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yoga in gravidanza

Yogasana 5: la pratica in presenza di patologie

8 Luglio 2022 by Zénon Lascia un commento

Stage per insegnanti e praticanti – settembre-dicembre 2022

Yogasana: formazione per praticanti e insegnanti


Che cos’è il sistema connettivo e miofasciale? Qual è la sua relazione con lo yoga e perché la Medicina Tradizionale Cinese può dirci qualcosa di molto interessante a riguardo? Quali adattamenti sono necessari nella pratica per chi ha delle protesi al ginocchio, all’anca o alla spalla? Come affrontare l’artrite reumatoide con lo yoga? Che cosa significa soffrire di sciatica, quali posizioni possono alleviarne i sintomi e quali devono essere evitate o adattate? Lo yoga può aiutare a tenere sotto controllo la diastasi addominale post parto?

A queste domande risponderemo, durante la quinta edizione di YOGASANA: la pratica in presenza di patologie. In questa edizione, rispetto alle precedenti, vi sarà un seminario in più (per un totale di 7 seminari invece di 6), e pertanto ci sarà più spazio per l’approfondimento sia teorico sia pratico. Come sempre, ci muoveremo tra pratica, anatomia, biomeccanica e filosofia. E, come sempre, il Professor Marco Invernizzi e gli insegnanti Francesco Vignotto ed Erika Pizzo saranno lieti di analizzare i casi particolari e di rispondere alle domande dei partecipanti.


in presenza e online

Il corso potrà essere seguito anche in differita: le registrazioni rimarranno disponibili fino a sei mesi dal termine del corso

Il programma

Tutti i seminari dureranno circa due ore e conterranno una parte teorica e una parte pratica interattiva in cui i partecipanti potranno sottoporre casistiche particolari. Si terranno in sala e contemporaneamente online, ma potranno essere seguiti anche in differita. Al termine di ogni seminario tutti i partecipanti riceveranno le registrazioni, che rimarranno disponibili per sei mesi dalla fine dell’intero ciclo.

Il sistema miofasciale, tra mito e realtà/1

Giovedì 22 settembre ore 19.10

Durante gli ultimi anni, Fascia e sistema miofasciale sono diventate parole abbastanza inflazionate, nei dintorni dello yoga. Come sempre, andremo a indagare quale sia la sostanza che si nasconde al di sotto del rumore. E allora, in questo seminario scopriremo come vi siano parecchi punti di contatto tra le recenti scoperte sul sistema connettivo/miofasciale, lo yoga e alcuni aspetti meno noti della Medicina Tradizionale Cinese: l’idea di una rete di comunicazione onnipervasiva che si trasforma in semiconduttore attraverso sollecitazioni meccaniche, infatti, non può lasciare indifferenti chi abbia familiarità con le discipline psicofisiche.


Il sistema miofasciale, tra mito e realtà/2

Giovedì 6 ottobre ore 19.10

Questo seminario sarà dedicato principalmente alla pratica e a esperire nel concreto il sistema connettivo/miofasciale nel contesto dello yoga. Sarà una pratica dedicata all’attenzione e alle relazioni tra le parti, alle sensazioni legate al tatto e alla scoperta di come il movimento ‘viaggi’ lungo percorsi noti e meno noti attraverso il nostro corpo. Ma questo lavoro servirà da ponte tra la percezione dello spazio del corpo – più libero e leggero rispetto al corpo denso del movimento meccanico – e il corpo che si dispone e si espande nello spazio. E, soprattutto, come questa espansione sensoriale possa sommergere e risolvere tensioni profonde e difficoltà motorie.


