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yoga Novara

Yoga, articolazioni e movimento armonico: un approfondimento

22 Aprile 2025 by Zénon Lascia un commento

Un approfondimento sul prossimo corso sul rapporto spesso sottovalutato tra yoga e articolazioni, analizzandolo non solo sotto l’aspetto muscolare e quello miofasciale, ma anche prenderemo a prestito un principio dalle Pratiche di Lunga Vita cinesi ed eleggendo gli spazi articolari come strumento privilegiato di meditazione.



Le articolazioni sono luoghi di connessione e di possibilità: sia che mobilitiamo, sia che stabilizziamo una o più articolazioni, noi moduliamo la nostra struttura creando sempre nuove configurazioni, sempre nuovi equilibri attraverso un linguaggio stratificato e tutt’altro che ovvio.

Proprio per questo, quando abbiamo scarsa consapevolezza delle nostre articolazioni, i nostri movimenti ne risentono in termini di ‘risoluzione’, proprio come un’immagine che perdendo qualità diventa ‘sgranata’. Risulta così compromessa l’abilità di sentire il movimento più che eseguirlo meccanicamente, di lasciarlo propagare attraverso le linee di forza inscritte nel rapporto tra le parti e l’ambiente.

Le nostre articolazioni, insomma, non sono strutture come altre, perché – in modo più misterioso – sentire profondamente anche una sola articolazione è sentire tutte le articolazioni, tutto il corpo, o meglio l’unità che lo sottende.

Non si tratta però di apprendere una somma di particolari anatomici, ma, anche attraverso l’anatomia e la cinesiologia, di eleggere le articolazioni come luogo privilegiato di ascolto. Non allo scopo di correggerlo, ma di leggerlo nella sua lingua madre.

Questo favorirà una conoscenza più sintetica e diretta del corpo, un’attenzione globale e immediata che solitamente è occultata dalle tensioni, oltre che dalla pretesa di ottenere dei risultati senza passare dall’ascolto del corpo: lo yoga moderno, purtroppo, non ha sempre dato il buon esempio, malgrado le buone intenzioni.

Proprio per questo, in questi quattro seminari affronteremo il tema attraverso quattro livelli che ci permetteranno progressivamente di allargare sempre di più il campo e di considerare le articolazioni a livelli sempre più raffinati:

  • Quello muscolare, attraverso lo studio dei muscoli mono e bi-articolari, grazie ai quali cominceremo a comprendere come il movimento viaggi meccanicamente attraverso più articolazioni.
  • Quello miofasciale, attraverso cui espanderemo il quadro delle interconnessioni.  
  • Quello del rapporto armonico tra le tre coppie di articolazioni maggiori, attraverso un principio empirico in uso nel Taijiquan, che ci permetterà, attraverso pochi elementi, di sviluppare l’attenzione per il tutto e i rapporti soggiacenti nelle posture yogiche.
  • Quello della consapevolezza, approfondendo il rapporto tra articolazioni e rilassamento, tra articolazioni e silenzio mentale.

Il corso, che inizierà giovedì 29 maggio online e in presenza, è a un prezzo agevolato per chi si iscrive in anticipo. Il programma, le date e le modalità di iscrizione si trovano a questo indirizzo:

Yoga, articolazioni e movimento armonico

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Archiviato in:eventi conclusi Contrassegnato con: asana, yoga, yoga Novara

No, yoga e meditazione non servono a controllare le emozioni, ma a migliorare la digestione*

10 Aprile 2025 by Francesco Vignotto Lascia un commento

Spesso sentiamo affermare che yoga e meditazione permettono di controllare meglio le emozioni. Come spesso accade, il diavolo (inteso come colui che depista) è nei dettagli, perché questa asserzione rischia di avvalorare una premessa che non è per nulla scontata: ovvero che le emozioni si tengano sotto controllo.

In realtà, se le emozioni potessero essere controllate, non sarebbero emozioni.
Del resto il concetto di controllo, in questo ambito, risulta pericolosamente ambiguo (e sbagliato, al di fuori di casi psichiatrici che richiedono un contenimento coatto): dove va a finire l’energia dell’emozione, potenzialmente enorme, destabilizzante, distruttiva, soprattutto quando si tenta di contenerla? Viene ridirezionata (a discapito di chi o cosa?), sublimata (non è forse, spesso, una pia illusione?) oppure repressa, evitata, ossia rimandata a una futura, rovinosa, deflagrazione o destinata a trasformarsi in nevrosi?

