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medicina

Per l’OMS, solo le medicine Tradizionali ci salveranno dalle malattie croniche

23 Aprile 2014 by Marco Invernizzi Lascia un commento


L’OMS pubblica una road map per accelerare l’integrazione tra le Medicine Tradizionali/Complementari e la Medicina Convenzionale. Esistono numerose pressioni sociali ed economiche in questo senso, sostiene la massima autorità sanitaria mondiale, ma il motivo principale è l’allarmante diffusione delle malattie croniche non trasmissibili in Occidente, di fronte alle quali la Medicina Convenzionale sembra essere impotente. Inoltre, l’integrazione sembra l’unica via in molte aree del pianeta per garantire a tutti l’accesso alle cure. I contenuti del recente rapporto, e anche i dubbi sulla praticabilità degli intenti.

Alternativo per chi?

Recentemente è stato pubblicato un documento intitolato WHO Traditional Medicine Strategy 2014-20231http://apps.who.int/iris/handle/10665/92455, scritto da una Task Force di esperti della World Health Organization, conosciuta anche come OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), che già da 10 anni si occupa della gestione delle Medicine Tradizionali, della loro categorizzazione e della loro possibile integrazione nei sistemi sanitari che utilizzano prevalentemente paradigmi “Occidentali”.

Se, infatti, noi occidentali diamo per scontato che la Medicina Convenzionale sia quella praticata nei nostri ospedali, ci sono in altri paesi milioni – probabilmente miliardi – di persone che considerano “Convenzionale” ciò che per noi risulta essere “Alternativo” e/o “Complementare”.

Tibetan-Medicine

In articoli precedenti abbiamo già parlato dei vari tentativi di definire via via la Medicina cosiddetta “non-ufficiale” e di come i tentativi di “integrazione” con quella “Convenzionale”, al di là di un certo ottimismo degli organi ufficiali (come appunto l’OMS), nella realtà non si siano tradotti in dei risultati costruttivi.

In questo Rapporto, oltre a fare il punto di quanto è stato fatto negli ultimi anni per l’integrazione delle Medicine Tradizionali nei sistemi sanitari di numerosi Stati, l’OMS vuole anche tracciare una road map per i prossimi 10 anni (2014-2023) su temi importanti come appunto l’integrazione, l’insegnamento accademico e il monitoraggio di questi approcci, per offrire una maggiore completezza nella gestione sanitario-assistenziale e quindi, in definitiva, di un maggior benessere per l’utenza, cioè i malati.

Apparentemente quindi si traccia un quadro di ideale collaborazione e forte spinta ad accettare ed integrare tali metodiche a livello ufficiale. Ma le cose stanno veramente così?

Contenuti

  • Alternativo per chi?
  • Cosa intende l’OMS per Medicina Tradizionale e per Medicina Complementare
  • Le Medicine Tradizionali/Complementari
  •  Verso l’integrazione
  • Non è tutto oro quel che luccica…
  • …ma la portata è storica

Cosa intende l’OMS per Medicina Tradizionale e per Medicina Complementare

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Un medico cinese visita una paziente

A costo di ripetere quanto abbiamo già detto, è utile riportare le definizioni contenute nel rapporto di Medicina Tradizionale e di Medicina Complementare.

Innanzitutto, la Medicina Tradizionale è la medicina che costituisce

la somma di conoscenze, abilità e pratiche basate sulle teorie, credenze ed esperienze indigene di diverse culture, anche spiegabile o non, utilizzati per il mantenimento della salute, nonché per la prevenzione, la diagnosi, il miglioramento o il trattamento di malattia fisica e mentale. (http://www.who.int/medicines/areas/traditional/definitions/en/).

Il termine Medicina Complementare (o alternativa), invece, si riferisce

a una vasta serie di pratiche di assistenza sanitaria che non fanno parte della tradizione di quel paese o della medicina convenzionale e non sono pienamente integrati nel sistema sanitario dominante. Essi sono utilizzati in modo intercambiabile con la medicina tradizionale in alcuni paesi. (http://www.who.int/medicines/areas/traditional/definitions/en/).

La distinzione, come si può notare, è spesso relativa: ad esempio, l’agopuntura o l’Ayurveda rientrerebbero nel novero della Medicina Tradizionale all’interno delle culture a cui appartengono (rispettivamente quella cinese e quella indiana), mentre sarebbero da considerare Medicina Complementare nei paesi occidentali. Anche per questo motivo, i due termini saranno utilizzati unitamente nel resto del rapporto.

Le Medicine Tradizionali/Complementari

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Il Buddha della medicina, thangka tibetano

Il rapporto inizia con la seguente frase:

Nel Mondo, la Medicina Tradizionale è in alcuni casi la principale forma di assistenza sanitaria o serve da complemento a quest’ultima.

Alcune considerazioni dell’OMS sul perché di questo fenomeno meritano di essere citate ancor prima di addentrarci negli obiettivi del rapporto stesso.

In alcune regioni del mondo, ad esempio nei paesi dell’Africa, la Medicina Tradizionale/Complementare è la forma di cura più accessibile. In altri paesi, è una scelta dettata da influenze culturali e storiche, come in Corea e Singapore, dove pure è ampiamente disponibile un’assistenza sanitaria “ufficiale” (cioè di tipo occidentale).

Tuttavia è molto interessante ciò che emerge dal rapporto riguardo alla crescita della domanda di terapie complementari nei paesi occidentali, dove la medicina “Convenzionale” è nativa e costituirebbe la “specialità della casa”.

In quest’ultimo caso, spiega l’OMS, i fattori determinanti sono l’insoddisfazione verso la medicina Convenzionale e il crescente desiderio di un approccio che comprenda la cura dell’individuo nella sua globalità (“the whole person care”) e la prevenzione delle malattie. Sempre più persone scelgono quindi la medicina Tradizionale/Complementare per migliorare la qualità della vita quando una cura non è possibile; “per far fronte all’aumento inarrestabile delle malattie croniche non trasmissibili”; infine, perché la medicina Convenzionale ha fallito o ha causato addirittura effetti negativi.

La Medicina Tradizionale/Complementare, insomma, accoglie sempre più utenti che cercano risposte a questioni importantissime a cui, come abbiamo visto nei riguardi del tema delicatissimo della prevenzione, la Medicina Convenzionale non sa – o non vuole – rispondere.

Le piante medicinali tradizionali stanno diventando sempre più importanti nei sistemi sanitari primari dei paesi in via di sviluppo. L'OMS stima che l'80% della popolazione in Africa fa ricorso alla Medicina Tradizionale. Nell'Africa Sub-Sahariana, il rapporto tra guaritori tradizionali e popolazione è di 1 a 500, mentre quello tra medici "convenzionali" e popolazione è di 1 a 40.000. Ciò suggerisce che gli operatori tradizionali si sono silenziosamente presi in carico il peso di mantenere in salute queste comunità. Sebbene i Governi africani e le organizzazioni internazionali in precedenza avessero pochi contatti con i praticanti di medicina tradizionale, le crisi sanitarie hanno alimentato la necessità di unire i trattamenti occidentali e tradizionali. Gli sforzi si sono concentrati per ricollegare le comunità con i guaritori tradizionali e per favorire un accesso equo e la condivisione dei benefici delle piante medicinali.
“Le piante medicinali tradizionali stanno diventando sempre più importanti nei sistemi sanitari primari dei paesi in via di sviluppo. L’OMS stima che l’80% della popolazione in Africa fa ricorso alla Medicina Tradizionale. Nell’Africa Sub-Sahariana, il rapporto tra guaritori tradizionali e popolazione è di 1 a 500, mentre quello tra medici “convenzionali” e popolazione è di 1 a 40.000. Ciò suggerisce che gli operatori tradizionali si sono silenziosamente presi in carico il peso di mantenere in salute queste comunità. Sebbene i Governi africani e le organizzazioni internazionali in precedenza avessero pochi contatti con i praticanti di medicina tradizionale, le crisi sanitarie hanno alimentato la necessità di unire i trattamenti occidentali e tradizionali. Gli sforzi si sono concentrati per ricollegare le comunità con i guaritori tradizionali e per favorire un accesso equo e la condivisione dei benefici delle piante medicinali.” (Fonte: Africa Now, The Yale Undergraduate Journal of African Affairs)

 Verso l’integrazione

Una pubblicità statunitense - alquanto terroristica - contro le malattie croniche, nello specifico contro l'obesità: davvero non riusciamo a fare di meglio?
Una pubblicità statunitense – alquanto terroristica – contro le malattie croniche, nello specifico l’obesità: davvero non riusciamo a fare di meglio in quanto a prevenzione?

