• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Facebook
  • Instagram

info@zenon.it | tel. 3492462987

  • Home
  • Corsi
    • Tutti i corsi e gli orari
    • Yoga
      • Yoga (lezioni collettive)
      • Yoga: lezioni e percorsi individuali (a Novara e online)
      • Respirazione – Pranayama
      • Yoga: cose da sapere (FAQ)
    • Meditazione
    • Yoga in gravidanza
    • Attività post parto
    • Qi Gong e Taijiquan
    • Functional Training
    • Ginnastica funzionale adattata
  • Eventi
  • Chi siamo
  • Blog
    • Yoga
    • Yoga in gravidanza
    • Meditazione
    • Qi gong
    • Pratiche
    • Taoismo
    • Interviste
  • Contatti

Corso insegnanti di Yoga

Cosa si sta facendo al corso insegnanti di Zénon?

16 Gennaio 2025 by Zénon Lascia un commento

Vediamo i temi affrontati nel primo quadrimestre di lezioni del corso biennale per insegnanti di yoga (alcune delle quali erano parte dei cicli Yogasana, aperti anche ai partecipanti esterni), assieme ai docenti, che qui compaiono in ordine rigorosamente di apparizione.

1. Ma lo yoga non serviva ad arrestare le fluttuazioni della mente?

Francesco Vignotto, insegnante di yoga, ha trasposto nella pratica diversi argomenti trattati teoricamente dai relatori; ha illustrato i fini e le tecniche dello yoga e come si sono evolute fino a noi; ci ha invitato a riflettere sulla definizione classica di yoga come arresto delle fluttuazioni mentali (una azione o un evento?) e su come contestualizzarla in una pratica prevalentemente posturale quale è quella odierna; ha fornito i primi rudimenti di fisiologia della respirazione yogica e di didattica del respiro consapevole. Infine, ha affrontato, nella pratica e nella teoria, il tema del radicamento.

2. Self/non self e risposta immunitaria, intenzione e volontà, alto e basso

Marco Invernizzi, Professore Ordinario UPO, agopuntore e insegnante di Qi Gong, ha parlato del rapporto tra sistema immunitario e pratiche psicofisiche, di chinesiologia delle articolazioni e delle pratiche taoiste per mantenerle in buona salute. Ci ha inoltre insegnato come muoverci a partire dall’intenzione e non dalla forza muscolare secondo la Tradizione Cinese e come armonizzare l’alto e il basso nella pratica.

3. Che cos’è la coscienza? Cosa accade nel cervello durante la meditazione?

Claudio Molinari, professore associato di Fisiologia presso l’UPO, agopuntore, nel ciclo Yogasana 9 ci ha parlato di neurofisiologia della coscienza e di cosa sappiamo, da un punto di vista neuroscientifico, sulla mente di chi medita… ma anche che il cuore comunica con il cervello in modi che sono ancora misteriosi. Presto ci parlerà di neuroni specchio e di immaginazione motoria nel ciclo Yogasana 10…

4. Il senso del tatto nello yoga

Antonella Usai, danzatrice di Bharatanatyam e insegnante di yoga, ha tenuto un seminario sulle Hasta Mudra, le mudra delle mani, offrendoci uno scorcio sulla dimensione rituale e aiutandoci a recuperare la dimensione tattile nella pratica yogica e nella vita di tutti i giorni. Ma ci ha anche offerto degli strumenti per leggere e vivere le emozioni come esperienza estetica secondo la classificazione della tradizionale indiana.

5. Corpo femminile e radicamento

Martina Bergamelli, docente di Yoga e Qi Gong, ha contestualizzato la pratica in relazione all’anatomia e alla fisiologia femminile. Nell’ambito del seminario sul radicamento, ci ha guidati nell’ascolto del piede nella posizione statica della montagna e nella camminata, introducendoci alle pratiche di Qi Gong per l’armonizzazione degli elementi Terra e Legno.

6. Contemplazione e desiderio: la gioia come origine

Gioia Lussana, docente yoga, laureata cum laude in Indologia con Raniero Gnoli e Raffaele Torella, ci ha offerto un suggestivo scorcio sulle radici contemplative dello yoga dalle origini all’India tantrica, regalandoci una splendida pratica dal Vijñānabhairava Tantra. Ha inoltre tenuto una toccante lezione sul del legame tra coscienza, desiderio ed energia vitale nell’India Religiosa, in cui ci ha sottoposto un’ipotesi inattesa: la gioia come punto di partenza a cui tornare, invece che come obiettivo da raggiungere.

7. La visione di insieme di una tradizione

Mauro Bergonzi, professore emerito presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, ha svolto il primo modulo di Filosofie e Religioni dell’India, esponendo con rara sintesi alcuni concetti ricorrenti in tutto il pensiero indiano, come il karma e la liberazione dal ciclo delle rinascite, con paralleli con la mitologia e il pensiero occidentale antichi e moderni. Ci ha parlato inoltre delle fasi più remote della cultura indiana: la civiltà della Valle dell’Indo, i Veda e le Upanishad.

