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agopuntura

Taijiquan, Daoyin, Qi Gong: le pratiche di lunga vita

28 Gennaio 2015 by Marco Invernizzi 2 commenti


Proseguiamo qui il percorso iniziato con le Tre Tradizioni cinesi (Taoismo, Buddismo e Confucianesimo) e approfondiamo l’argomento delle Pratiche di Lunga vita, ossia il Daoyin, il Qi Gong e il Taiji Quan (altrimenti noto come Tai Chi Chuan). Questo articolo, come il precedente, è un estratto rielaborato dalla mia tesi “Qi Gong Medico: gioiello della medicina”, presentata al corso di Regolazione Biologica e Medicine Complementari, Biofisica Medica Clinica dell’Università degli Studi di Milano in collaborazione con la World Health Organization.

Contenuti

  • Cosa sono le pratiche di lunga vita?
  • Le origini Sciamaniche
  • Il concetto di Risonanza
  • Il Dao yin
  • Il Tai Chi Chuan
  • Il Qi gong
  • Per concludere (per ora)

Cosa sono le pratiche di lunga vita?

Col termine Pratiche di Lunga Vita si intende un insieme di insegnamenti contenuti nella multiforme realtà cinese che mirano al prolungamento della vita fisica contemporaneamente ad un miglioramento della sua qualità generale, con l’obbiettivo finale di raggiungere l’immortalità (che sia qui intesa come immortalità fisica o immortalità su un altro piano è un discorso che meriterebbe di essere approfondito a parte).

Poiché queste pratiche hanno profonde radici nella Tradizione Taoista, è evidente come i livelli di questa definizione siano molto diversi dal senso comune e, come abbiamo visto nell’articolo dedicato alle Tre Tradizioni cinesi, non necessariamente l’immortalità è ricercata strettamente in ambito materiale.

Qi, secondo l'ideogramma tradizionale (in uso in Cina fino al 1946)
Qi, secondo l’ideogramma tradizionale (in uso in Cina fino al 1946)

Centrale, in queste pratiche, è il concetto di Qi, principio energetico/vitale che, nonostante le diverse interpretazioni, è molto affine al concetto indiano di prana. Come quest’ultimo, anche il Qi è presente illimitatamente nell’universo, ed è possibile considerare il Qi da un punto di vista macrocosmico e universale oppure da un punto di vista microcosmico e particolare, ovvero il carico di energia di un luogo, o di un essere vivente, o addirittura di un singolo organo. Proprio dall’interazione (o meglio, come vedremo, la risonanza) tra il Qi universale e il Qi particolare si sprigiona il potenziale benefico e terapeutico di tali pratiche.

È infatti interessante notare che uno degli scopi principali delle pratiche di lunga vita è di mantenere il corpo in buona salute agendo preventivamente sull’insorgere di possibili malattie; di qui anche l’attinenza con la medicina. D’altro canto, non deve sorprendere se al tempo stesso queste pratiche hanno attinenza con la sfera interiore e spirituale dell’essere umano: il presupposto da cui muovono queste pratiche, condiviso anche dallo Yoga indo-tibetano, è che un corpo malato è un grandissimo intralcio nella via spirituale.

Le pratiche principali sono: Dao yin/Qi gong e Tai Chi Chuan, oltre ad altre che probabilmente si sono perse nei millenni. Per comprendere queste discipline, strettamente inter-relate, dobbiamo però risalire molto indietro nel tempo, all’origine stessa della civiltà cinese.

Le origini Sciamaniche

Statue di argilla che raffigurano risalenti alla dinastia Zhou (XII-III secolo a.C.) che raffigurano donne sciamane danzanti.
Statue di argilla risalenti alla dinastia Zhou (XII-III secolo a.C.) che raffigurano donne sciamane danzanti.

Le prime testimonianze frammentarie cinesi di approcci terapeutici sono riconducibili alle mitiche figure sciamaniche Wu, che operavano attraverso tecniche esorcistiche impostate sul movimento fisico e sul suono.

