Ovvero perché abbiamo bisogno anche del nostro sistema simpatico, non solo del parasimpatico e del nervo vago, come lo yoga da sempre insegna.

(Questo post è un’anticipazione del nostro seminario Il nervo vago e lo yoga, che inizia proprio domani, 28 maggio).
Il sistema simpatico è oggi studiato principalmente in relazione al suo attivarsi in risposta ad eventi stressanti. Questi studi importantissimi possono però trarre in inganno se decontestualizzati.
Se infatti il sistema simpatico è responsabile delle reazioni di “attacco e fuga” e il sistema parasimpatico della modalità “riposo e digestione”, si potrebbe allora pensare che il sistema parasimpatico sia ‘buono’, mentre il simpatico sia dannoso per la nostra salute. Ma queste sono soltanto le manifestazioni estreme dei due poli.
Certo, il sistema simpatico dilata le pupille, aumenta il battito cardiaco, dilata i bronchi, inibisce la digestione ecc. Tutti fenomeni fisiologici che certo intervengono in situazioni stressanti e poco desiderabili.
Ma se prendiamo una di queste manifestazioni, ad esempio la dilatazione delle pupille, e consideriamo lo spettro delle emozioni che la accompagnano, la nostra valutazione potrebbe cambiare: questo fenomeno, detto midriasi, interviene in situazioni di piacere, paura, rabbia, sorpresa, forte interesse, attrazione, e, sì, di stress e pericolo. Non tutte, quindi, situazioni indesiderabili ma anzi necessarie per definirci vivi.
Come in ogni sistema, la chiave per interpretare il grado di salute complessiva è sempre il concetto di equilibrio:

La realtà è che noi abbiamo bisogno del nostro sistema simpatico, così come del sistema parasimpatico. Se così non fosse, mancheremmo di quell’afflato vitale, quella spinta senza la quale non ci alzeremo nemmeno dal letto, la mattina.
Non solo quando intraprendiamo qualcosa o ascoltiamo qualcuno spinti da un acceso interesse, ma anche quando meditiamo concentrandoci su un oggetto, e persino quando desideriamo ridurre lo stress e “stimolare il tono vagale” abbiamo bisogno della collaborazione e della coordinazione con il nostro sistema simpatico.

La tradizione indiana descrive i due canali che regolano l’esperienza umana ordinaria, ida e pingala (che hanno caratteristiche simili al parasimpatico e alsimpatico), come due correnti che si intrecciano tra di loro attorno al canale centrale, suṣumna o madhya nadi, che rappresenta la Coscienza.
Scopo dello haṭhayoga è proprio equilibrare queste correnti, laddove nella vita di tutti i giorni vi è sempre una prevalenza ora di una, ora dell’altra. È proprio in questo equilibrio equanime che si verifica lo yoga come stato di sospensione delle funzioni mentali.
L’insegnamento che ne possiamo trarre, così come dai concetti di Yin e Yang nella filosofia cinese, è che la vita è caratterizzata dalla polarità, ma sbaglieremmo a credere che ci sia un polo ‘buono’ e uno ‘cattivo’ in senso assoluto: entrambi sono necessari e complementari, anche se a seconda delle circostanze della vita sarà più proficuo alimentare ora l’uno ora l’altro.
Ciò sposta l’attenzione sulla comune origine della polarità, ma questa è un’altra storia. O forse no…
Se desideri maggiori informazioni ed eventualmente iscriverti, puoi visitare la pagina del corso Il nervo vago e lo yoga.


Certamente è così, come fisiologicamente avviene anche per le regolazioni endocrine, la glicemia, la pressione arteriosa.
La metafora che mi viene è di una danza: uomo e donna si fronteggiano non per contrapporsi ma coordinandosi.
E’ doveroso rispondere in quanto ricevo regolarmente le vostre ricerche e le trovo veramente ben fatte e interessanti. C’è dietro molto lavoro ed esperienza inoltre traspare l’impegno per una divulgazione seria e competente. Grazie per tutto questo, vito.