
Uno studio della pubblicazione scientifica International Journal Of Yoga,1 seppur effettuato su un campione limitato, merita una riflessione in merito agli effetti delle posizioni asimmetriche.
Mettendo a confronto gli effetti cardiovascolari immediati di alcuni asana, lo studio ha rilevato infatti leggere ma significative differenze tra le prestazioni di delle due posizioni asimmetiche tra quelle scelte per l’indagine (Janu sirsasana e Vakrasana) a seconda che fossero eseguite sul lato destro o sul lato sinistro.

Ciò, rileva lo studio, potrebbe essere spiegabile come risultato della compressione o del rilassamento delle diverse strutture interne su entrambi i lati, dato che la pratica delle posizioni yoga pone particolare enfasi sulla colonna vertebrale e di conseguenza sulle modificazioni della pressione intra-addominale e di quella intra-toracica.
Tuttavia, lo studio cita anche un principio più sottile, ben noto nella tradizione dello Haṭha-yoga, ovvero “le sottili differenze esistenti tra i flussi energetici sul lato destro e sinistro (rispettivamente Pingala e Ida nadi) che si manifestano attraverso la ritmicità ultradiana della dominanza della narice destra o sinistra (…).”
“La funzione autonomica è influenzata dall’attività cerebrale destra-sinistra. E poiché esiste una relazione sensomotoria incrociata tra i lati destro e sinistro del corpo e gli emisferi controlaterali, ciò porta a ipotizzare differenze nella funzione autonomica a seconda delle tecniche eseguito utilizzando i lati destro/sinistro.”
In altre parole, le posizioni asimmetriche modulerebbero in modo sottilmente diverso l’attività dei due rami complementari del sistema nervoso autonomo: quello (orto)simpatico e quello parasimpatico che controllano (rispettivamente – e in genere – stimolando e rilassando) la muscolatura liscia degli organi interni, le secrezioni ghiandolari, la funzionalità cardiaca e alcuni aspetti del metabolismo.

Attenzione però: questo non significa che possiamo (né è consigliabile) attivare a piacere i meccanismi di eccitazione o rilassamento, in quanto stiamo parlando di stimolazioni molto sottili, mediate con ogni probabilità dalle dinamiche respiratorie (non a caso, la manipolazione dei flussi delle due narici è una costante nelle pratiche di controllo del respiro nello yoga).
Cogliere queste sottili modificazioni è una delle peculiarità della pratica dello Yoga, il cui scopo, come ricorda in conclusione lo studio citando la Bhagavad Gita, “è l’armonia o l’equilibrio omeostatico a tutti i livelli dell’esistenza (…) e la natura psicofisiologica delle Yoga Asana potrebbe produrre tale equilibrio anche se inizialmente hanno un carattere ipermetabolico o azione stimolante cardiorespiratoria.”
- Bhavanani AB, Ramanathan M, Balaji R,
Pushpa D. Comparative immediate effect of different yoga asanas on
heart rate and blood pressure in healthy young volunteers. Int J Yoga
2014;7:89-95. ↩︎


Buon pomeriggio,
personalmente sento molta differenza tra l’esecuzione di asana utilizzando il lato destro e poi il lato sinistro. Sul lato sinistro avverto più elasticità e sensibilità muscolare, ma anche il respiro è più rilassato sul lato sinistro. All’età di otto anni ho avuto un trauma (incidente stradale in bicicletta) dove sono rimasto in coma per tre giorni; ho sbattuto in modo violento la testa con frattura del setto nasale, taglio della lingua e diverse escoriazioni. tutto questo sicuramente ha inciso sul respiro. Inoltre, credo che il tono muscolare più marcato a destra rispetto alla sinistra, potrebbe creare più tensione.