Da qui in poi…

Da qui in poi ci aspettano i prossimi incontri mensili (con un seminario in presenza con Gioia Lussana, a marzo), ma anche il ciclo Yogasana 10, sulla relazione tra il corpo yogico e le recenti scoperte sui neuroni specchio e sulla pratica dell’immaginazione motoria.

Inoltre, molta filosofia, molta anatomia funzionale, molta didattica e molta, molta pratica…

Leggi

Archiviato in:Articoli, Corso insegnanti di Yoga, corso insegnanti yoga, filosofia, hathayoga

“Trasforma la tua vita, diventa insegnante di Yoga”, ovvero la vittoria non consiste che in continue batoste

7 Ottobre 2024 by Francesco Vignotto Lascia un commento


È curioso come gli slogan dei corsi di formazione per insegnanti di yoga si stiano sintonizzando quasi tutti su questa falsariga: “Diventare insegnante di Yoga può cambiare la tua vita”, “Realizza il tuo sogno”, “Vivi della tua passione”. È curioso (ma è una curiosità retorica, conosciamo il movente) perché proprio in riferimento a un passaggio in cui io dovrei smettere di fare qualcosa solo per me e cominciare a farla anche per qualcun altro, non venga oggi in mente altro argomento efficace che quello egoriferito, col rischio di sollecitare o le persone non adatte o comunque le corde sbagliate.

In altri tempi si sarebbe scomodata una parola ad alto rischio di enfasi e fraintendimento come vocazione, ma probabilmente è oggi ritenuta troppo selettiva: d’altronde, il più delle volte si sta vendendo un prodotto a più ampio pubblico possibile, mica si sta pubblicizzando veramente una scuola che dovrà valutare o meno l’idoneità dei soggetti paganti.

Sta di fatto che i poveri allievi non vengono ormai quasi nemmeno nominati, se non come risorse che magicamente pioveranno dal cielo non appena vedranno il volantino dell’ennesimo corso di yoga, e che al massimo dovrai avere cura di non danneggiare.

Viene da domandarsi inoltre come mai la figura dell’insegnante di yoga sia diventata così sexy per un così vasto numero di persone, vista la progressione geometrica dell’offerta e l’affollamento dei corsi per ricevere l’ambito diploma. Consideriamo pure che una certa porzione di partecipanti lo faccia o per approfondire (oggi, almeno nello yoga, non esistono più i corsi per chi è semplicemente interessato a conoscere: devono darti l’investitura da insegnante); un’altra porzione si iscriverà per integrare lo yoga nelle proprie competenze professionali (operatori di varie dicipline, psicologi, educatori, insegnanti, per alcuni dei quali esistono percorsi specifici e mirati); rimane tuttavia una notevole fetta di pubblico – quella a cui si rivolgono le pubblicità summenzionate – che proietta sulla figura dell’insegnante la possibilità di un futuro più brillante del grigiore quotidiano.

Ora, mi sia concessa una piccola digressione personale. Qualche anno fa (mi rendo conto che in realtà dovrei sostituire qualche con parecchi) svolsi per un certo tempo un lavoro che, come l’insegnante di yoga, non ti garantisce sicurezze reddituali invidiabili, ma fa ugualmente sfuggire alle persone a cui lo si racconta un candido e incosciente che bello, come piacerebbe anche a me. Il mestiere era l’agricoltore. Bene, coloro che allora mi esprimevano la loro – innocente – invidia erano spesso persone con posizioni lavorative solide, che tuttavia avvertivano lo stress di pesanti responsabilità e lo stridore di ritmi innaturali, nonché la nostalgia di un contatto perduto con la terra, per quanto molto idealizzato.

E proprio a fronte di molta idealizzazione posso dire che il mestiere con la terra e quello di insegnante di yoga hanno due cose in comune. Ti obbligano da un lato ad affrontare la delusione delle aspettative, dall’altro a cogliere ciò che arriva invece.

A meno che tu non abbia un patrimonio da dilapidare in una bolla anestetica di soggiorni a Bali e di storie su Instagram di felicità simulata, fare l’insegnante di yoga ti pone di fronte alla prospettiva di essere ormai uno tra i tantissimi, ma anche di dover trovare un luogo dove esercitare e di mantenerlo – oltre a mantenere te, con questo o un altro mestiere – e soprattutto ti pone di fronte alla volatilità degli allievi, che giustamente hanno delle vite al di fuori dell’ora di yoga, e spesso all’incostanza di quelli su cui ti eri fatto le maggiori aspettative; alle classi vuote, che capiteranno anche dopo anni; ai malintesi, inevitabili lavorando a contatto con le persone, anche con le migliori intenzioni; e alla apparente mancanza di risultati, che ti visiterà ciclicamente proprio come ogni anno la terra, alle nostre latitudini, in apparenza muore.

