonno e veglia, contrazione e rilassamento, introversione ed estroversione – deriva dalla scissione fondamentale nella coscienza che rende possibile fare esperienza del mondo, ovvero quella tra soggetto e oggetto, tra l’io e il questo.

                La vita stessa nasce e si conserva proprio grazie all’io che si sente vuoto del questo e perciò si precipita ad appropriarsene, per poi tornare ad affermarsi separandosi da ciò che percepisce come altro da sé: in altre parole, respira, sia in senso letterale che lato. Se questa è la vibrazione vitale fondamentale della vita, è tuttavia anche impossibile, per il soggetto che rimane all’interno di questo ciclo senza soluzione, conoscere la propria vera natura. Scopo dello yoga, in quanto mezzo di liberazione, è manomettere questo circolo chiuso, modificando l’ordine e l’accento degli elementi.

                Nello specifico, la simbologia dello hatha yoga descrive variamente la dualità e si propone, attraverso le sue tecniche, di superarla. Abbiamo così le coppie di opposti Prana e Apana (il respiro ascendente e quello discendente, espirazione e inspirazione), ma anche Ida e Pingala (le arterie ‘lunare’ e ‘solare’, laterali, controllate dalle due narici, che rappresentano i principi passivo e attivo, la realtà conoscibile e i mezzi di conoscenza).

                Come fare, quindi, per non rimanere intrappolati nel ciclo degli opposti? Bisogna trovare lo sfondo di questa dicotomia. E lo sfondo si può percepire innanzitutto attraverso i momenti di soglia, ossia, nel nostro caso, rendendo cosciente e coltivando una terza fase che non è normalmente contemplata, ovvero l’intervallo tra le due fasi, il punto di svolta tra espiro ed inspiro, e tra inspiro ed espiro, il momento privilegiato che il soggetto conoscente può cogliere per prendere consapevolezza del tessuto connettivo tra l’io e il questo.

                Sebbene quindi la pratica dello Yoga scopra dapprima il respiro, anche attraverso il movimento, e assecondi l’inspiro e l’espiro, il vero obiettivo è l’emersione di ciò che accade tra le due fasi. Si potrebbe anzi dire che la ritenzione, e anche il gesto “a vuoto”, sia la cifra fondamentale della pratica dello yoga.

                Uddiyana e tutti gli altri bandha si inseriscono quindi in quest’orizzonte, a sostegno fisico della terza fase del respiro, ‘congelando’ la muscolatura respiratoria e permettendo ai soffi, altrimenti divergenti, di sintetizzarsi. Si supera così la dualità periferica di Ida e Pingala, di Prana e Apana, legate alla consequenzialità spazio-temporale, e si imbocca il canale centrale, ovvero la Sushumna, che è definita come colei che divora il tempo. E qui ogni definizione perde il terreno sotto i piedi, dove non troviamo migliori parole di quelle del Principe Myskin nell’Idiota di Dostoevskij: “Verrà tempo, in cui non esisterà più il tempo“.

                Certo, qui parliamo di tecniche ma la faccenda richiede in primo luogo comprensione profonda, incarnata. Di cosa? Che non è un’esperienza a spezzare il cerchio chiuso delle esperienze e dell’io che esperisce, non è un’azione ma più spesso cogliere che esiste uno spazio tra due azioni, tra due esperienze a divenire cosciente. Tutto ciò, a un livello più fine, non ha alcun bisogno di gesti esterni: Uddiyana e gli altri Bandha possono divenire alla fine delle mudra interiori, o attivarsi spontaneamente.

                Alcune conclusioni

                Il vuoto addominale e uddiyana bandha

                Tornando a noi, e in contesti più familiari, verrebbe da domandarsi se, per chi ha avuto esperienza di yoga, l’aver afferrato il senso di compiere un gesto “a vuoto” (anche a livello intuitivo e per via empirica), renda diversa non solo l’esperienza del vuoto addominale di Uddiyana Bandha, ma anche quella del comune esercizio fisico.

                La nostra personale risposta è sì: l’aver praticato yoga rimodula tutte le esperienze corporea, comprese quelle che sulla carta si troverebbero agli antipodi. A maggior ragione quando si compie un gesto così vicino a Uddiyana, ma anche quando occorra rendere più funzionale un esercizio compiendolo a vuoto: persino i famigerati crunch, compiuti nella consapevolezza della terza fase, possono risultare meno pericolosi di quanto sembrano improvvisamente diventati.

