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OMS

Taijiquan, Daoyin, Qi Gong: le pratiche di lunga vita

28 Gennaio 2015 by Marco Invernizzi 2 commenti


Proseguiamo qui il percorso iniziato con le Tre Tradizioni cinesi (Taoismo, Buddismo e Confucianesimo) e approfondiamo l’argomento delle Pratiche di Lunga vita, ossia il Daoyin, il Qi Gong e il Taiji Quan (altrimenti noto come Tai Chi Chuan). Questo articolo, come il precedente, è un estratto rielaborato dalla mia tesi “Qi Gong Medico: gioiello della medicina”, presentata al corso di Regolazione Biologica e Medicine Complementari, Biofisica Medica Clinica dell’Università degli Studi di Milano in collaborazione con la World Health Organization.

Contenuti

  • Cosa sono le pratiche di lunga vita?
  • Le origini Sciamaniche
  • Il concetto di Risonanza
  • Il Dao yin
  • Il Tai Chi Chuan
  • Il Qi gong
  • Per concludere (per ora)

Cosa sono le pratiche di lunga vita?

Col termine Pratiche di Lunga Vita si intende un insieme di insegnamenti contenuti nella multiforme realtà cinese che mirano al prolungamento della vita fisica contemporaneamente ad un miglioramento della sua qualità generale, con l’obbiettivo finale di raggiungere l’immortalità (che sia qui intesa come immortalità fisica o immortalità su un altro piano è un discorso che meriterebbe di essere approfondito a parte).

Poiché queste pratiche hanno profonde radici nella Tradizione Taoista, è evidente come i livelli di questa definizione siano molto diversi dal senso comune e, come abbiamo visto nell’articolo dedicato alle Tre Tradizioni cinesi, non necessariamente l’immortalità è ricercata strettamente in ambito materiale.

Qi, secondo l'ideogramma tradizionale (in uso in Cina fino al 1946)
Qi, secondo l’ideogramma tradizionale (in uso in Cina fino al 1946)

Centrale, in queste pratiche, è il concetto di Qi, principio energetico/vitale che, nonostante le diverse interpretazioni, è molto affine al concetto indiano di prana. Come quest’ultimo, anche il Qi è presente illimitatamente nell’universo, ed è possibile considerare il Qi da un punto di vista macrocosmico e universale oppure da un punto di vista microcosmico e particolare, ovvero il carico di energia di un luogo, o di un essere vivente, o addirittura di un singolo organo. Proprio dall’interazione (o meglio, come vedremo, la risonanza) tra il Qi universale e il Qi particolare si sprigiona il potenziale benefico e terapeutico di tali pratiche.

È infatti interessante notare che uno degli scopi principali delle pratiche di lunga vita è di mantenere il corpo in buona salute agendo preventivamente sull’insorgere di possibili malattie; di qui anche l’attinenza con la medicina. D’altro canto, non deve sorprendere se al tempo stesso queste pratiche hanno attinenza con la sfera interiore e spirituale dell’essere umano: il presupposto da cui muovono queste pratiche, condiviso anche dallo Yoga indo-tibetano, è che un corpo malato è un grandissimo intralcio nella via spirituale.

Le pratiche principali sono: Dao yin/Qi gong e Tai Chi Chuan, oltre ad altre che probabilmente si sono perse nei millenni. Per comprendere queste discipline, strettamente inter-relate, dobbiamo però risalire molto indietro nel tempo, all’origine stessa della civiltà cinese.

Le origini Sciamaniche

Statue di argilla che raffigurano risalenti alla dinastia Zhou (XII-III secolo a.C.) che raffigurano donne sciamane danzanti.
Statue di argilla risalenti alla dinastia Zhou (XII-III secolo a.C.) che raffigurano donne sciamane danzanti.

Le prime testimonianze frammentarie cinesi di approcci terapeutici sono riconducibili alle mitiche figure sciamaniche Wu, che operavano attraverso tecniche esorcistiche impostate sul movimento fisico e sul suono.

Il carattere Wu indica «danza» e secondo il Shuo wen, il dizionario etimologico di epoca Han, il termine era anche accomunato a Zhu, termine riconducibile ad augurio o invocazione. Quindi Wu o Zhu comunicava con il cielo e le sue invocazioni terapeutiche erano essenzialmente preghiere rivolte agli spiriti o formule esorcistiche.

Una caratteristica importante è che originariamente Wu erano donne, tanto che gli sciamani uomini venivano designati con il carattere Xi. La rilevanza di tale elemento concerne la relazione tra la società ideale taoista e l’antico egualitarismo tribale legato al matriarcato.

Più che a spiriti antropomorfi le prime Wu si rivolgevano alle manifestazioni di una serie di «forze» o di «influssi» a forte caratterizzazione archetipica, la cui azione era desunta dall’osservazione dei fenomeni naturali. Era una tecnica rituale per coordinare i movimenti del proprio corpo (e il respiro) con i flussi delle forze cosmiche, così da acquisire la potenza necessaria, ad esempio, a esorcizzare le «forze deviate» che affliggevano il «paziente».

wu
L’antico ideogramma per Wu

A riprova della forte impronta che gli Wu hanno lasciato sull’origine della medicina tradizionale cinese vi è il fatto che il carattere Yi («medico o scienza medica») era originariamente composto dal carattere Wu più la parte superiore del carattere Yi attuale, composta da segni raffiguranti una faretra colma di frecce e una mano che impugna un’arma.