Artrite reumatoide

Giovedì 13 ottobre ore 19.10

Durante una delle passate edizioni, in un seminario dedicato all’osteoartrosi, ci è stata posta una domanda sull’artrite reumatoide. Avevamo promesso allora un seminario dedicato all’argomento, perché nonostante la somiglianza nominale, tra osteoartrosi e artrite reumatoide c’è una grande differenza: la prima è un sintomo inevitabile dell’età che può essere alleviato attraverso l’esercizio fisico e la pratica yoga; la seconda è una malattia infiammatoria cronica e autoimmune. E come tale dovremo affrontarla, ricorrendo ad aspetti più sottili che lo yoga ci mette a disposizione e a ciò che la medicina può dirci oggi al riguardo.

Diastasi addominale nel post parto

Giovedì 27 ottobre ore 19.10

La diastasi addominale, ovvero l’eccessiva separazione dei retti addominali, è un fenomeno molto diffuso fra le donne nel post parto ed è in parte fisiologico.
In questo seminario, assieme a Erika Pizzo, vedremo quali sono le implicazioni funzionali, oltre che estetiche, della diastasi, e qual è la soglia di attenzione oltre alla quale occorre intervenire e in quale modo.
Fortunatamente, nello yoga abbiamo a disposizione diversi strumenti, e non intendiamo solo Mula e Uddiyana Bandha, ma un intero approccio che ci offre l’occasione per riconsiderare il nostro addome e la nostra colonna vertebrale come centro e motore del nostro complesso psico-fisico.


Sciatalgia e dolore sacroiliaco

Giovedì 10 novembre ore 19.10

La sciatica è sicuramente una delle patologie più diffuse e ‘gettonate’ tra chi si presenta a un corso di yoga, ed è riconoscibile da sintomi caratteristici: dolore, formicolio, intorpidimento e limitazioni motorie. Per comprenderne le cause, coglieremo l’occasione per esaminare l’anatomia del nervo sciatico e la biomeccanica delle strutture collegate, in particolar modo della colonna lombare e dell’articolazione sacro-iliaca sede quest’ultima di un dolore che spesso accompagna la cosiddetta sciatica, ma che in realtà ha cause diverse. Ovviamente, lo yoga può aiutare molto, se si sa cosa fare.


Osteoporosi

Giovedì 17 novembre ore 19.10

L’osteoporosi è una patologia legata all’età che colpisce in particolar modo e con più forza le donne. Ma anche nei casi più acuti, le cosiddette ‘ossa che si sbriciolano’, l’attività fisica e in particolar modo lo yoga si rivelano molto importanti per la tenuta del sistema muscolo-scheletrico e per vivere una vita relativamente normale. Com’è ovvio però occorre adottare delle precauzioni e saper selezionare le tecniche più efficaci, evitando o adattare quelle potenzialmente dannose. In questo seminario faremo riferimento, oltre che alla pratica yogica, anche alle linee guida del WHO e allo stato dell’arte della terapia riabilitativa.



La pratica con protesi: ginocchio, anca, spalla

Giovedì 1 dicembre ore 19.10

Per il seminario conclusivo prenderemo in esame tre articolazioni maggiori (il ginocchio, l’anca e la spalla) dal punto di vista di chi ha subito un intervento di sostituzione con protesi parziale o totale. Per ognuno di questi casi, valuteremo le limitazioni di movimento, le criticità e gli adattamenti, ma soprattutto come educarsi ed educare gli allievi a gestire la differente mobilità in autonomia.
Ma questo appuntamento che conclude il ciclo ci permetterà di riprendere alcune delle nozioni e delle intuizioni relative al sistema connettivo/miofasciale, ovvero considerare l’elemento particolare, in questo caso ‘estraneo’, all’interno di un contesto fluido che cerca di adattarsi e armonizzarsi.




