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Sui “rischi dello yoga”: qualche consiglio per chi pratica

Qualche tempo fa siamo stati consultati per un articolo poi pubblicato da D.repubblica.it sui rischi dello yoga. Tralasciamo i nostri commenti sui risultati finali, visto che non ci saremmo aspettati altrimenti: se l’intenzione ci trovava concordi nel voler andare oltre le luci colorate dell’industria dello yoga, si è finito, come al solito, per privilegiare gli aspetti più scandalistici tagliando con l’accetta i concetti e citando infelicemente frasi sparse dai nostri articoli e da fonti ben note.

Si cerca insomma sempre il capro espiatorio: uno stile di yoga, un insegnante famoso da cui guardarsi bene, una pratica pericolosa a prescindere da demonizzare come l’olio di palma.

Tuttavia, ci dispiace raffreddare i sensazionalismi. Non è la posizione a testa in giù o il Bikram yoga a essere pericolosi in sé: sei tu e le tue pretese, che magari hanno trovato conferma in un particolare stile, a richiamare infortuni che tuttavia alla fine non si rivelano mai inutili.

Per quell’articolo, tuttavia, ci era stato anche chiesto di stilare una lista di consigli per chi pratica yoga, poi inserito a commento in una gallery. Ora, chi ci conosce sa che non amiamo le liste (i famosi 10 passi per fare qualsiasi cosa), ma abbiamo deciso di riprendere quell’elenco, con qualche modifica, perché pensiamo possa essere utile a chi magari volesse approcciarsi allo yoga, o a chi già lo pratica.

Come sempre teniamo a precisare, ciò che segue potrebbe sicuramente essere (anzi, lo è anche) altrimenti.


Qualche consiglio
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  1. Lo yoga è accorgerti che non sei tu a respirare, non sei tu a muovere il tuo corpo, non sei tu a pensare. Inizialmente, ciò può sembrare una terribile mancanza di attenzione. Il passo successivo è accorgerti che in questo non c’è nulla da cambiare.
  2. Al di là di questo, il termine yoga può avere significati molto diversi tra loro a seconda delle tradizioni, dei metodi di insegnamento e delle persone stesse che le praticano: è fondamentale accettare questa varietà, queste apparenti contraddizioni, ovvero il fatto che è così ma potrebbe anche essere altrimenti.
  3. Perciò, non dare troppo peso a chi presenta il proprio insegnamento come il più autentico: spesso, è solo una tecnica di vendita come le altre.
  4. Prova pure diversi tipi di yoga, diversi insegnanti, diversi insegnamenti, ma evita la superficialità del ‘mordi e fuggi’: se senti qualcosa, fermati e dagli del tempo.
  5. Nello yoga ciò che che conta è soprattutto l’attitudine, l’atteggiamento, più che la tecnica in sé. Una tecnica povera con l’attitudine appropriata può fare molto di più che la conoscenza di migliaia di dettagli.
  6. Ogni tecnica, in realtà, serve per dimenticarsi ogni tecnica.
  7. Lo yoga inizia quando si è indifferenti a perdita e guadagno: perciò, non vivere mai lo yoga come una competizione, sia con gli altri sia, soprattutto, con te stesso/a.
  8. Nello yoga non c’è un punto di arrivo: in una posizione, ad esempio, non conta per forza la perfezione formale ma l’ascolto e la percezione complessiva del proprio corpo e attraverso il proprio corpo.
  9. In realtà, in qualsiasi punto ti trovi è il punto giusto per sentire. Non sperimenterai “il vero yoga” quando sarai più bravo o avrai più esperienza, ma adesso.
  10. È vero che occorrono degli accorgimenti per praticare le asana (posture) dello yoga, soprattutto in condizioni fisiche particolari, ma non dare troppo ascolto ai toni allarmistici sui possibili danni della pratica se “sbagli” qualcosa.
  11. Voler per forza ottenere un risultato è la prima causa di infortunio. Questo non sia un alibi per non provarci nemmeno.
  12. La tranquillità è la condizione necessaria per praticare yoga: arriva quasi sempre quando smetti di cercarla.
  13. Nelle posizioni, gli allineamenti hanno la loro importanza, ma solo se ti permettono di sentire il tuo corpo nell’insieme. Se diventano un’ossessione per il particolare e per la perfezione, alimentano soltanto la percezione ‘spezzata’ delle diverse aree del corpo di cui normalmente soffriamo.
  14. Le posizioni complesse, che spesso vedi esibite come trofei nelle foto di insegnanti e praticanti, non sono traguardi da conquistare, né sono per forza l’attestato di una pratica avanzata. Spesso hanno effetti molto particolari che vanno al di là dell’abilità fisica e non sono consigliabili a tutti né sono adatte ad ogni occasione della vita.
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    Foto di Michael O’Neill

    Se non hai dimestichezza con l’attività fisica dovrai abituarti alle sensazioni di un corpo che ha lavorato. Se ascolti, ti accorgerai che è una sensazione di piacere. Impara a riconoscere la differenza tra questo piacere e il dolore. Non credere agli idioti secondo cui bisogna soffrire, perché non c’entra nulla con lo yoga.

  16. Diffida dei culti della persona, delle persone tutte d’un pezzo e delle dinamiche settarie, ma non cercare di vedere questi fenomeni per forza dappertutto. E abbi pazienza per i difetti del tuo insegnante, ma anzi rallegrati che ne abbia.
  17. Per praticare yoga non sei obbligato a diventare vegetariano o vegano: i cambi di alimentazione verranno da sé, approfondendo l’ascolto del tuo corpo, non aderendo a ideologie.
  18. Lo yoga per alcuni è legato alla propria religione, ma le religioni sono molte. Per altri, altrettanti, non lo è. Yoga è molte cose che apparentemente cozzano tra loro. Così è sempre stato. Non dare troppo ascolto alle rivendicazioni, ma rispetta ogni esperienza.
  19. Ricorda che lo yoga non è una terapia per risolvere problemi psichici o guarire disturbi mentali. La scuola di yoga non è un circolo ristretto in cui rifugiarsi dal mondo esterno, né un palliativo per le proprie ipocondrie.
  20. Le tecniche dello yoga non sono nemmeno pillole per risolvere questo o quel problema fisico. Possono aiutare, ma raramente ci aiutano come avremmo pensato. A volte, può darsi che un disturbo scompaia, o passi sullo sfondo, fino a diventare irrilevante: ma non cercare mai questo risultato intenzionalmente.
  21. Tieni sempre presente che lo yoga dovrebbe dissolvere gli schemi, non ad aggiungerne di nuovi. Le posizioni, le tecniche di respiro, la meditazione, anche le parole che hai appena letto devono sempre, a un certo punto, essere abbandonate. Lo yoga è imparare a fare meno di sostegni.
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4 comments on “Sui “rischi dello yoga”: qualche consiglio per chi pratica”

  1. Stupendo! In alcuni passaggi ho sentito qualcosa dentro, di profondo, una strana commozione! Grazie per aver condiviso questo tesoro e che sia di aiuto per molti

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