Ciò denoterebbe la marcata origine demonologica della medicina: le frecce indicherebbero le armi che lo sciamano usava nelle sue danze rituali per esorcizzare i demoni.

L’eziologia «demonica» rimase nella MTC sotto la denominazione di Xie Qi, Soffi Perversi, i Patogeni della definizione moderna, ma sin dall’antichità fu affiancata da altre possibili cause, prima fra tutte il mancato rispetto dei ritmi naturali.1Giulia Boschi. Medicina Cinese: la radice e i fiori. Corso di sinologia per medici e appassionati.
Casa Editrice Ambrosiana 2003. ISBN 88-408-1263-6

Conformarsi al Dao, la legge Universale che governa tutti i fenomeni e le loro trasformazioni, significa uniformare le orbite del proprio Qi psicofisiologico (microcosmo) al retto fluire del Qi in natura (macrocosmo); in altri termini, ciò vuol dire acquisire Zheng Qi, il cosiddetto soffio retto o autentico. Il Zheng Qi è alla base della salute dell’individuo, della sua capacità di rispondere all’attacco patogeno ed adattarsi alle modificazioni macrocosmiche, in un’ottica di armonizzazione con il Dao.

Una sacerdotessa Wu invoca lo spirito di un animale.
Una sacerdotessa Wu invoca lo spirito di un animale.

Lo sciamano cinese, come gli adepti taoisti, non trae il suo potere dalla «possessione» di uno spirito che gli induce uno stato estatico simile alla medianità, ma da un particolare stato di ricettività che gli consente di veicolare attivamente le forze archetipiche armonizzandosi ad esse.

La pratica esperienziale interiore conduce lo sciamano ad uno stato di quiete del cuore e della mente che lo porta ad una risonanza perfetta col mondo naturale. È questo accordo armonico che lo rende permeabile fino a diventare un vero e proprio portale del mondo archetipico e permette agli Shen, gli Archetipi, di agire direttamente attraverso di lui in piena consapevolezza nell’atto terapeutico.

Le sciamane Wu furono i primi medici della storia cinese: lo Shan hai jingìe li associa all’uso di erbe medicinali e alle Pratiche di Lunga Vita, anche se i loro compiti principali rimanevano il controllo degli elementi naturali, l’esorcismo, la comunicazione con gli spiriti. Solo nel taoismo si conservarono le tradizioni legate alla magia delle Wu perché in forma semiclandestina molte donne fecero parte delle più importanti scuole taoiste: molte tecniche, d’altra parte, richiedevano la partecipazione di una coppia di adepti di sesso opposto.

Il concetto di Risonanza

Danzatrice mascherata, tardo periodo Zhou
Danzatrice mascherata, tardo periodo Zhou

È molto probabile che le invocazioni sciamaniche raggiungessero il loro scopo terapeutico per la qualità energetica del suono trasmesso più che per la suggestione provocata dal loro significato. Come spiegano fonti più tarde, esso era in grado di riportare l’organismo all’equilibrio producendo un effetto biofisico di Risonanza, fenomeno conosciuto in Cina in tempi antichissimi come la teoria delle armoniche, mentre in Occidente, escluse le scuole pitagoriche, essa cominciò a svilupparsi soltanto a partire dal XVIII secolo.

A questo proposito può essere interessante notare come l’ideogramma di «farmaco» sia composto dall’ideogramma di «musica» sovrastato dal radicale «erba», quasi a indicare che quanto fa di un’erba un farmaco è la sua «musica». Sebbene l’associazione specifica di un suono particolare con un determinato organo interno appaia per la prima volta in forma esplicita con Tao Hongjing, vissuto nel VI secolo d.C., bisogna considerare che questi suoni erano segreti e, molto probabilmente, trasmessi oralmente già da secoli. È significativo il fatto che ancora oggi i «sei suoni-mantra» liu zi jué, specifici per ogni organo, siano uno degli esercizi più diffusi e praticati del Qi gong terapeutico. 2Giulia Boschi. Medicina Cinese: la radice e i fiori. Corso di sinologia per medici e appassionati.
Casa Editrice Ambrosiana 2003. ISBN 88-408-1263-6

In profondo accordo con la biofisica moderna, la Risonanza, Gan Ying, è l’asse portante del rapporto tra macrocosmo e microcosmo, il fondamento delle loro interazioni quantiche e implica la bipolarità di azione-emanazione Yang e ricezione-percezione Yin che si differenzia da un semplice rapporto causa-effetto o agente-agito, poiché include la nozione di reciprocità. La reciprocità comporta la possibilità di invertire i poli di attività e recettività tra l’uomo e il cosmo.

