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Coronavirus e Teoria del Caos

“Può, il batter d’ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas?” fu il titolo della conferenza tenuta da Lorenz nel 1972 che portò un grande contributo a quella che oggi chiamiamo Teoria del Caos o Teoria della Complessità.

La Teoria della Complessità studia il comportamento dei sistemi complessi, così chiamati perché l’insieme dei molteplici elementi e connessioni da cui sono formati descrive una realtà che è superiore alla somma delle sue parti. L’aspetto più interessante dei sistemi complessi è l’adattatività che permette loro di apprendere continuamente con l’esperienza e perciò di evolvere nel tempo.

Lo studio dei CAS (Complex Adaptive Systems) ha prodotto algoritmi non lineari che sono oggi applicati con successo per descrivere le dinamiche di cellule, organismi, animali, uomini, organizzazioni sociali, politiche, economiche, intere civiltà.

E che cosa è questo Caos se non la danza frattale di un unico Sistema Vivente come da tempo immemorabile sostengono le Tradizioni Alchemiche?

E alla fine arrivò la farfalla caotica del coronavirus…

… svegliando col suo leggiadro battito d’ali un mondo rapito nel sogno dell’infinito progresso lineare, in realtà adagiato nel baratro da lui stesso scavato, in termini clinici una vera e propria psicosi.

Degli aspetti strettamente medici sul coronavirus c’è ben poco da dire perché è sotto gli occhi di tutti quanto la scienza medica si sia fatta cogliere impreparata a gestire una pandemia su cui peraltro si chiacchierava da tempo in prestigiosi congressi medici. Le caratteristiche che la pandemia ci mostra di giorno in giorno pongono infinite domande cui la scienza medica dovrà cercare di rispondere.

Comunque pare un dato assodato che l’infezione, anche se contagiosissima, non sia minimamente pericolosa per bambini e donne gravide, riservando ad anziani e persone con fragilità immunitaria i quadri più infausti fino alla morte.

In termini evolutivi per il genere umano non sembra quindi una minaccia ferocemente contraria alla vita e parlandone in linguaggio poetico, sembra più un gelido vento autunnale che una tempesta di primavera che distrugge i teneri germogli.

Da tutte le parti si sente dire che nulla nella nostra vita sarà come prima e forse, vista la catastrofe in atto, è la pura e semplice verità, ma la natura cataclismatica della pandemia si manifesta maggiormente in funzione delle reti sociali in cui si sviluppa, le grandi concentrazioni industriali del mondo civilizzato che qui manifestano tutta la loro fragilità, facendo saltare ogni tipo di bluff.

Peraltro, studiando le Civiltà come sistemi complessi appare chiaro che esse seguano percorsi simili a quelli di ogni vivente tra nascita e morte, vivendo giovinezze vitali e tumultuose, maturità splendenti e vecchiaia fragile e senza forze: l’algoritmo che le descrive è lo stesso dell’essere umano che a sua volta può accettare la sua storia evolutiva, oppure opporsi con ostinazione lineare alle leggi caotiche che la governano.

La differenza tra le due modalità di reazione è segnata da un sigillo cognitivo che trattiene alcuni nella visione lineare dell’infinito progresso materiale e concede ad altri la visione complessa del caos deterministico che è la Danza della Vita.

Le Civiltà generano sempre una visione di ordine sociale sostenibile ma quando in esse prevale l’aspetto dominatore e predatore sempre latente, nasce l’Impero che ha come suo principale obbiettivo la quantità a scapito della qualità, eliminando le contraddizioni e omogeneizzando la diversità umana per il massimo profitto. La visione che sostiene questa strategia è sempre basata su di un pensiero lineare che cerca l’immutabilità nel tempo, l’immortalità materiale: dal punto di vista clinico è una psicosi, dal punto di vista religioso è una idolatria.

Il sogno di eternità materiale dell’Impero si manifesta nel conferimento del nome: Sacro Romano, Britannico, Germanico, Sovietico, Democratico, ecc., rito ingenuo di immortalità che giustifica il termine Impero, in virtù della particolare eccezionalità di un dogma o di una etnia umana che si autoconferisce il privilegio di decidere della vita altrui.

