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Il concetto del sacro

Nella Tradizione il concetto del sacro rappresenta l’istruzione primordiale che completa quella della proprietà privata: l’uomo non è il proprietario delle risorse mentali, emozionali e materiali che trova dentro e fuori di sé, ma solo l’amministratore. Come succede all’interno di un’azienda, il tentativo di eliminazione del proprietario da parte dell’amministratore può portare a gravi conflitti e al danneggiamento dei beni amministrati.

Nella Tradizione esisteva uno spazio di grande valore dedicato a una serie di attività umane non direttamente produttive o ludiche come meditazione, preghiera, canti liturgici, yoga, arti marziali miranti alla crescita personale trascendente e all’armonizzazione del sistema corpo-mente nella dimensione sacra.

Negli ultimi tre secoli la civiltà occidentale sponsorizzata dagli imperi commerciali ha appiattito la visione del mondo con l’espulsione del sacro, inteso come evidenza dello spirito nella materia. L’operazione è stata condotta su vari fronti, negando o svalutando gli aspetti spirituali nella cultura, nell’arte, nella scienza attraverso una complessa strategia di soft power che ha infiltrato poco per volta le organizzazioni culturali, scientifiche, religiose, ma l’attacco sicuramente più letale è stato distorcere quel tipo di esperienze che nella Tradizione introducevano armoniosamente le persone alla percezione degli elementi soprasensibili nel mondo sensibile.

Così poco per volta, spesso con il supporto di droghe psicoattive, di musica dissonante o di messaggi mediatici subliminali, è stato distorto il modello percettivo che permetteva di accedere all’interfaccia tra mondo visibile e invisibile e, raggiunta la massa critica di diffusione, questo processo ha assunto le caratteristiche del contagio virale.

Il modello percettivo desacralizzato diventato virale ha reso obsoleta e ridicola la conoscenza millenaria tramandata dalla Tradizione che con le sue pratiche psicocorporee conteneva la percezione codificata del mondo invisibile, salvando di esse solo alcuni aspetti folkloristici facilmente commerciabili in area consumistica.

La perdita della percezione codificata del mondo invisibile, vera e propria scienza dello spirito che le Tradizioni coltivavano all’interno dell’esperienza artistica, scientifica e religiosa, porta ad un inaridimento del fiume di informazioni che ci arriva dal Mondo Archetipico, cui hanno sempre attinto soprattutto artisti, scienziati e profeti. E, dopo il danno la beffa, la scienza contemporanea mostra questo stesso letto arido e prosciugato come prova di evidenza che il senso del sacro non ha un luogo in cui esistere e perciò, in definitiva, è un inganno.

L’aspetto truffaldino di questa procedura epistemologica è una specie di gioco delle tre carte tra soggettivo e oggettivo: in pratica è come se, rompendo soggettivamente l’interruttore della luce (senza che si sappia) posso sostenere oggettivamente che la luce non c’è e a questo assioma do il nome di Scienza. In pratica tutto questo sta in piedi fino a che non sorge il dubbio che qualcuno abbia rotto l’interruttore e, soprattutto, che si possa riparare.

Poiché solitamente noi vediamo solo ciò che vogliamo vedere, dal punto di vista neurofisiologico possiamo dire che lo scettico del CICAP che si chiude nello spazio materiale e il mistico che dialoga con gli Archetipi esercitano la potenza della loro mente allo stesso modo, uno per chiudere, l’altro per aprire un processo cognitivo attraverso una modificazione del proprio stato di coscienza. Anche se sembra impossibile, è proprio così, l’acquisizione o la perdita di modelli percettivi al di fuori della percezione pentasensoriale (i comuni cinque sensi) segue lo stesso processo cognitivo e il risultato è sempre proporzionale alla costanza e alla correttezza della pratica.

Al di là della dinamica neurofisiologica comune è però piuttosto evidente che il risultato finale in termini di libertà e di potere personale è diametralmente opposto ed ognuno coglie i frutti personali di ciò che ha seminato.

Dal punto di vista storico, che valuta gli atti e le loro conseguenze, lo stato di coscienza desacralizzato appare il frutto avvelenato della conquista di una civiltà predatoria che aggredisce la libertà e il potere personale di individui appartenenti a civiltà perdenti fino a raggiungere una massa critica che permette di soggiogare definitivamente intere popolazioni.

Lo strumento principe della dominanza è il soft power, gestito mediante il terrore, la corruzione e la manipolazione di massa e la conquista è possibile solo con la perdita dei valori tradizionali della civiltà che, senza radici, diventa fragile e indifesa.

È evidente che al di là degli aspetti storici e geoeconomici di questa vicenda globale, alla radice c’è sempre un conflitto tra Paradigmi Scientifici sulla visione del mondo, ma ogni cosmogonia (la descrizione del mondo) presuppone una epistemologia, gli strumenti e i metodi di conoscenza che di volta in volta sono usati e che in fondo da quest’ultima dipende la conferma di quella.

In un prossimo articolo cercherò di approfondire la conoscenza dei Paradigmi Scientifici che oggi si fronteggiano in campo (Paradigma riduzionistico e Paradigma olistico).

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