Analogamente, il termine De, in una delle sue accezioni più antiche, indicava contemporaneamente sia il Potere che l’uomo esercita sul Cielo attraverso l’invocazione, sia la Virtù dell’officiante che consente la risposta del Cielo in un processo di risonanza con il mondo archetipico. La potenza acquisita dal praticante deriva probabilmente da un processo di amplificazione che comporta una serie di inversioni successive. Il rapporto tra la perfetta recettività e l’invocazione può essere paragonato al rapporto che nel Cristianesimo esiste tra la perfetta sottomissione alla volontà divina e la preghiera d’intercessione. 3Giulia Boschi. Medicina Cinese: la radice e i fiori. Corso di sinologia per medici e appassionati.
Casa Editrice Ambrosiana 2003. ISBN 88-408-1263-6

de
L’antico carattere oracolare per De

Nel Taoismo il termine De sta a indicare il veicolo sottile attraverso il quale si effettua la connessione tra due entità che entrano in risonanza, il flusso biofotonico della biofisica moderna. La forza che si attiva in tale situazione di empatia energetica viene percepita nell’atto terapeutico come De qi, un insieme di sensazioni quasi-fisiche comuni sia al medico che al paziente, la cui sapiente lettura guida l’intero atto medico.

Nella concezione taoista la pratica esperienziale della risonanza con le forze che esprimono l’ordine cosmico è il fattore che trasmuta la Scienza in Magia, conferendo all’essere umano il potere sugli aspetti quantici della natura. Ciò è possibile grazie a un atteggiamento di completa recettività che il Taoismo esprime nel concetto di Wu Wei, comunemente tradotto come non agire.

In realtà il concetto di Wu, il non essere, indica la condizione atemporale e non locale del Dao, motore segreto quantico del suo aspetto manifesto spazio-temporale, in cui Wu Wei è compiere l’azione in accordo con la dimensione archetipica Wu.

La costante del Dao è il non-agire, così non c’è nulla che non venga compiuto

Laozi

Il Dao yin

Secondo alcuni autori nelle danze sciamaniche, articolate in posture esorcistiche e invocazioni, sarebbero contenuti i primordi del Dao yin, attuale Qi gong o arte del coltivare il Qi, cioè di quella tecnica, articolata su più livelli, il cui scopo principale è di armonizzare il Qi del proprio organismo con quello dell’ambiente naturale, intensificandone in tal modo la potenza, per poterlo successivamente dirigere e proiettare sotto il controllo della volontà cosciente. Ciò renderebbe possibile agire anche sul mondo materiale attraverso una forza immateriale guidata dalla mente.

Le diverse posture esorcistiche illustrate e commentate nel Dao yin tu di Mawangdui risultano molto simili a quelle in seguito incluse nei sistemi Dao yin / Qi gong delle scuole taoiste. Analogamente, le invocazioni non vanno intese come semplici formule verbali, ma come il veicolo adatto a trasmettere questa forza al corpo del malato, all’ambiente circostante o a se stessi.4Giulia Boschi. Medicina Cinese: la radice e i fiori. Corso di sinologia per medici e appassionati.
Casa Editrice Ambrosiana 2003. ISBN 88-408-1263-6

Il Tai Chi Chuan

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Il Tai Chi Chuan o Tai ji Quan, usando la traduzione degli ideogrammi cinesi con lo standard pinyin, è una pratica che nasce in Cina dall’incontro tra arti marziali e pratiche tradizionali per la salute e la longevità. Il Tai Chi Chuan è molto diffuso tutt’oggi a livello popolare in Cina e in grande espansione in tutto l’Occidente negli ultimi decenni.

La componente marziale del Tai Chi Chuan è di natura interna: le sue più evidenti diversità rispetto ad altre arti marziali sono infatti costituite dal ruolo centrale assegnato ad azioni difensive basate sulla cedevolezza, e dall’impiego nei confronti dell’avversario dell’elasticità del corpo invece che della forza fisica. 5Carlo Moiraghi. Qi Gong. Fabbri editori 2002. ISBN 88-451-8009-3

Moiraghi. la via della Forza Interiore, trattato di energetica esperienziale cinese. Casa Editrice
Meb 1995. ISBN 88-7669-490-0

In realtà, nell’esecuzione del Tai Chi, la forza fisica dev’essere pressoché annullata in favore di un completo rilassamento proprio per far emergere la componente più propriamente energetica e potenzialmente ancora più travolgente della forza fisica stessa, in un movimento fluido e circolare, senza interruzioni, una costante alternanza di Yin e Yang, vuoto e pieno.

E proprio l’alternanza di Yin e Yang è il principio esperienziale del Tai Chi Chuan, rappresentato dal Taiji, ovvero il “grande polo” del movimento degli opposti, che procede dal Wuji, il “non-polo” indifferenziato rappresentato generalmente da un cerchio vuoto. Insieme, formano il Taijitu, che rappresenta l’alternanza di Yin e Yang e al tempo stesso la compresenza del principio anteriore (Wuji) indifferenziato:

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Il Qi gong

Qi gong è un termine generico recente che designa un insieme di pratiche di benessere, salute, risveglio e realizzazione personali. Qi gong può dunque essere tradotto semplicemente con lavoro (Gong) del soffio (Qi), indicando con questo l’aspetto attivo di una pratica che riguarda l’energia vitale che anima le cose e gli esseri.