Chi, del resto, tra i praticanti di queste discipline, non conosce quanto sia facile il deflagrare di emozioni violente proprio quando ci si sente purificati dalle passioni e al di sopra di ogni emozione?

Far passare il concetto che con lo yoga e la meditazione si possano controllare le emozioni significa far andare incontro il praticante a non poche complicazioni evitabili. Perché il gioco potrebbe anche funzionare, fino a un certo punto, e questo non farà che nutrire l’illusione di avere pieni poteri sul proprio emotivo. Almeno fino a quando non arriverà il momento in cui soffrire sarà inevitabile e non starà a noi decidere quando sarà abbastanza.

A quel punto nascerà un conflitto, spesso non dichiarato apertamente, tra l’emozione percepita come ‘sbagliata’ e i tentativi di mettere le cose a tacere, tentando di risalire una china resa ancora più farraginosa proprio dal nostro agire, e tanto più profonda dalla non accettazione della nostra emozione.

Il fatto è che questo problema non era per nulla ignoto alle tradizioni da cui abbiamo appreso le tecniche di meditazione con cui oggi pensiamo, a torto, di tenere a bada il nostro emotivo. Il concetto stesso di karma nasce dalla constatazione che qualunque tentativo di fuggire attivamente alla sofferenza è destinato a rincararne la dose, a complicarne ancora di più il labirinto, laddove all’agire non anteponiamo la consapevolezza dei suoi limiti.

Ed è questo il primo passo nella consapevolezza, che ci invita a fare lo yoga: possiamo agire solo dopo aver accettato, o meglio accolto, ciò che non possiamo controllare.

Non è un caso se il principale oggetto di attenzione sia il respiro, che non può essere ‘controllato’ se prima non ne riconosciamo gli aspetti involontari: le idee stesse di azione e di controllo devono essere purificate e rettificate per poter essere efficaci. Agisco soprattutto non agendo, controllo in primo luogo assecondando.

In altre parole, si deve sostituire l’idea malata di tenere sotto controllo il mare con l’idea che, sebbene le onde non si controllino, si può imparare a nuotare. E che, a volte, ci è dato scegliere quale corrente seguire.

Ed è proprio nella consapevolezza del valore, del diritto ad esiste di ciò che non possiamo controllare e del suo tesoro vitale, che possiamo allenarci, attraverso la contemplazione, a digerire le emozioni, ovvero a cessare di respingerle, a riconoscerle come parte di noi.

*Post scriptum

Queste considerazioni presuppongono un buono stato di salute mentale, per quante nubi possano addensarsi nei cieli del nostro umore. In presenza di patologie, nel caso in cui le emozioni siano potenzialmente pericolose per sé e/o per gli altri, va da sé che ben prima della meditazione serve un buon supporto terapeutico.

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Archiviato in:Articoli, hathayoga, meditazione Contrassegnato con: emozioni, emozioni negative, hathayoga, yoga Novara

[Yoga Online] Tra asana e pranayama: 9 lezioni sull’accordatura del respiro attraverso le posizioni

26 Marzo 2025 by Zénon

Nello yoga, il sottile confine tra la pratica posturale e le pratiche di respirazione può essere un luogo estremamente fertile. In questo ciclo di nove lezioni online sperimenteremo come già gli asana stessi siano uno strumento che ci permette di prolungare e accordare il soffio in base alle modificazioni degli spazi del respiro, introducendoci alle tecniche di pranayama propriamente dette.

Questo corso è interamente online. Se desideri approfondire questi temi in presenza, vai alla pagina dei corsi di yoga in presenza.

Contenuti

  • A chi è rivolto questo percorso
  • Struttura delle lezioni
  • I temi del corso
  • Il docente
  • Contributo di partecipazione
  • Iscriviti
    • Richiedi informazioni
    Imparare a meditare

    A chi è rivolto questo percorso

    A chi pratica yoga e vuole approfondire l’aspetto della respirazione.

    A chi vuole accostarsi a una forma di yoga che vada in profondità senza rinunciare al lavoro corporeo.

    A chi viene da altre discipline e vuole comprendere meglio la specificità della pratica delle posture yogiche.

    A chi vuole approfondire la pratica posturale come strumento di consapevolezza e regolazione del respiro.

    Struttura delle lezioni

    Ogni lezione dura un’ora e ha carattere prevalentemente pratico, con una breve introduzione.

