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yoga Novara

Seminario intensivo di Yoga e meditazione

11 Novembre 2025 by Zénon

Domenica 16 novembre, dalle 9.30 alle 12.30. Seguiranno nel pomeriggio, dalle 14.00 alle 18.00, 3 sessioni di meditazione.

Domenica 16 novembre dalle 9.30 alle 12.30 potremo sperimentare i benefici di una pratica di ampio respiro, attraverso tempi più dilatati che permetteranno agli spazi meditativi e a quelli di lavoro corporeo di dilatarsi e amalgamarsi.

Nel pomeriggio, dalle 14.00 alle 18.00, seguiranno tre sessioni di meditazione (45 minuti di pratica seduta intervallati da 15 minuti di pausa).

La quota di partecipazione per il solo mattino è di 50€. Per il pomeriggio è di 50€. Il costo di partecipazione per l’intera giornata è di 80€.

Luogo e costo

Il seminario intensivo si terrà presso la nostra sede in via XXIII marzo n.17 a Novara.

È possibile richiedere la partecipazione online.

La quota di partecipazione per il solo mattino è di 50€. Per il pomeriggio è di 50€. Il costo di partecipazione per l’intera giornata è di 80€.

Il docente

Francesco Vignotto

Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

    Iscriviti

    Vuoi iscriverti? Servono solo due passaggi: 1) paghi la quota e 2) compili e invii la domanda di iscrizione.


    1. Dati per il pagamento

    Costo: 50€ (solo mattino); 50€ (solo pomeriggio); 80€ (giornata intera)

    Ecco le coordinate bancarie su cui versare la quota di iscrizione:

    IT32R0503410196000000000905
    Intestato a: ZENON SOCIETA’ SPORTIVA DILETTANTISTICA 
    Causale: Iscrizione corso e quota tesseramento [specificare il nome se il conto non è intestato all’iscritto/a]

    Oppure paga con carta di credito/debito (con o senza Paypal), con l’opzione paga in 3 rate

    2. Inviaci una email o scrivici su Whatsapp

    Scarica la domanda di iscrizione e inviala compilata all’indirizzo info@zenon.it oppure inviacela via whatsapp cliccando sull’icona in basso a sinistra.

    Nota: se hai problemi a scaricare e/o compilare il modulo, nessun problema: scrivici a info@zenon.it o via WhatsApp e ti verremo in aiuto!

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    Nota: iscrivendoti a questo corso accetti termini e condizioni di questo servizio.


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    Archiviato in:eventi conclusi Contrassegnato con: hathayoga, yoga Novara

    La concentrazione non è quello che pensiamo

    7 Ottobre 2025 by Zénon Lascia un commento

    “Vorrei meditare, ma non sono capace di concentrarmi”: è una delle considerazioni più ricorrenti tra chi vorrebbe accostarsi alla meditazione, ma è intimorita dalla sua (apparente?) austerità.

    In realtà, molto dipende da cosa intendiamo per concentrazione. Solitamente, infatti, riteniamo che concentrarsi richieda uno sforzo costante per evitare le distrazioni: sembrerebbe l’interpretazione più plausibile di espressioni tradizionali come “con la mente concentrata su un solo punto”. 

    Abbiamo, in altre parole, un’idea – e quindi un approccio – soprattutto negativi alla concentrazione: dobbiamo pensare a una cosa e combattere per non pensare a qualcos’altro. Quindi, come l’elefante, ‘qualcos’altro’ incombe sempre nei nostri pensieri.

    Per questo, al termine di una seduta di meditazione, tendiamo spesso a scoraggiarci, notando più i momenti di distrazione che quelli in cui eravamo “sul pezzo”.

    Intendiamoci: lo sforzo per riportare la mente distratta sull’oggetto è un ingrediente fondamentale della meditazione. Ci possiamo però facilmente rendere conto che, se fosse tutto qui, l’impresa sarebbe persa in partenza: siamo noi contro il resto del mondo. “Perché io sono solo, e gli altri sono tutti”, diceva l’uomo del sottosuolo di Dostoevskij, condensando genialmente in una frase il problema fondamentale di esistere.

    Proviamo ora a pensare invece a quei momenti in cui, dedicandoci a qualcosa che ci appassiona, abbiamo perso la cognizione del tempo: eravamo talmente ‘presi’ da quello che stavamo facendo che ci siamo dimenticati di tutto il resto. Eravamo perfettamente concentrati e non lo sapevamo. Eravamo talmente “dentro” l’oggetto che qualsiasi distrazione non arrivava nemmeno a sfiorare i nostri pensieri, perché non esisteva nient’altro che l’oggetto della nostra passione. Stavamo meditando senza saperlo? Probabilmente, quasi.

    La stessa cosa, in negativo, accade quando riceviamo una notizia che ci sconvolge, o un pensiero fisso ci tormenta: in questo caso, vorremmo distrarci, ma non riusciamo proprio a pensare ad altro. Non riusciamo a lavorare, a volte nemmeno a mangiare. Quell’unico pensiero che tiene sotto sequestro la nostra mente ci sveglia addirittura la notte.

    Abbiamo appena visto due casi in cui la concentrazione non è solo facile, ma è fuori discussione. Nel secondo caso, addirittura una condanna.