L’antica denominazione classica di Qi gong era Yang sheng fa, letteralmente i metodi (Fa) che nutrono (Yang) la vita (Sheng) i quali, secondo la Tradizione, permetterebbero di opporsi o di ritardare il processo della morte, per cui sostenere la vita vuol dire ritardare la morte vivendo bene e a lungo.

qigong
Chen bao shi, ovvero la visualizzazione di due grandi sfere di energia ai lati. Illustrazione tratta da C. Moiraghi, Qi Gong, Fabbri, 2002.

In definitiva il Qi gong rappresenta un variegato scenario in cui si stratificano scuole e stili, in un lignaggio ininterrotto di maestri e ricercatori che ne hanno mantenuto la vitalità modificandolo incessantemente. Una classificazione dei Qi gong più importanti, tenendo conto del fatto che spesso appaiono mescolati tra loro, potrebbe essere la seguente:

  • Qi gong di origine taoista, o che intrattengono qualche tipo di rapporto con la filosofia del Tao;
  • Qi gong di origine buddista che, in Cina, sono legate al Chan;
  • Qi gong di origine confuciana che spesso si ritrovano nei rituali come il saluto;
  • Qi gong di origine marziale che hanno lo scopo di rinforzare il corpo e di proteggerlo;
  • Qi gong di origine medica ancora prescritti nelle pratiche terapeutiche;
  • Qi gong di origine familiare che si trasmettono all’interno dei clan o delle famiglie;
  • Qi gong di origine sintetica concepito recentemente per fini pedagogici;
  • Qi gong di origine esterna alla Cina e che sono spesso nuove creazioni, come la ginnastica svedese del Ling.

Tutte queste varietà di Qi gong hanno in comune una pratica di meditazione con la finalità di raggiungere “un’altra cosa ancora” (Hua) ma classicamente non viene mai precisato che cos’è questa “altra cosa”, assimilata a una trasmutazione.

Laozi spiega: “il grossolano è la radice del sottile” significando che ciò che è grossolano può trasmutarsi in qualcosa di molto sottile. Ne deriva che il Qi gong può essere, di volta in volta, molto terrestre o molto celeste, ovviamente sempre nel senso prima citato della trasmutazione alchemica.

Ritengo utile citare in toto una parte dell’introduzione del libro di Charles sul Qi gong che definisce in maniera chiara e molto intuitiva le radici su cui poggia il Qi gong e il suo impianto filosofico:

Un gesto può essere molto sottile e un pensiero può essere molto grossolano. Talvolta il fatto di rendere sottile il gesto permette di affinare lo spirito mentre il contrario non è necessariamente vero. Come nello Yijing sarebbe meglio cominciare dalla cosa più semplice, il monogramma composto da un solo tratto, per arrivare alla cosa più complessa, l’esagramma, composto da sei tratti.
Se non si comprende bene o si travisa ciò che realmente corrisponde allo Yin e allo Yang, sarà difficile definire il valore di un esagramma. Come comprendere un concatenamento complesso senza conoscere le basi del movimento e della respirazione? Come comprendere i principi se non si conoscono le regole? Molti testi classici o grandi autori classici come Liji (o Libro dei riti), Zhuangzi, Liezi, Neijing Suwen (Trattato di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo) spiegano letteralmente che “lo Yang sale, lo Yin scende”. Ciò viene inteso in Occidente come : “Lo Yang è in alto, lo Yin è in basso”. Ma tra salire ed essere in alto o scendere ed essere in basso esiste una differenza considerevole. Se lo Yang sale è perché originariamente (radice) era in basso. Se lo Yin scende è perché originariamente (radice) era in alto.
I “classici” distinguono dunque tre stati: l’origine (radice), il movimento (evoluzione), la conseguenza (preparazione al cambiamento). Ma quando si tratta di movimento (Dong) o di trasformazione (Yi) gli occidentali, come i turisti, di solito fanno una foto. Il classico dice: “Lo Yang sale”; loro fanno una foto e constatano, dopo e basandosi sulla foto,- che lo Yang è in alto.
Dunque, per la logica occidentale, lo Yin deve essere in basso. Così si è detto tutto e non si è fatto nulla. O lo si è fatto in controsenso.
Ma, nel tempo, anche i cinesi si sono occidentalizzati e propongono a loro volta pratiche per turisti in cui lo Yang è in alto e lo Yin è in basso. Normale. E tutto va bene solo nel migliore dei mondi. Io qui vi propongo, al contrario, una versione meno turistica e più classica di una pratica di “sostenimento della vita” legata alla filosofia del Tao e del Lingbaoming, ma nello stesso tempo influenzata dai principi sviluppati da Wang Yang Ming, precursore di Wang Tse Ming, della corrente della “Purezza del cuore” (Xin Xue)”

Georges Charles6Georges Charles. Qi Gong ed energia vitale. Pratiche Taoiste di lunga vita. Edizioni Pendragon 2008. ISBN 978-88-8342-573-8

Per concludere (per ora)

Il quadro storico delineato con le Tre Tradizioni e le pratiche di lunga vita ha un obiettivo, che sarà raggiunto con il prossimo articolo, a completamento di un trittico: ovvero il rapporto tra queste discipline e la scienza moderna e soprattutto tra le pratiche di lunga vita e un approccio terapeutico. Se abbiamo già visto che il Tai Chi Chuan è applicato con successo in ambito preventivo, meno conosciuto è l’aspetto medico del Qi Gong, di cui parleremo nell’articolo finale.