Tornando quindi agli scopi del rapporto dell’OMS, la premessa è sicuramente molto interessante e merita di essere citata integralmente:

It is clear from the global review that there are a number of opportunities and challenges in relation to national policies, law and regulation, quality, safety and effectiveness of T&CM, universal health coverage and the integration of T&CM into health systems. Although there are many pressing social and economic issues that serve as an incentive for using T&CM, the predicted increase in the global burden of chronic diseases (WHO Global Status Report on noncommunicable diseases (NCDs), 2011) is the most urgent reason for developing and strengthening collaboration between conventional and T&CM health sectors.

È chiaro da una revisione globale che vi siano un grande numero di opportunità e sfide relativamente a politiche nazioni, legislative e regolamentative, alla qualità, sicurezza ed efficacia delle Medicine Tradizionali e Complementari nei sistemi sanitari. Nonostante vi siano numerose pressioni sociali ed economiche che fungono da incentivo all’uso delle Medicine Tradizionali e Complementari, tuttavia il pronosticato aumento del fardello globale portato dalle malattie croniche (WHO Global Status Report on noncommunicable diseases (NCDs), 2011) è la ragione più importante per sviluppare e rafforzare la collaborazione tra la Medicina Convenzionale e le Medicine Tradizionali e Complementari.

Quindi la prospettiva è quella di uno “Tsunami” in termini di gestione assistenziale e anche di costi diretti e indiretti legati all’aumento vertiginoso delle patologie croniche soprattutto nei paesi Occidentali (secondo il rapporto, i principali fruitori delle T&CM in Occidente sono appunto i malati affetti da patologie croniche, come ad esempio le patologie msucoloscheletriche (il classico mal di schiena, l’artrosi 2Rossignol M et al. Who seeks primary care for musculoskeletal disorders with physicians prescribing homeopathic and other complementary medicine? Results from the EPI3-LASER survey in France. BioMed Central (BMC) Musculoskeletal Disorder, 2011, 12: 21-26.). Le motivazioni di tale processo meriterebbero un approfondimento ma rischierebbero di sviare il discorso.

Ma c’è anche un altro tema: garantire a tutte le persone un accesso alle cure:

La Medicina Tradizionale e Complementare (T&CM) è una importante e spesso sottostimata parte dei sistemi sanitario-assistenziali. Le T&CM si trovano praticamente in tutto il mondo e la domanda per questi approcci è in costante aumento. Inoltre, le T&CM di provata qualità, efficacia e sicurezza contribuiscono all’obbiettivo di garantire a tutte le persone un accesso alle cure. Molte nazioni riconoscono la necessità di sviluppare un approccio coesivo (cohesive) e integrativo (integrative) all’assitenza sanitaria, che permetta ai governi, agli operatori sanitari e soprattutto ai pazienti, di avere accesso alle T&CM in un modo sicuro, rispettoso, efficace ed economicamente vantaggioso.

Sono tutti assunti di un certo peso, considerando anche il fatto che la WHO è il massimo organo a livello mondiale in termini sia di assistenza sanitaria che di prevenzione. Proseguendo, viene fatto anche un riassunto degli sviluppi relativi alla Medicina Tradizionale negli ultimi anni, confermando la posizione ottimistica precedente e sottolinenando che

Molto è cambiato rispetto al precedente documento pubblicato dall’OMS nel 2002. Molti stati hanno gradualmente accettato il contributo che la Medicina Tradizionale può dare alla salute e al benessere degli individui e alla completezza dei propri sistemi sanitario-assistenziali e sia i governi che i consumatori considerano sempre di più questi approcci come integrabili nell’offerta dei trattamenti sanitari erogabili.

E questo è confermato da alcuni dati interessanti che delineano inequivocabilmente sia l’incremento massivo della domanda da parte dei cittadini verso la Medicina Tradizionale, sia il numero di sistemi sanitari e quindi di stati che hanno in qualche modo cercato di “integrare” e regolamentare questa Medicina al proprio interno.

Di seguito alcuni grafici mostrano in maniera molto chiara queste dinamiche.

Figura 1 - Crescita costante del numero di Stati con regolamentazione relativa alle T&CM e ai farmaci a base di erbe (dati 1999-2012).
Figura 1 – Crescita costante del numero di Stati con regolamentazione relativa alle T&CM e ai farmaci a base di erbe (dati 1999-2012).
Figura 2 - Uso dell’agopuntura nei paesi membri dell’OMS. In base ai rapporti di 129 Paesi membri l’80% di questi riconosce l’uso dell’agopuntura; per 103 l’uso è ormai assodato nella pratica clinica; per 29 esiste una regolamentazione per chi la pratica e infine in 18 paesi membri esiste la copertura assicurativa sanitaria per tali prestazioni.
Figura 2 – Uso dell’agopuntura nei paesi membri dell’OMS. In base ai rapporti di 129 Paesi membri l’80% di questi riconosce l’uso dell’agopuntura; per 103 l’uso è ormai assodato nella pratica clinica; per 29 esiste una regolamentazione per chi la pratica e infine in 18 paesi membri esiste la copertura assicurativa sanitaria per tali prestazioni.
Figura 3 - Dati relativi all’insegnamento in ambito universitario delle T&CM nei paesi membri dell’OMS. il 30% dei paesi membri ha dei programmi di insegnamento a livello universitario di queste discipline.
Figura 3 – Dati relativi all’insegnamento in ambito universitario delle T&CM nei paesi membri dell’OMS. il 30% dei paesi membri ha dei programmi di insegnamento a livello universitario di queste discipline.
Figura 4 - Numero di stati membri dell’OMS con istituti di ricerca riconosciuti a livello nazione sulle T&CM e medicinali a base di erbe. Da notare l’incremento di circa il 70% dal 1999 al 2012.
Figura 4 – Numero di stati membri dell’OMS con istituti di ricerca riconosciuti a livello nazione sulle T&CM e medicinali a base di erbe. Da notare l’incremento di circa il 70% dal 1999 al 2012.

Quindi negli ultimi anni la situazione sicuramente è cambiata, delineando un quadro di aumento della richiesta verso la Medicina Tradizionale, affiancata da un aumentato interesse, non ultimo regolamentativo, da parte anche degli organi ufficiali sia sanitario-assistenziali, che accademici.

Non è tutto oro quel che luccica…

Un medico africano
Un medico africano

Tuttavia, come sottolineato dagli autori di questo rapporto rimangono ancora dei lati oscuri del processo di integrazione della Medicina Tradizionale nei sistemi sanitari nazionali per le motivazioni più varie. Pertanto gli obbiettivi individuati dalla Task Force della WHO per superare questi scogli all’integrazione della Medicina Tradizionale nei sistemi sanitari nazionali a livello mondiale sono sostanzialmente due:

To support Member States in harnessing the potential contribution of T&CM to health, wellness and people-centred health care and to promote the safe and effective use of T&CM through the regulation of products, practices and practitioners.