Il carattere Wu indica «danza» e secondo il Shuo wen, il dizionario etimologico di epoca Han, il termine era anche accomunato a Zhu, termine riconducibile ad augurio o invocazione. Quindi Wu o Zhu comunicava con il cielo e le sue invocazioni terapeutiche erano essenzialmente preghiere rivolte agli spiriti o formule esorcistiche.

Una caratteristica importante è che originariamente Wu erano donne, tanto che gli sciamani uomini venivano designati con il carattere Xi. La rilevanza di tale elemento concerne la relazione tra la società ideale taoista e l’antico egualitarismo tribale legato al matriarcato.

Più che a spiriti antropomorfi le prime Wu si rivolgevano alle manifestazioni di una serie di «forze» o di «influssi» a forte caratterizzazione archetipica, la cui azione era desunta dall’osservazione dei fenomeni naturali. Era una tecnica rituale per coordinare i movimenti del proprio corpo (e il respiro) con i flussi delle forze cosmiche, così da acquisire la potenza necessaria, ad esempio, a esorcizzare le «forze deviate» che affliggevano il «paziente».

wu
L’antico ideogramma per Wu

A riprova della forte impronta che gli Wu hanno lasciato sull’origine della medicina tradizionale cinese vi è il fatto che il carattere Yi («medico o scienza medica») era originariamente composto dal carattere Wu più la parte superiore del carattere Yi attuale, composta da segni raffiguranti una faretra colma di frecce e una mano che impugna un’arma.

Ciò denoterebbe la marcata origine demonologica della medicina: le frecce indicherebbero le armi che lo sciamano usava nelle sue danze rituali per esorcizzare i demoni.

L’eziologia «demonica» rimase nella MTC sotto la denominazione di Xie Qi, Soffi Perversi, i Patogeni della definizione moderna, ma sin dall’antichità fu affiancata da altre possibili cause, prima fra tutte il mancato rispetto dei ritmi naturali.1Giulia Boschi. Medicina Cinese: la radice e i fiori. Corso di sinologia per medici e appassionati.
Casa Editrice Ambrosiana 2003. ISBN 88-408-1263-6

Conformarsi al Dao, la legge Universale che governa tutti i fenomeni e le loro trasformazioni, significa uniformare le orbite del proprio Qi psicofisiologico (microcosmo) al retto fluire del Qi in natura (macrocosmo); in altri termini, ciò vuol dire acquisire Zheng Qi, il cosiddetto soffio retto o autentico. Il Zheng Qi è alla base della salute dell’individuo, della sua capacità di rispondere all’attacco patogeno ed adattarsi alle modificazioni macrocosmiche, in un’ottica di armonizzazione con il Dao.

Una sacerdotessa Wu invoca lo spirito di un animale.
Una sacerdotessa Wu invoca lo spirito di un animale.

Lo sciamano cinese, come gli adepti taoisti, non trae il suo potere dalla «possessione» di uno spirito che gli induce uno stato estatico simile alla medianità, ma da un particolare stato di ricettività che gli consente di veicolare attivamente le forze archetipiche armonizzandosi ad esse.

La pratica esperienziale interiore conduce lo sciamano ad uno stato di quiete del cuore e della mente che lo porta ad una risonanza perfetta col mondo naturale. È questo accordo armonico che lo rende permeabile fino a diventare un vero e proprio portale del mondo archetipico e permette agli Shen, gli Archetipi, di agire direttamente attraverso di lui in piena consapevolezza nell’atto terapeutico.

Le sciamane Wu furono i primi medici della storia cinese: lo Shan hai jingìe li associa all’uso di erbe medicinali e alle Pratiche di Lunga Vita, anche se i loro compiti principali rimanevano il controllo degli elementi naturali, l’esorcismo, la comunicazione con gli spiriti. Solo nel taoismo si conservarono le tradizioni legate alla magia delle Wu perché in forma semiclandestina molte donne fecero parte delle più importanti scuole taoiste: molte tecniche, d’altra parte, richiedevano la partecipazione di una coppia di adepti di sesso opposto.

