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corso insegnanti yoga

Cosa si sta facendo al corso insegnanti di Zénon?

16 Gennaio 2025 by Zénon Lascia un commento

Vediamo i temi affrontati nel primo quadrimestre di lezioni del corso biennale per insegnanti di yoga (alcune delle quali erano parte dei cicli Yogasana, aperti anche ai partecipanti esterni), assieme ai docenti, che qui compaiono in ordine rigorosamente di apparizione.

1. Ma lo yoga non serviva ad arrestare le fluttuazioni della mente?

Francesco Vignotto, insegnante di yoga, ha trasposto nella pratica diversi argomenti trattati teoricamente dai relatori; ha illustrato i fini e le tecniche dello yoga e come si sono evolute fino a noi; ci ha invitato a riflettere sulla definizione classica di yoga come arresto delle fluttuazioni mentali (una azione o un evento?) e su come contestualizzarla in una pratica prevalentemente posturale quale è quella odierna; ha fornito i primi rudimenti di fisiologia della respirazione yogica e di didattica del respiro consapevole. Infine, ha affrontato, nella pratica e nella teoria, il tema del radicamento.

2. Self/non self e risposta immunitaria, intenzione e volontà, alto e basso

Marco Invernizzi, Professore Ordinario UPO, agopuntore e insegnante di Qi Gong, ha parlato del rapporto tra sistema immunitario e pratiche psicofisiche, di chinesiologia delle articolazioni e delle pratiche taoiste per mantenerle in buona salute. Ci ha inoltre insegnato come muoverci a partire dall’intenzione e non dalla forza muscolare secondo la Tradizione Cinese e come armonizzare l’alto e il basso nella pratica.

3. Che cos’è la coscienza? Cosa accade nel cervello durante la meditazione?

Claudio Molinari, professore associato di Fisiologia presso l’UPO, agopuntore, nel ciclo Yogasana 9 ci ha parlato di neurofisiologia della coscienza e di cosa sappiamo, da un punto di vista neuroscientifico, sulla mente di chi medita… ma anche che il cuore comunica con il cervello in modi che sono ancora misteriosi. Presto ci parlerà di neuroni specchio e di immaginazione motoria nel ciclo Yogasana 10…

4. Il senso del tatto nello yoga

Antonella Usai, danzatrice di Bharatanatyam e insegnante di yoga, ha tenuto un seminario sulle Hasta Mudra, le mudra delle mani, offrendoci uno scorcio sulla dimensione rituale e aiutandoci a recuperare la dimensione tattile nella pratica yogica e nella vita di tutti i giorni. Ma ci ha anche offerto degli strumenti per leggere e vivere le emozioni come esperienza estetica secondo la classificazione della tradizionale indiana.

5. Corpo femminile e radicamento

Martina Bergamelli, docente di Yoga e Qi Gong, ha contestualizzato la pratica in relazione all’anatomia e alla fisiologia femminile. Nell’ambito del seminario sul radicamento, ci ha guidati nell’ascolto del piede nella posizione statica della montagna e nella camminata, introducendoci alle pratiche di Qi Gong per l’armonizzazione degli elementi Terra e Legno.

6. Contemplazione e desiderio: la gioia come origine

Gioia Lussana, docente yoga, laureata cum laude in Indologia con Raniero Gnoli e Raffaele Torella, ci ha offerto un suggestivo scorcio sulle radici contemplative dello yoga dalle origini all’India tantrica, regalandoci una splendida pratica dal Vijñānabhairava Tantra. Ha inoltre tenuto una toccante lezione sul del legame tra coscienza, desiderio ed energia vitale nell’India Religiosa, in cui ci ha sottoposto un’ipotesi inattesa: la gioia come punto di partenza a cui tornare, invece che come obiettivo da raggiungere.

7. La visione di insieme di una tradizione

Mauro Bergonzi, professore emerito presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, ha svolto il primo modulo di Filosofie e Religioni dell’India, esponendo con rara sintesi alcuni concetti ricorrenti in tutto il pensiero indiano, come il karma e la liberazione dal ciclo delle rinascite, con paralleli con la mitologia e il pensiero occidentale antichi e moderni. Ci ha parlato inoltre delle fasi più remote della cultura indiana: la civiltà della Valle dell’Indo, i Veda e le Upanishad.

Da qui in poi…

Da qui in poi ci aspettano i prossimi incontri mensili (con un seminario in presenza con Gioia Lussana, a marzo), ma anche il ciclo Yogasana 10, sulla relazione tra il corpo yogico e le recenti scoperte sui neuroni specchio e sulla pratica dell’immaginazione motoria.