    I temi del corso

    Iscrivendoti, avrai accesso a un ciclo di 9 lezioni settimanali, che toccheranno questi argomenti:

    • Il respiro che guida il movimento o il movimento che suscita il respiro?
    • La posizione come stimolazione, espansione, compressione delle aree del respiro.
    • L’accordatura del soffio, lasciarsi accordare dal soffio.
    • Suono, tattilità, enterocezione, rapporto tra qualità del respiro e attività del pensiero.
    • Dentro e fuori: forme di respirazione in interazione con lo spazio interno ed esterno.
    • Il prolungamento del respiro nella stasi.
    • Il respiro e il movimento frazionati. Le pause nel movimento, le pause nel respiro.
    • La lateralità e gli influssi sottili sulla mente.

    Dove e quando si svolgono le sessioni


    Il corso online si terrà a partire dal 28 aprile 2025 ogni lunedì alle 18.00, in diretta via Zoom. Saranno disponibili anche le registrazioni, per la partecipazione in differita, che rimarranno disponibili per tre mesi.

    Il docente

    Francesco Vignotto

    Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

      Contributo di partecipazione

      La quota di partecipazione del corso (comprensivo di 9 lezioni) è di 160€. Tramite Paypal, è possibile pagare la quota in 3 rate mensili senza interessi.

      Iscriviti

      Vuoi iscriverti? Servono solo due passaggi: 1) paghi la quota e 2) compili e invii la domanda di iscrizione.


      1. Dati per il pagamento

      Costo: 160€ (9 lezioni)

      Puoi scegliere di pagare:

      • con carta di credito o di debito attraverso Paypal (non serve avere un account): in questo caso puoi anche usufruire dell’opzione paga in tre rate;
      • con bonifico bancario.

      Con carta di credito/debito (con o senza Paypal)

      Con bonifico bancario

      Ecco le coordinate bancarie su cui versare la quota di iscrizione:

      IT32R0503410196000000000905
      Importo: 160,00 intestato a: Zenon ASD 
      Causale: Iscrizione corso e quota tesseramento [specificare il nome se il conto non è intestato all’iscritto/a]

      2. Scarica e compila il modulo di iscrizione

      Scarica la domanda di iscrizione e inviala compilata all’indirizzo info@zenon.it oppure inviacela via whatsapp cliccando sull’icona in basso a sinistra.

      Modulo iscrizioneDownload

      Richiedi informazioni

      Vuoi iscriverti o chiedere informazioni? Puoi chiamarci al 3492462987 o scriverci su Whatsapp

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      …oppure puoi scriverci col modulo qui sotto. Ti risponderemo al più presto.

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      Archiviato in:eventi conclusi Contrassegnato con: asana, pranayama, yoga, yoga Novara

      Yoga del Kashmir: l’arte della contemplazione che diviene festa, con Gioia Lussana

      24 Febbraio 2025 by Zénon Lascia un commento


      Domenica 9 marzo 2025: seminario intensivo di Yoga del Kashmir con Gioia Lussana. Evento unicamente in presenza.

      • Il tema
      • Dove e quando si svolge il seminario
      • La docente
      • Contributo di partecipazione
      • Iscriviti
        • Desideri maggiori informazioni?

        Il tema

        In questo seminario teorico-pratico approfondiremo alcuni aspetti dello yoga non duale del Kashmir, che fanno di questo yoga nella sua riformulazione contemporanea una delle declinazioni più originali e creative rispetto alle diverse proposte dello Haṭha-yoga oggi più diffuse.

        Anziché come terapia corporea, rimanendo fedele al messaggio filosofico e religioso delle scuole medievali questo yoga, eminentemente contemplativo, è inteso come arte espressiva del sé più profondo. E allora contemplare diviene una festosa manifestazione della nostra natura autentica, fervida partecipazione al mistero dell’esistenza.

        Dove e quando si svolge il seminario


        Il corso si terrà in presenza domenica 9 marzo dalle 10.00 alle 18.00 presso la sede di Zénon, in via 23 marzo n.17 a Novara.

        La docente

        Gioia Lussana

        Docente yoga (Y.A.N.I.) e formatrice di insegnanti yoga. Laureata cum laude in Indologia con Raniero Gnoli e Raffaele Torella. Co-fondatrice dell’A.ME.CO con Corrado Pensa, per oltre 20 anni ha approfondito la meditazione vipassanà con maestri del buddhismo contemporaneo. Ha pubblicato saggi sullo yoga in riviste scientifiche (RSO) e divulgative. Ha conseguito il PhD presso l’Università Sapienza di Roma con una ricerca sullo yoga tantrico delle origini.

