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Zénon

Info Zénon

Zénon è Marco Invernizzi e Francesco Vignotto. Marco Invernizzi è medico, ricercatore in riabilitazione, ma anche insegnante di agopuntura ed istruttore di Pratiche di Lunga Vita (Qi Gong medico, Daoyin).
Francesco Vignotto è un insegnante di Yoga ed è il responsabile di tutte le attività relative a questa disciplina a Zénon, di cui è fondatore assieme a Marco Invernizzi.

Yoga, Suono e Canto Carnatico con Antonella Usai

7 Febbraio 2026 by Zénon Lascia un commento

Domenica 15 febbraio dalle ore 10.00 alle 18.00. Una giornata di studio con Antonella Usai. In collaborazione con la ASD NAD.

Antonella Usai è la prima danzatrice occidentale ad essere scritturata nella prestigiosa compagnia indiana Darpana Performing Group, con cui ha compiuto tournée in tutta l’India e nel sud est asiatico.
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  • Il seminario
  • Dove e quando si tiene il seminario
  • La docente
  • Contributo di partecipazione
  • Iscriviti
    • 1. Dati per il pagamento
      • Con carta di credito/debito (con o senza Paypal)
      • Con bonifico bancario
    • 2. Scarica e compila il modulo di iscrizione
  • Richiedi informazioni

Il seminario

L’apprendistato della danza bharatanatyam si muove tra lezioni quotidiane di Danza, Yoga e Canto Carnatico. Questo seminario indaga in modo particolare la relazione tra queste tre discipline, ritrovando in ognuna lo specchio dell’altra.

Durante la giornata vengono fornite le basi del canto carnatico, unitamente a tecniche preparatorie di respirazione.

Inoltre si studiano alcune posture fondamentali della Danza Bharatanatyam in relazione allo Yoga e unitamente all’utilizzo della voce.

L’obiettivo principale di questa esperienza, oltre a costituire un avvicinamento al Canto Carnatico e alla Danza Bharatanatyam, è quello di stimolare un approccio transdisciplinare in grado di dare corpo alla voce e voce ai nostri corpi, e di indagare la relazione tra corpo e spazio all’interno di quella che Zimmer definisce una vera e propria Fisiologia Mistica.

Dove e quando si tiene il seminario


Il corso si terrà domenica 15 febbraio dalle 10.00 alle 18.00 presso la sede di Zénon, in via 23 marzo n.17 a Novara.

La docente

Antonella Usai

È una danzatrice e artista relazionale interessata da sempre al legame tra arte, natura e società. È stata la prima danzatrice occidentale ad essere scritturata nella prestigiosa compagnia indiana Darpana Performing Group, con cui ha compiuto tournée in tutta l’India e nel sud est asiatico. È inoltre artista consulente di Hangar Piemonte e artista residente presso il MAO, il Museo di Arte Orientale di Torino, con cui collabora anche in qualità di curatrice.

    Contributo di partecipazione

    La quota di partecipazione è di 90€, più la quota tesseramento di 20€.

    Posti attualmente disponibili: 6

    Iscriviti

    Vuoi iscriverti? Servono solo due passaggi: 1) paghi la quota e 2) compili e invii la domanda di iscrizione.


    1. Dati per il pagamento

    Costo: 90€

    Puoi scegliere di pagare:

    • con carta di credito o di debito attraverso Paypal (non serve avere un account): in questo caso puoi anche usufruire dell’opzione paga in tre rate;
    • con bonifico bancario.

    Con carta di credito/debito (con o senza Paypal)

    Con bonifico bancario

    Ecco le coordinate bancarie su cui versare la quota di iscrizione:

    IT32R0503410196000000000905
    Importo: 90,00 intestato a: Zenon ASD 
    Causale: Iscrizione corso e quota tesseramento [specificare il nome se il conto non è intestato all’iscritto/a]

    2. Scarica e compila il modulo di iscrizione

    Scarica la domanda di iscrizione e inviala compilata all’indirizzo info@zenon.it oppure inviacela via whatsapp cliccando sull’icona in basso a sinistra.