Inoltre, molta filosofia, molta anatomia funzionale, molta didattica e molta, molta pratica…

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Insegnante di yoga è chi l’insegnante di yoga fa

18 Luglio 2024 by Francesco Vignotto 2 commenti

Quando si diventa insegnanti di yoga? Il giorno in cui ricevi un attestato con un numero di ore? Prosegue la riflessione su cosa significa essere insegnanti oggi, in un mondo in cui sempre più persone sono ‘certificate’.

Qualche mese fa ho ricevuto una proposta di collaborazione presso il nostro centro, non importa tanto per quale attività, quanto il fatto che l’email di presentazione conteneva in allegato il diploma, conseguito il giorno stesso dell’invio.

Questi ultimi due dettagli mi hanno fatto riflettere, in primo luogo perché non mi sarei mai sognato di chiedere al mittente se avesse un certificato per l’attività che mi proponeva, né avrei chiesto di vedere con i miei occhi il pezzo di carta; in secondo luogo, perché ormai sembra naturale dover avere un diploma per fare qualsiasi cosa, e soprattutto è ormai automatico sentirsi legittimati a farlo dal giorno in cui lo si riceve.

Nel caso dei diplomi più ambiti, come pare essere quello da insegnante di yoga, il conseguimento sembra essere qualcosa di più: la possibilità di essere qualcuno, non semplicemente di appartenere a una categoria, o ricoprire un ruolo e svolgere modestamente ma con risonanza una funzione.

Del resto i percorsi per arrivarci, dalla chiamata alle armi alla foto finale di gruppo con il pezzo di carta, sono consciamente e inconsciamente progettati per questo. Che poi questo essere qualcuno sia molto spesso una etichetta di una lunga stringa di frammenti identitari estremamente volatili e intercambiabili fra loro, ma presi terribilmente sul serio per un battito di ciglia, è altro discorso che lasciamo volentieri a persone esperte in materia di psicologia sociale.

Ma per fortuna tutto questo, almeno nello yoga, riguarda la schiuma, e come ogni bolla, anche quella degli insegnanti di yoga certificati ovunque sarà destinata a sbocciare dissolvendosi nell’aria, senza grandi traumi per le acque profonde.

È anzi proprio parlando con persone che hanno già fatto fronte a una certa disillusione che mi capita di incontrare i soggetti più interessanti. In alcuni casi, si tratta di persone che hanno già alle spalle una formazione di parecchie centinaia di ore nominali, eppure riconoscono che il distintivo non ha fornito loro l’essenziale; altre, a fronte di un interesse verticale per lo yoga, si sono trovate a insegnare perché le circostanze lo hanno richiesto, senza aspettare che qualcuno desse loro il permesso e al tempo stesso senza averlo granché agognato.

In entrambi i casi, ad affascinare è proprio il senso di insoddisfazione, la consapevolezza che le risposte non posso essere ricevute da altri, per quanto autorevoli, e che nessun assioma scolpito nella pietra può avere l’ultima parola sul potere infinitamente generativo della realtà.

Proprio una di queste persone, qualche settimana fa, mi ha confessato con un certo imbarazzo di come, sempre studiando e sempre alle ricerca di risposte su come interagire con i propri allievi e con i loro problemi, non avesse quasi più il tempo per una pratica sua personale.

È qui invece che, le ho ribattuto, si riconosce il vero insegnante: quando non pratichi più per te soltanto, ma la tua pratica diventa una esplorazione senza fine per comprendere come percepisce il mondo l’allieva con la fibromialgia od operata al seno, quello col Parkinson e quello che soffre di attacchi d’ansia. Ovviamente non lo comprenderai mai del tutto, ma il saper essere testimone è ancora più importante delle strategie che proporrai.

Cominci ad essere insegnante, rifletto ancora, quando inizi a studiare mettendo in discussione anche il tuo imprinting, poco preoccupandoti di ricevere attestati o di trovare una platea per esibire il tuo sapere. Quando in un movimento avverti appena la zona lombare e ti domandi se con una discopatia anche quella minuscola goccia potrebbe far traboccare il vaso, e tra il salvare la forma letterale o preservare l’essenziale, non hai dubbi che sceglierai l’essenziale.

Quando, infine, capisci che non c’è pratica personale e pratica per o con altri, che non esiste la tua energia e quella di altri, perché o ci abbeveriamo tutti alla stessa improsciugabile fonte o è un impostura, l’unica differenza è conoscere e saper mostrare accessi più sgombri da detriti di altri, saper aiutare a smurarne l’acqua, anche in apparente assenza di qualsiasi breccia: ecco il momento in cui diventi insegnante. Il giorno in cui ricevi il diploma è troppo tardi.

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