          Contributo di partecipazione

          La quota di partecipazione è di 100€.
          Se è la prima volta che ti iscrivi a un corso a Zénon quest’anno, con la quota del corso hai anche il tesseramento per un anno, valido anche per svolgere altre attività presso di noi.

          Posti attualmente disponibili: 3

          Iscriviti

          Vuoi iscriverti? Servono solo due passaggi: 1) paghi la quota e 2) compili e invii la domanda di iscrizione.


          1. Dati per il pagamento

          Costo: 100€

          Ecco le coordinate bancarie su cui versare la quota di iscrizione:

          IT32R0503410196000000000905
          Intestato a: Zenon ASD 
          Causale: Iscrizione corso e quota tesseramento [specificare il nome se il conto non è intestato all’iscritto/a]

          Oppure paga con carta di credito/debito (con o senza Paypal)

          2. Scarica e compila il modulo di iscrizione

          Scarica la domanda di iscrizione e inviala compilata all’indirizzo info@zenon.it oppure inviacela via whatsapp cliccando sull’icona in basso a sinistra.

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          Archiviato in:eventi conclusi Contrassegnato con: hathayoga, Qi Gong Novara, tantra, yoga Novara

          Per lasciare andare bisogna aver qualcosa da abbandonare: sull’autodisciplina nello yoga

          13 Febbraio 2025 by Francesco Vignotto Lascia un commento

          Come un incendio che lo guarisca di creare

          Antonin Artaud, I Cenci

          Nello yoga, e nell’atteggiamento verso la vita che ne deriva, hanno largo e meritato spazio termini quali rilassamento, abbandono e lasciare andare. Tuttavia, se questo lasciare andare non fosse preparato da una calibrata autodisciplina, non solo non avremmo nulla da abbandonare, ma non potremmo farlo con la necessaria intensità.

          La dialettica tra questi due poli è delicata e dibattuta anche nella tradizione: il rischio è da un lato l’automortificazione improduttiva perché basata unicamente sul controllo del corpo e delle funzioni vitali, con il contrappasso di rimanerne schiavi (sia il Buddha sia diversi testi dello Haṭhayoga rifiutano esplicitamente questa via). Dall’altro rischiamo uno yoga dell’evitamento più che dell’abbandono, dove non si arriva mai a temperatura, non si varca mai la soglia, non si sale mai di ottava perché il fuoco viene spento prima di qualsiasi confronto con la difficoltà (e, verrebbe da dire, con la realtà stessa), confronto senza il quale non può avvenire alcun cambio di stato.

          Per trovare il punto di equilibrio (la famosa via di mezzo predicata dal Buddha) non è possibile emettere una sentenza per tutte le stagioni e per tutti i soggetti: come nelle diete, a qualcuno bisognerà raccomandare almeno inizialmente il massimo rigore, mentre per qualcun altro sarà salutare concedersi qualche licenza. Allo stesso modo, chi vuole accostarsi alla pratica meditativa dovrà comprendere come l’immobilità formale non può andare a discapito del rilassamento – che ne è anzi una delle cause interne – ma è altrettanto vero che se risponderà a ogni impulso al movimento andrà incontro a una continua dispersione e quindi anche a un crescente stress.

          E proprio a proposito di autodisciplina e di dispersione, non è possibile evitare di parlare di tapas, un termine che molti studenti di yoga avranno conosciuto attraverso gli Yoga Sutra (è una delle cinque osservanze elencate da Patanjali) ma che risale all’India vedica e attraversa tematicamente tutte le tradizioni del subcontinente.

          Letteralmente “calore, fuoco, luce”, tapas indica in genere qualsiasi forma di austerità non solo nella sfera (che per noi è) religiosa, ma anche in base a ciò che l’ordinamento sociale prevedeva per ognuno. Secondo il Monier-Williams, tapas è per i Brāhmani l’apprendimento sacro, per i guerrieri è la protezione dei sudditi, per i contandini è fare l’elemosina ai Brāhmani, per i servi è adempiere al servizio, per i Veggenti è nutrirsi di erbe e radici. Tapas, insomma, indica tutto ciò che richiede una restrizione, un contenimento, ma, come la sua etimologia ci ricorda, indica anche il potere che deriva da questa rinuncia.