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    Archiviato in:eventi, evento

    Intensivo di yoga: Muoversi dal centro, dimorare nel centro

    13 Gennaio 2026 by Zénon Lascia un commento

    Domenica 18 gennaio, dalle 9.30 alle 12.30. Seguiranno nel pomeriggio, dalle 14.00 alle 17.00, 3 sessioni di meditazione.

    Qual è il nostro centro? Qual è il centro dei nostri movimenti e il centro in cui troviamo casa? Quanto sono ‘centrate’ le nostre azioni e, prima ancora, le nostre intenzioni e quanto sono invece trainate da forze periferiche che ci frammentano?

    Lo yoga ci dice che il primo campo di indagine è il corpo: il quale fornisce un asse al nostro mondo (la colonna vertebrale) e un centro propulsore (il ventre-bacino), due elementi che, guarda caso, sono centrali tanto nella pratica corporea che in quella meditativa.

    Proprio su questo tema, domenica 18 gennaio a Zénon ci sarà un doppio evento:

    • Il seminario mattutino di yoga dalle 9.30 alle 12.30, in cui potremo sperimentare con una pratica di ampio respiro (asana, pranayama e dhyana) molteplici modi in cui possiamo trovare un centro, traendo il massimo bene da questa disciplina: riguadagnando cioè la nostra integrità dopo tanta dispersione.
    • Il seminario pomeridiano di meditazione: dalle 14.00 alle 17.00, in cui, attraverso tre sessioni di meditazione (45 minuti, intervallati da 15 minuti di pausa), trasporremo gli stessi principi nella pratica seduta.

    Luogo e costo

    Il seminario intensivo si terrà presso la nostra sede in via XXIII marzo n.17 a Novara.

    Le opzioni di partecipazione con le relative quote sono:

    • solo mattino: 50€
    • solo pomeriggio: 50€
    • intera giornata: 80€

    È possibile richiedere la partecipazione online.

    Il docente

    Francesco Vignotto

    Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

      Iscriviti

      Vuoi iscriverti? Servono solo due passaggi: 1) paghi la quota e 2) compili e invii la domanda di iscrizione.


      1. Dati per il pagamento

      Costo: 50€ (solo mattino); 50€ (solo pomeriggio); 80€ (giornata intera)

      Ecco le coordinate bancarie su cui versare la quota di iscrizione:

      IT32R0503410196000000000905
      Intestato a: ZENON SOCIETA’ SPORTIVA DILETTANTISTICA 
      Causale: Iscrizione corso e quota tesseramento [specificare il nome se il conto non è intestato all’iscritto/a]

      Oppure paga con carta di credito/debito (con o senza Paypal), con l’opzione paga in 3 rate

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      Nota: se hai problemi a scaricare e/o compilare il modulo, nessun problema: scrivici a info@zenon.it o via WhatsApp e ti verremo in aiuto!

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      Nota: iscrivendoti a questo corso accetti termini e condizioni di questo servizio.


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      Archiviato in:eventi conclusi Contrassegnato con: asana, hathayoga, yoga, yoga Novara

      “Respirare nella pancia” è sbagliato?

      10 Gennaio 2026 by Zénon Lascia un commento

      Sulla differenza tra realtà anatomiche e realtà propriocettive

      Oggi diverse indicazioni utilizzate comunemente nello yoga e non solo sono messe in discussione perché anatomicamente inaccurate: sarebbe sbagliato chiedere di respirare “nella pancia”, oppure in un braccio o in qualsiasi altra parte del corpo che non siano le vie aereee propriamente dette.

      Immagine tratta da Kaminoff-Mathhews, Yoga Anatomy
      immagine tratta da Leslie Kaminoff, Amy Mathhews, Yoga Anatomy

      Nel caso del ventre, la cavità addominale durante l’inspiro non aumenta, ma cambia soltanto di forma: la spinta dall’alto verso il basso del diaframma fa sì che il ventre sporga leggermente all’infuori, mentre la risalita del diaframma (o la contrazione attiva dei muscoli addominali) provoca il movimento di ritorno alla posizione iniziale.