Non dimenticando mai, naturalmente, che lo scopo ultimo di queste pratiche è, come abbiamo visto, Hua, ovvero “un’altra cosa ancora”.

Note[+]

Note
↑1, ↑2, ↑3, ↑4 Giulia Boschi. Medicina Cinese: la radice e i fiori. Corso di sinologia per medici e appassionati.
Casa Editrice Ambrosiana 2003. ISBN 88-408-1263-6
↑5 Carlo Moiraghi. Qi Gong. Fabbri editori 2002. ISBN 88-451-8009-3

Moiraghi. la via della Forza Interiore, trattato di energetica esperienziale cinese. Casa Editrice
Meb 1995. ISBN 88-7669-490-0

↑6 Georges Charles. Qi Gong ed energia vitale. Pratiche Taoiste di lunga vita. Edizioni Pendragon 2008. ISBN 978-88-8342-573-8
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Per l’OMS, solo le medicine Tradizionali ci salveranno dalle malattie croniche

23 Aprile 2014 by Marco Invernizzi Lascia un commento


L’OMS pubblica una road map per accelerare l’integrazione tra le Medicine Tradizionali/Complementari e la Medicina Convenzionale. Esistono numerose pressioni sociali ed economiche in questo senso, sostiene la massima autorità sanitaria mondiale, ma il motivo principale è l’allarmante diffusione delle malattie croniche non trasmissibili in Occidente, di fronte alle quali la Medicina Convenzionale sembra essere impotente. Inoltre, l’integrazione sembra l’unica via in molte aree del pianeta per garantire a tutti l’accesso alle cure. I contenuti del recente rapporto, e anche i dubbi sulla praticabilità degli intenti.

Alternativo per chi?

Recentemente è stato pubblicato un documento intitolato WHO Traditional Medicine Strategy 2014-20231http://apps.who.int/iris/handle/10665/92455, scritto da una Task Force di esperti della World Health Organization, conosciuta anche come OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), che già da 10 anni si occupa della gestione delle Medicine Tradizionali, della loro categorizzazione e della loro possibile integrazione nei sistemi sanitari che utilizzano prevalentemente paradigmi “Occidentali”.

Se, infatti, noi occidentali diamo per scontato che la Medicina Convenzionale sia quella praticata nei nostri ospedali, ci sono in altri paesi milioni – probabilmente miliardi – di persone che considerano “Convenzionale” ciò che per noi risulta essere “Alternativo” e/o “Complementare”.

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In articoli precedenti abbiamo già parlato dei vari tentativi di definire via via la Medicina cosiddetta “non-ufficiale” e di come i tentativi di “integrazione” con quella “Convenzionale”, al di là di un certo ottimismo degli organi ufficiali (come appunto l’OMS), nella realtà non si siano tradotti in dei risultati costruttivi.

In questo Rapporto, oltre a fare il punto di quanto è stato fatto negli ultimi anni per l’integrazione delle Medicine Tradizionali nei sistemi sanitari di numerosi Stati, l’OMS vuole anche tracciare una road map per i prossimi 10 anni (2014-2023) su temi importanti come appunto l’integrazione, l’insegnamento accademico e il monitoraggio di questi approcci, per offrire una maggiore completezza nella gestione sanitario-assistenziale e quindi, in definitiva, di un maggior benessere per l’utenza, cioè i malati.

Apparentemente quindi si traccia un quadro di ideale collaborazione e forte spinta ad accettare ed integrare tali metodiche a livello ufficiale. Ma le cose stanno veramente così?

Contenuti

  • Alternativo per chi?
  • Cosa intende l’OMS per Medicina Tradizionale e per Medicina Complementare
  • Le Medicine Tradizionali/Complementari
  •  Verso l’integrazione
  • Non è tutto oro quel che luccica…
  • …ma la portata è storica

Cosa intende l’OMS per Medicina Tradizionale e per Medicina Complementare

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Un medico cinese visita una paziente

A costo di ripetere quanto abbiamo già detto, è utile riportare le definizioni contenute nel rapporto di Medicina Tradizionale e di Medicina Complementare.

Innanzitutto, la Medicina Tradizionale è la medicina che costituisce

la somma di conoscenze, abilità e pratiche basate sulle teorie, credenze ed esperienze indigene di diverse culture, anche spiegabile o non, utilizzati per il mantenimento della salute, nonché per la prevenzione, la diagnosi, il miglioramento o il trattamento di malattia fisica e mentale. (http://www.who.int/medicines/areas/traditional/definitions/en/).

Il termine Medicina Complementare (o alternativa), invece, si riferisce

a una vasta serie di pratiche di assistenza sanitaria che non fanno parte della tradizione di quel paese o della medicina convenzionale e non sono pienamente integrati nel sistema sanitario dominante. Essi sono utilizzati in modo intercambiabile con la medicina tradizionale in alcuni paesi. (http://www.who.int/medicines/areas/traditional/definitions/en/).