(assistere gli Stati Membri nello sfruttare il contributo potenziale della Medicina Tradizionale e Complementare per la salute, il benessere e per un’assistenza sanitaria incentrata sulle persone e per promuovere l’uso sicuro ed efficace della Medicina Tradizionale e Complementare attraverso la regolamentazione dei prodotti, delle pratiche e dei praticanti.)

e la strategia prevede sostanzialmente tre punti:

1) building the knowledge base and formulating national policies;

2) strengthening safety, quality and effectiveness through regulation;

3) promoting universal health coverage by integrating T&CM services and self-health care into national health systems.

(1) Costruire la conoscenza di base e formulare le politiche nazionali;

2) Rafforzare la sicurezza, la qualità e l’efficacia attraverso la regolamentazione;

3) promuovere la copertura sanitaria mondiale integrando servizi di Medicina Tradizionale e Complementare e di auto-assistenza sanitaria nei sistemi sanitari nazionali.)

Nonostante la chiarezza cristallina della strategia di “integrazione”, in realtà, dopo poche righe, gli autori specificano che comunque ogni realtà nazionale è a sé stante e ogni caso di “integrazione” va quindi valutato singolarmente tenendo conto di numerosi aspetti, non ultimi sociali, antropologici, politici ed economici.

È interessante che si parli di incremento della domanda, di integrazione e di sviluppo delle T&CM, toccando al contempo temi eticamente nobili, come l’estensione a tutta la popolazione del pianeta di livelli basilari di assistenza sanitaria, e al contempo queste tematiche rimangano nel campo delle ipotesi e sostanzialmente distaccate dalla realtà.

Infatti, al di là degli assunti teorici, tecnicamente inattaccabili, non vengono forniti i dettagli su “come” nella realtà debba avvenire l’integrazione, né di “come” possano coesistere nello stesso sistema sanitario assistenziale due corpi medici che si basano su paradigmi sostanzialmente diversi se non in alcuni casi opposti (es. medicina allopatica vs. omeopatia).

Queste sono esattamente le stesse problematiche emerse mel processo di “integrazione” delle varie “Medicine” che sono state affrontate in un precedente articolo. Dinamiche che riconducono più ad una “disintegrazione” che ad una “integrazione”.

…ma la portata è storica


In conclusione, al di là delle incertezze riguardo alla praticabilità degli intenti, il documento dell’OMS è di portata a dir poco storica e alcune affermazioni della massima autorità mondiale non potranno restare senza eco.

Come abbiamo sottolineato, se in molti paesi in via di sviluppo le T&CM sono l’unica opportunità di cura, d’altro canto in Occidente le persone si rivolgono a queste metodiche perché sostanzialmente sono insoddisfatte della Medicina “Convenzionale” (per inefficacia o addirittura per dannosità), e trovano delle risposte alle gravi lacune di quest’ultima riguardo temi come la prevenzione o della visione dell’essere umano nella sua globalità.

Sono affermazioni che delineano un panorama di forte “crisi” della Medicina e la spinta verso un cambiamento che, volenti o nolenti, i sistemi sanitari e gli Stati dovranno prima o poi decidere di affrontare, in quanto la partenza è proprio da quella “base”, cioè i malati, che alla fine sono i fruitori ultimi della Medicina.

Tuttavia, se si deciderà prima o poi ad affrontare “a priori”, cioè nei paradigmi, una possibile integrazione tra i diversi sistemi, difficilmente ci si sposterà dalla attuale situazione di sterilità e incompiutezza, lasciando le premesse per altri 10 anni di “disintegrazione” (2014-2023).

Da ultimo una piccola provocazione: visto l’uso, o meglio l’abuso, del termine Tradizione, gli autori di questo rapporto sapranno veramente qual è il suo significato più profondo?

Note[+]

Note
↑1 http://apps.who.int/iris/handle/10665/92455
↑2 Rossignol M et al. Who seeks primary care for musculoskeletal disorders with physicians prescribing homeopathic and other complementary medicine? Results from the EPI3-LASER survey in France. BioMed Central (BMC) Musculoskeletal Disorder, 2011, 12: 21-26.
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Prevenire è meglio che curare: la grande lacuna nella nostra medicina

10 Aprile 2014 by Zénon 1 commento


Abbiamo pensato a lungo prima di dire la nostra sulle dichiarazioni rilasciate alla trasmissione Le Iene dal Professor Franco Berrino, ex Direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Ci abbiamo pensato a lungo proprio perché la trasmissione ha purtroppo dimostrato nel passato recentissimo di voler cavalcare il sensazionalismo a discapito di un’informazione corretta. Tuttavia, abbiamo  deciso che queste dichiarazioni valevano la pena di spendere alcune considerazioni.

Prima di tutto, l’antefatto: alcune settimane fa, un paziente malato di tumore aveva raccontato alla trasmissione di esserne guarito grazie ad una dieta vegana crudista che gli era stata prescritta dall’oncologa nutrizionista del S. Raffaele di Milano, la Dr.ssa Michela De Petris.

In questo contesto – e dalla constatazione di ciò che normalmente si somministra ai malati negli ospedali – si inserisce l’intervista al Prof. Franco Berrino, da cui si possono trarre delle considerazioni interessanti sulla nostra Medicina, sul nostro sistema sanitario e sul concetto generale di salute e prevenzione.

Innanzitutto il prof. Berrino – come del resto la dott.ssa De Petris – conviene sul fatto che via sia una grande ignoranza da parte della classe medica riguardo all’alimentazione e al suo potenziale curativo. Tale lacuna origina da una “dimenticanza” nell’iter formativo di studi che quindi porta il medico a “sottovalutare” l’alimentazione e le sue proprietà in termini di prevenzione e anche di cura.

Non è nostro interesse discutere qui di quale alimentazione sia migliore per prevenire o curare alcune malattie (lo faremo presto, con maggiore approfondimento, perché l’argomento è complesso). Tuttavia ci limiteremo a notare, assieme al prof. Berrino, che l’alimentazione – a differenza ad esempio del fumo – non viene per nulla considerata e/o consigliata dai medici ai propri pazienti tra le misure per prevenire l’insorgenza di malattie come i tumori.

Mediamente quello che diamo da mangiare ai malati nei nostri ospedali è il peggio del peggio. Ma, sa, io dico sempre: noi vogliamo bene ai nostri malati, vogliamo che tornino.

Tuttavia il discorso diventa ancora più ampio: in cosa consiste veramente la prevenzione? Anche qui il Prof. Berrino lancia una “bomba” non da poco, sostenendo che: “Ad oggi non c’è un interesse economico nei confronti della prevenzione… che parola si potrebbe usare per definirla? Una gran commissione di ignoranza, di stupidità e di interessi”.

E infatti immaginiamo che chiunque legga può riconoscere la vaghezza e l’inconsistenza di molte risposte che in genere i medici forniscono riguardo alla prevenzione di determinate malattie.

Quindi cosa fare? Un famoso spot pubblicitario di un dentifricio parecchi anni fa diceva “Prevenire è meglio che curare” e nella sua semplicità questo slogan forse non aveva tutti i torti. Ma se, come sottolinea il Prof. Berrino, in realtàla prevenzione  nel nostro modello sanitario non esiste, cosa dobbiamo fare?

Uno spunto interessante potrebbero darcelo altre Tradizioni che da millenni sostengono l’importanza della prevenzione al pari della cura, come ad esempio la Medicina Tradizionale Cinese, e le cosiddette “pratiche di lunga vita”, che ne costituiscono uno dei capitoli più interessanti, ma allo stesso tempo più complessi da imparare.