In ogni modulo si parlerà di…

Corsi di Yoga a Novara

Principi di anatomo-fisiologia e biomeccanica

  • Principi base: movimenti articolari, gruppi muscolari coinvolti
  • Adattamenti alle diverse costituzioni e in presenza di patologie
  • Cosa fare se l’allievo è in fase riabilitativa o post–riabilitativa

Teoria e pratica del corpo energetico

  • L’asana e il corpo energetico secondo la tradizione yogica 
  • Analisi dell’asana secondo la Medicina Tradizionale Cinese

Dimensione pratico-esperienziale

  • Modulare l’approccio: il rapporto tra ‘pretesa’ e possibilità, tra asana come fine o come mezzo
  • Precauzioni e attenzioni nella pratica in presenza di patologie  
  • Come modificare le pratiche in base alle condizioni dell’allievo
  • Esempi pratici
  • Domande e risposte dei partecipanti
Un momento della didattica, durante la prima edizione di Yogasana


I docenti

Marco Invernizzi

Medico e Professore associato presso la cattedra di medicina fisica e riabilitativa dell’Università del Piemonte Orientale.
Agopuntore ed esperto in Medicina Tradizionale Cinese, insegnate di Tai Chi e Qi Qong presso Zènon.

    Francesco Vignotto

    Insegnante di yoga presso Zénon.

      Erika Pizzo

      Insegnante di yoga in gravidanza e post parto, Qi Gong e allenamento funzionale presso Zénon.

        Contributo di partecipazione e attestato di frequenza

        Il contributo di partecipazione del corso (comprensivo dei 7 seminari) è di 300€. Per chi si iscrive entro il 7 settembre – versando la quota – il prezzo è agevolato a 278€. Non è possibile iscriversi a singoli seminari, in quanto il corso è da intendersi come un blocco unitario.

        Al termine del percorso – con una frequenza minima dell’80% delle lezioni – verrà rilasciato un attestato di frequenza.

        Richiedi informazioni o iscriviti

        Vuoi iscriverti o chiedere informazioni? Puoi chiamarci al 3492462987 o scriverci su Whatsapp

        Chat su WhatsApp

        …oppure puoi scriverci col modulo qui sotto. Ti risponderemo al più presto.

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        Archiviato in:eventi conclusi Contrassegnato con: asana, hathayoga, pratica, yoga, yoga in gravidanza, yoga Novara, yoga post parto

        Yoga per il parto attivo: insegnare yoga in gravidanza

        14 Marzo 2022 by Zénon


        Yoga in gravidanza non significa semplicemente adattare le posizioni, ma proporre un percorso strutturato che offra alla donna strumenti per vivere al meglio non solo la gravidanza, ma anche il travaglio e il parto.

        5 incontri per confrontarsi, scoprire quali aspetti della pratica yoga può essere più utile approfondire e affrontare durante la gravidanza.

        Seminario via Zoom

        Il corso potrà essere seguito anche in differita: le registrazioni rimarranno disponibili fino a un mese dal termine del corso

        Il programma

        Tutti i seminari dureranno circa due ore. Si terranno in diretta via Zoom e potranno essere seguiti anche in differita. Se raggiungeremo un numero minimo di richieste, sarà possibile anche seguire le lezioni in presenza. Al termine di ogni seminario tutti i partecipanti riceveranno le registrazioni, che rimarranno disponibili per sei mesi dalla fine dell’intero ciclo.

        La gravidanza, la nascita e lo yoga

        Con Erika Pizzo

        Sabato 30 aprile ore 10.00

        Lo Yoga in gravidanza non è semplicemente uno yoga adattato a una condizione particolare, ma per molti versi è una pratica con caratteristiche specifiche, e quindi richiede anche competenze specifiche all’insegnante.
        Quali sono i principi fondamentali dello Yoga in gravidanza? Quali testi e autori possono essere di riferimento per completare la propria formazione?

        Lo Yoga può aiutare le donne a partorire?

        Con Chiara Uglietti, ostetrica

        Sabato 7 maggio ore 10.00

        Se conosciamo i benefici durante la gravidanza, in che modo aver praticato Yoga può aiutare nel momento del parto? E su cosa dovrebbe focalizzarsi la pratica per fornire strumenti utili a partorire? Ne parliamo con l’ostetrica Chiara Uglietti.