          In effetti il tapas non è altro (prendo a prestito una definizione di Mauro Bergonzi) che “scaldarsi per autoincubazione, come la gallina che cova”. Il principio è molto semplice e comprensibile anche se non pratichiamo grandi austerità: quando evito di disperdere energia, questa si accumula ed è disponibile per i miei obiettivi, siano essi la concentrazione meditativa o il compimento di un’impresa. Nell’India tradizionale, infatti, l’ascesi non era riservata ai mistici, ma era praticata da chiunque dovesse intraprendere un’opera molto difficile. 

          Tapas, in italiano, è spesso tradotto come autodisciplina, soprattutto in relazione all’ottuplice yoga di Patanjali, anche se questo termine rischia di offuscare due caratteristiche tipiche di questo principio: da un lato l’autopurificazione che il tapas produce (leggerezza del corpo, nitidezza mentale e forse anche salute), dall’altro – elemento forse ancor più sottovalutato – lo sviluppo di un principio autoportante che, soprattutto nel caso delle vere e proprie austerità ascetiche, può essere fuori scala.

          Il fuoco del tapas, infatti, pur essendo tecnicamente applicabile a qualsiasi scopo, finisce per bruciare qualsiasi obiettivo che non sia l’assoluto: non a caso i miti indiani sono affollati di umani e demoni che, a causa dei poteri accumulati attraverso le austerità, giungono a mettere a repentaglio l’universo. La soluzione che si prospetta (l’intervento degli déi a ripristinare l’ordine) è però ambigua: potrebbe essere letta come una salutare risposta immunitaria del dharma contro le incursioni del caos, ma anche come la difesa di uno status quo che strutturalmente è volto a impedire la liberazione.

          Lasciamo che il tarlo di questo dubbio faccia il suo lavoro e torniamo alle piccole cose, che come sempre contengono le stesse dinamiche e le stesse domande che si muovono attraverso l’intero universo. Se ad esempio comincio a leggere un libro, mi sarà richiesto un certo sforzo iniziale. Oltre a fattori di disturbo variabili dovuti all’ambiente e al grado di eccitazione in cui mi trovo, allo stile e all’argomento più o meno familiare del libro, devo considerare che il mio tapas non è giunto ancora ‘a temperatura’ e quindi non mi può aiutare. Facilmente, continuerò a interrompere, la lettura sarà difficoltosa, accidentata, continuerò a perdermi.

          Se di fronte a queste difficoltà decido che il gioco non vale la candela e abbandono l’impresa, in un certo senso sarà come se non avessi mai nemmeno iniziato: rimarrò con le idee piuttosto confuse sul contenuto del libro e a una eventuale ripresa della lettura lo sforzo richiesto sarà probabilmente identico a quello iniziale.

          Se però resisto per un tempo sufficiente a stabilizzare la concentrazione (e ciò può voler dire arrivare sul punto di ammettere di non non capirci niente, ovvero sulla soglia della disperazione), potrebbe verificarsi un evento simile a quando il corridore ‘rompe il fiato’: la lettura comincerà a scorrere più veloce e soprattutto con maggior continuità. I concetti, i personaggi, i termini della questione diventeranno familiari ed emergeranno richiami e collegamenti anche non espressi esplicitamente.

          Il flusso della concentrazione non sarà più solo univoco (il mio sforzo verso la lettura) e non si baserà solo sulle mie forze, ma mi verrà in aiuto anche ciò che il mio sforzo precedente ha prodotto: in altre parole, avrò accumulato un certo tapas.

          Ciò che prima si trascinava, ora trascinerà, tanto che uscire dal flusso potrebbe essere a un certo punto più dispendioso che rimanervi. In altre parole, si verifica uno degli eventi più felici e necessari per chi siede in meditazione o pratica un’altro asana a lungo: la constatazione di stare bene dove si è, perché ciò che non è qui, non è da nessuna parte.

          Abbiamo quindi alcuni elementi, nella pratica dello yoga come nelle attività quotidiana, per distinguere il tapas dall’automortificazione sterile e fine a sé stessa: quest’ultima, infatti, va a detrimento delle nostre energie e richiede uno sforzo continuo a fronte di risultati limitati, oltre a richiedere un controllo costante e progressivo.

          Il tapas si distingue perché, una volta raggiunta la temperatura di ‘ebollizione’, diventa una forza trainante in sé: è possibile quindi quell’abbandono dello sforzo che può avvenire soltanto se c’è qualcosa da abbandonare, quel lasciare andare che, come la freccia di un arco, presuppone il rilascio di un’energia precedentemente caricata.