Osservando il Prof. Berrino durante l’intervista, si nota una certa rassegnazione ad accettare un determinato status quo che tuttavia poi si tramuta in rabbia crescente, fino ad arrivare a rinnegare completamente tale sistema, demolendolo dalle fondamenta. Colpisce molto vedere una reazione simile in una persona che ha ricoperto per così tanti anni una carica così “centrale” e “delicata” nel sistema stesso che va invece adesso a demolire.

Pensiamo che per una persona la cui vocazione è dedicarsi a lenire la sofferenza altrui, essere costretti ad accettare e quindi a sostenere ed alimentare un sistema che tradisce questi ideali vada a ledere in profondità le motivazioni più intime e profonde che hanno portato una persona a scegliere un percorso così difficile e impegnativo come quello di medico.

Una “ferita”, profonda e aperta, che genera frustrazione e insoddisfazione, che viene spesso percepita anche dai pazienti stessi e che inevitabilmente col passare degli anni inquina e insterilisce la vocazione originaria del medico, cioè il cuore, in cui risiede la parte più nobile e sacra dell’atto di guarigione.

L’intervista alle Iene

E alcuni consigli sull’alimentazione del prof. Berrino a Report

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L’adole-scienza di Wikipedia (che non è Verità)

28 Marzo 2014 by Zénon 2 commenti


Un piccola petizione su Change.org (8000 firmatari a oggi) chiede agli internauti di non fare donazioni a Wikipedia finché l’enciclopedia non avrà emendato le pagine sulle medicine alternative e complementari. La Association for Comprehensive Energy Psychology, promotrice della petizione, ritiene infatti che la rappresentazione di tali discipline su Wikipedia sia sistematicamente distorta, compresa quella di pratiche come l’agopuntura “nonostante numerosi e rigorosi studi scientifici negli ultimi anni abbiano dimostrato la loro efficacia”. Studi che sarebbero regolarmente cassati dai moderatori di Wikipedia.

La risposta del fondatore di Wikipedia Jimmy Wales non si fa attendere sulla stessa pagina di Change.org:

Ogni singola persona che ha firmato questa petizione deve tornare a controllare le proprie premessa e pensare di più a ciò che significa essere onesti, fattuali e veritieri.
Le politiche di Wikipedia intorno a questo genere di argomenti sono esattamente impeccabili e corrette. Se riuscite a pubblicare il vostro lavoro su riviste scientifiche rispettabili – vale a dire, se si può produrre prove tramite esperimenti scientifici replicabili, allora Wikipedia coprirà in modo appropriato.
Quello che non faremo è fingere che l’opera di ciarlatani folli è l’equivalente di un “vero discorso scientifico”. Non lo è.

Sull’argomento abbiamo scritto e scriveremo molto, soprattutto su pubblicazioni su riviste scientifiche rispettabili, che Wales nega a priori e che tuttavia esistono. Qui però vogliamo limitarci a registrare un fatto: è curioso notare come né i promotori della petizione, né Jimmy Wales siano medici (Wales, riporta la stessa Wikipedia, ha un dottorato di ricerca in finanza – non concluso – ed è stato un agente di borsa).

Non ne vogliamo fare una questione di ‘casta’: siamo anzi convinti che il tema dei metodi di cura sia un argomento su cui ognuno si debba fare un’opinione, magari scegliendo meglio le fonti su cui informarsi. Tuttavia, ci limitiamo a osservare come in queste battaglie di retroguardia che assumono spesso i toni della guerra di religione (e ci duole dirlo, a volte da entrambe le parti), i medici siano i meno interessati a gettarsi nella mischia.

Abbiamo raccontato come il rapporto tra medicina ‘ufficiale’ e medicine ‘alternative’ sia in realtà un incontro-scontro tra paradigmi diversi (e ciò che per noi è alternativo, per una fetta considerevole di popolazione appartenente a una cultura diversa può essere il sistema dominante: il famoso Neutral Point of View di Wikipedia dovrebbe tenerlo in considerazione). Abbiamo anche raccontato come questo rapporto si stia evolvendo dal conflitto verso una – seppur difficile – integrazione, ma anche verso la crisi dei paradigmi tutti della medicina.

Sull’efficacia delle terapie alternative o complementari non è possibile – vista la loro vastità – fare un discorso generalizzato e sarebbe stupido farlo: non conosciamo ad esempio la Psicologia Energetica promossa dalla ASCEP e quindi non ci sentiamo di esprimere un giudizio.

Tuttavia  annoverare oggi l’agopuntura tra le pratiche “non accettate dalla scienza medica” (sic) ci fa sorridere: in primo luogo perché allora dovremmo chiederci come mai occorra essere laureati in medicina per praticarla; in secondo luogo, perché spesso si confonde l’efficacia di una pratica (così come il verificarsi di un fenomeno) con la mancanza di una spiegazione scientifica adeguata (anche se, come abbiamo raccontato in Cacciatori di meridiani, il ‘mistero’ sembrerebbe avviarsi verso una soluzione).

Lasciatecelo dire: Wikipedia – grazie al cielo – non è la Pravda dei tempi che furono, non è Verità. Mentre si discetta coi paraocchi su cosa sia scientifico e cosa non lo sia spesso senza alcuna cognizione di causa, la scienza fa il suo corso ben lontano dalla adole-scienza dell’enciclopedia di Wales. Il quale, beato lui, non ha la responsabilità di dover curare nessuno. Perché, in fondo, preoccuparsene?

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Cacciatori di meridiani

27 Marzo 2014 by Claudio Molinari 4 commenti


Dove scorre il Qi?

Come è noto, la Medicina Tradizionale Cinese ha i suoi fondamenti sul concetto di Qi (soffio, energia vitale) circolante lungo una rete di canali chiamati Meridiani. L’Agopuntura tratta le patologie e gli squilibri dell’organismo mediante l’infissione di aghi metallici in punti ben definiti, detti agopunti, disseminati lungo tali canali. Un misterioso fenomeno che ha attirato per generazioni l’attenzione della comunità scientifica internazionale è rappresentato dal fatto che, malgrado l’agopuntura annoveri migliaia di anni di successi, nessuna solida spiegazione scientifica è mai stata proposta per giustificare, dal punto di vista anatomico e fisiologico, l’esistenza dei Meridiani. Fino ad ora infatti, secondo la Medicina Occidentale, ai Meridiani non è ancora stato riconosciuto alcun fondamento anatomico e gli effetti dell’Agopuntura vengono spiegati con meccanismi nervosi riflessi, vasomotori, endocrini e immunitari.

Tuttavia, la soluzione di questo enigma è prossima al traguardo e il percorso verso la conclusione è iniziato molti anni fa.

Vi racconterò ora la misteriosa storia del Professor Kim Bong-Han (Fig. 1).

Kim Bong-Han (Fig. 1)

Kim Bong-Han, nacque in Corea nel 1916 e studiò Medicina all’Università di Seoul. Ricoprì il ruolo di Professore di Fisiologia alla Seoul National University fino alla guerra che portò alla separazione delle due Coree. Dopo questo evento, lo studioso scelse di trasferirsi in Corea del Nord dove ricoprì la carica di Direttore del Kyung-Rak Institute.

Nel 1963, Kim Bong-Han fondò e diresse l’Istituto per la Ricerca sui Meridiani di Agopuntura in Pyongyang. Nei tre anni successivi, pubblicò cinque lavori che descrivevano una fitta rete di minuti canali che non appartengono né al sistema circolatorio sanguigno, né al sistema linfatico. In particolare, nella seconda pubblicazione viene descritto un sistema completamente nuovo composto da nodi e tubuli che lui stesso chiamò Kyung-Rak System e successivamente prese il nome di Sistema di Bong-Han e che identificò con i Punti e i Meridiani dell’Agopuntura. Nel 1966 questo istituto fu improvvisamente chiuso e da allora non si ebbero più notizie di Kim Bong-Han, nemmeno della sua eventuale morte.