        Il piano perineale

        Con Erika Pizzo e Marco Invernizzi, professore associato di Medicina Fisica e Riabilitazione

        Sabato 14 maggio ore 10.00

        Come agiscono le modificazioni fisiche e il maggior peso corporeo sul piano perineale? Ne parliamo con il professor Marco Invernizzi, mentre Erika Pizzo ci guiderà in una pratica di percezione consapevole e di controllo volontario delle pelvi.


        Asana durante la gestazione

        Con Erika Pizzo

        Sabato 21 maggio ore 10.00

        Scegliere, adattare, persino “re-inventare” gli yogasana per promuovere il movimento e la consapevolezza corporea per il benessere psicofisico durante i 9 mesi di gestazione.


        Il respiro e la gestione del dolore

        Con Erika Pizzo e Marco Invernizzi, professore associato di Medicina Fisica e Riabilitazione

        Sabato 28 maggio ore 10.00

        Il respiro, oltre a essere elemento imprescindibile nello Yoga, non è soltanto importante per il rilassamento del corpo e l’acquietamento della mente durante la gestazione. Il respiro, e questo aspetto è spesso sottostimanto, è anche movimento che coinvolge profondamente le strutture che sono maggiormente coinvolte nella gestazione e nel parto. Anche per questo, ma non solo, il respiro è fondamentale nella gestione del dolore…




        I docenti

        Erika Pizzo

        Insegnante di yoga in gravidanza e post parto, allenamento funzionale presso Zénon.

          Marco Invernizzi

          Medico e Professore associato presso la cattedra di medicina fisica e riabilitativa dell’Università del Piemonte Orientale.
          Agopuntore ed esperto in Medicina Tradizionale Cinese, insegnate di Tai Chi e Qi Qong presso Zènon.

            Chiara Uglietti

            Ostetrica

              Contributo di partecipazione e attestato di frequenza

              Il contributo di partecipazione del corso (comprensivo dei 5 seminari) è di 220€. Per chi si iscrive entro il 15 aprile – versando la quota – il prezzo è agevolato a 200€.

              Sempre entro il 22 marzo, puoi iscriverti a questo seminario assieme a Comprendere i bandha al prezzo agevolato di 280€.

              Al termine del percorso – con una frequenza minima dell’80% delle lezioni – verrà rilasciato un attestato di frequenza.

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              Diventare madri nell’era della ‘paura di vivere’

              20 Aprile 2020 by Erika Pizzo Lascia un commento


              In questa clausura causata dal coronavirus, un insieme di frustrazione, paura e isolamento invade un buon numero di persone, e tra queste le più facilmente colpite potrebbero essere le future mamme o le neo mamme.

              Vivere l’evento della nascita in un momento simile significa un po’ andare contro la corrente del comune sentire. Per fortuna, mi viene da aggiungere. Ma viverlo senza la possibilità di condividere la gioia e le paure con familiari e amici, in isolamento totale, può in alcuni casi far emergere un senso di inadeguatezza e insicurezza più forte del previsto.

              Si spera chiaramente nell’armonia dell’ambiente domestico, ma ciononostante non è possibile sfuggire del tutto alle emozioni che dilagano intorno a noi, assieme al pensiero della malattia e della morte. Emozioni che nell’isolamento del post parto potrebbero facilmente sfociare in depressione e tristezza.

              Ragionandoci, non solo come insegnate di yoga in gravidanza, ma anche da donna incinta, mi rendo conto di come questa condizione di apparente maggiore fragilità sia in realtà anche una grande risorsa. Percepire la vita che prosegue nella sua crescita e formazione, apparentemente ignara di tutto ciò che accade fuori, è già di per sé un ottimo aiuto a veder positivo, a pensare al ‘dopo’, a intravedere in quel bambino in arrivo (o appena giunto) l’inizio della ricostruzione di un nuovo equilibrio.