          Che cosa ho lasciato andare troppo presto? In che cosa sto insistendo inutilmente? Queste domande non dovrebbero trovare mai una risposta definitiva. Ma soprattutto: che cos’è lasciare andare? Non è, a volte, ricadere nei soliti circuiti consolidati, così come resistere non è, in alcuni casi, arroccarsi nella propria isola del Pacifico, ignorando o peggio rifiutando di riconoscere che la Guerra è finita?

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          Archiviato in:Articoli, Yoga Contrassegnato con: yoga Novara

          Yogasana 10: corpo yogico, neuroni specchio e immaginazione motoria

          2 Dicembre 2024 by Zénon Lascia un commento

          Yogasana 10
          CORPO YOGICO, NEURONI SPECCHIO E IMMAGINAZIONE MOTORIA

          Sette seminari online e in presenza

          Come le recenti scoperte nel campo dei neuroni specchio e del motor imagery hanno riattualizzato la nozione di corpo yogico e la pratica dei ‘movimenti invisibili’ con l’energia vitale: sette seminari pratici e teorici su come le discipline contemplative abbiano un impatto concreto sul corpo e su come lo yoga possa aiutare a ripensare il concetto di riabilitazione, tra neurofisiologia, pratica corporea, filosofia applicata e uno sguardo alle pratiche taoiste e alla Medicina Tradizionale Cinese…

          Contenuti

          • Contenuti di questa edizione
          • Il programma e il calendario
            • I docenti
            • Contributo di partecipazione e attestato di frequenza
            • Iscriviti
              • Desideri maggiori informazioni?

              Contenuti di questa edizione

              A livello neurofisiologico, quando simuliamo ‘mentalmente’ un movimento o lo vediamo fare da qualcuno, attiviamo pressoché le stesse aree corticali che impegneremmo per compierlo fisicamente. Basandosi su questo principio, che è connesso ai neuroni specchio, la pratica della immaginazione motoria (motor imagery) si è rivelata una risorsa di inaspettata efficacia nel campo dell’apprendimento motorio, dell’allenamento sportivo e della neuro-riabilitazione.

              La facoltà di avere una esperienza motoria in assenza di attivazione muscolare non può lasciare indifferente il praticante di yoga, il quale, laddove non abbia ricevuto una formazione votata unicamente al risultato meccanico, troverà una certa affinità con la presa di consapevolezza di quel territorio poco razionalizzabile tra il sentire e il fare. Un territorio che, se esplorato e coltivato attraverso la pratica yogica, è in grado di traboccare ed esprimere la propria dimensione attraverso il gesto esteriore al di là delle sue lacune.

              Ma non solo: l’immaginazione motoria da un lato rende attuale la nozione di corpo yogico, il quale è tradizionalmente intessuto anche dall’attività creativa e immaginale del praticante; dall’altro trova dei precedenti nelle pratiche di interiorizzazione e soprattutto nei movimenti invisibili, così essenziali in particolar modo nella tradizione del Kashmir e nelle pratiche taoiste per lo ‘svuotamento’ del corpo dalle tensioni e dall’intenzionalità egoriferita.

              In questa decima edizione di Yogasana, che coincide peraltro con il decimo anniversario di Zénon, ci muoveremo tra queste coordinate attraverso sette seminari in cui, accanto al confronto con la neurofisiologia e le pratiche riabilitative, riscopriremo come alcuni concetti filosofici e alcuni aspetti più interni della pratica yogica abbiano un impatto molto più profondo di quanto non pensiamo sul corpo fisico e sulle sue abilità di fare e di sentire.

              Saranno con noi in questo percorso Claudio Molinari, neurofisiologo, agopuntore e professore associato UPO, Gioia Lussana, PhD esperta nello Yoga tantrico delle origini, oltre al prof. Marco Invernizzi e Francesco Vignotto.

              in presenza e online

              Il corso potrà essere seguito anche in differita tramite le registrazioni, che saranno disponibili il giorno dopo ogni seminario

              Il programma e il calendario

              Tutti i seminari dureranno circa due ore e conterranno una parte teorica e una parte pratica. Potranno essere seguiti in queste tre modalità:

              • in presenza presso la nostra sede a Novara in via XXIII marzo al numero 17
              • online in diretta tramite la piattaforma Zoom
              • online in differita, tramite le registrazioni che saranno disponibili per la visione in streaming a partire dal giorno seguente

              Le registrazioni, assieme alle slide di ogni seminario, saranno a disposizione di tutti gli iscritti, anche di chi sceglierà di seguire in presenza.