I risultati degli studi di questo ricercatore, pubblicati prevalentemente in lingua coreana, rimasero per decenni sconosciuti al mondo occidentale fino alla loro riscoperta avvenuta nel 2002 ad opera di un gruppo di studiosi della Seoul National University (SNU). Il team di ricercatori si trovò ad affrontare grosse difficoltà nel ripetere gli esperimenti di Kim Bong-Han, poichè nelle sue pubblicazioni non erano forniti dettagli sulla metodologia. Aiutati dalla tecnologia, oggi più avanzata, i ricercatori sud-coreani riuscirono alla fine a rivelare l’esistenza di questo sistema di dotti e nel 2010 lo rinominarono col termine di Primo Vascular System (Fig. 2).

Fig. 2 - Immagini colorate con Trypan Blue del Primo Vascular System all'interno di tessuto adiposo. (A) Primo Vessel Node (corpuscolo di Bong Han, BHC) e Primo Vessel Duct (dotto di Bong Han, BHD) attorno all’intestino tenue del ratto, (B) il Primo Vessel Node e il Primo Vessel Duct nei pressi del piccolo intestino dello stesso ratto [tratto da: Stefanov M e Kim J, J Acupunct Meridian Stud 2012; 5(5): 193-200].
Fig. 2 – Immagini colorate con Trypan Blue del Primo Vascular System all’interno di tessuto adiposo. (A) Primo Vessel Node (corpuscolo di Bong Han, BHC) e Primo Vessel Duct (dotto di Bong Han, BHD) attorno all’intestino tenue del ratto, (B) il Primo Vessel Node e il Primo Vessel Duct nei pressi del piccolo intestino dello stesso ratto [tratto da: Stefanov M e Kim J, J Acupunct Meridian Stud 2012; 5(5): 193-200].

Aspetti morfologici del Primo Vascular System

Secondo le più recenti ricerche. il Primo Vascular System (PVS) è formato da vasi o dotti (PV) e da corpuscoli o nodi (PN); inoltre si compone di più sottosistemi (Figg. 3 e 4):

Fig. 3 – Suddivisione in sottosistemi del Primo Vascular System [tratto da: Stefanov M et al, J Acupunct Meridian Stud 2013;6(6):331e338].
ePVS, strato esterno; iPVS, strato interno; nPVS, parte nervosa distribuita nei ventricoli cerebrali e nell’acquedotto di Silvio; rPVS, dotti e nodi riceventi; cPVS, dotti e nodi comunicanti; oPVS, dotti e nodi degli organi; eoPVS, dotti e nodi extra-organi.

I ricercatori della SNU proposero inoltre una nuova ipotesi per il PVS e si spinsero anche a formulare alcune previsioni circa il suo ruolo. Come già detto, il PVS si compone di PV e PN. I PV, che hanno doppio rivestimento, contengono dotti di secondo ordine. Il primo strato del rivestimento è formato dalla avventizia che contiene fibre e sostanze amorfe che servono a sostenere il tessuto. Il secondo strato è una membrana comune che circonda i dotti di secondo ordine.

PVS-distribuzione
Fig. 4 – Distribuzione topografica dei sottosistemi del Primo Vascular System [tratto da: Stefanov M et al, J Acupunct Meridian Stud 2013;6(6):331e338].

Questo tipo di struttura a doppio strato offre stabilità meccanica, una minore possibilità di collegamento accidentale con altri PV, la possibilità di un flusso bidirezionale del fluido, e un buon isolamento contro le influenze meccaniche, fisiche e termiche. Il diametro del lume dei PV è di circa 5-10 µm. Le cellule endoteliali che li rivestono presentano nuclei allungati come mostrato in Fig. 5.

Fig. 5 - Un singolo dotto di secondo ordine (in alto) e un fascio di dotti del Primo Vascular System (in basso) [tratto da: Stefanov M et al, J Acupunct Meridian Stud 2013;6(6):331e338].
Fig. 5 – Un singolo dotto di secondo ordine (in alto) e un fascio di dotti del Primo Vascular System (in basso) [tratto da: Stefanov M et al, J Acupunct Meridian Stud 2013;6(6):331e338].

I dotti di secondo ordine, sia nei PV che nei PN, trasportano un liquido trasparente che si muove molto lentamente (0.3 mm/sec). Il liquido è ricco di microframmenti di DNA di circa 1-2 µm e contiene anche lipidi e aminoacidi.

Contenuti

  • Dove scorre il Qi?
  • Aspetti morfologici del Primo Vascular System
  • Aspetti funzionali del Primo Vascular System
  • Conclusioni
  • Bibliografia

Aspetti funzionali del Primo Vascular System

E’ stato osservato che le cellule che rivestono il PVS mostrano eccitabilità elettrica simile a quella del muscolo liscio con presenza di canali per il calcio. I dotti di secondo ordine sono dotati di avventizia che contiene collagene, che è il componente principale del tessuto connettivo. Dati presenti nella letteratura scientifica indicano che il collagene è in grado di interferire con le emissioni di segnali elettromagnetici (fotoni) provenienti da fonti biomolecolari. Ciò supporta l’ipotesi, formulata da tempo, che il PVS agisce come un canale ottico di emissione/trasporto di biofotoni e che i microframmenti di DNA possono agire come un generatore di biofotoni e come un radiatore coerente. Queste scoperte sostengono pertanto l’ipotesi dell’esistenza di una regolazione elettromagnetica del corpo che giocherebbe un ruolo chiave nello sviluppo e nella differenziazione cellulare.

Se confermata, la funzione di propagazione dei biofotoni esercitata dal PVS potrebbe spiegare l’ effetto istantaneo ottenuto dopo l’infissione degli aghi nei punti specifici.

Inoltre è stato ipotizzato che il PVS sia in grado di comportarsi come un organo endocrino. Infatti, sono state trovate al suo interno cellule cromaffini, concentrate soprattutto in corrispondenza degli agopunti, e nel liquido del PVS sono state rintracciate adrenalina e noradrenalina.

Conclusioni

Sulla base delle scoperte fino ad ora accumulate, possiamo affermare che il PVS consente la comunicazione tra gli organismi viventi e l’ambiente. Il PVS è duplicato dal sistema vascolare e dal sistema nervoso durante una fase molto precoce dello sviluppo dell’organismo. Per questo motivo, il PVS combina le caratteristiche dei sistemi vascolare, nervoso, immunitario ed endocrino. Il PVS in tutti i suoi aspetti è inteso come un sistema che interessa tutto il corpo, e regola e coordina tutti i processi vitali.

Il PVS riceve segnali interni ed esterni. I segnali esterni vengono dall’ambiente sotto forma di onde elettromagnetiche. I segnali interni sono il prodotto di processi metabolici e consistono in segnali bioelettrici, bioelettromagnetici e in campi acustici.

Il PVS è inoltre, il supporto fisico per i punti di agopuntura e i meridiani ed è coinvolto nello sviluppo e il funzionamento degli organismi viventi. Il primordiale PVS è come una matrice per i sistemi vascolare e nervoso, che si formano intorno al PVS. Dopo che sono stati sviluppati tutti gli organi del corpo, il PVS primordiale rimane connesso con gli apparati e i sistemi e continua a controllarli, perché è il più antico sistema morfofunzionale.

Il PVS, che fino ad ora è stato un sistema fantasma all’interno del nostro corpo, può spiegare molti dei misteri della vita e può rappresentare il punto mancante per combinare la conoscenza della medicina tradizionale cinese e quella della scienza occidentale in un corpus unico.