Il concetto di Risonanza

Danzatrice mascherata, tardo periodo Zhou
Danzatrice mascherata, tardo periodo Zhou

È molto probabile che le invocazioni sciamaniche raggiungessero il loro scopo terapeutico per la qualità energetica del suono trasmesso più che per la suggestione provocata dal loro significato. Come spiegano fonti più tarde, esso era in grado di riportare l’organismo all’equilibrio producendo un effetto biofisico di Risonanza, fenomeno conosciuto in Cina in tempi antichissimi come la teoria delle armoniche, mentre in Occidente, escluse le scuole pitagoriche, essa cominciò a svilupparsi soltanto a partire dal XVIII secolo.

A questo proposito può essere interessante notare come l’ideogramma di «farmaco» sia composto dall’ideogramma di «musica» sovrastato dal radicale «erba», quasi a indicare che quanto fa di un’erba un farmaco è la sua «musica». Sebbene l’associazione specifica di un suono particolare con un determinato organo interno appaia per la prima volta in forma esplicita con Tao Hongjing, vissuto nel VI secolo d.C., bisogna considerare che questi suoni erano segreti e, molto probabilmente, trasmessi oralmente già da secoli. È significativo il fatto che ancora oggi i «sei suoni-mantra» liu zi jué, specifici per ogni organo, siano uno degli esercizi più diffusi e praticati del Qi gong terapeutico. 2Giulia Boschi. Medicina Cinese: la radice e i fiori. Corso di sinologia per medici e appassionati.
Casa Editrice Ambrosiana 2003. ISBN 88-408-1263-6

In profondo accordo con la biofisica moderna, la Risonanza, Gan Ying, è l’asse portante del rapporto tra macrocosmo e microcosmo, il fondamento delle loro interazioni quantiche e implica la bipolarità di azione-emanazione Yang e ricezione-percezione Yin che si differenzia da un semplice rapporto causa-effetto o agente-agito, poiché include la nozione di reciprocità. La reciprocità comporta la possibilità di invertire i poli di attività e recettività tra l’uomo e il cosmo.

Analogamente, il termine De, in una delle sue accezioni più antiche, indicava contemporaneamente sia il Potere che l’uomo esercita sul Cielo attraverso l’invocazione, sia la Virtù dell’officiante che consente la risposta del Cielo in un processo di risonanza con il mondo archetipico. La potenza acquisita dal praticante deriva probabilmente da un processo di amplificazione che comporta una serie di inversioni successive. Il rapporto tra la perfetta recettività e l’invocazione può essere paragonato al rapporto che nel Cristianesimo esiste tra la perfetta sottomissione alla volontà divina e la preghiera d’intercessione. 3Giulia Boschi. Medicina Cinese: la radice e i fiori. Corso di sinologia per medici e appassionati.
Casa Editrice Ambrosiana 2003. ISBN 88-408-1263-6

de
L’antico carattere oracolare per De

Nel Taoismo il termine De sta a indicare il veicolo sottile attraverso il quale si effettua la connessione tra due entità che entrano in risonanza, il flusso biofotonico della biofisica moderna. La forza che si attiva in tale situazione di empatia energetica viene percepita nell’atto terapeutico come De qi, un insieme di sensazioni quasi-fisiche comuni sia al medico che al paziente, la cui sapiente lettura guida l’intero atto medico.

Nella concezione taoista la pratica esperienziale della risonanza con le forze che esprimono l’ordine cosmico è il fattore che trasmuta la Scienza in Magia, conferendo all’essere umano il potere sugli aspetti quantici della natura. Ciò è possibile grazie a un atteggiamento di completa recettività che il Taoismo esprime nel concetto di Wu Wei, comunemente tradotto come non agire.

In realtà il concetto di Wu, il non essere, indica la condizione atemporale e non locale del Dao, motore segreto quantico del suo aspetto manifesto spazio-temporale, in cui Wu Wei è compiere l’azione in accordo con la dimensione archetipica Wu.