              Le date:

              • 6 febbraio
              • 13 febbraio
              • 20 febbraio
              • 6 marzo
              • 20 marzo
              • 27 marzo
              • 3 aprile

              Ed ecco il dettaglio degli incontri:


              MODULO 1: Sentire la mano non è pensare alla mano: abitare e abilitare il corpo yogico oggi

              Online e in presenza, giovedì 6 febbraio ore 19.10-21.00
              Con Francesco Vignotto

              Quando si parla di aspetti energetici nella pratica dello yoga, uno si immagina che vi sia una teoria da apprendere e poi applicare. Quindi ecco un fiorire di mappe spesso eterogenee (nadi, chakra, involucri, soffi, meridiani) che si stratificano sovrapponendosi peraltro ai paradigmi medici e biomeccanici creando ulteriori bias. Tuttavia, prima di farne esperienza diretta, queste mappe sono fuorvianti (e spesso contengono deliberatamente errori), perché tutto inizia proprio da qui: nel capire che sentire la mano non è pensare alla mano, che il sistema nervoso custodisce gli schemi motori ma non può trascenderli perché non è l’origine dell’intenzione. In questo primo seminario introduttivo, quindi, lavoreremo sul sentire ciò ché appare banalmente corporeo per scoprire che banale non è, trovando quel non-luogo da cui l’intenzione autentica nasce, informando il gesto. In altre parole: abilitare la presenza corporea.


              MODULO 2: Neurofisiologia dei neuroni-specchio

              Online e in presenza, giovedì 13 febbraio 19.10-21.00
              Con Claudio Molinari e Francesco Vignotto

              La teoria dei neuroni specchio, o meglio del sistema specchio (che comprende diverse aree oltre quella motoria) è stata formulata da circa una trentina di anni ed è alla base del motor imagery, ossia della pratica di avere una esperienza motoria immaginando un movimento senza compierlo fisicamente, con importanti effetti sulla plasticità cerebrale, sull’apprendimento motorio e sulla riabilitazione: i meccanismi alla base di tutto ciò ci saranno illustrati dal professor Claudio Molinari, neurofisiologo, mentre con Francesco Vignotto esploreremo affinità e divergenze con la pratica yogica riprendendo il filo pratico del seminario precedente.


              MODULO 3: Motor imagery e ‘movimenti invisibili’/1: il movimento

              Online e in presenza, giovedì 20 febbraio 19.10-21.00
              Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

              Giungiamo al cuore di questo ciclo, con il primo di un gruppo di tre seminari in cui il professor Marco Invernizzi ci illustrerà i principi del motor imagery applicati alla riabilitazione, che confronteremo con quelli delle pratiche psicofisiche dello Yoga e del Qi Gong, valutando con Francesco Vignotto come sia possibile espandere e arricchire la prospettiva grazie a queste ultime. Questa prima parte è dedicata al movimento.


              MODULO 4: Motor imagery e ‘movimenti invisibili’/2: la stasi

              Online e in presenza, giovedì 6 marzo 19.10-21.00
              Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

              La seconda parte su motor imagery e movimenti invisibili è dedicata alle posizioni statiche, ovvero come la pratica immaginativa (ma si tratta veramente di immaginare?) può essere di enorme aiuto nella rettificazione della postura, sia praticando movimenti sia altre posture, e su come ciò possa essere di aiuto per allievi con forti limitazioni motorie e/o patologie come neuropatie.


              MODULO 5: Motor imagery e ‘movimenti invisibili’/3: il respiro

              Online e in presenza, giovedì 20 marzo 19.10-21.00
              Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

              La terza e ultima parte è dedicata al respiro, che nella pratica del motor imagery non è contemplata, ma di quella yogica è il fondamento. Il cervello custodisce, oltre agli schemi motori, anche quelli respiratori, compresi quelli che mettiamo in atto quando cerchiamo di controllare volontariamente il respiro. Questi schemi consci e inconsci tendono il più delle volte a meccanizzare la respirazione più che a liberarla, e a legarla ancora di più agli schemi motori. Più che la tecnica, è proprio la pratica immaginativa (ma, ancora una volta: è corretto chiamarla immaginazione?) che ha il potere di bypassare questi schemi restituendo al respiro la sua libertà.


              MODULO 6: Più reale del reale: è possibile una “mente che non mente”?