La distinzione, come si può notare, è spesso relativa: ad esempio, l’agopuntura o l’Ayurveda rientrerebbero nel novero della Medicina Tradizionale all’interno delle culture a cui appartengono (rispettivamente quella cinese e quella indiana), mentre sarebbero da considerare Medicina Complementare nei paesi occidentali. Anche per questo motivo, i due termini saranno utilizzati unitamente nel resto del rapporto.

Le Medicine Tradizionali/Complementari

tibetan-medicine-buddha
Il Buddha della medicina, thangka tibetano

Il rapporto inizia con la seguente frase:

Nel Mondo, la Medicina Tradizionale è in alcuni casi la principale forma di assistenza sanitaria o serve da complemento a quest’ultima.

Alcune considerazioni dell’OMS sul perché di questo fenomeno meritano di essere citate ancor prima di addentrarci negli obiettivi del rapporto stesso.

In alcune regioni del mondo, ad esempio nei paesi dell’Africa, la Medicina Tradizionale/Complementare è la forma di cura più accessibile. In altri paesi, è una scelta dettata da influenze culturali e storiche, come in Corea e Singapore, dove pure è ampiamente disponibile un’assistenza sanitaria “ufficiale” (cioè di tipo occidentale).

Tuttavia è molto interessante ciò che emerge dal rapporto riguardo alla crescita della domanda di terapie complementari nei paesi occidentali, dove la medicina “Convenzionale” è nativa e costituirebbe la “specialità della casa”.

In quest’ultimo caso, spiega l’OMS, i fattori determinanti sono l’insoddisfazione verso la medicina Convenzionale e il crescente desiderio di un approccio che comprenda la cura dell’individuo nella sua globalità (“the whole person care”) e la prevenzione delle malattie. Sempre più persone scelgono quindi la medicina Tradizionale/Complementare per migliorare la qualità della vita quando una cura non è possibile; “per far fronte all’aumento inarrestabile delle malattie croniche non trasmissibili”; infine, perché la medicina Convenzionale ha fallito o ha causato addirittura effetti negativi.

La Medicina Tradizionale/Complementare, insomma, accoglie sempre più utenti che cercano risposte a questioni importantissime a cui, come abbiamo visto nei riguardi del tema delicatissimo della prevenzione, la Medicina Convenzionale non sa – o non vuole – rispondere.

Le piante medicinali tradizionali stanno diventando sempre più importanti nei sistemi sanitari primari dei paesi in via di sviluppo. L'OMS stima che l'80% della popolazione in Africa fa ricorso alla Medicina Tradizionale. Nell'Africa Sub-Sahariana, il rapporto tra guaritori tradizionali e popolazione è di 1 a 500, mentre quello tra medici "convenzionali" e popolazione è di 1 a 40.000. Ciò suggerisce che gli operatori tradizionali si sono silenziosamente presi in carico il peso di mantenere in salute queste comunità. Sebbene i Governi africani e le organizzazioni internazionali in precedenza avessero pochi contatti con i praticanti di medicina tradizionale, le crisi sanitarie hanno alimentato la necessità di unire i trattamenti occidentali e tradizionali. Gli sforzi si sono concentrati per ricollegare le comunità con i guaritori tradizionali e per favorire un accesso equo e la condivisione dei benefici delle piante medicinali.
“Le piante medicinali tradizionali stanno diventando sempre più importanti nei sistemi sanitari primari dei paesi in via di sviluppo. L’OMS stima che l’80% della popolazione in Africa fa ricorso alla Medicina Tradizionale. Nell’Africa Sub-Sahariana, il rapporto tra guaritori tradizionali e popolazione è di 1 a 500, mentre quello tra medici “convenzionali” e popolazione è di 1 a 40.000. Ciò suggerisce che gli operatori tradizionali si sono silenziosamente presi in carico il peso di mantenere in salute queste comunità. Sebbene i Governi africani e le organizzazioni internazionali in precedenza avessero pochi contatti con i praticanti di medicina tradizionale, le crisi sanitarie hanno alimentato la necessità di unire i trattamenti occidentali e tradizionali. Gli sforzi si sono concentrati per ricollegare le comunità con i guaritori tradizionali e per favorire un accesso equo e la condivisione dei benefici delle piante medicinali.” (Fonte: Africa Now, The Yale Undergraduate Journal of African Affairs)

 Verso l’integrazione

Una pubblicità statunitense - alquanto terroristica - contro le malattie croniche, nello specifico contro l'obesità: davvero non riusciamo a fare di meglio?
Una pubblicità statunitense – alquanto terroristica – contro le malattie croniche, nello specifico l’obesità: davvero non riusciamo a fare di meglio in quanto a prevenzione?

Tornando quindi agli scopi del rapporto dell’OMS, la premessa è sicuramente molto interessante e merita di essere citata integralmente:

It is clear from the global review that there are a number of opportunities and challenges in relation to national policies, law and regulation, quality, safety and effectiveness of T&CM, universal health coverage and the integration of T&CM into health systems. Although there are many pressing social and economic issues that serve as an incentive for using T&CM, the predicted increase in the global burden of chronic diseases (WHO Global Status Report on noncommunicable diseases (NCDs), 2011) is the most urgent reason for developing and strengthening collaboration between conventional and T&CM health sectors.