    Nella meditazione, invece, è importante che ci siano distrazioni, affinché, da un lato, ci rendiamo conto della quantità di pensieri che affollano la nostra mente; dall’altro, di quanto l’intenzione e lo sforzo (eccessivi) di concentrarci possano essere addirittura controproducenti.

    Ma, soprattutto, è importante per sviluppare la capacità di concentrarci anche in assenza di uno stimolo emotivo forte. Tuttavia, come dicevamo, se la concentrazione fosse solo o soprattutto sforzo, il gioco non varrebbe la candela. Sarebbe una gara di resistenza, una dieta molto punitiva, alla fine della quale non vedremmo l’ora di abbuffarci di cibo spazzatura.

    E qui arriviamo al nodo fondamentale: in realtà, concentrarsi è più frutto del rilascio, che di uno sforzo.

    Ma come, uno direbbe, se io mi rilasso mi addormento! E ha ragione: una certa dose di sforzo, almeno per pensare a una cosa sola, è necessaria. Ma occorre spegnere le luci nelle stanze non abitate, occorre cessare lo sforzo di pensare a qualcos’altro.

    Ecco: non è pensare a una cosa sola a essere difficile, è tutto il resto, tutto ciò che pensiamo e agiamo costantemente, in ordine sparso e senza una vera ragione, a essere estremamente faticoso. Occorre innanzitutto percepirlo, quello sforzo non richiesto, quel sovrapprezzo che paghiamo (e ciò avviene soprattutto attraverso il corpo, ma questa è un’altra storia).

    Forse non ce ne siamo accorti, ma abbiamo un’ottima notizia: lo sforzo richiesto per concentrarci è molto inferiore a quello che ci aspettavamo. Non siamo noi contro tutto il mondo: il mondo, altrimenti così nemico, se chiamato con la giusta disposizione d’animo, ci viene incontro.

    Certo, con la meditazione dobbiamo imparare a cessare di fare: e la nostra mente non è abituata a lasciare andare. Anche cercando di smettere, fa. Per questo può essere così difficile perdere una abitudine o un vizio. Così, quando ci sentiamo tesi, cerchiamo di fare qualcosa che ci rilassi: il che può essere ottimo, ma alla lunga, se non impariamo ad arrenderci, diventa qualcosa in più oltre a quello che già facciamo. Anche in questo caso, è il corpo – semmai esiste un corpo contrapposto alla mente – che ci viene in aiuto.

    Ora, in questo discorso che potrebbe apparire – ed è – soprattutto di buonsenso, si è in realtà affacciato qualcosa di più misterioso. Il gioco delle parti che abbiamo interpretato inconsapevolmente comincia a divenire più sfumato. Chi sono io e chi o cosa è il resto del mondo?

    Come mai, dedicandomi a una cosa soltanto, non solo mi dimentico che siamo due entità separate, ma viene meno il senso di incompletezza, di separazione dal tutto che inconsciamente mi costringe sempre ad agire e a cercare qualcos’altro ancora?

    E come mai a un certo punto la descrizione di questo ritrovarmi assomiglia almeno sulla carta a un naufragare? E perché, come ricorda il poeta e come assicurano tutti i meditanti, è così dolce?

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    Archiviato in:Articoli, meditazione, Yoga Contrassegnato con: meditazione Novara, yoga Novara

    Quanto sono ‘reali’ i chakra?

    1 Settembre 2025 by Francesco Vignotto Lascia un commento

    I chakra esistono di per sé? Sono ‘organi’ invisibili? Corrispondono a elementi anatomici, oppure sono ‘oggetti mentali’ che dobbiamo visualizzare nella meditazione? La realtà è forse molto più sottile e, se abbiamo un minimo di passione per ciò che appare solo attraverso le sfumature, molto più interessante…

    L’immagine qui sopra è una rielaborazione tratta da The Serpent Power di Sir Arthur Avalon, del 1918, opera che fece conoscere i chakra e la kuṇḍalinī all’Occidente. L’illustrazione che segue risale invece al 1927, anno in cui comparve nel quasi altrettanto celebre trattato Chakra di Charles W. Leadbeater. Leadbeater fu figura complessa e controversa, vescovo vetero-cattolico con passioni non solo spirituali, teosofo e chiaroveggente, nonché mentore di un giovanissimo Jiddu Krishnamurti, che poi lo rinnegherà assieme a tutta la società Teosofica.

    Ma non è di Leadbeater che vogliamo parlare qui, bensì di questo diagramma, che è stato per quasi un secolo tra i principali argomenti a sostegno della correlazione/coincidenza anatomica tra i principali plessi nervosi e i centri psico-energetici: il corpo osservabile dalle dissezioni – sembrerebbe suggerire questa immagine – conferma ciò che i trattati indo-tibetani (ma Leadbeater mostra anche esempi nella teosofia cristiana) hanno descritto come ruote, loti, nodi ecc., a volte accennandovi in modo molto succinto, altre con profusione di immagini e simbologie molto complesse. Un esempio simile, che non illustreremo qui, è quello che collega i chakra e le ghiandole endocrine.

    La ricerca di un riscontro fisico è stata per molti e per molto tempo un rovello assillante al fine di validare il sistema dei chakra alla luce della scienza occidentale. Questo ha comportato certo anche molte forzature, alcune ingenue altre più maliziose, dovute soprattutto alla sovrapposizione di paradigmi incongruenti: quello della scienza moderna, che ha come oggetto l’osservabile e il misurabile, quello dell’esperienza genuinamente mistico-religiosa, dismisura in un mondo di misure, e quello della spiritualità individualistica New Age e post-New Age, che maneggia entrambi un tanto al chilo, purché sembri sensato e sia vendibile.