                D’altro canto, rimane ancora la questione accennata più sopra: se è possibile prendere una postura dalle molte dello yoga e trasporla in un contesto fitness (e viceversa: come sappiamo è accaduto), essendo il modo di esecuzione che definisce i due ambiti, con Uddiyana è impossibile tecnicamente ‘non portarsi dietro’ qualcosa dello yoga, perché la tecnica stessa richiede l’interiorizzazione di una modalità yogica.

                Sia ben chiaro, qui non è in discussione il principio di proprietà o di appropriazione, sebbene sia tendenza umana da tempo immemore mettere la firma su beni comuni, magari con la scusa del ‘metodo’, erigendo interi ‘sistemi’ su frammenti non del tutto assimilati e contestualizzati.

                Tuttavia guardiamo un po’ con sospetto la presunzione di poter prendere ciò che ci serve, lasciando sullo scaffale ciò che riteniamo non ci interessi. Nel bene e nel male, beninteso: a volte ci troviamo con molto di più di quanto ci aspettassimo, altre con qualche grattacapo per gestire il quale non disponiamo di strumenti adeguati.

                Questo per dire che pensare di eseguirlo “solo come esercizio fisico” non ha molto senso da un punto di vista yogico, soprattutto quando nel contesto originario si valuta tutto lo spettro di implicazioni, comprese quelle psichiche, mentre in quello di arrivo si pretende, non si capisce secondo quali basi, di avere la facoltà di stabilire in quale esatto punto quelle implicazioni si debbano fermare.

                Un ultima questione sul tavolo è la gradualità, o meglio ancora il rapporto tra espressione fisica e applicazione di un principio. Per dirla brevemente: abbiamo notato come il vuoto addominale addominale sia sempre rappresentato nella sua forma più compiuta, al massimo grado di aspirazione dell’addome.

                Possiamo immaginare, invece, che per acquisire e padroneggiare un principio, sia forse più funzionale imparare a dosare invece che spingere all’estremo? Anche nel mondo ‘laico’ del fitness, l’idea che il più sia sempre più sta diventando un po’ obsoleta.

                Note[+]

                Note
                ↑1 Svatmarama, Hathapradipika, III, 57
                ↑2 Thomas Myers, Anatomy Trains: Myofascial Meridians for Manual Therapists and Movement Professionals
                ↑3 A. Matthews, L. Kaminoff, Yoga Anatomy
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                Yogasana 5: la pratica in presenza di patologie

                8 Luglio 2022 by Zénon Lascia un commento

                Stage per insegnanti e praticanti – settembre-dicembre 2022

                Yogasana: formazione per praticanti e insegnanti


                Che cos’è il sistema connettivo e miofasciale? Qual è la sua relazione con lo yoga e perché la Medicina Tradizionale Cinese può dirci qualcosa di molto interessante a riguardo? Quali adattamenti sono necessari nella pratica per chi ha delle protesi al ginocchio, all’anca o alla spalla? Come affrontare l’artrite reumatoide con lo yoga? Che cosa significa soffrire di sciatica, quali posizioni possono alleviarne i sintomi e quali devono essere evitate o adattate? Lo yoga può aiutare a tenere sotto controllo la diastasi addominale post parto?

                A queste domande risponderemo, durante la quinta edizione di YOGASANA: la pratica in presenza di patologie. In questa edizione, rispetto alle precedenti, vi sarà un seminario in più (per un totale di 7 seminari invece di 6), e pertanto ci sarà più spazio per l’approfondimento sia teorico sia pratico. Come sempre, ci muoveremo tra pratica, anatomia, biomeccanica e filosofia. E, come sempre, il Professor Marco Invernizzi e gli insegnanti Francesco Vignotto ed Erika Pizzo saranno lieti di analizzare i casi particolari e di rispondere alle domande dei partecipanti.