              Ma è il tempo propizio per abbandonare la visione della nascita fatta di cuoricini e nuvolette rosa o azzurre che ci propinano normalmente ovunque. E’ il tempo per guardare al parto con occhi diversi, più reali, senza gli occhiali a lenti colorate indossati negli anni ‘80 e mai più tolti.

              Non posso infatti fare a meno di pensare anche all’ambivalenza vita/morte ed alla forza delle donne, il loro essere simbolicamente porte di passaggio tra i due mondi.

              Penso soprattutto a concetti rappresentati e simboleggiati da varie divinità femminili quali ad esempio: Kali, Iside, Afrodite, Sheela na Gig e tutto l’infinito elenco di divinità femminili dal neolitico in poi. Appartengono ad epoche e culture differenti, ma tutte sono simboli della forza generatrice femminile: sia essa indirizzata a creazione fisica di vita, o a idee, progetti, progressione interiore e personale. (Nota: per quanto questa riflessione sia incentrata sulla gravidanza, in realtà è espandibile facilmente anche a contesti differenti).

              Tutte queste divinità rappresentano figure femminili forti, istintive, che generano creazione e rinnovamento, ma al contempo morte e distruzione.

              (Nel tantrismo e nello yoga, il concetto si sintetizza in Shakti: il femminile è energia, è la manifestazione stessa a livello universale e individuale).

              Inanna Ištar
              Inanna Ištar

              Prendiamo l’ambivalenza della Dea Kali, ad esempio: in un caso è raffigurata nel gesto di partorire il mondo, mentre nell’altro, più comune e diffuso, è rappresentata nella sua espressione più terrifica. Non esiste il nuovo, se prima non si distrugge il vecchio. Così come non esisterebbe la luce senza il buio. Vita e morte sono legate in modo indissolubile.

              Allo stesso modo, la donna incinta si trova a dover creare spazio dentro di sé, ad elaborare vecchi modelli e generarne di nuovi. Il parto stesso è un morire per rinascere: la paura che proviamo in quei momenti è legata inevitabilmente alla paura istintiva della morte/abbandono.

              La trasformazione richiesta alla donna in questa fase e la fusione delle due espressioni del femminile, è ben esplicitata in uno dei poemi dedicati alla Dea Inanna-Ištar, una tra le divinità considerate protettrici delle partorienti ed ispiratrice di molti miti di epoche successive:

              …Inanna, Regina del Cielo e divinità dell’amore, della fecondità e della guerra, scende alla scoperta delle profondità del Mondo Sotterraneo, dominato dalla sorella. Inizia il suo viaggio riccamente vestita e adorna di gioielli, ma dovrà attraversare sette porte: ad ogni porta le verrà chiesto di lasciare qualcosa. Giungerà così nuda nel mondo degli Inferi, dove verrà maltrattata, tramutata in cadavere e appesa ad un chiodo.

              Tuttavia Inanna prima della partenza aveva lasciato ordini precisi ai suoi servitori perché la aiutassero. (…) Così, dopo tre giorni, due creature dal regno del Cielo scesero a loro volta nelle profondità della Terra nel momento propizio: la sorella di Inanna, Regina del Regno degli Inferi, era percossa dai dolori del parto. Le creature portarono sollievo alle sue pene, chiedendo in cambio la libertà della loro regina Inanna.

              Inanna attraversò il percorso a ritroso, recuperando ad ogni porta le sue vesti e i suoi gioielli, ma dovette comunque pagare un prezzo per la sua discesa.

              La sua integrità ritrovata risulterà rinnovata e arricchita dall’esperienza vissuta.

              (Estrema sintesi e semplificazione del poema sumero Discesa di Ištar negli Inferi)

              Questi modelli sono poco conosciuti nella nostra società, offuscati dalla sola visione della dolcezza e accoglienza dell’amore materno e femmineo. Ma i due aspetti possono e dovrebbero coesistere in ognuna di noi.