Il fondamento “scientifico” dell’Impero è la visione lineare che gli dà la sicurezza di poter violare la Danza della Vita, le leggi caotiche di nascita e morte, sognando la crescita infinita.

La fase agonica dell’Impero che ha segnato profondamente una Civiltà non è un fenomeno nuovo, almeno nell’arco della storia umana conosciuta. Quando la Danza della Vita sveglia bruscamente il sogno senile dell’Impero, tutto può divenire molto critico: l’assertività può diventare una farsa e il terrore generare solo sberleffi.

Anche la paura di morire affretta la fine del sistema con l’autoinganno che celebra una potenza ormai svanita e con il politically correct che impedisce risposte creative: tutti sentono l’odore del cadavere ma non se ne può parlare e soprattutto non si deve agire.

E se in questo momento la delicata farfalla sbatte le sue ali innocenti…

…allora la tragedia quotidiana già totalmente presente emerge come un tornado svelando ogni bluff lungo tutte le linee di faglia del sistema, condannato dalla cecità culturale a non risorgere dalle proprie ceneri.

E veniamo al nostro tornado nel cortile di casa.

Come è evidente a tutti, l’Impero Occidentale, ingolosito dalla sua avidità lineare (più guadagno, più potere), ha lanciato nella globalizzazione una massa critica di relazioni materiali e immateriali che per un momento ne ha mondializzato la dimensione, rendendolo attore unico e dominante. Questa unicità, grande e clamorosa vittoria (PNAC, Progetto per il Nuovo Secolo Americano) però ha rotto irrimediabilmente l’algoritmo che permetteva all’archetipo imperiale di mantenersi indefinitamente, cioè la compresenza di due o più imperi in lotta fra loro per il posto di etnia dominante, come nella Seconda Guerra Mondiale e nella Guerra Fredda.

Ma questo, per chi lo conosce, è uno dei segreti movimenti del Caos

È la qualità che emerge caoticamente dalla quantità.

Così al culmine della dominanza mondiale l’Impero Occidentale perde definitivamente la sua identità rompendo l’algoritmo che giustifica il dominio: vittorioso nella guerra, travolto dalla vittoria.

L’algoritmo che sostiene l’identità imperiale necessita infatti di un impero antagonista con cui perpetuare il sanguinoso schema lineare di scambio di dominio sugli stessi sudditi, fenomeno che abbiamo visto in azione nell’equilibrio politico mondiale da secoli.

Al culmine della vittoria, imprigionato nella visione quantitativa lineare, l’Impero ha sottovalutato le insidie del caos delocalizzando le imprese in Oriente ed è finito allegramente in fuori-gioco.

Nel frattempo la sua opposizione in Oriente si è organizzata in una reazione caotica non lineare, la cui manifestazione più importante è stata la generazione del progetto Via della Seta, incentrato non sulla conquista di territorio ma sul controllo delle reti di comunicazione, strategia e tattica che ha il suo fondamento nelle radici millenarie della cultura cinese: taoismo, buddhismo, confucianesimo.

Il Dao, la Via, è forse il concetto più pregnante alle radici del pensiero cinese e segnala la complessità delle leggi caotiche non lineari che regolano l’universo macro e microcosmico cui il saggio si adegua con intelligenza, con passione e con disciplina.

L’aspetto forse più significante è la differenza nel concetto di ordine sostenibile legato alle reti (la Via) e non al possesso (l’Impero) e nel metodo di relazioni win-win e non predatore-preda.

Vedremo se la Cina saprà resistere alla tentazione di subentrare nel Grande Gioco con un nuovo Impero Cinese oppure, ritagliandosi il ruolo di fedele custode della Via, accetterà di partecipare alla continua trasformazione caotica dell’evoluzione umana indicando al mondo il destino della fenice rossa taoista che risorge sempre dalle sue ceneri.

E mentre la farfalla innesca il tornado tra Imperi lineari e Vie caotiche perché non approfittare del vortice per guarire un po’ la nostra presente invalidità?

Potremmo cominciare con una riflessione generale: quanta illusione lineare alberga ancora nella nostra vita costruendo continui bluff e anestetizzando il sentire del cuore? Quanto dovremo ancora soffrire prima di riuscire a riabilitare il canale cognitivo con la Vita, la conoscenza esperienziale che ci porta verso il destino della vera immortalità?

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