Bibliografia

Kim BH. The Kyungrak system. J Jo Sun Med. 1965;108:1e38 [In Korean].
Soh KS, Kang KA, Ryu YH. 50 years of bong-han theory and 10 years of primo vascular system. Evid Based Complement Alternat Med. vol.2013;2013:587827.
Stefanov M, Potroz M, Kim J, Lim J, Cha R, Nam MH. The primo vascular system as a new anatomical system. J Acupunct Meridian Stud. 2013 Dec;6(6):331-8.
Stefanov M, Kim J. Primo vascular system as a new morphofunctional integrated system. J Acupunct Meridian Stud. 2012 Oct;5(5):193-200.

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Medicina dis-integrata

12 Marzo 2014 by Giorgio Invernizzi Lascia un commento


Come anticipato nell’articolo precedente, da molti decenni il mondo della medicina è agitato da un crescente conflitto tra paradigmi scientifici e di volta in volta crea nuovi contenitori culturali per contenerne e gestirne gli effetti.

Thomas Kuhn [11Thomas Khun, The Structure of Scientific Revolutions.1962] analizza il tipo di conflitto che porta alle rivoluzioni scientifiche nei vari campi del sapere. Se è vero che la storia la scrive chi vince, anche la medicina ufficiale, per ora vincente, negli ultimi 50 anni scrive la storia del suo conflitto con le altre medicine (omeopatia, medicine orientali) chiamandole di volta in volta con nomi diversi.

Come abbiamo visto, ha usato il termine di Medicine Alternative, Non Convenzionali, Complementari, precisando nel nome la geometria del conflitto, fino alla più recente Medicina Integrata che sembrerebbe segnalare il superamento del conflitto in un mix scientificamente accettato di medicina allopatica, omeopatia e medicine orientali [2

2World Health Organization 2000: General guidelines for methodologies on reasearch and evaluation of traditional medicine, Geneva, WHO, 2000

Sackett DL, Rosenberg WMC, Gray JAM, Haynes RB, Richardson WS. Evidence based medicine: what it is and what it isn’t. BMJ 1996; 312: 71-2

www.nlm.nih.gov/nccam/camonpubmed.html

].

Ma è proprio così o piuttosto si tratta di una composizione “politica” minimalista del conflitto, basata più sui criteri utilitaristici della Evidence Based Medicine che su robusti fondamenti teorici ed epistemologici?

Il dubbio è legittimo, per il semplice fatto che, a rigor di logica, da un contenitore culturale di alto profilo ci si aspetterebbe uno tsunami di innovazione nella ricerca, nella clinica, e in altri campi, come ad esempio l’economia, che in realtà non si vede affatto.

Pace è fatta?

Certamente, dato lo sforzo e i sacrifici che questo “armistizio” è costato, può sembrare ineducato e decisamente non politically correct sollevare questo tipo di questioni, tuttavia, dato l’entusiasmo intorno alla Medicina Integrata, si vuole effettuare una critica fuori dal coro, essendo abitualmente fedeli più alla storia della medicina che al consesso accademico dei colleghi.

Infatti a tal proposito di seguito è citato questo estratto da un articolo pubblicato sul British Medical Journal (organo ufficiale dell’ordine dei medici inglesi):

Integrated medicine is not just about teaching doctors to use herbs instead of drugs. It is about restoring core values which have been eroded by social and economic forces. Integrated medicine is good medicine, and its success will be signalled by dropping the adjective. The integrated medicine of today should be the medicine of the new millennium.”

La medicina integrata non si limita soltanto a insegnare ai medici ad usare le erbe invece dei farmaci. Si tratta di ristabilire e recuperare dei valori fondamentali che sono stati affondati da modificazioni sociali e interessi economici. La medicina integrata è la medicina corretta, e il suo successo sarà segnalato dalla perdita dell’aggettivo integrata e dalla sua identificazione col termine di Medicina invece che medicina. Infatti ci si auspica che la medicina integrata sarà la Medicina del nuovo millennio.” [3

3 Rees L, Weil A. Integrated medicine. BMJ. 2001 Jan 20;322(7279):119-20

]

Seguendo l’entusiasmo e il pathos di questo articolo, che in altri punti, sottolinea anche la domanda elevatissima dei pazienti verso gli approcci terapeutici definiti “non ufficiali”, sembrerebbe quindi che la strada dell’“integrazione” sia già stata imboccata e in parte percorsa e che i “conflitti” precedentemente descritti siano già stati ampiamente superati. Tuttavia, come vedremo dalle analisi successive, la realtà è ben lontana da questa visione ottimistica.

Comunque, se dobbiamo studiare un conflitto, un’analisi corretta richiede l’equidistanza tra le parti e l’utilizzo di chiavi interpretative opportune. La gestione del conflitto è un processo che è stato studiato in molti campi, particolarmente in quello militare, basti pensare a quanto sia famoso il testo del II sec. a.C. L’arte della guerra del taoista Sun Tzu, a tutt’oggi usato e abusato in tutte le scuole di management e marketing.

Per questo si è pensato di derivare modelli interpretativi dal mondo militare, e, fatto ancora più suggestivo, dallo studio del sistema immunitario, dove l’infiammazione è il conflitto tra ciò che è parte dell’organismo (il self) e ciò che non ne fa parte (il non-self).

Alla luce di queste analogie è decisamente interessante rivedere la serie di nomi che nell’ultimo secolo la medicina allopatica ha utilizzato per indicare le altre medicine perché ognuno di essi definisce un preciso scenario di conflitto e in esse possiamo vedere l’evoluzione di tale conflitto e come l’apparente pacificazione raggiunta con l’ultima definizione, assomigli tristemente agli ormai famosi scenari delle “guerre umanitarie”.

Medicina Alternativa

Storicamente è stata la prima dizione nata nel mondo allopatico che, di fronte all’irrompere del diverso nella sua realtà omogenea, segnalava con innocenza il problema derivante dalla profonda differenza di visione filosofica presente nei due contenitori culturali. Questo termine segnala il rischio e lascia ai singoli di decidere il loro atteggiamento, per cui la Medicina Alternativa fu vista di volta in volta con innocente curiosità o fieramente rifiutata, in realtà accolta con totale indifferenza dalla maggioranza dei medici.

La massa critica dei praticanti era irrilevante, non c’era disputa del territorio e l’istituzione o non reagì o reagì in ordine sparso con alcune rare sanzioni degli Ordini dei Medici percepite come eccessive dagli stessi medici. Nel modello immunitario questo è il primo contatto self-nonself che non innesca reazioni o al massimo produce una vistosa reazione allergica locale.

Medicina Non Convenzionale

Il termine suggeriva una possibile accettazione e coesistenza di tali alternative, a patto che il recinto di contenimento del diverso fosse ben identificato e comunque fuori dal territorio comunemente convenuto. L’istituzione percepisce l’espansione della massa critica di utenti e praticanti le altre medicine e inizia a muovere una guerra articolata, elaborando strategie, prendendo le misure dei territori contesi, valutando chi vince e chi perde nel conflitto.

Nel modello immunitario è l’infezione in atto, in cui il sistema vivente si gioca la partita cercando di delimitare l’infezione generale in focolai locali più facili da gestire. Spesso questi focolai sono apparentemente spenti dalle terapie ma in essi l’infezione si radica più in profondità, cronicizzandosi nei tessuti e favorendo l’autoimmunità.

Medicina Complementare

In questa fase si esprime un ulteriore livello del conflitto, in cui la medicina ufficiale, sotto attacco per i suoi limiti e antinomie, si militarizza blindandosi con protocolli e guidelines. poiché il nemico ha già superato i recinti di contenimento gli viene offerta una cogestione subordinata all’interno della rete dei protocolli sempre più gestita dall’istituzione e non dal singolo medico.

Questo è lo scenario del conflitto bloccato tipo guerra fredda, in cui il tentativo di imbrigliare imbrigliandosi fallisce perché soffoca la vitalità dell’atto medico stesso. L’esito obbligato di questa strategia è la crisi del medico e del paziente che favorisce l’approdo di entrambi al campo opposto dove il paziente ritrova il suo medico nel rapporto olistico.