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                Il corso potrà essere seguito anche in differita: le registrazioni rimarranno disponibili fino a sei mesi dal termine del corso

                Il programma

                Tutti i seminari dureranno circa due ore e conterranno una parte teorica e una parte pratica interattiva in cui i partecipanti potranno sottoporre casistiche particolari. Si terranno in sala e contemporaneamente online, ma potranno essere seguiti anche in differita. Al termine di ogni seminario tutti i partecipanti riceveranno le registrazioni, che rimarranno disponibili per sei mesi dalla fine dell’intero ciclo.

                Il sistema miofasciale, tra mito e realtà/1

                Giovedì 22 settembre ore 19.10

                Durante gli ultimi anni, Fascia e sistema miofasciale sono diventate parole abbastanza inflazionate, nei dintorni dello yoga. Come sempre, andremo a indagare quale sia la sostanza che si nasconde al di sotto del rumore. E allora, in questo seminario scopriremo come vi siano parecchi punti di contatto tra le recenti scoperte sul sistema connettivo/miofasciale, lo yoga e alcuni aspetti meno noti della Medicina Tradizionale Cinese: l’idea di una rete di comunicazione onnipervasiva che si trasforma in semiconduttore attraverso sollecitazioni meccaniche, infatti, non può lasciare indifferenti chi abbia familiarità con le discipline psicofisiche.


                Il sistema miofasciale, tra mito e realtà/2

                Giovedì 6 ottobre ore 19.10

                Questo seminario sarà dedicato principalmente alla pratica e a esperire nel concreto il sistema connettivo/miofasciale nel contesto dello yoga. Sarà una pratica dedicata all’attenzione e alle relazioni tra le parti, alle sensazioni legate al tatto e alla scoperta di come il movimento ‘viaggi’ lungo percorsi noti e meno noti attraverso il nostro corpo. Ma questo lavoro servirà da ponte tra la percezione dello spazio del corpo – più libero e leggero rispetto al corpo denso del movimento meccanico – e il corpo che si dispone e si espande nello spazio. E, soprattutto, come questa espansione sensoriale possa sommergere e risolvere tensioni profonde e difficoltà motorie.


                Artrite reumatoide

                Giovedì 13 ottobre ore 19.10

                Durante una delle passate edizioni, in un seminario dedicato all’osteoartrosi, ci è stata posta una domanda sull’artrite reumatoide. Avevamo promesso allora un seminario dedicato all’argomento, perché nonostante la somiglianza nominale, tra osteoartrosi e artrite reumatoide c’è una grande differenza: la prima è un sintomo inevitabile dell’età che può essere alleviato attraverso l’esercizio fisico e la pratica yoga; la seconda è una malattia infiammatoria cronica e autoimmune. E come tale dovremo affrontarla, ricorrendo ad aspetti più sottili che lo yoga ci mette a disposizione e a ciò che la medicina può dirci oggi al riguardo.

                Diastasi addominale nel post parto

                Giovedì 27 ottobre ore 19.10

                La diastasi addominale, ovvero l’eccessiva separazione dei retti addominali, è un fenomeno molto diffuso fra le donne nel post parto ed è in parte fisiologico.
                In questo seminario, assieme a Erika Pizzo, vedremo quali sono le implicazioni funzionali, oltre che estetiche, della diastasi, e qual è la soglia di attenzione oltre alla quale occorre intervenire e in quale modo.
                Fortunatamente, nello yoga abbiamo a disposizione diversi strumenti, e non intendiamo solo Mula e Uddiyana Bandha, ma un intero approccio che ci offre l’occasione per riconsiderare il nostro addome e la nostra colonna vertebrale come centro e motore del nostro complesso psico-fisico.


                Sciatalgia e dolore sacroiliaco

                Giovedì 10 novembre ore 19.10

                La sciatica è sicuramente una delle patologie più diffuse e ‘gettonate’ tra chi si presenta a un corso di yoga, ed è riconoscibile da sintomi caratteristici: dolore, formicolio, intorpidimento e limitazioni motorie. Per comprenderne le cause, coglieremo l’occasione per esaminare l’anatomia del nervo sciatico e la biomeccanica delle strutture collegate, in particolar modo della colonna lombare e dell’articolazione sacro-iliaca sede quest’ultima di un dolore che spesso accompagna la cosiddetta sciatica, ma che in realtà ha cause diverse. Ovviamente, lo yoga può aiutare molto, se si sa cosa fare.