    Negli ultimi anni, d’altronde, grazie all’approfondirsi e al diffondersi degli studi accademici – entrati di prepotenza nei corsi per insegnanti di yoga – e alla traduzione di nuovi testi della tradizione indiana, sono emersi due dati: il primo è che il modello a sette chakra oggi universalmente riconosciuto è uno tra i molti modelli di chakra, che variano di numero e di localizzazione anche all’interno della stessa scuola dottrinaria; il secondo è che le raffigurazioni a volte molto elaborate di questi centri non sarebbero descrizioni di realtà esistenti di per sé, ma simboli che l’adepto deve visualizzare durante la meditazione.1

    Con un salto logico abbastanza sconcertante, questi due argomenti non mancano di essere citati a discredito della concezione moderna dei chakra, figlia solo in parte della tradizione indiana, oltre che dei Leadbeater, degli Jung, dei Sir Arthur Avalon e di altri di minor caratura, ognuno dei quali ha apportato contributi originali rispetto alla tradizione. Tradizione che, però, lo confermano gli stessi studi, è tutt’altro che immune dal divenire oltre che dalla varietà, e in cui il sistema di chakra oggi noto era già diventato dominante almeno dal XII secolo, ossia ben prima dell’epoca coloniale e ben prima che l’Occidente manifestasse il suo interesse all’argomento.2

    Chakra, nadi e altri elementi del corpo Yogico secondo il Trika, ovvero lo Śivaismo del Kashmir, tratto da L. Silburn, La kuṇḍalinī o L’energia del profondo, Adelphi, 1997.

    Insomma, come spesso accade, l’emergere della varietà e delle differenze sembra occultare le altrettanto evidenti costanti: innanzitutto, che il corpo fisico sia eletto a microcosmo dove disporre le ‘ruote’ e altri elementi utili a ritrovare l’identità perduta con il macrocosmo, è un fatto che ha più rilevanza che stabilire se i chakra siano sei, dodici o mille. In secondo luogo, l’importanza attribuita ai centri organizzati attorno all’asse centrale è una costante altrettanto degna di nota.

    Se quindi la ricerca di una localizzazione anatomica ai chakra pecca di eccessivo letteralismo, all’estremo opposto, affrettare conclusioni attraverso le sole fonti documentali rischia di confinare il discorso a livello nozionistico, con la conseguenza che il punto nodale sfugge sempre: si capisce cosa non è, ma non è chiaro se ne rimanga ancora qualcosa.

    Ci troviamo di fronte a un dilemma. Da un lato la ricerca troppo restrittiva dell’oggettivazione depotenzia la natura, appunto, sottile dei chakra, ponti o nodi che siano tra corpo-mente-coscienza (ovviamente collocarli nell’invisibile replica la questione a un livello non verificabile, che però assomiglia troppo a quello ‘in carne ed ossa’).

    D’altro canto, la completa relativizzazione culturale, la riduzione a ‘oggetto mentale’ immaginario e arbitrario, rende ancora più profondo quello stesso fossato tra mente e corpo che negli ultimi decenni si cerca di risalire anche grazie alle discipline psico-corporee. Oltre al fatto che gli oggetti di meditazione, chi vi ha dimestichezza lo sa bene, non sono meno concreti degli oggetti di azione, né meno reali o irreali.

    Un indizio per uscire da questa impasse ce la fornisce Georg Feuerstein, proprio al commento al sūtra di Patanjali 3, 29 analizzato nello scorso articolo:

    Inutile dire che le concezioni yogiche differiscono considerevolmente da quelle dell’anatomia moderna, perché le prime si basano sull’esperienza soggettiva e fenomenologica del corpo e non sulla dissezione post mortem.3

    Il che, di primo acchito, sembrerebbe un avvertimento diretto solo a chi cerca di toccare con mano i chakra, ma in realtà lo è anche per i sostenitori della corrente nozionistica. Il nodo è proprio ‘l’esperienza soggettiva e fenomenologica’, che in entrambe le posizioni analizzate sembra uscire dall’orizzonte, ma che è il vero fulcro della questione.

    Pertanto, pur non negando le prerogative dello scienziato da un lato e del filologo dall’altro, ma anche grazie ai contributi di entrambi, occorre non perdere mai di vista quella del praticante, almeno per chi si vuole ancora ritenere tale. E la prerogativa del praticante è di sperimentare il corpo nel corpo, la mente nella mente (“Lo yoga dev’essere conosciuto attraverso lo yoga”, recita un celebre commento agli Yoga Sūtra4), o, visto che di fenomenologia abbiamo accennato, la scoperta, che può essere sconvolgente, che “il mio corpo è il perno del mondo”.5

    In conclusione, forse la domanda corretta non è tanto se esistano i chakra come oggetti, quanto piuttosto: come posso tradurre queste informazioni, senza che la cartina si sostituisca al territorio, in esperienza viva, propriocettiva, per bucare il cielo di cartapesta della mente ordinaria e infine riveder le stelle? Come possiamo rintracciare, percettivamente, nel nostro microcosmo corporeo, il macrocosmo in cui, per un equivoco o per necessità, ci sentiamo perduti, da cui ci crediamo e ci percepiamo separati?