La costante del Dao è il non-agire, così non c’è nulla che non venga compiuto

Laozi

Il Dao yin

Secondo alcuni autori nelle danze sciamaniche, articolate in posture esorcistiche e invocazioni, sarebbero contenuti i primordi del Dao yin, attuale Qi gong o arte del coltivare il Qi, cioè di quella tecnica, articolata su più livelli, il cui scopo principale è di armonizzare il Qi del proprio organismo con quello dell’ambiente naturale, intensificandone in tal modo la potenza, per poterlo successivamente dirigere e proiettare sotto il controllo della volontà cosciente. Ciò renderebbe possibile agire anche sul mondo materiale attraverso una forza immateriale guidata dalla mente.

Le diverse posture esorcistiche illustrate e commentate nel Dao yin tu di Mawangdui risultano molto simili a quelle in seguito incluse nei sistemi Dao yin / Qi gong delle scuole taoiste. Analogamente, le invocazioni non vanno intese come semplici formule verbali, ma come il veicolo adatto a trasmettere questa forza al corpo del malato, all’ambiente circostante o a se stessi.4Giulia Boschi. Medicina Cinese: la radice e i fiori. Corso di sinologia per medici e appassionati.
Casa Editrice Ambrosiana 2003. ISBN 88-408-1263-6

Il Tai Chi Chuan

tai-chi-chuan

Il Tai Chi Chuan o Tai ji Quan, usando la traduzione degli ideogrammi cinesi con lo standard pinyin, è una pratica che nasce in Cina dall’incontro tra arti marziali e pratiche tradizionali per la salute e la longevità. Il Tai Chi Chuan è molto diffuso tutt’oggi a livello popolare in Cina e in grande espansione in tutto l’Occidente negli ultimi decenni.

La componente marziale del Tai Chi Chuan è di natura interna: le sue più evidenti diversità rispetto ad altre arti marziali sono infatti costituite dal ruolo centrale assegnato ad azioni difensive basate sulla cedevolezza, e dall’impiego nei confronti dell’avversario dell’elasticità del corpo invece che della forza fisica. 5Carlo Moiraghi. Qi Gong. Fabbri editori 2002. ISBN 88-451-8009-3

Moiraghi. la via della Forza Interiore, trattato di energetica esperienziale cinese. Casa Editrice
Meb 1995. ISBN 88-7669-490-0

In realtà, nell’esecuzione del Tai Chi, la forza fisica dev’essere pressoché annullata in favore di un completo rilassamento proprio per far emergere la componente più propriamente energetica e potenzialmente ancora più travolgente della forza fisica stessa, in un movimento fluido e circolare, senza interruzioni, una costante alternanza di Yin e Yang, vuoto e pieno.

E proprio l’alternanza di Yin e Yang è il principio esperienziale del Tai Chi Chuan, rappresentato dal Taiji, ovvero il “grande polo” del movimento degli opposti, che procede dal Wuji, il “non-polo” indifferenziato rappresentato generalmente da un cerchio vuoto. Insieme, formano il Taijitu, che rappresenta l’alternanza di Yin e Yang e al tempo stesso la compresenza del principio anteriore (Wuji) indifferenziato:

wuji-becomes-taiji

Il Qi gong

Qi gong è un termine generico recente che designa un insieme di pratiche di benessere, salute, risveglio e realizzazione personali. Qi gong può dunque essere tradotto semplicemente con lavoro (Gong) del soffio (Qi), indicando con questo l’aspetto attivo di una pratica che riguarda l’energia vitale che anima le cose e gli esseri.

L’antica denominazione classica di Qi gong era Yang sheng fa, letteralmente i metodi (Fa) che nutrono (Yang) la vita (Sheng) i quali, secondo la Tradizione, permetterebbero di opporsi o di ritardare il processo della morte, per cui sostenere la vita vuol dire ritardare la morte vivendo bene e a lungo.

qigong
Chen bao shi, ovvero la visualizzazione di due grandi sfere di energia ai lati. Illustrazione tratta da C. Moiraghi, Qi Gong, Fabbri, 2002.