È chiaro da una revisione globale che vi siano un grande numero di opportunità e sfide relativamente a politiche nazioni, legislative e regolamentative, alla qualità, sicurezza ed efficacia delle Medicine Tradizionali e Complementari nei sistemi sanitari. Nonostante vi siano numerose pressioni sociali ed economiche che fungono da incentivo all’uso delle Medicine Tradizionali e Complementari, tuttavia il pronosticato aumento del fardello globale portato dalle malattie croniche (WHO Global Status Report on noncommunicable diseases (NCDs), 2011) è la ragione più importante per sviluppare e rafforzare la collaborazione tra la Medicina Convenzionale e le Medicine Tradizionali e Complementari.

Quindi la prospettiva è quella di uno “Tsunami” in termini di gestione assistenziale e anche di costi diretti e indiretti legati all’aumento vertiginoso delle patologie croniche soprattutto nei paesi Occidentali (secondo il rapporto, i principali fruitori delle T&CM in Occidente sono appunto i malati affetti da patologie croniche, come ad esempio le patologie msucoloscheletriche (il classico mal di schiena, l’artrosi 2Rossignol M et al. Who seeks primary care for musculoskeletal disorders with physicians prescribing homeopathic and other complementary medicine? Results from the EPI3-LASER survey in France. BioMed Central (BMC) Musculoskeletal Disorder, 2011, 12: 21-26.). Le motivazioni di tale processo meriterebbero un approfondimento ma rischierebbero di sviare il discorso.

Ma c’è anche un altro tema: garantire a tutte le persone un accesso alle cure:

La Medicina Tradizionale e Complementare (T&CM) è una importante e spesso sottostimata parte dei sistemi sanitario-assistenziali. Le T&CM si trovano praticamente in tutto il mondo e la domanda per questi approcci è in costante aumento. Inoltre, le T&CM di provata qualità, efficacia e sicurezza contribuiscono all’obbiettivo di garantire a tutte le persone un accesso alle cure. Molte nazioni riconoscono la necessità di sviluppare un approccio coesivo (cohesive) e integrativo (integrative) all’assitenza sanitaria, che permetta ai governi, agli operatori sanitari e soprattutto ai pazienti, di avere accesso alle T&CM in un modo sicuro, rispettoso, efficace ed economicamente vantaggioso.

Sono tutti assunti di un certo peso, considerando anche il fatto che la WHO è il massimo organo a livello mondiale in termini sia di assistenza sanitaria che di prevenzione. Proseguendo, viene fatto anche un riassunto degli sviluppi relativi alla Medicina Tradizionale negli ultimi anni, confermando la posizione ottimistica precedente e sottolinenando che

Molto è cambiato rispetto al precedente documento pubblicato dall’OMS nel 2002. Molti stati hanno gradualmente accettato il contributo che la Medicina Tradizionale può dare alla salute e al benessere degli individui e alla completezza dei propri sistemi sanitario-assistenziali e sia i governi che i consumatori considerano sempre di più questi approcci come integrabili nell’offerta dei trattamenti sanitari erogabili.

E questo è confermato da alcuni dati interessanti che delineano inequivocabilmente sia l’incremento massivo della domanda da parte dei cittadini verso la Medicina Tradizionale, sia il numero di sistemi sanitari e quindi di stati che hanno in qualche modo cercato di “integrare” e regolamentare questa Medicina al proprio interno.

Di seguito alcuni grafici mostrano in maniera molto chiara queste dinamiche.

Figura 1 - Crescita costante del numero di Stati con regolamentazione relativa alle T&CM e ai farmaci a base di erbe (dati 1999-2012).
Figura 1 – Crescita costante del numero di Stati con regolamentazione relativa alle T&CM e ai farmaci a base di erbe (dati 1999-2012).
Figura 2 - Uso dell’agopuntura nei paesi membri dell’OMS. In base ai rapporti di 129 Paesi membri l’80% di questi riconosce l’uso dell’agopuntura; per 103 l’uso è ormai assodato nella pratica clinica; per 29 esiste una regolamentazione per chi la pratica e infine in 18 paesi membri esiste la copertura assicurativa sanitaria per tali prestazioni.
Figura 2 – Uso dell’agopuntura nei paesi membri dell’OMS. In base ai rapporti di 129 Paesi membri l’80% di questi riconosce l’uso dell’agopuntura; per 103 l’uso è ormai assodato nella pratica clinica; per 29 esiste una regolamentazione per chi la pratica e infine in 18 paesi membri esiste la copertura assicurativa sanitaria per tali prestazioni.
Figura 3 - Dati relativi all’insegnamento in ambito universitario delle T&CM nei paesi membri dell’OMS. il 30% dei paesi membri ha dei programmi di insegnamento a livello universitario di queste discipline.
Figura 3 – Dati relativi all’insegnamento in ambito universitario delle T&CM nei paesi membri dell’OMS. il 30% dei paesi membri ha dei programmi di insegnamento a livello universitario di queste discipline.
Figura 4 - Numero di stati membri dell’OMS con istituti di ricerca riconosciuti a livello nazione sulle T&CM e medicinali a base di erbe. Da notare l’incremento di circa il 70% dal 1999 al 2012.
Figura 4 – Numero di stati membri dell’OMS con istituti di ricerca riconosciuti a livello nazione sulle T&CM e medicinali a base di erbe. Da notare l’incremento di circa il 70% dal 1999 al 2012.