    Le soluzioni di cartapesta si appellano sempre a un difetto, a un qualcos’altro che manca, che rimanda, che non è qui e probabilmente non lo sarà mai. L’esperienza reale è che ciò che non è qui, non è da nessuna parte.

    Disclaimer

    Questo articolo è un approfondimento e anticipazione dei contenuti che affronteremo in Yogasana 11: Chakra, con contributi di neurofisiologia e neuroendocrinologia (i prof. Claudio Molinari e Marco Invernizzi) e di filosofia (Gioia Lussana), oltre che l’autore di questo articolo.

    Post Scriptum

    • Il titolo di questo articolo prende in prestito quello di un articolo di alcuni anni fa a firma di Daniel Simpson, apparso sul blog The Luminescent. Come in quell’articolo (che è stato spesso citato a sostegno di una delle due posizioni qui descritte), abbiamo deciso di utilizzare la grafia più popolare chakra in luogo di cakra, più corretta ma meno riconoscibile da un vasto pubblico.
    • Qualcuno noterà una differenza di vedute rispetto a un articolo comparso su questo blog diversi anni fa, Tu non hai chakra. A discolpa dell’autore, possiamo chiamare in causa la legittima evoluzione di idee, ma anche la necessità, a quel tempo, di prendere le distanze da un mondo ancora pesantemente influenzato dalla New Age. A ciò si aggiunga che non era ancora evidente il vicolo cieco in cui alcuni discorsi eruditi finirono per imboccare, di lì a qualche anno.
    1. Da notare però che i cakra non sono sempre associati a esuberanti simbologie oggetto di visualizzazioni. Gli autori del Kashmir in particolare offrono indicazioni piuttosto stringate basate a volte sulla mera localizzazione fisica. Nel suo commento al Netra Tantra, Kṣemarāja elenca i sei cakra a cui il testo allude come segue: ‘nascita’, ombelico, cuore, palato, ‘goccia’ e ‘risonanza’. Sul fatto che in questo caso ci si riferisca a un ‘luogo’ più che a un simbolo è abbastanza evidente. ↩︎
    2. Vedi J. Mallinson, M. Singleton, Roots Of Yoga, Penguin, 2017: “Nelle tradizioni yogiche dal Dodicesimo secolo in poi c’è un diffuso consenso sul fatto che i cakra siano sei, sebbene siano comuni anche altre variazioni numeriche”. Da notare che quello che oggi è considerato il settimo chakra, ovvero quello della corona (Sahasrāra), fosse considerato una realtà a sé stante. ↩︎
    3. G. Feuerstein, The Yoga-Sutra of Patañjali: A New Translation and Commentary, 1989. ↩︎
    4. “Lo yoga sl apprende con lo yoga, — come fu detto, — lo yoga procede dallo yoga. Colui che si applica con attenzione allo yoga, godrà lungamente dello yoga.” Vyasa, commento a Yoga Sutra 3,6, traduzione di Corrado Pensa. ↩︎
    5. “[…] infatti, se è vero che io ho coscienza del mio corpo attraverso il mondo, che esso è, al centro del mondo, il termine inosservato verso il quale tutti gli oggetti volgono la loro faccia, è anche vero, per la stessa ragione, che il mio corpo è il perno del mondo: io so che gli oggetti hanno svariate facce perché potrei farne il giro, e in questo senso ho coscienza del mondo per mezzo del mio corpo.” M. Merleau-Ponty, Fenomenologia della percezione, trad. it. di A. Bonomi, il Saggiatore, Milano 1965, p. 130. ↩︎
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    Archiviato in:Articoli, Yoga Contrassegnato con: Chakra, Georg Feuerstein, Jung, Kundalini, Leadbeater, Sir Arthur Avalon, yoga, yoga Novara

    Yogasana 11: Chakra, fra tantrismo, neuroscienze, PNEI e yoga contemporaneo

    8 Luglio 2025 by Zénon

    Yogasana 11
    CHAKRA

    Tra miti di oggi e di ieri, neuroscienze, PNEI, Yoga tantrico delle origini, Taoismo e Yoga contemporaneo. Sette seminari teorico-pratici, online e in presenza, settembre-novembre 2025

    Indice

    • Contenuti di questa edizione
    • Il programma e il calendario
      • I docenti
      • Contributo di partecipazione e attestato di frequenza
      • Iscriviti
        • Desideri maggiori informazioni?

        Contenuti di questa edizione

        Ci sono pochi argomenti che catalizzano l’attenzione e dividono quanto i chakra (cakra), non solo tra i praticanti di yoga.

        L’esistenza di un sistema di centri psico-energetici, oggi, è per alcune persone una realtà che non ha bisogno di dimostrazioni, e che influenza la vita e la salute di ognuno attraverso dinamiche molto precise.

        Altri, più scettici, mettono l’accento sulla natura originariamente simbolica ed esoterica di questi centri, stigmatizzando l’influsso della famigerata New Age, a cui dobbiamo innumerevoli e a volte imbarazzanti luoghi comuni.