In definitiva il Qi gong rappresenta un variegato scenario in cui si stratificano scuole e stili, in un lignaggio ininterrotto di maestri e ricercatori che ne hanno mantenuto la vitalità modificandolo incessantemente. Una classificazione dei Qi gong più importanti, tenendo conto del fatto che spesso appaiono mescolati tra loro, potrebbe essere la seguente:

  • Qi gong di origine taoista, o che intrattengono qualche tipo di rapporto con la filosofia del Tao;
  • Qi gong di origine buddista che, in Cina, sono legate al Chan;
  • Qi gong di origine confuciana che spesso si ritrovano nei rituali come il saluto;
  • Qi gong di origine marziale che hanno lo scopo di rinforzare il corpo e di proteggerlo;
  • Qi gong di origine medica ancora prescritti nelle pratiche terapeutiche;
  • Qi gong di origine familiare che si trasmettono all’interno dei clan o delle famiglie;
  • Qi gong di origine sintetica concepito recentemente per fini pedagogici;
  • Qi gong di origine esterna alla Cina e che sono spesso nuove creazioni, come la ginnastica svedese del Ling.

Tutte queste varietà di Qi gong hanno in comune una pratica di meditazione con la finalità di raggiungere “un’altra cosa ancora” (Hua) ma classicamente non viene mai precisato che cos’è questa “altra cosa”, assimilata a una trasmutazione.

Laozi spiega: “il grossolano è la radice del sottile” significando che ciò che è grossolano può trasmutarsi in qualcosa di molto sottile. Ne deriva che il Qi gong può essere, di volta in volta, molto terrestre o molto celeste, ovviamente sempre nel senso prima citato della trasmutazione alchemica.

Ritengo utile citare in toto una parte dell’introduzione del libro di Charles sul Qi gong che definisce in maniera chiara e molto intuitiva le radici su cui poggia il Qi gong e il suo impianto filosofico:

Un gesto può essere molto sottile e un pensiero può essere molto grossolano. Talvolta il fatto di rendere sottile il gesto permette di affinare lo spirito mentre il contrario non è necessariamente vero. Come nello Yijing sarebbe meglio cominciare dalla cosa più semplice, il monogramma composto da un solo tratto, per arrivare alla cosa più complessa, l’esagramma, composto da sei tratti.
Se non si comprende bene o si travisa ciò che realmente corrisponde allo Yin e allo Yang, sarà difficile definire il valore di un esagramma. Come comprendere un concatenamento complesso senza conoscere le basi del movimento e della respirazione? Come comprendere i principi se non si conoscono le regole? Molti testi classici o grandi autori classici come Liji (o Libro dei riti), Zhuangzi, Liezi, Neijing Suwen (Trattato di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo) spiegano letteralmente che “lo Yang sale, lo Yin scende”. Ciò viene inteso in Occidente come : “Lo Yang è in alto, lo Yin è in basso”. Ma tra salire ed essere in alto o scendere ed essere in basso esiste una differenza considerevole. Se lo Yang sale è perché originariamente (radice) era in basso. Se lo Yin scende è perché originariamente (radice) era in alto.
I “classici” distinguono dunque tre stati: l’origine (radice), il movimento (evoluzione), la conseguenza (preparazione al cambiamento). Ma quando si tratta di movimento (Dong) o di trasformazione (Yi) gli occidentali, come i turisti, di solito fanno una foto. Il classico dice: “Lo Yang sale”; loro fanno una foto e constatano, dopo e basandosi sulla foto,- che lo Yang è in alto.
Dunque, per la logica occidentale, lo Yin deve essere in basso. Così si è detto tutto e non si è fatto nulla. O lo si è fatto in controsenso.
Ma, nel tempo, anche i cinesi si sono occidentalizzati e propongono a loro volta pratiche per turisti in cui lo Yang è in alto e lo Yin è in basso. Normale. E tutto va bene solo nel migliore dei mondi. Io qui vi propongo, al contrario, una versione meno turistica e più classica di una pratica di “sostenimento della vita” legata alla filosofia del Tao e del Lingbaoming, ma nello stesso tempo influenzata dai principi sviluppati da Wang Yang Ming, precursore di Wang Tse Ming, della corrente della “Purezza del cuore” (Xin Xue)”

Georges Charles6Georges Charles. Qi Gong ed energia vitale. Pratiche Taoiste di lunga vita. Edizioni Pendragon 2008. ISBN 978-88-8342-573-8

Per concludere (per ora)

Il quadro storico delineato con le Tre Tradizioni e le pratiche di lunga vita ha un obiettivo, che sarà raggiunto con il prossimo articolo, a completamento di un trittico: ovvero il rapporto tra queste discipline e la scienza moderna e soprattutto tra le pratiche di lunga vita e un approccio terapeutico. Se abbiamo già visto che il Tai Chi Chuan è applicato con successo in ambito preventivo, meno conosciuto è l’aspetto medico del Qi Gong, di cui parleremo nell’articolo finale.