      Tuttavia, molte persone possono testimoniare la sensazione piuttosto chiara di ‘respirare nella pancia’, ovvero che l’addome ‘si riempia’ e ‘si svuoti’.

      Questo è un tipico caso in cui anatomia e propriocezione non coincidono e, per quanto quest’ultima potrebbe sembrare inaccurata agli occhi della prima, è comunque dotata di un certo grado di realtà e di utilità.

      Se nel muoverci e respirare facessimo infatti riferimento solamente a realtà letteralmente anatomiche (che non sempre peraltro possiamo percepire direttamente) dovremmo ogni volta pensare prima di muoverci, escludendo importanti input propriocettivi.

      Il che non sarebbe per nulla efficiente sul piano motorio: abbiamo bisogno di ‘nuotare nell’aria’, di respirare nelle braccia e nelle gambe, di aprire e chiudere spazi nel nostro corpo anche se sono in realtà occupati da organi, ossa, muscoli, tessuto connettivo.

      Ovviamente, l’anatomia è utilissima per migliorare ed espandere la propriocezione (differenti nozioni anatomiche possono cambiare o addirittura sbloccare quest’ultima), ma non sempre certe discrepanze vanno corrette: si tratta di due domini che non sempre si sovrappongono.

      Pensiamo, ad esempio, a certe nozioni del ‘corpo yogico’, come il canale centrale, le nadi o i chakra: che cosa potremmo concludere se li considerassimo realtà propriocettive? In quale modo potremmo rileggere diverse tecniche dello yoga, sia posturali che respiratorie, che mirano a rendere percepibili (non solo immaginabili!) certe realtà che abbiamo sempre chiamato sottili?

      Sarà proprio questo che vedremo in special modo nel quarto seminario di Yogasana 12.

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      Archiviato in:Senza categoria

      Lo yoga che pratichiamo è propriocettivo?

      29 Dicembre 2025 by Zénon 1 commento

      Alcune riflessioni di fine anno sulla propriocezione nello yoga.

      La propriocezione è il senso nascosto con cui il corpo ‘vede’ sé stesso e diviene davvero ‘nostro’. In una parola: è autosufficiente. Non ha bisogno di spiegazioni, non serve nemmeno che ci piaccia o non ci piaccia.

      Ricorda qualcosa? Certo, perché tutti noi ne abbiamo memoria. È la completezza, l’autonomia che ci manca.

      È curioso che questo ruolo fondante sia da attribuire alla propriocezione, che riguarda il senso del corpo nello spazio. Più che alla enterocezione (la sensazione degli stati interni), e più che alla esterocezione (la percezione di tutto ciò che è esterno alla nostra pelle).

      È curioso, ma fino a un certo punto: finché ci riferiamo solo a un ‘fuori’ e a un ‘dentro’, il fuori sarà potenzialmente una minaccia, il ‘dentro’ sarà fonte di preoccupazione per il nostro stato di salute.

      In entrambi i casi, il corpo è conteso tra due mondi ugualmente estranei, perché non si appartiene.

      È attraverso la propriocezione che troviamo una sintesi, un equilibrio, una identità in relazione col tutto: è proprio così che possiamo anche identificarci col tutto senza perdere la nostra identità.

      Per questo lo yoga è per sua natura propriocettivo, se non cediamo alla lusinga di voler assomigliare a un’immagine vista all’esterno.

      Ma lo yoga moderno è davvero propriocettivo?

      Lo yoga moderno, essenzialmente posturale, è, almeno sulla carta, la quintessenza della propriocezione: richiede di affidarsi al senso interno del corpo, di orientarsi ed equilibrarsi, facendo a volte a meno della vista, di sentire il movimento del respiro e di sentire il movimento nel respiro.

      Tutto questo sarà oggetto di ampia riflessione e pratica nel corso di Yogasana 12. Non serve un altro yoga, serve uno yoga che non perda il contatto con questa dimensione fondamentale che, come abbiamo già detto, è anche la soglia per gli stadi più interni: lo yoga, ne siamo sempre più convinti, è uno stato di elevata propriocezione. Il proprio, portato a ebollizione, non può che portare al Sé.