        Se però rischiamo, da un lato, di ridurre il discorso sui chakra a un ingenuo gergo subculturale, dall’altro ci esponiamo al pericolo di gettare via il bambino insieme all’acqua sporca, cadendo nella trappola di un altrettanto insensato relativismo culturale, che vede sempre e solo differenze tra le diverse tradizioni, come se queste si riferissero a forme di umanità totalmente diverse e incompatibili tra loro.

        Sarà quindi equilibrandoci tra una sana dose di dubbio e la ricerca della cosa in sé, al di là dei simboli convenzionali per indicarla, che ci muoveremo in questo nuovo ciclo di seminari. Pertanto, se sfateremo alcuni miti, cercheremo d’altro canto di preservarne l’eventuale nucleo di verità, riflettendo su come possa essere integrato in una pratica yogica contemporanea che miri all’essenziale.

        Naturalmente, non prescinderemo dalla comprensione del contesto originario in cui i chakra sono nati, in special modo il tantrismo indo-tibetano e lo hatha yoga medievale, oltre a confrontarci con la visione più sintetica del Taoismo.

        Ma, com’è giusto che sia, prenderemo altrettanto seriamente in considerazione i successivi strati che si sono sovrapposti: a partire dal contributo dell’esoterismo occidentale e dalle letture junghiane fino alle evoluzioni posteriori, che hanno mutato la valenza attribuita ai chakra rispetto alle origini, tendendo a spostare l’asse dell’interpretazione dal piano mistico (dove l’individuo viene superato) a quello psicologico (dove l’individuo è ancora alla ricerca di un pieno sviluppo).

        Se inoltre, come alcuni studiosi notano, non dobbiamo essere troppo zelanti nel voler identificare i chakra con delle precise strutture fisiche, il fatto che siano collocati e richiedano di essere percepiti, visualizzati e stimolati in determinati luoghi del corpo, pur con una certa variabilità, implica che esiste una importante connessione con strutture corporee e con funzioni fisiologiche-chiave, che prenderemo in esame sia come punti di attenzione per la pratica corporea, sia come supporto per quella meditativa.

        D’altro canto non possiamo liquidare come mere coincidenze le affinità tra chakra, i rami del Sistema Nervoso Centrale e il Sistema Endocrino, soprattutto alla luce di due discipline in cui oggi si ripongono non poche aspettative: le moderne neuroscienze e la PNEI (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia), a cui dedicheremo ben due dei sette seminari.

        In questa edizione ci avvarremo dei contributi di esperti nei rispettivi campi come i Prof. Marco Invernizzi, Claudio Molinari e Gioia Lussana, oltre all’apporto di Francesco Vignotto per la contestualizzazione nella pratica.

        in presenza e online

        Il corso potrà essere seguito anche in differita: le registrazioni saranno disponibili il giorno dopo ogni seminario e rimarranno a disposizione per un anno.

        Il programma e il calendario

        Tutti i seminari dureranno circa due ore e conterranno una parte teorica e una parte pratica. Potranno essere seguiti in queste tre modalità:

        • in presenza presso la nostra sede a Novara in via XXIII marzo al numero 17
        • online in diretta tramite la piattaforma Zoom
        • online in differita, tramite le registrazioni che saranno disponibili per la visione in streaming a partire dal giorno seguente

        Le registrazioni, assieme alle slide di ogni seminario, saranno a disposizione di tutti gli iscritti, anche di chi sceglierà di seguire in presenza.

        L’orario è dalle 19.10 alle 21.10 circa nelle date seguenti:

        • 25 settembre
        • 2 ottobre
        • 16 ottobre
        • 23 ottobre
        • 6 novembre
        • 13 novembre
        • 27 novembre

        Ed ecco il dettaglio degli incontri:


        MODULO 1: Tra Oriente e Occidente, andata e ritorno

        Online e in presenza, giovedì 25 settembre ore 19.10-21.00
        Con Francesco Vignotto e Marco Invernizzi

        Per i chakra, oggi, vale lo stesso discorso dello yoga contemporaneo: se l’origine è rintracciabile sicuramente in India (in una particolare tradizione), è altrettanto vero che l’idea iniziale si è amalgamata non solo con concetti della medicina e della psicologia occidentali, ma anche con elementi derivanti dall’esoterismo europeo, spesso con effetti ‘di ritorno’ anche sulle scuole di yoga indiane. E se tutto ciò da un lato ha dato origine a innumerevoli banalizzazioni, dall’altro non possiamo ignorare in toto questa evoluzione in nome di un passato ideale e filologicamente corretto, ma per molti versi non praticabile senza una riformulazione. In questo primo seminario cercheremo quindi di comprendere cosa sono i chakra oggi, e se possono insegnarci qualcosa di significativo per una pratica yogica contemporanea.


        MODULO 2: Chakra e neuroscienze: una mappa simbolica delle funzioni del Sistema Nervoso Centrale?

        Online e in presenza, giovedì 2 ottobre 19.10-21.00
        Con Claudio Molinari e Francesco Vignotto

        In questo seminario, partiremo dalla ben nota e discussa analogia tra le localizzazioni dei centri sottili e i plessi attraverso cui il Sistema Nervoso Centrale innerva specifiche regioni del corpo, cogliendo l’occasione per approfondirne la fisiologia e per fare il punto sullo stato dell’arte delle neuroscienze. Prenderemo inoltre in esame un’ipotesi molto recente che recupera la nozione di corpo sottile in termini di enterocezione e il modello dei chakra come mappa della integrazione di mente e corpo. Senza dimenticare che, da un punto di vista contemplativo, le mappe sono utili quando permettono al filo del pensiero di perdere le sue stesse tracce, lasciando emergere la coscienza in sé.