              In questo periodo di reclusione e difficoltà personalmente sento molto la necessità di risvegliare quegli istinti forti e decisi. Perché la reclusione non ci trasformi in topi nascosti nella tana, ma sia l’occasione per dedicarci alla scoperta delle leonesse nascoste in noi, pronte a generare e crescere figli capaci di essere costruttori di un mondo nuovo e a gestire in totale autonomia paure e avversità.

              Leggere di questi miti e divinità, o meditare su di essi, praticare āsana o prāṇāyāma che lavorino su questo tipo di energia sono alcuni dei metodi a nostra disposizione, offerti dalla pratica yoga, per risvegliare in noi quei lati sommersi.

              Al contempo, l’acqua placa il fuoco eccessivo e così altri āsana, altri prāṇāyāma possono aiutare a non esasperarli e a trovare il nostro equilibrio.

              Ci saranno posizioni che ci disturberanno. Accade. Non per una fatica fisica, ma per la difficoltà a “stare” in quella data forma corporea. Eppure proprio lì inizia la pratica yoga. In quel disagio. Lo stesso che si prova cercando di concentrarsi sul semplice respiro, finendo completamente altrove con la mente.

              Non esiste una soluzione al problema, se non la costanza nel permanere. Prima o poi, qualcosa accade.

              Praticare yoga è un po’ come mettersi sul divano con la mano in grembo, in ascolto del bambino: prima o poi, il calcetto arriva. Si tratta di aspettare, pazientemente, con l’attenzione posta nella giusta direzione, senza mai smettere di crederci.

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              Archiviato in:Articoli, Yoga, Yoga in gravidanza Contrassegnato con: covid-19, gravidanza, hathayoga, yoga in gravidanza, yoga Novara

              La gravidanza non è smart, ovvero l’impazienza della dolce attesa

              21 Febbraio 2019 by Erika Pizzo Lascia un commento

              Il tuo cambiamento interiore viene negato socialmente. Più che una persona in trasformazione, sei vista come portatrice di un bambino. La maternità è vista come un’interruzione fastidiosa del ritmo di lavoro e come una parentesi inevitabile di passaggio, da chiudere prima possibile.

              Verena Schmid, Venire al mondo e dare alla luce

              L’opportunità o meno di lavorare fino al nono mese di gravidanza è un tema che ricorre spesso. Senza voler entrare in un dibattito politico/economico che non mi compete, trovo interessante che si parli dei ritmi della gravidanza in questa epoca smart, in cui a volte la sensazione è che non ci sia tempo per attendere 9 mesi un figlio e men che meno rallentare i ritmi.

              O almeno questo è ciò che i media e i social in particolare spesso trasmettono.

              Che si tratti di lavoro, di uscite con amici, sport o altro poco importa: la tendenza generale è mostrare donne capaci di ‘essere sul pezzo’ fino a pochi istanti prima della sala parto.

              Sia chiaro: essere incinta non vuol dire certo fermarsi e abbandonare completamente lavoro, famiglia, interessi… Ma un figlio non stravolge forse la vita, dal momento stesso del concepimento? E questi 9 mesi non dovrebbero essere il tempo giusto necessario per prepararsi a questo cambiamento?

              Accade anche nello yoga: i social sono ricchi di foto di donne in avanzato stato di gravidanza in posizioni intense da un punto di vista fisico (soprattutto inversioni, arcuazioni e torsioni), senza alcun adattamento per la loro condizione. In queste foto spesso la pancia appare un elemento utile a sottolineare la scioltezza fisica delle madri e l’alto livello della loro performance. Mi spiace in questi casi costatare come la pratica venga svilita e utilizzata come un ennesimo modo per mostrare come la donna possa mantenersi bella, efficiente, prestante… ‘nonostante’ la maternità.