      Oggi tuttavia non mancano occasioni, anche nello yoga, di perdere il contatto con la propriocezione: e non parliamo solo dell’escalation innescata dai social media (ciò che faccio ha valore per come si vedrà dall’esterno), che ha esacerbato la performatività e la competitività che già caratterizzano l’approccio contemporaneo.

      Parliamo infatti anche di tanti mantra che oggi modernizzano e giustificano la pratica, siano essi regolare/resettare il sistema nervoso o rilasciare la fascia che sono ottimi e interessantissimi argomenti oltre che alla moda (ne parleremo, infatti), ma che troppo spesso vengono affrontati in modo deterministico, come se si trattasse di regolare un termostato per avere la temperatura desiderata.

      Senonché il termostato è un nostro sistema profondo che per definizione è tutt’altro che alla mercé di interventi di controllo diretto, oltre a essere spesso parte in causa non solo della temperatura, ma anche del desiderio di cambiarla.

      In altre parole: finché la tecnica mantiene il praticante nel ruolo di controllore ‘esterno’, non c’è yoga, il nostro corpo continua a essere “conteso tra due mondi ugualmente estranei”, diventa terreno di conflitto e di separazione (perché ci sarà sempre qualcosa fuori posto) laddove l’esperienza genuinamente propriocettiva, che non tollera altri obiettivi oltre il sentire, è unità di là dal dubbio.

      Pertanto, quando parliamo di una funzione così pervasiva e così fondativa come la propriocezione, il nostro compito non è tanto di partorire esercizi propriocettivi, quanto di far emergere nelle azioni – e nelle pratiche più comuni dello yoga – l’elemento propriocettivo dallo sfondo dove nessuno lo notava, potenziandolo ed elevandolo, accrescendo peraltro la sua capacità autoregolativa.

      Abbiamo infatti più di un sospetto che il praticante tradizionale partisse (e parta) da uno stato di propriocezione già molto più elevata rispetto al sedentario e virtualizzato, oltre che volitivo, occidentale. E che gran parte delle istruzioni e delle prassi con cui lo yoga si è introdotto al mondo globalizzato non sono giustificabili se non si parte da questo presupposto e se non si lavora sulla coltivazione di questo senso nascosto.

      Perciò, quello che per il praticante tradizionale era (è) una celebrazione, per noi oggi è una riscoperta se non una riconquista di ciò che è estremamente nostro. A partire dal corpo yogico, ma questa è un’altra storia di cui parleremo tra breve.

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      Archiviato in:Articoli Contrassegnato con: asana, propriocezione, yogasana

      Solo con la propriocezione il corpo è reale

      18 Dicembre 2025 by Zénon Lascia un commento

      Se pensiamo che la propriocezione riguardi solo l’equilibrio e la coordinazione, stiamo sottovalutando il nostro ‘sesto senso’: ce lo spiega Oliver Sacks nel suo libro più famoso e J. Nigro Sansonese in un testo pressoché sconosciuto.

      Ne L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Oliver Sacks descrive il caso di una paziente che perde del tutto il senso della propriocezione a causa di una rarissima patologia. Il titolo del capitolo – La disincarnata – è piuttosto eloquente sulle terribili conseguenze di questa perdita.

      È la stessa protagonista, Christina, a definirsi disincarnata: i medici le dicono che ha perso la propriocezione, ovvero uno dei tre elementi, insieme alla vista e all’apparato vestibolare, che formano il senso del corpo.

      Le conseguenze, soprattutto all’inizio, sono estremamente drammatiche.

      Non era in grado di stare in posizione eretta – scrive Sacks – se non guardandosi i piedi. Non riusciva a tenere niente in mano, e le mani, se non le osservava, «annaspavano qua e là». Se cercava di afferrare qualcosa o di portarsi il cibo alla bocca, esse mancavano l’oggetto o l’oltrepassavano con uno scatto.

      Col tempo, tuttavia, e grazie a una straordinaria determinazione, Christina riesce a recuperare in gran parte le funzioni perse, compensandole soprattutto con la vista per regolare la postura e i movimenti; e, per quanto riguarda la capacità di modulare la voce (anch’essa dipendente dalla propriocezione), ricorrendo all’udito.