        MODULO 3: Il Sistema Endocrino e la PNEI

        Online e in presenza, giovedì 16 ottobre 19.10-21.00
        Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

        Anche la prossimità tra chakra e ghiandole endocrine è stata spesso oggetto di elucubrazioni. In questo seminario, assieme al Prof. Claudio Molinari, ne approfitteremo per introdurre la PNEI, ovvero la Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia. Questa disciplina allarga il campo a due altri importanti attori oltre al Sistema Nervoso Centrale, ovvero il Sistema Endocrino e quello Immunitario, gettando luce su come tutti e tre questi sistemi interagiscano sia sul piano fisiologico sia su quello psicologico-comportamentale. Nella parte pratica, approfondiremo l’importanza del principio di autoregolazione nel contesto yogico, in cui proprio la relazione tra chakra, noti e meno noti, può rivelarsi particolarmente utile.


        MODULO 4: Il Sistema Nervoso Enterico: un “secondo cervello” nell’intestino?

        Online e in presenza, giovedì 23 ottobre 19.10-21.00
        Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

        Da alcuni anni, l’idea che avremmo un ‘secondo cervello’ nell’area addominale è entrata piuttosto di prepotenza nel discorso comune. La popolarità di questa ipotesi è sicuramente da attribuire al connubio tra l’esperienza diretta di ognuno e le sempre più vaste evidenze scientifiche. Il Sistema Nervoso Enterico, infatti, è oggi considerato il terzo ramo del Sistema Nervoso Autonomo, con caratteristiche del tutto peculiari e indipendenti dai rami vagale-parasimpatico e ortosimpatico. In questo seminario, assieme al Prof. Marco Invernizzi, ne approfondiremo le caratteristiche, mentre nella parte yogica pratica analizzeremo le implicazioni rispetto ai modelli di fisiologia sottile tradizionali e come lo stato di questo ‘cervello nell’intestino’ e lo yoga possano interagire (o interferire) tra loro.


        MODULO 5: In estrema sintesi: i tre Dan tian della tradizione Cinese

        Online e in presenza, giovedì 6 novembre 19.10-21.00
        Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

        La caratteristica del Taoismo e della Medicina Tradizionale Cinese è da sempre l’essenzialità: così, in queste tradizioni, l’alchimia di corpo-mente-energia si gioca in soli tre soli centri, i tre Dan Tian (letteralmente “campi di elisir”), dove l’energia vitale può essere accumulata e coltivata, secondo un’idea molto vicina a quella del tantrismo delle origini, i cui rapporti con il mondo taoista sono probabili, anche se poco documentati. Il confronto con questo sistema, che tripartisce le funzioni altrove distribuite su quattro, cinque, o sette centri, sarà in particolar modo utile sotto l’aspetto pratico, permettendoci di individuare tre macro-segmenti psico-corporei e di elaborare una sintesi estrema delle reciproche dinamiche.


        MODULO 6: Chakra e corpo in azione: quale legame tra asana e centri sottili?

        Online e in presenza, giovedì 13 novembre 19.10-21.00
        Con Francesco Vignotto

        Quasi tutti i manuali di yoga classici indicano per ogni asana un chakra di riferimento, intendendo con questo sia un particolare aspetto su cui la posizione lavora, sia le particolari strutture anatomo-fisiologiche che vengono coinvolte. Se questo approccio, da un lato, rischia spesso di incoraggiare una forma di riduzionismo meccanicistico e di voler identificare con troppo zelo i chakra con delle precise strutture fisiche, d’altro canto non è possibile escludere per principio questo tipo di interazioni, proprio perché i chakra sono localizzati o devono essere visualizzati in luoghi del corpo fisico. Ma quale tipo di azione fisica può avere realmente un impatto così sottile?


        MODULO 7: Nutrire il principio vitale

        Online e in presenza, giovedì 27 novembre 19.10-21.00
        Con Gioia Lussana

        Che cosa feconda, nutre e accresce la nostra energia interna?

        Nello Haṭha yoga e nell’evoluzione tantrica dell’India religiosa l’essenza vitale di ognuno va potenziata e allenata fino a ‘mettere le ali’. Esploreremo questo percorso di risveglio, trovando anche alcuni riscontri nelle intuizioni della filosofia occidentale.




        I docenti

        Marco Invernizzi

        Medico e Professore Ordinario presso la cattedra di Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università del Piemonte Orientale.
        Agopuntore ed esperto in Medicina Tradizionale Cinese, insegnante di Tai Chi e Qi Qong presso Zénon.

          Francesco Vignotto

          Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

            Gioia Lussana

            Docente yoga (Y.A.N.I.) e formatrice di insegnanti yoga. Laureata cum laude in Indologia con Raniero Gnoli e Raffaele Torella. Co-fondatrice dell’A.ME.CO con Corrado Pensa, per oltre 20 anni ha approfondito la meditazione vipassanà con maestri del buddhismo contemporaneo. Ha pubblicato saggi sullo yoga in riviste scientifiche (RSO) e divulgative. Ha conseguito il PhD presso l’Università Sapienza di Roma con una ricerca sullo yoga tantrico delle origini.