Nel modello immunitario è il campo delle malattie autoimmuni, in cui la terapia immunosoppressiva, nel tentativo di bloccare l’infiammazione riduce sempre più le difese immunitarie, cioè la capacità di differenziare il self dal non-self, in pratica gli strumenti che portano alla propria identificazione.

Medicina Integrata

Il termine, indicando il raggiungimento di un contenitore comune condiviso, suggerisce la fine della diversità radicale segnalata con franchezza dal nome Medicina Alternativa e l’apparente superamento del conflitto, ma non è credibile se non indica contemporaneamente i nuovi fondamenti teorici ed epistemologici comuni.

Nell’analogia bellica i conflitti più recenti, condotti più con il soft-power dei media che con gli eserciti, ci hanno abituato alle guerre pacificatrici, manipolazioni linguistiche destinate ad occultare il vero obbiettivo dell’azione. In questo caso si tratta di un armistizio tra le parti che convengono di utilizzare i criteri della EBM in cui è l’evidenza “a posteriori” l’autorità che valida le procedure.

Quindi per uscire da questa situazione imbarazzante la medicina ufficiale “legittima” quella alternativa utilizzando i propri paradigmi e il vantaggio è reciproco in termini di libertà d’azione, ma la clausola segreta che si configura come opzione letale, è l’occultamento della questione “a priori”, il conflitto teorico ed epistemologico tra due visioni filosofiche opposte. Poiché esse rappresentano le radici che danno ai loro sistemi un’identità forte e precisa, questo nuovo ordine globale integrato si presenta come un pensiero debole senza radici e identità, non attingendo né dalla Tradizione Occidentale, con cui la medicina ufficiale non ha alcun rapporto, né dalla Tradizione Orientale che è stata appunto “scientificamente” messa da parte.

Lungi dall’essere quindi una potente sorgente di innovazione, appare piuttosto il velo sgualcito che copre una realtà frammentata in una serie di pratiche senza padre né madre, più cosmopolite che olistiche, in definitiva consumistiche perché prive di un riferimento forte all’evoluzione umana.

Nel modello immunitario è la situazione cancro, in cui la deflagrazione dell’identità personale a livello di cellule e tessuti permette la sopravvivenza di cloni cellulari al di fuori del progetto evolutivo dell’individuo. Si permetta la provocazione, ma forse il termine che definisce più correttamente questo livello del conflitto è Medicina Disintegrata.

Tuttavia non tutto il male viene per nuocere e quindi anche dall’analisi di questo conflitto possono nascere degli spunti interessanti di riflessione. Il primo riguarda sicuramente il perché di questa crisi nel rapporto con la Tradizione.

Se infatti le medicine alternative in alcuni casi poggiano su Tradizioni e culture millenarie (ad es. medicina cinese, medicina ayurvedica) quali sono le radici della medicina ufficiale? Sono davvero il metodo scientifico e la Evidence Based Medicine o c è dell’altro? E allo stesso modo quali sono ad oggi i rapporti delle medicine alternative con le Tradizioni da cui traggono origine?

Note[+]

Note
↑1 Thomas Khun, The Structure of Scientific Revolutions.1962
↑2 World Health Organization 2000: General guidelines for methodologies on reasearch and evaluation of traditional medicine, Geneva, WHO, 2000

Sackett DL, Rosenberg WMC, Gray JAM, Haynes RB, Richardson WS. Evidence based medicine: what it is and what it isn’t. BMJ 1996; 312: 71-2

www.nlm.nih.gov/nccam/camonpubmed.html

↑3  Rees L, Weil A. Integrated medicine. BMJ. 2001 Jan 20;322(7279):119-20
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Cosa intendiamo per medicina ufficiale e medicine alternative?

7 Febbraio 2014 by Marco Invernizzi Lascia un commento


È uno dei temi che infiamma i dibattiti e contrappone fazioni irriducibili, spesso senza possibilità di dialogo e altrettanto spesso con pesanti pregiudizi da entrambe le parti. In realtà, nel mondo medico è in atto da lungo tempo (forse da sempre) un sofferto incontro-scontro tra paradigmi e culture diverse, che ha prodotto una lunga serie di definizioni ed etichette, costantemente imperfette.

[Foto: TheAlieness GiselaGiardino²³]

La medicina in crisi

È innegabile che da diversi anni vi sia un notevole interesse del mondo Occidentale verso tutto ciò che riguarda la cultura Orientale. Questo ha portato spesso ad uno scontro culturale che si manifesta in molti campi del sapere e del vivere quotidiano e la medicina o in generale tutto ciò che riguarda la salute non fa certo eccezione.

Prima tuttavia di affrontare una lunga e articolata analisi critica di questo conflitto tra la cosiddetta medicina “ufficiale” , cioè propria del mondo Occidentale e quelle “alternative” è sicuramente necessario fornire dei chiarimenti sulle definizioni e i tentativi di categorizzazione di queste due discipline.

Innanzitutto il termine medicina (dal latino mederi cioè curare) definisce la scienza che ha per oggetto lo studio, la cura e la prevenzione delle malattie. Può sembrare curioso che nonostante una definizione così precisa e completa ci si ostini ad accompagnarla ad altri aggettivi (ufficiale, alternativa,integrata) che non fanno altro se non in definitiva sminuirla e creare inutili divisioni al suo interno.

Tuttavia, come vedremo in dettaglio in seguito, questo è dovuto principalmente ad una profonda crisi, che colpisce indistintamente la medicina ufficiale e anche quelle alternative nel loro rapporto con le rispettive Tradizioni e le rispettive radici epistemologiche.

Il secondo concetto imprescindibile prima di affrontare un argomento così delicato riguarda la definizione di salute, e in particolare quella fornita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che è la seguente:

Stato di benessere fisico, psichico e sociale, complessivo, e non di semplice assenza di malattia cui possono concorrere anche approcci diagnostico terapeutici differenti, che tengano conto di tutti gli aspetti dell’uomo, compresi quelli non riconducibili a schemi predefinibili relativi a salute e malattia.

World Health Organization, WHO definition of health

Quindi la salute, svincolandosi dal meccanicistico e riduttivo concetto di assenza di malattia si inserisce in una visione che implica la presa in considerazione anche di aspetti emotivi e mentali a cui si può arrivare anche con approcci non necessariamente propri ed esclusivi della medicina ufficiale.

Ma ad oggi su quali principi o paradigmi si basa la medicina ufficiale?

Intanto chiariamo cosa si intende per medicina ufficiale. È sostanzialmente la medicina che viene insegnata nelle università e praticata negli ospedali del Mondo Occidentale e che segue un paradigma scientifico. Per questo è stata anche definita “dotta” o scientifica, oppure allopatica (dal greco ἄλλος, diverso, e πάθος, sofferenza), termine originariamente coniato da Hahnemann, indicando una metodica principalmente votata alla cura del sintomo piuttosto che alla causa profonda di malattia.

Tale ultima definizione ad oggi è usata principalmente dai sostenitori degli approcci alternativi per indicare in senso dispregiativo l’approccio scientifico ufficiale. In realtà in un documento dell’OMS del 2000 viene usato proprio il termine “allopatico” per distinguere la medicina occidentale dagli altri approcci ( World Health Organization 2000: General guidelines for methodologies on reasearch and evaluation of traditional medicine, Geneva, WHO, 2000).

Il paradigma su cui si poggia la medicina ufficiale è quello del metodo scientifico galileiano caratterizzato dal principio di observatio-ratio. La modalità tipica infatti con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile consiste, da una parte, nella raccolta di evidenza empirica misurabile attraverso l’osservazione e l’esperimento; dall’altra, nella formulazione di ipotesi e teorie da sottoporre nuovamente al vaglio dell’esperimento.