      Anche se con artifici che richiedono costante vigilanza, Christina può tornare a condurre una vita “possibile, ma non normale”. Può tornare dalla sua famiglia. Può persino tornare a svolgere il suo lavoro di programmatrice.

      Tuttavia, la sua è “la storia di una vittoria e insieme di una sconfitta. La vittoria è che essa riesce ad agire, la sconfitta è che non può essere”.

      A fronte degli straordinari risultati funzionali, Christina infatti non riuscirà mai più a riconoscere il corpo come ‘suo’, come se il suo corpo fosse “cieco e sordo a se stesso”.

      “Insieme al senso della propriocezione, – osserva Sacks – [Christina] ha perso l’àncora fondamentale, organica dell’identità – almeno di quella identità corporea, o «io corporeo», che Freud considera la base dell’io.”

      Uno dei rari e parziali sollievi lo ha quando la sua pelle viene stimolata: per questo ama le macchine scoperte.

      Questo caso, per fortuna molto raro, ci aiuta a comprendere il ruolo fondamentale e meno evidente – forse perché fin troppo sotto i nostri occhi – della propriocezione: quello di rendere reale la nostra esperienza corporea, e quindi la nostra esperienza del mondo.

      A questo punto, visto che ci occupiamo di yoga, è d’obbligo una domanda: perché lo yoga stimola ed espande così tanto la propriocezione, visto che tutte le filosofie indiane – tantrismo compreso – affermano che l’identificazione con il corpo fisico è una delle principali cause della sofferenza umana?

      Nel corso di Yogasana 12, analizzeremo questo apparente paradosso da diverse angolazioni e con il contributo di diversi docenti, tra cui Mauro Bergonzi.

      Per il momento, però, vorremmo far riferimento a un altro testo che ci offrirà diversi spunti di riflessione, e che tra l’altro ha ispirato il titolo di questa edizione.

      The Body of Myth: Mythology, Shamanic Trance, and the Sacred Geography of the Body (1994) di J. Nigro Sansonese analizza sotto il profilo neurologico il ruolo del corpo nella mitologia, soprattutto greco-romana, e nelle prassi yogiche, teorizzando che la prima sarebbe una spiegazione esoterica degli stati indotti dalle seconde.

      In entrambi i casi, il corpo è il luogo in cui – e attraverso cui – avviene la trance nel suo significato letterale (transire, andare oltre). Più che un ‘abbandono’ del corpo in favore di un ‘altrove’ ultraterreno, gli stati più elevati dello yoga sono la naturale conseguenza di un elevato stato di propriocezione:

      Nello yoga, la trance estatica è stata distillata in enstasi (trance suprema) una trance che non ha bisogno di nessun oggetto-feticcio in cui risiede un potere desiderato – una trance da cui un intero gergo sciamanico, come “lasciare il corpo” o “volo magico”, è stato espulso. La transizione è una conseguenza della consapevolezza, maturata nel tempo, ovvia e insieme misteriosa, che tutte le esperienze avvengono esclusivamente all’interno del corpo.
      Quando lo sciamano tiene il suo feticcio, che sia una lancia, una brocca d’acqua, o un ramo d’albero sente prima di tutto il suo sistema nervoso. Il potere o l’energia del feticcio è prima di tutto compreso all’interno della sua neurologia. 

      In altre parole, il ruolo centrale della propriocezione nello yoga (sia nella sua forma più ‘alta’ come dottrina soteriologica e contemplativa, sia nella sua forma di pratica psicofisica) è riassumibile nella formula del Kiraṇatantra: “Senza corpo non c’è liberazione”.

      Aggiungeremmo: non si può abbandonare o andare oltre qualcosa se non lo si abita fino in fondo e nel pieno delle possibilità che ci sono date, che si parli di ego o di corporeità.

      Ed è proprio da qui, dalla convergenza tra farsi corpo–incarnazione (embodyment) e il transire attraverso il corpo, in un oltre che non è altrove, che cominceremo il percorso di Yogasana 12, permettendoci di citare un’ultima volta Sansonese: “Il tuo corpo è il tuo dove e quando”.