                Osteoporosi

                Giovedì 17 novembre ore 19.10

                L’osteoporosi è una patologia legata all’età che colpisce in particolar modo e con più forza le donne. Ma anche nei casi più acuti, le cosiddette ‘ossa che si sbriciolano’, l’attività fisica e in particolar modo lo yoga si rivelano molto importanti per la tenuta del sistema muscolo-scheletrico e per vivere una vita relativamente normale. Com’è ovvio però occorre adottare delle precauzioni e saper selezionare le tecniche più efficaci, evitando o adattare quelle potenzialmente dannose. In questo seminario faremo riferimento, oltre che alla pratica yogica, anche alle linee guida del WHO e allo stato dell’arte della terapia riabilitativa.



                La pratica con protesi: ginocchio, anca, spalla

                Giovedì 1 dicembre ore 19.10

                Per il seminario conclusivo prenderemo in esame tre articolazioni maggiori (il ginocchio, l’anca e la spalla) dal punto di vista di chi ha subito un intervento di sostituzione con protesi parziale o totale. Per ognuno di questi casi, valuteremo le limitazioni di movimento, le criticità e gli adattamenti, ma soprattutto come educarsi ed educare gli allievi a gestire la differente mobilità in autonomia.
                Ma questo appuntamento che conclude il ciclo ci permetterà di riprendere alcune delle nozioni e delle intuizioni relative al sistema connettivo/miofasciale, ovvero considerare l’elemento particolare, in questo caso ‘estraneo’, all’interno di un contesto fluido che cerca di adattarsi e armonizzarsi.




                In ogni modulo si parlerà di…

                Corsi di Yoga a Novara

                Principi di anatomo-fisiologia e biomeccanica

                • Principi base: movimenti articolari, gruppi muscolari coinvolti
                • Adattamenti alle diverse costituzioni e in presenza di patologie
                • Cosa fare se l’allievo è in fase riabilitativa o post–riabilitativa

                Teoria e pratica del corpo energetico

                • L’asana e il corpo energetico secondo la tradizione yogica 
                • Analisi dell’asana secondo la Medicina Tradizionale Cinese

                Dimensione pratico-esperienziale

                • Modulare l’approccio: il rapporto tra ‘pretesa’ e possibilità, tra asana come fine o come mezzo
                • Precauzioni e attenzioni nella pratica in presenza di patologie  
                • Come modificare le pratiche in base alle condizioni dell’allievo
                • Esempi pratici
                • Domande e risposte dei partecipanti
                Un momento della didattica, durante la prima edizione di Yogasana


                I docenti

                Marco Invernizzi

                Medico e Professore associato presso la cattedra di medicina fisica e riabilitativa dell’Università del Piemonte Orientale.
                Agopuntore ed esperto in Medicina Tradizionale Cinese, insegnate di Tai Chi e Qi Qong presso Zènon.

                  Francesco Vignotto

                  Insegnante di yoga presso Zénon.

                    Erika Pizzo

                    Insegnante di yoga in gravidanza e post parto, Qi Gong e allenamento funzionale presso Zénon.

                      Contributo di partecipazione e attestato di frequenza

                      Il contributo di partecipazione del corso (comprensivo dei 7 seminari) è di 300€. Per chi si iscrive entro il 7 settembre – versando la quota – il prezzo è agevolato a 278€. Non è possibile iscriversi a singoli seminari, in quanto il corso è da intendersi come un blocco unitario.

                      Al termine del percorso – con una frequenza minima dell’80% delle lezioni – verrà rilasciato un attestato di frequenza.

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                      Yoga: per cominciare

                      29 Giugno 2022 by Zénon 1 commento

                      Spesso ci viene rivolta la fatidica domanda: che cosa posso leggere sullo yoga a titolo introduttivo? La risposta non è sempre facile, perché a fronte delle moltissime pubblicazioni sullo yoga, un po’ di buono c’è qua e là, ma i libri ‘di largo consumo’ raramente vanno oltre un’esposizione molto scolastica e schematica, a volte un po’ distorta dalle mode dei tempi. Insomma, per chi si affaccia per la prima volta c’è molta varietà apparente e poca profondità: quasi sempre un testo vale l’altro, con gli stessi pregi e gli stessi difetti.