Uno dei punti basilari è la riproducibilità degli esperimenti, ovvero la possibilità che un dato fenomeno possa essere riproposto e studiato in tutti i laboratori. L’evoluzione di questo paradigma ha raggiunto verso la fine del XX° secolo il concetto di Medicina Basata sull’Evidenza (Evidence based Medicine) che, citando Sackett, uno dei suoi fondatori, « è il processo della ricerca, della valutazione e dell’uso sistematici dei risultati della ricerca contemporanea come base per le decisioni cliniche» (Sackett DL, Rosenberg WMC, Gray JAM, Haynes RB, Richardson WS. Evidence based medicine: what it is and what it isn’t. BMJ 1996; 312: 71-2.).

L’EBM ad oggi è diventata il perno culturale ed epistemologico su cui si poggia la medicina ufficiale. Infatti essa non solo definisce le metodiche della ricerca, ma definisce anche il processo di trasferimento dei risultati ottenuti appunto tramite la ricerca alla pratica clinica. Per intenderci l’obiettivo finale del processo EBM è di creare delle linee guida relative ad ogni aspetto della medicina che forniscano al medico il miglior razionale diagnostico/terapeutico sulla base dei dati empirici ottenuti tramite la ricerca.

Questo approccio alla salute e alla malattia è ormai parte fondamentale del bagaglio culturale di ogni medico operante nell’ambito della medicina ufficiale, in quanto si ripercuote anche sulle modalità di insegnamento accademico e quindi indirettamente anche sulle modalità con cui il futuro medico approccerà qualunque nuova problematica clinica non ancora definita dal paradigma EBM.

…e le medicine ‘alternative’?

Avendo chiarito, si spera almeno in parte, alcuni concetti indispensabili seguiteremo affrontando invece le varie definizioni e appellativi con cui si è cercato di definire tutto ciò che è medicina, ma che al contempo risulta alieno al contenitore “ufficiale”.

Queste discipline sono state chiamate nel tempo in tantissimi modi diversi: alternative, complementari, integrative, tradizionali, non ortodosse, olistiche, naturali, dolci. Nel successivo articolo vi sarà un’interessante descrizione “cronologica” di queste definizioni. Adesso semplicemente ci limiteremo a definire soltanto i tentativi di classificazione e le principali definizioni.

La scienza in generale e la medicina ufficiale usano per definirle il termine CAM (Complementary and Alternative Medicines). Data l’enorme varietà e diversità di tecniche e pratiche esistenti classificare tutto ciò che rientra nelle CAM. Un tentativo è stato fatto dal National Center for Complementary and Alternative Medicine (www.nlm.nih.gov/nccam/) negli Stati Uniti suddividendole in 5 categorie:

  1. SISTEMI MEDICI ALTERNATIVI – sistemi di medicina tradizionale (ayurveda, MTC, sciamanesimo), naturopatia, omeopatia
  2. INTERVENTI SULLA RELAZIONE MENTE-CORPO (cromoterapia, biofeedback, Qi Qong, floriterapia, musicoterapia, meditazione)
  3. TERAPIE BIOLOGICHE (fitoterapia, integratori, diete)
  4. METODI MANIPOLAZIONE del CORPO (osteopatia, chiropratica, shiatsu, riflessologia plantare, tecniche posturali)
  5. PRATICHE BASATE su FONTI di ENERGIA (bioenergetica, reiki, pranoterapia, fototerapia, magnetoterapia)

Interessante ricordare che per l’importanza socio-culturale e i milioni di individui nei rispettivi stati che si approcciano alle medicine Tradizionali l’OMS le ha classificate con la seguente definizione:

la somma di conoscenze, abilità e pratiche basate su teorie, credenze ed esperienze appartenenti a differenti culture, spiegabili o meno, usate per il mantenimento della salute, come pure per la prevenzione, la diagnosi e la cura di malattie fisiche o mentali. 

World Health Organization 2000: General guidelines for methodologies on reasearch and evaluation of traditional medicine, Geneva, WHO, 2000

Tuttavia i modelli teorici che stanno alla base degli approcci diagnostico-terapeutici delle pratiche comprese nelle CAM sono talmente eterogenei da rendere praticamente impossibile l’identificazione di caratteristiche che le possano accomunare. In questo contesto una possibile definizione potrebbe essere la seguente:

Con medicine complementari e alternative si intende un insieme vasto di pratiche già disponibili, anche se più o meno estesamente utilizzate, le cui basi teoriche si riferiscono a contesti esplicativi diversi da quelli intrinseci al sistema sanitario di riferimento in un particolare momento e all’interno di una specifica società.

In altri termini, queste pratiche non sono integrate nel modello di cura dominante, in quanto in contraddizione con diversi principî di ordine culturale, economico, scientifico, medico e formativo.

Tuttavia, venendo al sodo, il concetto di alternatività è dato più da come chi le utilizza si pone nei confronti della medicina ufficiale. Infatti un principio fondamentale che viene poco considerato è che la differenza tra alternativo o complementare è data solo dall’intento di chi pratica questo tipo di tecniche, cioè o in contrapposizione alla medicina ufficiale, oppure in un’ottica di apparente dialogo e integrazione.

Seguendo questo ragionamento vedremo come è stato coniato l’ultimo termine in ordine cronologico con cui sono state definite queste discipline, cioè medicina integrata. Citando un articolo del BMJ del 2011

La medicina integrata è praticare la medicina in modo da incorporare elementi delle pratiche complementari ed alternative nei piani preventivi e terapeutici, a fianco dei più solidi metodi diagnostici e terapeutici ortodossi.

(Rees L, Weil A. Integrated medicine. BMJ. 2001 Jan 20;322(7279):119-20)

Ad oggi è la definizione imperante e che ha raggiunto anche la dignità “scientifica”, guadagnandosi una sua categoria ufficiale tra gli argomenti oggetto di pubblicazioni scientifiche in ambito bio-medico (Integrative Medicine – Isi Web Journal).

Conclusioni

Cosa emerge da questi tentavi di classificare e definire tali approcci? Onestamente una grande confusione. Un punto sicuramente risulta chiaro anche al lettore profano: la definizione perfetta non esiste, e quindi come vedremo vari Organi anche istituzionali hanno cercato di ‘arrangiarsi’ nel migliore dei modi.

L’OMS per esempio ha adottato la seguente definizione:

la somma di conoscenze, abilità e pratiche basate su teorie, credenze ed esperienze caratteristiche delle differenti culture, utilizzate a scopo preventivo, diagnostico e curativo per il miglioramento o il trattamento di malattie sia fisiche che mentali

World Health Organization 2000: General guidelines for methodologies on reasearch and evaluation of traditional medicine, Geneva, WHO, 2000[

Anche il parlamento Europeo la ha adottata (risoluzione n. 75/1997), come il Consiglio d’Europa (Risoluzione n. 1206/1999) e non ultima anche la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri.

Tale definizione appare meno carica di valenze ideologiche sia positive che negative, riconosce la convenzionalità di quella ufficiale, legittimata dal metodo scientifico e definisce dei corpus medici che sono solo al momento al di fuori dei sistemi sanitari e dell’insegnamento ufficiale accademico (ma vedremo che in realtà non è proprio così…).

Ma in realtà sono convenzionali o lo sono state in altri tempi e luoghi e basti pensare alla Cina o all’India in cui miliardi di persone ne usufruiscono o all’Omeopatia che in Occidente si contendeva con la nascente biomedicina sui sistemi sanitari Europei e Nordamericani.

Poste quindi le basi teoriche per proseguire il discorso, nel prossimo articolo ci addentreremo nella dimensione ed evoluzione del rapporto tra questi due paradigmi.

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