Non dimenticando mai, naturalmente, che lo scopo ultimo di queste pratiche è, come abbiamo visto, Hua, ovvero “un’altra cosa ancora”.

Note[+]

Note
↑1, ↑2, ↑3, ↑4 Giulia Boschi. Medicina Cinese: la radice e i fiori. Corso di sinologia per medici e appassionati.
Casa Editrice Ambrosiana 2003. ISBN 88-408-1263-6
↑5 Carlo Moiraghi. Qi Gong. Fabbri editori 2002. ISBN 88-451-8009-3

Moiraghi. la via della Forza Interiore, trattato di energetica esperienziale cinese. Casa Editrice
Meb 1995. ISBN 88-7669-490-0

↑6 Georges Charles. Qi Gong ed energia vitale. Pratiche Taoiste di lunga vita. Edizioni Pendragon 2008. ISBN 978-88-8342-573-8
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Cacciatori di meridiani

27 Marzo 2014 by Claudio Molinari 4 commenti


Dove scorre il Qi?

Come è noto, la Medicina Tradizionale Cinese ha i suoi fondamenti sul concetto di Qi (soffio, energia vitale) circolante lungo una rete di canali chiamati Meridiani. L’Agopuntura tratta le patologie e gli squilibri dell’organismo mediante l’infissione di aghi metallici in punti ben definiti, detti agopunti, disseminati lungo tali canali. Un misterioso fenomeno che ha attirato per generazioni l’attenzione della comunità scientifica internazionale è rappresentato dal fatto che, malgrado l’agopuntura annoveri migliaia di anni di successi, nessuna solida spiegazione scientifica è mai stata proposta per giustificare, dal punto di vista anatomico e fisiologico, l’esistenza dei Meridiani. Fino ad ora infatti, secondo la Medicina Occidentale, ai Meridiani non è ancora stato riconosciuto alcun fondamento anatomico e gli effetti dell’Agopuntura vengono spiegati con meccanismi nervosi riflessi, vasomotori, endocrini e immunitari.

Tuttavia, la soluzione di questo enigma è prossima al traguardo e il percorso verso la conclusione è iniziato molti anni fa.

Vi racconterò ora la misteriosa storia del Professor Kim Bong-Han (Fig. 1).

Kim Bong-Han (Fig. 1)

Kim Bong-Han, nacque in Corea nel 1916 e studiò Medicina all’Università di Seoul. Ricoprì il ruolo di Professore di Fisiologia alla Seoul National University fino alla guerra che portò alla separazione delle due Coree. Dopo questo evento, lo studioso scelse di trasferirsi in Corea del Nord dove ricoprì la carica di Direttore del Kyung-Rak Institute.

Nel 1963, Kim Bong-Han fondò e diresse l’Istituto per la Ricerca sui Meridiani di Agopuntura in Pyongyang. Nei tre anni successivi, pubblicò cinque lavori che descrivevano una fitta rete di minuti canali che non appartengono né al sistema circolatorio sanguigno, né al sistema linfatico. In particolare, nella seconda pubblicazione viene descritto un sistema completamente nuovo composto da nodi e tubuli che lui stesso chiamò Kyung-Rak System e successivamente prese il nome di Sistema di Bong-Han e che identificò con i Punti e i Meridiani dell’Agopuntura. Nel 1966 questo istituto fu improvvisamente chiuso e da allora non si ebbero più notizie di Kim Bong-Han, nemmeno della sua eventuale morte.