              Mi appare chiaro il perché di questa tendenza, perché anche io stessa ho vissuto queste dinamiche: il cambiamento fa paura. Mantenere le stesse abitudini e gesti del “prima” è un modo per ancorarsi a false certezze nel bel mezzo del travolgente cambiamento. Mantenere una corazza (credendola un salvagente) nel momento in cui l’unica via di salvezza sarebbe al contrario gettarsi nude in mezzo all’oceano.

              Nello yoga, per stare in tema, ricordo in me una certa soddisfazione quando mi rendevo conto di riuscire a fare ancora certe posizioni senza cuscini o adattamenti. La gravidanza e il periodo successivo al parto sono stati un’occasione per cambiare rotta: l’esperienza ha totalmente cambiato il mio modo di intendere e approcciare la pratica e seguire ora a lezione le donne in questa fase della loro vita è costantemente uno stimolo di riflessione e di approfondimento.

              Quello ‘stato di grazia’ che viene offerto a noi donne è per me la possibilità di rallentare, di allentare i vincoli e la frenesia della vita ordinaria non solo per abituarci ai ritmi del nascituro, ma per poter anche tendere l’orecchio verso quello spazio sospeso, ignoto, che apre le porte ad universi più ampi.

              Si possono cogliere molte affinità tra travaglio, parto ed una lezione di yoga: non solo per la ricerca delle posizioni, l’attenzione al respiro, il lasciar andare… ma soprattutto per la ricerca di quello stato meditativo in cui la mente si spegne ed emerge la connessione più profonda con la parte più istintiva di noi stesse.

              Il percorso di una donna incinta non è così distante da quello di un praticante yoga: passando attraverso l’accettazione dei propri limiti e resistenze, tentano entrambi di spegnere il ronzio costante della mente, delle emozioni e delle influenze esterne per mettersi in connessione con qualcosa che al tempo stesso li attrae li spaventa: che sia lo “sconosciuto in grembo” o, nel senso più ampio del termine, l’Ignoto, il Divino o il Vuoto, poco cambia.

              Questo credo dovrebbe rendere lo yoga diverso da una qualsiasi ginnastica, e offrire a chi già pratica da prima del concepimento una doppia opportunità: non solo ampliare la naturale tendenza all’interiorizzazione delle donne in dolce attesa, ma anche facilitare il loro percorso volto a ridurre o annullare la distanza tra sala pratica e vita.

              l’occasione di metamorfosi per la donna è unica e irripetibile.

              E, che lo si accetti o meno, nulla potrà davvero più essere come prima.

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              Archiviato in:Articoli, Yoga, Yoga in gravidanza Contrassegnato con: hathayoga, yoga in gravidanza, yoga Novara

              Yoga e pavimento pelvico in gravidanza

              15 Ottobre 2018 by Zénon

              Nelle culture orientali la zona pelvica è sede dell’energia che ci connette alla Terra. Grazie ad essa, acquisiamo non solo la percezione di un sostegno stabile, ma anche la possibilità di portare alla luce, di tradurre in materia.

              Per questo il pavimento pelvico svolge un ruolo di estrema importanza quando si tratta generare una nuova vita. Siamo abituate a sentir parlare di perineo per il post parto e di esercizi di recupero del tono muscolare di quest’area, ma altrettanto utile è conoscerla durante la gestazione.

              La letteratura medica dimostra infatti che le disfunzioni legate al pavimento pelvico nel post parto sono dovute solo in parte alle conseguenze del parto in sé (sia vaginale che cesareo), ma soprattutto alle modificazioni del corpo femminile che avvengono per 9 mesi, in particolare relative al maggior carico che quest’area deve sostenere (ne abbiamo già parlato in un articolo).

              Lo yoga attribuisce grande attenzione alla percezione consapevole e al controllo volontario delle pelvi, con una definizione particolarmente accurata delle aree interessate. Per fare ciò, è necessario un percorso di consapevolezza e ascolto del proprio corpo, tramite il rilassamento ed il respiro (non a caso il il pavimento pelvico viene chiamato anche “secondo diaframma”).