              Claudio Molinari

              Medico e Dottore di Ricerca in Fisiologia, Agopuntore.
              Professore Associato di Fisiologia presso la Scuola di Medicina dell’Università del Piemonte Orientale “A. Avogadro” di Novara.
              La sua attività di docente si svolge anche presso:
              la Scuola di Agopuntura ALMA di Milano;
              il Corso di Perfezionamento in Regolazione Biologica e Medicine Complementari dell’Università di Milano;
              il Corso di Perfezionamento in Coordinamento di Medicina Integrata dell’Università di Pavia.
              Si impegna da anni per far entrare la Medicina Complementare nel mondo Accademico.

                Contributo di partecipazione e attestato di frequenza

                Il contributo di partecipazione del corso (comprensivo dei 7 seminari) è di 300€. Non è possibile iscriversi a singoli seminari, in quanto il corso è da intendersi come un blocco unitario. È possibile però pagare in 3 rate scegliendo l’opzione Paypal.

                Al termine del percorso verrà rilasciato un attestato di frequenza. Chi segue online, in diretta o differita, può ottenere l’attestato presentando una breve relazione scritta.

                Iscriviti

                Vuoi iscriverti? Servono solo due passaggi: 1) paghi la quota e 2) compili e invii la domanda di iscrizione.


                1. Dati per il pagamento

                Costo: 300,00€ 300€

                Ecco le coordinate bancarie su cui versare la quota di iscrizione:

                IT32R0503410196000000000905
                Intestato a: ZENON SOCIETA’ SPORTIVA DILETTANTISTICA 
                Causale: Iscrizione corso e quota tesseramento [specificare il nome se il conto non è intestato all’iscritto/a]

                Oppure paga con carta di credito/debito (con o senza Paypal), con l’opzione paga in 3 rate

                2. Inviaci una email o scrivici su Whatsapp

                Scarica la domanda di iscrizione e inviala compilata all’indirizzo info@zenon.it oppure inviacela via whatsapp cliccando sull’icona in basso a sinistra.

                Nota: se hai problemi a scaricare e/o compilare il modulo, nessun problema: scrivici a info@zenon.it o via WhatsApp e ti verremo in aiuto!

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                Nota: iscrivendoti a questo corso accetti termini e condizioni di questo servizio.

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                Archiviato in:eventi, Yogasana Contrassegnato con: Chakra, hathayoga, tantra, yoga, yoga Novara

                Yoga: percorsi individuali (in presenza e online)

                29 Maggio 2025 by Zénon Lascia un commento

                Se, invece delle lezioni collettive e dei nostri seminari, preferisci un percorso individuale, ecco alcune delle proposte tra cui puoi scegliere, sia in presenza sia online.

                I percorsi individuali non sono dei protocolli fissi ma sono sempre ricalibrati sulla persona a seconda delle sue caratteristiche, delle sue esigenze, delle sue capacità e delle sue attitudini. Possono contenere in misura diversa elementi di pratica yogica (asana, pranayama, educazione al respiro), Qi Gong, Taijiquan e, all’occorrenza, altre discipline.

                Se desideri approfondire un tema inerente allo yoga che non è tra quello che trovi negli elenchi più sotto, scrivici comunque: vedremo se è un argomento che possiamo sviluppare insieme.

                Contenuti

                • Percorsi di riequilibrio
                • Percorsi di approfondimento (per chi pratica già yoga)
                • Contributo di partecipazione
                • Dove e quando si svolgono le lezioni
                • Richiedi informazioni, un percorso o una lezione singola

                Percorsi di riequilibrio

                • Affrontare l’ansia
                • Radicamento
                • Re-impare a respirare
                • Pavimento pelvico
                • Equilibrio
                • Addome: il nostro sostegno
                • Rilassamento muscolare e scioglimento articolare
                • Benessere in presenza di patologie: sfruttare le possibilità del proprio corpo, della mente e del respiro per migliorare le condizioni generali.

                Percorsi di approfondimento (per chi pratica già yoga)

                • Movimenti invisibili e immaginazione motoria
                • Il pranayama
                • I Bandha
                • Presenza corporea e percezione energetica
                • Da Asana a Dhyana: collegare la pratica corporea alla meditazione
                • Meditazione: introduzione o approfondimento
                • Maha mudra

                Contributo di partecipazione

                Questi percorsi prevedono un numero minimo di 9 lezioni, ma (solo online) puoi anche decidere di fare una singola lezione ogni tanto. Sia in presenza che online, puoi pagare il contributo per una lezione e decidere in seguito se proseguire con il percorso intero.

                • Lezione singola: 50€
                • Pacchetto da 9 lezioni: 350€

                La quota tesseramento alla nostra associazione è inclusa nella prima lezione/pacchetto.

                Il pagamento del carnet può essere dilazionato anche in 3 rate mensili, tramite Paypal.

                Francesco Vignotto

                Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

                  Dove e quando si svolgono le lezioni


                  Le lezioni si possono svolgere:

                  • in presenza, presso la nostra sede in via 23 marzo n. 17 a Novara
                  • online, via Zoom

                  Gli orari e le date sono da concordare con il docente

                  Richiedi informazioni, un percorso o una lezione singola

                  Vuoi iscriverti o chiedere informazioni? Puoi chiamarci al 3492462987 o scriverci su Whatsapp

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                  Archiviato in:Senza categoria Contrassegnato con: yoga Novara

                  ‘Ascolta il tuo corpo’ significa ancora qualcosa?