              Online e in presenza, giovedì 27 marzo 19.10-21.00
              Con Gioia Lussana

              Nello śivaimo kashmiro la phantasía anziché distrarre, in quanto immaginazione non verbale, diviene sinonimo di pura creatività svincolata dal pensiero discorsivo.
              L’arte dello yoga usa l’immagine intuitiva, quella che sgorga dall’inconscio come evocazione del proprio sé più profondo.


              MODULO 7: Il rilassamento, ovvero la spontaneità dell’energia vitale

              Online e in presenza, giovedì 3 aprile 19.10-21.00
              Con Marco Invernizzi e Francesco Vignotto

              Non solo śavāsana, non solo yoga nidra: il rilassamento è premessa di qualsiasi pratica contemplativa e psicofisica e non a caso è uno dei sette Fattori di Risveglio secondo il buddhismo. Perché il rilassamento, l’agio, è ciò che permette all’energia vitale di esprimersi spontaneamente pur attraverso forme strutturate e altrettanto spontaneamente manifestarsi come coscienza. Per questo, oltre alle forme consuete del sonno yogico in questo seminario andremo alla ricerca di percorsi soprattutto corporei per ‘bucare il pallone’ delle nostre tensioni e imparare a riconoscere la consapevolezza non come risultato di uno sforzo ma come stato naturale a cui tornare per sottrazione anche durante lo sforzo stesso.


              Un momento della didattica, durante la prima edizione di Yogasana


              I docenti

              Marco Invernizzi

              Medico e Professore Ordinario presso la cattedra di medicina fisica e riabilitativa dell’Università del Piemonte Orientale.
              Agopuntore ed esperto in Medicina Tradizionale Cinese, insegnate di Tai Chi e Qi Qong presso Zénon.

                Francesco Vignotto

                Insegnante di yoga e meditazione presso Zénon.

                  Gioia Lussana

                  Docente yoga (Y.A.N.I.) e formatrice di insegnanti yoga. Laureata cum laude in Indologia con Raniero Gnoli e Raffaele Torella. Co-fondatrice dell’A.ME.CO con Corrado Pensa, per oltre 20 anni ha approfondito la meditazione vipassanà con maestri del buddhismo contemporaneo. Ha pubblicato saggi sullo yoga in riviste scientifiche (RSO) e divulgative. Ha conseguito il PhD presso l’Università Sapienza di Roma con una ricerca sullo yoga tantrico delle origini.

                    Claudio Molinari

                    Medico e Dottore di Ricerca in Fisiologia, Agopuntore.
                    Professore Associato di Fisiologia presso la Scuola di Medicina dell’Università del Piemonte Orientale “A. Avogadro” di Novara.
                    La sua attività di docente si svolge anche presso:
                    la Scuola di Agopuntura ALMA di Milano;
                    il Corso di Perfezionamento in Regolazione Biologica e Medicine Complementari dell’Università di Milano;
                    il Corso di Perfezionamento in Coordinamento di Medicina Integrata dell’Università di Pavia.
                    Si impegna da anni per far entrare la Medicina Complementare nel mondo Accademico.

                      Contributo di partecipazione e attestato di frequenza

                      Il contributo di partecipazione del corso (comprensivo dei 7 seminari) è di 300€. Per chi si iscrive versando la quota entro il 26 gennaio il prezzo è agevolato a 280€. Non è possibile iscriversi a singoli seminari, in quanto il corso è da intendersi come un blocco unitario.

                      Al termine del percorso verrà rilasciato un attestato di frequenza. Chi segue online, in diretta o differita, può ottenere l’attestato compilando un piccolo test finale con domane a risposta multipla.

                      Iscriviti

                      Vuoi iscriverti? Servono solo due passaggi: 1) paghi la quota e 2) compili e invii la domanda di iscrizione.


                      1. Dati per il pagamento

                      Costo: 300,00€ 280€ (entro il 26/1)

                      Ecco le coordinate bancarie su cui versare la quota di iscrizione:

                      IT32R0503410196000000000905
                      Intestato a: Zenon ASD 
                      Causale: Iscrizione corso e quota tesseramento [specificare il nome se il conto non è intestato all’iscritto/a]

                      Oppure paga con carta di credito/debito (con o senza Paypal)

                      2. Scarica e compila il modulo di iscrizione

                      Scarica la domanda di iscrizione e inviala compilata all’indirizzo info@zenon.it oppure inviacela via whatsapp cliccando sull’icona in basso a sinistra.

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