I risultati degli studi di questo ricercatore, pubblicati prevalentemente in lingua coreana, rimasero per decenni sconosciuti al mondo occidentale fino alla loro riscoperta avvenuta nel 2002 ad opera di un gruppo di studiosi della Seoul National University (SNU). Il team di ricercatori si trovò ad affrontare grosse difficoltà nel ripetere gli esperimenti di Kim Bong-Han, poichè nelle sue pubblicazioni non erano forniti dettagli sulla metodologia. Aiutati dalla tecnologia, oggi più avanzata, i ricercatori sud-coreani riuscirono alla fine a rivelare l’esistenza di questo sistema di dotti e nel 2010 lo rinominarono col termine di Primo Vascular System (Fig. 2).

Fig. 2 - Immagini colorate con Trypan Blue del Primo Vascular System all'interno di tessuto adiposo. (A) Primo Vessel Node (corpuscolo di Bong Han, BHC) e Primo Vessel Duct (dotto di Bong Han, BHD) attorno all’intestino tenue del ratto, (B) il Primo Vessel Node e il Primo Vessel Duct nei pressi del piccolo intestino dello stesso ratto [tratto da: Stefanov M e Kim J, J Acupunct Meridian Stud 2012; 5(5): 193-200].
Fig. 2 – Immagini colorate con Trypan Blue del Primo Vascular System all’interno di tessuto adiposo. (A) Primo Vessel Node (corpuscolo di Bong Han, BHC) e Primo Vessel Duct (dotto di Bong Han, BHD) attorno all’intestino tenue del ratto, (B) il Primo Vessel Node e il Primo Vessel Duct nei pressi del piccolo intestino dello stesso ratto [tratto da: Stefanov M e Kim J, J Acupunct Meridian Stud 2012; 5(5): 193-200].

Aspetti morfologici del Primo Vascular System

Secondo le più recenti ricerche. il Primo Vascular System (PVS) è formato da vasi o dotti (PV) e da corpuscoli o nodi (PN); inoltre si compone di più sottosistemi (Figg. 3 e 4):

Fig. 3 – Suddivisione in sottosistemi del Primo Vascular System [tratto da: Stefanov M et al, J Acupunct Meridian Stud 2013;6(6):331e338].
ePVS, strato esterno; iPVS, strato interno; nPVS, parte nervosa distribuita nei ventricoli cerebrali e nell’acquedotto di Silvio; rPVS, dotti e nodi riceventi; cPVS, dotti e nodi comunicanti; oPVS, dotti e nodi degli organi; eoPVS, dotti e nodi extra-organi.

I ricercatori della SNU proposero inoltre una nuova ipotesi per il PVS e si spinsero anche a formulare alcune previsioni circa il suo ruolo. Come già detto, il PVS si compone di PV e PN. I PV, che hanno doppio rivestimento, contengono dotti di secondo ordine. Il primo strato del rivestimento è formato dalla avventizia che contiene fibre e sostanze amorfe che servono a sostenere il tessuto. Il secondo strato è una membrana comune che circonda i dotti di secondo ordine.

PVS-distribuzione
Fig. 4 – Distribuzione topografica dei sottosistemi del Primo Vascular System [tratto da: Stefanov M et al, J Acupunct Meridian Stud 2013;6(6):331e338].

Questo tipo di struttura a doppio strato offre stabilità meccanica, una minore possibilità di collegamento accidentale con altri PV, la possibilità di un flusso bidirezionale del fluido, e un buon isolamento contro le influenze meccaniche, fisiche e termiche. Il diametro del lume dei PV è di circa 5-10 µm. Le cellule endoteliali che li rivestono presentano nuclei allungati come mostrato in Fig. 5.

Fig. 5 - Un singolo dotto di secondo ordine (in alto) e un fascio di dotti del Primo Vascular System (in basso) [tratto da: Stefanov M et al, J Acupunct Meridian Stud 2013;6(6):331e338].
Fig. 5 – Un singolo dotto di secondo ordine (in alto) e un fascio di dotti del Primo Vascular System (in basso) [tratto da: Stefanov M et al, J Acupunct Meridian Stud 2013;6(6):331e338].