                      D’altro canto, molti spunti veramente profondi possono essere trovati in testi che però sono di difficile lettura per chi non ha già un bagaglio di conoscenze sulla materia. Ed è un peccato, perché alcune idee potrebbero essere di grande aiuto fin dall’inizio.

                      Nell’arrovellarci per trovare la risposta al quesito di cui sopra, nel cercare un titolo che non fosse troppo New Age, non assomigliasse troppo a un catechismo o a un corso di motivazione per venditori, e che non richiedesse nemmeno un corso di grammatica sanscrita per essere compreso – ecco arrivare la classica scoperta dell’acqua calda: nel corso degli anni su questo sito abbiamo pubblicato una discreta quantità di articoli, che oltre a contenere riflessioni di carattere personale, a loro volta rimandano anche a testi che speriamo di aver reso comprensibili anche ai non addetti ai lavori, e magari, chissà, incuriosito alla lettura.

                      È il nostro modesto contributo, parziale, che ovviamente risente delle nostre esperienze e delle nostre idiosincrasie, ma può essere, almeno per noi, la provvisoria risposta alla fatidica domanda, in attesa che si aggiungano ulteriori tasselli (e, chissà, magari in futuro qualcosa di più strutturato).

                      Siccome questi articoli sono usciti lungo un arco temporale di ben 8 anni, non è esattamente facile trovarli sul sito. Pubblichiamo quindi di seguito una selezione di quelli che riteniamo possano essere più utili per cominciare, suddivisi per aree tematiche, includendo anche qualche scritto che non parla direttamente di yoga, ma che rientra a buon diritto in questo contesto come approfondimento.

                      Buona lettura!

                      PS: nei commenti ci suggeriscono che il miglior testo per principianti rimane forse Imparo lo Yoga del buon André Van Lysebeth e ci accorgiamo di essere d’accordo (ma si accettano ulteriori suggerimenti).


                      Il cuore dello Yoga

                      Rischiare grosso con lo yoga: qualche consiglio per chi pratica
                      “Ma a cosa serve lo yoga?” “A riabilitare gli invalidi”
                      Un’idea di (auto)guarigione
                      Cosa significa ‘fare un passo oltre’ nello yoga?
                      Il Coraggio di Distruggere

                      Esistono tanti Yoga o uno Yoga?

                      Il vero yoga non esiste, grazie al cielo

                      Asana: perché nello yoga si fanno le posizioni?

                      C’è differenza tra yoga(āsana) ed esercizio fisico?
                      Yoga o ginnastica, forza o energia

                      Come praticare è più importante di cosa praticare: alcune questioni di principio

                      Accetta i tuoi limiti, ma vedi di toccarti i piedi in fretta
                      La cognizione del dolore negli yogāsana

                      Il respiro

                      Non saper respirare
                      Prāṇāyāma, questo sconosciuto
                      Pranayama: vita, respiro, morte e miracoli

                      Lo Yoga e la sua storia, la sua filosofia, tra ieri e oggi

                      Sensi soprannaturali: conversazione con Gioia Lussana sullo Yoga della bellezza
                      Lo yoga visto dai sadhu: intervista a Daniela Bevilacqua
                      Lo Yoga in una posizione: la storia improbabile degli āsana
                      Il Mahabharata cinematografico di Peter Brook
                      Yoga, o la (re)invenzione di una tradizione: intervista a Marco Passavanti

                      Il rilassamento

                      Non si può lasciare andare: oltre il rilassamento
                      Dormire col demone che grida: lo Yoga e il rilassamento profondo

                      La meditazione

                      Meditazioni per non uscire dal mondo
                      Meditare nel post-pandemia: un’inversione di tendenza
                      “Yoga” e i cani neri di Carrère
                      La meditazione può essere ‘usata’ per alleviare lo stress?
                      Lo Zen e le Neuroscienze: il Sé e l’Altro

                      Lo Yoga, in gravidanza

                      Lo Yoga e la Gravidanza: appunti di viaggio
                      La gravidanza non è smart, ovvero l’impazienza della dolce attesa
                      Diventare madri nell’era della ‘paura di vivere’
                      Leggi

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