Quindi negli ultimi anni la situazione sicuramente è cambiata, delineando un quadro di aumento della richiesta verso la Medicina Tradizionale, affiancata da un aumentato interesse, non ultimo regolamentativo, da parte anche degli organi ufficiali sia sanitario-assistenziali, che accademici.

Non è tutto oro quel che luccica…

Un medico africano
Un medico africano

Tuttavia, come sottolineato dagli autori di questo rapporto rimangono ancora dei lati oscuri del processo di integrazione della Medicina Tradizionale nei sistemi sanitari nazionali per le motivazioni più varie. Pertanto gli obbiettivi individuati dalla Task Force della WHO per superare questi scogli all’integrazione della Medicina Tradizionale nei sistemi sanitari nazionali a livello mondiale sono sostanzialmente due:

To support Member States in harnessing the potential contribution of T&CM to health, wellness and people-centred health care and to promote the safe and effective use of T&CM through the regulation of products, practices and practitioners.

(assistere gli Stati Membri nello sfruttare il contributo potenziale della Medicina Tradizionale e Complementare per la salute, il benessere e per un’assistenza sanitaria incentrata sulle persone e per promuovere l’uso sicuro ed efficace della Medicina Tradizionale e Complementare attraverso la regolamentazione dei prodotti, delle pratiche e dei praticanti.)

e la strategia prevede sostanzialmente tre punti:

1) building the knowledge base and formulating national policies;

2) strengthening safety, quality and effectiveness through regulation;

3) promoting universal health coverage by integrating T&CM services and self-health care into national health systems.

(1) Costruire la conoscenza di base e formulare le politiche nazionali;

2) Rafforzare la sicurezza, la qualità e l’efficacia attraverso la regolamentazione;

3) promuovere la copertura sanitaria mondiale integrando servizi di Medicina Tradizionale e Complementare e di auto-assistenza sanitaria nei sistemi sanitari nazionali.)

Nonostante la chiarezza cristallina della strategia di “integrazione”, in realtà, dopo poche righe, gli autori specificano che comunque ogni realtà nazionale è a sé stante e ogni caso di “integrazione” va quindi valutato singolarmente tenendo conto di numerosi aspetti, non ultimi sociali, antropologici, politici ed economici.

È interessante che si parli di incremento della domanda, di integrazione e di sviluppo delle T&CM, toccando al contempo temi eticamente nobili, come l’estensione a tutta la popolazione del pianeta di livelli basilari di assistenza sanitaria, e al contempo queste tematiche rimangano nel campo delle ipotesi e sostanzialmente distaccate dalla realtà.

Infatti, al di là degli assunti teorici, tecnicamente inattaccabili, non vengono forniti i dettagli su “come” nella realtà debba avvenire l’integrazione, né di “come” possano coesistere nello stesso sistema sanitario assistenziale due corpi medici che si basano su paradigmi sostanzialmente diversi se non in alcuni casi opposti (es. medicina allopatica vs. omeopatia).

Queste sono esattamente le stesse problematiche emerse mel processo di “integrazione” delle varie “Medicine” che sono state affrontate in un precedente articolo. Dinamiche che riconducono più ad una “disintegrazione” che ad una “integrazione”.

…ma la portata è storica


In conclusione, al di là delle incertezze riguardo alla praticabilità degli intenti, il documento dell’OMS è di portata a dir poco storica e alcune affermazioni della massima autorità mondiale non potranno restare senza eco.

Come abbiamo sottolineato, se in molti paesi in via di sviluppo le T&CM sono l’unica opportunità di cura, d’altro canto in Occidente le persone si rivolgono a queste metodiche perché sostanzialmente sono insoddisfatte della Medicina “Convenzionale” (per inefficacia o addirittura per dannosità), e trovano delle risposte alle gravi lacune di quest’ultima riguardo temi come la prevenzione o della visione dell’essere umano nella sua globalità.

Sono affermazioni che delineano un panorama di forte “crisi” della Medicina e la spinta verso un cambiamento che, volenti o nolenti, i sistemi sanitari e gli Stati dovranno prima o poi decidere di affrontare, in quanto la partenza è proprio da quella “base”, cioè i malati, che alla fine sono i fruitori ultimi della Medicina.

Tuttavia, se si deciderà prima o poi ad affrontare “a priori”, cioè nei paradigmi, una possibile integrazione tra i diversi sistemi, difficilmente ci si sposterà dalla attuale situazione di sterilità e incompiutezza, lasciando le premesse per altri 10 anni di “disintegrazione” (2014-2023).

Da ultimo una piccola provocazione: visto l’uso, o meglio l’abuso, del termine Tradizione, gli autori di questo rapporto sapranno veramente qual è il suo significato più profondo?

Note[+]

Note
↑1 http://apps.who.int/iris/handle/10665/92455
↑2 Rossignol M et al. Who seeks primary care for musculoskeletal disorders with physicians prescribing homeopathic and other complementary medicine? Results from the EPI3-LASER survey in France. BioMed Central (BMC) Musculoskeletal Disorder, 2011, 12: 21-26.
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