I dotti di secondo ordine, sia nei PV che nei PN, trasportano un liquido trasparente che si muove molto lentamente (0.3 mm/sec). Il liquido è ricco di microframmenti di DNA di circa 1-2 µm e contiene anche lipidi e aminoacidi.

Contenuti

  • Dove scorre il Qi?
  • Aspetti morfologici del Primo Vascular System
  • Aspetti funzionali del Primo Vascular System
  • Conclusioni
  • Bibliografia

Aspetti funzionali del Primo Vascular System

E’ stato osservato che le cellule che rivestono il PVS mostrano eccitabilità elettrica simile a quella del muscolo liscio con presenza di canali per il calcio. I dotti di secondo ordine sono dotati di avventizia che contiene collagene, che è il componente principale del tessuto connettivo. Dati presenti nella letteratura scientifica indicano che il collagene è in grado di interferire con le emissioni di segnali elettromagnetici (fotoni) provenienti da fonti biomolecolari. Ciò supporta l’ipotesi, formulata da tempo, che il PVS agisce come un canale ottico di emissione/trasporto di biofotoni e che i microframmenti di DNA possono agire come un generatore di biofotoni e come un radiatore coerente. Queste scoperte sostengono pertanto l’ipotesi dell’esistenza di una regolazione elettromagnetica del corpo che giocherebbe un ruolo chiave nello sviluppo e nella differenziazione cellulare.

Se confermata, la funzione di propagazione dei biofotoni esercitata dal PVS potrebbe spiegare l’ effetto istantaneo ottenuto dopo l’infissione degli aghi nei punti specifici.

Inoltre è stato ipotizzato che il PVS sia in grado di comportarsi come un organo endocrino. Infatti, sono state trovate al suo interno cellule cromaffini, concentrate soprattutto in corrispondenza degli agopunti, e nel liquido del PVS sono state rintracciate adrenalina e noradrenalina.

Conclusioni

Sulla base delle scoperte fino ad ora accumulate, possiamo affermare che il PVS consente la comunicazione tra gli organismi viventi e l’ambiente. Il PVS è duplicato dal sistema vascolare e dal sistema nervoso durante una fase molto precoce dello sviluppo dell’organismo. Per questo motivo, il PVS combina le caratteristiche dei sistemi vascolare, nervoso, immunitario ed endocrino. Il PVS in tutti i suoi aspetti è inteso come un sistema che interessa tutto il corpo, e regola e coordina tutti i processi vitali.

Il PVS riceve segnali interni ed esterni. I segnali esterni vengono dall’ambiente sotto forma di onde elettromagnetiche. I segnali interni sono il prodotto di processi metabolici e consistono in segnali bioelettrici, bioelettromagnetici e in campi acustici.

Il PVS è inoltre, il supporto fisico per i punti di agopuntura e i meridiani ed è coinvolto nello sviluppo e il funzionamento degli organismi viventi. Il primordiale PVS è come una matrice per i sistemi vascolare e nervoso, che si formano intorno al PVS. Dopo che sono stati sviluppati tutti gli organi del corpo, il PVS primordiale rimane connesso con gli apparati e i sistemi e continua a controllarli, perché è il più antico sistema morfofunzionale.

Il PVS, che fino ad ora è stato un sistema fantasma all’interno del nostro corpo, può spiegare molti dei misteri della vita e può rappresentare il punto mancante per combinare la conoscenza della medicina tradizionale cinese e quella della scienza occidentale in un corpus unico.

Bibliografia

Kim BH. The Kyungrak system. J Jo Sun Med. 1965;108:1e38 [In Korean].
Soh KS, Kang KA, Ryu YH. 50 years of bong-han theory and 10 years of primo vascular system. Evid Based Complement Alternat Med. vol.2013;2013:587827.
Stefanov M, Potroz M, Kim J, Lim J, Cha R, Nam MH. The primo vascular system as a new anatomical system. J Acupunct Meridian Stud. 2013 Dec;6(6):331-8.
Stefanov M, Kim J. Primo vascular system as a new morphofunctional integrated system. J Acupunct Meridian Stud. 2012 Oct;5(5):193-200.

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