              Ciò permetterà di gestire in modo più consapevole la nascita e di agevolare il recupero nel post parto.


              L’incontro

              L’incontro del 17 novembre comprenderà una pratica di ascolto e sensibilizzazione dell’area pelvica. Il lavoro proposto è specifico per donne in gravidanza e sarà guidato dalla nostra insegnante Erika Pizzo.

              Non è necessario avere già praticato yoga.

              Il contributo è di 20 €. La prenotazione è obbligatoria.


              Info e prenotazioni

              Puoi contattarci al 3492462987 oppure scriverci con il modulo qui sotto:

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              Lo yoga in gravidanza: un seminario a Ostetricia

              24 Maggio 2018 by Zénon Lascia un commento

              Il 18 e il 22 maggio abbiamo partecipato (con Marco Invernizzi ed Erika Pizzo, ospiti del prof. Claudio Molinari), al seminario “Lo Yoga in Gravidanza: tra corpo e respiro, un percorso per aiutare la donna a scoprire la sua innata capacità di partorire” presso il Corso di Studio in Ostetricia dell’Università del Piemonte Orientale.

              È stata un’occasione per introdurre ai benefici dello yoga durante la gravidanza, con diversi momenti di pratica dedicati alla respirazione e al lavoro posturale. Ma, soprattutto, abbiamo colto l’occasione per definire una prospettiva chiara con cui accostarsi a questa disciplina.

              Lo yoga in gravidanza rischia spesso di finire nel calderone delle tante attività ludico motorie, con un tocco di spiritualità e chakra attivati, con cui si intrattiene la donna durante la gestazione. Per comprenderne il significato più profondo, dobbiamo tuttavia risalire all’essenza dello yoga, nata in ambienti molto differenti da quelli odierni e occidentali.

              Nelle società tradizionali, la nascita è da sempre vissuta come un momento sacro: qualcosa che in precedenza non c’era ora viene alla luce. È il momento di passaggio tra il non manifesto e il manifesto, tra il mare indifferenziato delle possibilità e ciò che si caratterizzerà in una forma specifica.

              Secondo questa prospettiva, non è possibile affrontare il tema della gravidanza considerando solo il lato manifesto ed evidente, perché in questo periodo la donna partecipa di entrambe le dimensioni: fisicamente, energeticamente, emotivamente. Per questo, durante la gestazione vive sensazioni, acquisisce gusti e repulsioni e spesso anche abilità molto diverse da quelle che aveva in precedenza e che tornerà ad avere dopo la nascita.

              Un’esperienza che può essere bellissima ma anche sconvolgente, e non di rado il momento più difficile sarà il ritorno alla ‘normalità’ (se così si può definire, visto l’arrivo di un nuovo nato) dopo il parto.

              Pertanto, oltre a offrire benefici psicofisici alle gestanti, lo yoga è soprattutto uno strumento che può aiutare la donna a sintonizzarsi su questa nuova frequenza senza disconnettersi dagli aspetti concreti, guidandola in un ascolto profondo dei punti di contatto delle due dimensioni. Un ascolto che – per evitare di perdersi – parte dal corpo e dal respiro, e che per naturale decorso risale a strati sempre più rarefatti e silenziosi.

              Questo ascoltare – libero il più possibile dalle aspettative, e anche da protocolli rigidamente predefiniti – è l’unico vero principio attivo dello yoga, senza il quale ci sono solo una serie di esercizi ginnici e aerobici che, applicati con scarsa consapevolezza e senza prospettiva, potranno anzi produrre disorientamento.

              E forse in nessun caso come nella gravidanza, lo yoga ci insegna come occorra accostarsi con il massimo rispetto e delicatezza a quel ‘non sapere’ che riguarda ciò che ancora non è.

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