                  7 Maggio 2025 by Zénon Lascia un commento

                  Può un invito così generico e inflazionato essere ancora di qualche utilità? Sì, se lo utilizziamo per metterci in discussione invece che per ricevere conferme…

                  Da qualche tempo, è impossibile dire “Ascolta il tuo corpo” senza provare qualche imbarazzo, e ciò accade da ben prima che questa frase diventasse il tormentone di un comico televisivo (questo, piuttosto, è la conferma di quanto la frase rischi il luogo comune).

                  “Ascolta il tuo corpo” è una frase ormai da riempire a piacimento, prediletta da chi si sottrae al confronto con la realtà evitando qualsiasi attrito (il corpo – ma siamo sicuri che sia veramente il corpo? – mi ha detto che non ha voglia di fare fatica, che non mi devo forzare), ma è ormai presenza fissa anche sulle labbra di chi sottopone il corpo a ogni genere di forzatura per piegarlo alle proprie pretese, incurante dei messaggi che il corpo stesso gli invia, o forse no (anche il dolore – ribatteranno – non è una forma di ascolto?).

                  Il problema è che “ascolta il tuo corpo” è ormai un goal a porta vuota, come “no alla discriminazione” o “salviamo il pianeta”: chi si alzerebbe per dire che non è d’accordo? Questo, come ben sappiamo, è un grande ostacolo a che le parole si traducano in fatti.

                  Così, in entrambi i casi più sopra descritti viene escluso in partenza il presupposto di ogni ascolto, ossia l’incontro con l’altro. Perché l’incontro con il proprio corpo, se l’ascolto è reale, potrebbe essere addirittura sconvolgente, in quanto alieno alle risposte prevedibili, rassicuranti, che in fondo suggeriscono di fare come hai sempre fatto “ascoltando il tuo corpo”.

                  Per questo, dovremmo intendere “ascolta il tuo corpo” come un termine tecnico anziché come uno slogan ornamentale, perché indica una precisa fase nel lavoro corporeo e nella pratica contemplativa: la fase in cui dal fare e dal pensare si passa al sentire.

                  Quindi non ascoltiamo il corpo tanto perché ci dica cosa dobbiamo fare, ma per fare chiarezza là dove il pensiero ci porta sempre a maggior complicazione. Ascoltare il corpo permette di fare spazio, di lasciar decongestionare il pensiero e magari di creare le condizioni perché arrivi una risposta.

                  Suggeriremmo soltanto una piccola correzione: evitare il pronome “tuo”, che ci riallaccia a una storia, là dove le storie, come le scarpe all’entrata di un tempio, sarebbe meglio lasciarle fuori, perché ci ingabbiano nel conosciuto.

                  Fin quando è tuo, il corpo è collegato a un passato e a delle aspettative.
                  Quando ascolti veramente il corpo, invece, c’è sempre una sensazione, anche se solo parziale, di incontrare uno sconosciuto. Uno sconosciuto di cui però sentivi la mancanza…

                  Siccome ascolti il corpo per entrare in contatto con qualcosa che non sia il tuo pensiero, il corpo non può essere tuo.

                  Ascoltare il proprio respiro come si ascoltasse qualcun altro respirare, ad esempio, è un esercizio molto interessante. Non per trovarvi dei difetti, ma anzi, per tornare a sentire tutto ciò che non cogli a causa dell’abitudine condensata in quel pronome possessivo, del tuo credere di conoscerlo, nel considerare banale ripetizione ciò che è pulsazione vitale.

                  Ascoltare il corpo significa prenderlo per come è, non per come pensiamo che debba essere.
                  Significa sentirlo a prescindere da ciò che sappiamo o pensiamo di sapere di lui: dei suoi presunti pregi o dei suoi difetti, dei suoi meriti o delle cause delle sue sofferenze, anche delle nozioni che abbiamo su di lui.

                  Sì, è un lavoro impegnativo, e non si può mai dire di aver trovato la soluzione definitiva, di aver trovato una verità e di potercela mettere in tasca per utilizzarla ogni volta che ci serve: ma è proprio qui il bello.

                  Il corpo è lo strumento della coscienza. È tornare a come sentivamo prima che qualcuno ci avesse spiegato una volta per tutte cosa fosse.

                  Qualcuno, con più enfasi, sostituirebbe sentire con essere, ma quest’ultima parola rischierebbe di complicarci la vita con dubbi amletici. Sentire è molto più diretto e concreto, non mi richiede il fardello di un’identità.

                  Lasciando aperto l’interrogativo su chi sente, riposando anzi su quell’interrogativo, il sentire può agire da solvente, rendendo permeabile e allentando la corazza che mi vuole separato da tutto il resto, soprattutto, perché la corazza sono io: esiste non solo per limitare, ma anche per permettermi di guardarci attraverso.

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                  Archiviato in:Articoli, pratiche, Yoga Contrassegnato con: asana, ascolto, hathayoga, pratica, tantra, yoga, yoga Novara

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                  martedì, venerdì10:00 – 20:10
                  mercoledì10:00 – 20:40
                  giovedì10:00 – 19:00
                  sabato10:00 – 12:00
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