E tutto questo genera sempre un’emozione, non raccontiamoci la favola del distacco, anche se osservare e vivere questa emozione non significa reagire di impulso: questo tuffo al cuore è proporzionale allo slancio con cui la meraviglia ti coglierà al momento della ripresa, se vivrai o resisterai abbastanza a lungo.

Ma al tempo stesso, dicevamo, oltre a digerire la sconfitta reale o apparente, provvisoria o definitiva, dovrai imparare a cogliere quell’invece che molto spesso non vedi perché accecato dalla delusione delle aspettative, come la persona che ritenevi totalmente unfit che invece, costringendoti a riformulare il tuo insegnamento, innesca un processo di reciproca crescita; come la base stabile di allievi che, se coltivata senza forzature e con correttezza, crescerà nel tempo senza gli scrosci delle folle urlanti ma con il silenzio e la costanza di una foresta. La vittoria, insomma, non consiste che in continue batoste. Le storie di successo mancano sempre del triste epilogo, tanto più amaro se il vittorioso non avrà imparato a fondare la sua stabilità nel sé e a riconoscerla sia attraverso il successo che la sconfitta.

Perché il punto è proprio questo. Se lo yoga non è semplicemente la patina con cui ricoprire il tuo bisogno di identificarti con qualsiasi cosa, se la parola yoga vuol dire qualcosa e, mi si passi il termine, ‘funziona’, che tu faccia il mestiere dei tuoi sogni o un lavoro di merda non cambia moltissimo, anche se non possiamo pretendere, così come c’è chi non digerisce questo o quel cibo, che tutti siano in grado digerire qualsiasi situazione lavorativa. Eppure, se praticare yoga, attraverso il tempo, dà dei cosiddetti risultati, li vediamo più nella capacità di metabolizzare le situazioni della vita che nel successo nel creare condizioni ideali, le quali, oltre a non verificarsi mai, non dipendono in gran parte da noi ma soprattutto imprigionano nel conosciuto.

Per questo, a mio parere personale, se davvero vuoi approfondire lo yoga, che tu voglia insegnarlo o meno, è importante che tu sia consapevole che su un certo piano realizzare i propri sogni o meno non ha importanza affatto; tutte queste proposte basate su obiettivi sono anzi la morte di qualsiasi aspirazione spirituale, se non si comprende la natura provvisoria e pretestuale di ogni obiettivo. Il pretesto per cosa? Per risvegliare il desiderio. Il desiderio che, come cantavano gli Einstürzende Neubauten, in barba al catechismo patanjaliano ma in linea col controcanto tantrico, è davvero l’unica energia, senza la quale né i libertini né gli austeri e castigati meditanti muoverebbero un dito verso l’obiettivo delle proprie aspirazioni.

Ma mi si permetta di concludere con un’altra citazione. “Il sussistere nella forma corporea costituisce l’osservanza religiosa” recitano gli Śivasūtra. Per chi ha realizzato che è il Sé, che il suo percepire, sfrondato dall’identificazione anagrafica, è Coscienza che conosce sé stessa, il sacro, lo straordinario è qualsiasi forma, qualsiasi mansione la sorte ci abbia riservato. Ma vale anche il contrario, come sempre: accorgersi che lo straordinario avviene in ogni momento è un modo, forse l’unico, per realizzarlo.
Porsi un obiettivo, come ad esempio iscriversi a un corso per diventare insegnante di yoga, non è il vero l’obiettivo: è l’additivo che serve a mettere in moto energie che altrimenti non sarebbero messe in gioco. Comprendere la sottile differenza prima di trarre conclusioni affrettate.


PS: questo articolo, forse ultimo di una riflessione in tre parti (le altre due qui e qui), arriva a pochi giorni dall’inizio del primo seminario del primo corso di formazione insegnanti che abbiamo mai organizzato, nonché a un paio di mesi dal compimento dei dieci anni dall’apertura di Zénon come centro fisico.

PPSS: “La vittoria non consiste che in continue batoste” è una frase dello scrittore ceco Ladislav Klíma, citata da Bohumil Hrabal in epigrafe a Lezioni di ballo per anziani e progrediti.

Leggi

Archiviato in:Articoli, Corso insegnanti di Yoga, Yoga Contrassegnato con: hathayoga, insegnanti yoga, pratica, yoga, yoga Novara

Copyright © 2022 – Zénon Associazione Sportiva Dilettantistica via XXIII marzo 1849, 17 28100 Novara C. F. 94088150035 Privacy Policy. Termini e condizioni

Zénon Yoga Novara

Centro di yoga, meditazione, Qi Gong e Taijiquan. Corsi per ogni età e ogni livello.

info@zenon.it
Via Ventiré marzo 17 Novara, 28100
lunedì10:00 – 20:00
martedì, venerdì10:00 – 20:10
mercoledì10:00 – 20:40
giovedì10:00 – 19:00
sabato10:00 – 12:00
+393492462987

Contattaci su Whatsapp