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      Archiviato in:Articoli, Yoga

      Meditazione online: il silenzio che c’è già – gennaio 2026

      16 Dicembre 2025 by Zénon Lascia un commento

      Un nuovo ciclo per accostarsi alla meditazione, da lunedì 12 gennaio 2026 alle 18.00. Online in diretta, con registrazioni disponibili per una settimana.

      Questa edizione

      Quando ci accostiamo alla meditazione siamo soliti vedere il bicchiere mezzo vuoto, ovvero quanto la nostra mente sia incline a distrarsi.

      La presa di coscienza dell’instabilità della nostra attenzione è sicuramente una componente importantissima del nostro percorso meditativo.

      Spesso tuttavia rischia di scoraggiare e di offuscare il ‘bicchiere mezzo pieno’ che sta proprio sotto i nostri occhi: ovvero la scoperta che il silenzio è molto più vicino di quanto potremmo credere, e probabilmente in questo silenzio ‘cadiamo’ molto più spesso di quanto non crediamo.

      In questo nuovo ciclo di meditazioni, impareremo:

      • a riconoscere questi silenzi e lasciarli ‘fiorire’;
      • quali sono le dinamiche spontanee, gli atteggiamenti e gli accorgimenti che favoriscono l’immersione in questi silenzi;
      • quali sono le abitudini mentali, le intenzioni e le tensioni che invece rendono la mente più rumorosa;
      • ma soprattutto come coltivare e ampliare nel tempo la nostra ricettività a questi silenzi.

      Lo faremo sia attraverso una analisi dettagliata di quanto sopra sia attraverso alcune tecniche prese dalla tradizione mettendo a confronto metodologie ‘rapide’, basate sulla presa di coscienza nell’istante, e metodologie ‘a fuoco lento’.

      Questa è la versione online, che puoi seguire in diretta o tramite le registrazioni. Se vuoi meditare in presenza con noi a Novara vai qui.

      Contenuti

      • Questa edizione
      • A chi è rivolto questo percorso
      • Struttura delle lezioni
      • Dove e quando si svolgono le sessioni
      • Il docente
      • Contributo di partecipazione
      • Iscriviti
        • Richiedi informazioni
        Imparare a meditare

        A chi è rivolto questo percorso

        A chi desidera accostarsi alla pratica meditativa sia partendo da zero, sia cercando un approccio il più possibile essenziale.

        A chi pratica già la meditazione da autodidatta e desidera approfondire.

        A chi vuole imparare a calmare la mente e ottenere maggiore chiarezza.

        A chi è sottoposto a forti stress lavorativi, familiari o di altra natura.

        A studenti che necessitano di strumenti per gestire l’ansia migliorando la concentrazione

        Struttura delle lezioni

        Ogni lezione dura un’ora circa e include:

        • Una parte introduttiva, di circa dieci minuti, con la spiegazione dei principi e della pratica, con eventuali approfondimenti
        • Una parte pratica di meditazione seduta di circa 40-45 minuti (Nota: il percorso è inizialmente guidato, con interventi progressivamente più radi per abituare a una pratica autonoma)
        • Considerazioni finali post-pratica.

        Dove e quando si svolgono le sessioni


        Il corso online si terrà a partire dal 27 gennaio 2026 ogni martedì alle 15.00, in diretta via Zoom. Saranno disponibili anche le registrazioni, per una settimana, per la partecipazione in differita.

        Il docente

        Francesco Vignotto

        Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

          Contributo di partecipazione

          La quota di partecipazione del corso (comprensivo di 9 lezioni) è di 160€. Tramite Paypal, è possibile pagare la quota in 3 rate mensili senza interessi.

          Iscriviti

          Vuoi iscriverti? Servono solo due passaggi: 1) paghi la quota e 2) compili e invii la domanda di iscrizione.


          1. Dati per il pagamento

          Costo: 160€ (9 lezioni)

          Puoi scegliere di pagare:

          • con carta di credito o di debito attraverso Paypal (non serve avere un account): in questo caso puoi anche usufruire dell’opzione paga in tre rate;
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