La carne, il sangue, i visceri, tutto ciò che ha palpitato e vissuto, gli ripugnavano in quel periodo della sua esistenza, ché la bestia muore con dolore come l’uomo, e gli spiaceva digerire agonie. […]

A volte, tuttavia, Zénon si sforzava di mangiare deliberatamente un po’ di trippa o un pezzetto di fegato sanguinolento, per dimostrare a se stesso che il suo rifiuto veniva dallo spirito e non da un capriccio del gusto.

Marguerite Yourcenar, L’opera al nero

È davvero difficile affrontare il tema dell’alimentazione e dell’astensione dal mangiare carne e in genere alimenti di origine animale.

Lo è soprattutto perché è difficile separare l’alimentazione dal senso di appartenenza. Ciò che mangiamo e ciò da cui ci asteniamo ci include in un gruppo e ci esclude – e ci pone al riparo, almeno così crediamo – dal resto del mondo.

Perciò oggi vediamo come le scelte alimentari, che per millenni hanno connotato i meccanismi di inclusione ed esclusione in gruppi religiosi o sociali, siano oggi per molti una religione in sé. Il che è ben distinto dal fatto che astenersi dalla carne sia giusto o sbagliato, e dal fatto che moltissime persone scelgano uno stile alimentare privo di carne per ragioni rispettabilissime.

Sempre più spesso, negli ultimi anni, il vegetarianesimo prima e il veganesimo poi sono stati identificati anche con lo stile di vita dello Yogi. Essere vegan è spesso un corollario alla pratica delle asana proprio come avere un tappetino bio.

Del resto è molto interessante che a sostegno di questa ipotesi si citi piamente la non-violenza (Ahimsa) raccomandata da Patanjali tra le altre restrizioni (sulle quali occorrerebbe una riflessione più disincantata, ma non è questa la sede): con un salto logico che non è del tutto scontato si conclude che mangiare carne sia una forma di violenza, sorvolando sul fatto che quasi tutto ciò di cui possiamo nutrirci derivi da una forma di vita e, se vogliamo, da una forma di coscienza.

L’argomento, in realtà, è dibattuto da molto tempo e bisogna guardarsi dal ragionare in assoluto. Nell’India, accanto a chi si benda la bocca per non ingerire altri esseri viventi e scopa per terra per non schiacciare le formiche, è sempre convissuta la consapevolezza che la vita non è possibile senza uccidere altra vita.

Questo, beninteso, non giustifica le ecatombi dell’odierna industria della carne né la violenza in sé, tuttavia ritengo che nello Yoga il dogma valga molto poco. Siccome l’organismo umano è considerato al pari di un microcosmo attraverso cui conoscere leggi di più ampia portata, ognuno dovrebbe sperimentare da sé ciò che è consono ai propri obiettivi, con molta libertà: le risposte non tarderanno ad arrivare. Molto presto ci si renderà conto che o si persevera negli abusi alimentari (da cui i vegan non sono esenti), o si prosegue nella pratica yogica: tertium non datur.

Ma se gli argomenti a favore di una forma di alimentazione rispondono a una moralità geometrica – se cioè sono puramente teorici e mancano di un sentire – ritengo che non si possa evitare di creare violenza proprio cercando di evitarla. Se non in atti materialmente violenti, sul piano delle relazioni, della parola, del pensiero. Il che diverge proprio dalla definizione dello stesso Patanjali: “Quando si è saldamente stabiliti in ahimsa, ogni ostilità cessa nelle proprie vicinanze”.

Del resto, le conseguenze della repressione dell’impulso sessuale dovrebbero insegnarci molto in questo senso. La superiorità morale, i sensi di colpa, lo stigma (e la segreta invidia) verso i licenziosi e la soggezione verso chi si dimostra più puro non hanno mai portato molto lontano.

Altro è sentire e liberamente scegliere: in questo caso, gli “strappi” alla regola non ledono in alcun modo la purezza della propria autostima né del santuario del proprio corpo, che non è un letto di rose ma va bene così.

Ma visto che sull’argomento si potrebbe argomentare all’infinito, preferisco passare la parola a Swami Satyananda, che in un passo del suo Yoga and Kriya, nel raccomandare in ultima analisi una dieta vegetariana, espresse con raro equilibrio le forze in gioco quando si prende le parti di uno stile alimentare:

Il vegetarianesimo è un argomento controverso. Molte persone prendono in considerazione la possibilità di diventare vegetariani, ma sono costantemente bombardate da punti di vista conflittuali che prendono le parti di un estremo o dell’altro. L’argomento è generalmente discusso in modo dogmatico, emotivo e con troppa enfasi sugli aspetti morali. È un grande peccato, perché molte persone che sarebbero ben disposte a diventare vegetariane se ricevessero qualche informazione ragionevole e convincente sui vantaggi del vegetarianesimo sul non vegetarianesimo, si sentono invece respinte dalla forte impressione che i vegetariani siano dei fanatici.

Gli estremisti del vegetarianesimo  esortano tutti ad astenersi dal mangiare carne, in termini che suggeriscono che in caso contrario cadremmo tutti nel fuoco dell’Ade. Sono convinti che la carne sia un alimento innaturale. Ciò, naturalmente, è una questione di opinioni, perché la carne è stata mangiata dall’uomo per innumerevoli generazioni durante la storia conosciuta e molto prima. Appare quindi un un poco presuntuoso sostenere che la carne sia un alimento innaturale. Come può essere contro natura se l’uomo può vivere di essa e ottenere molti nutrienti utili necessari al corpo stesso?

Altri sostengono che sia immorale mangiare carne, perché comporta la distruzione di altre vite. Ciò implica quindi che la legge della natura sia sbagliata: che leoni, tigri e altri animali carnivori commettano ‘peccato’. Questa opinione non può essere corretta, perché è una regola dell’esistenza fisica che certe forme di vita si sostengano uccidendo e mangiando altre forme di vita. Non è immorale che un leone uccida e mangi una zebra; è progettato per agire in quel modo. È naturale per un leone uccidere e totalmente innaturale per un leone cominciare a mangiare erba.

Tutti gli argomenti possono avvilupparsi in un circolo vizioso e questa controversia non è un’eccezione, perché gli estremisti del vegetarianesimo obbietteranno: “Concordiamo che per certi animali sia naturale uccidere, ma l’uomo è un essere altamente evoluto e cessare di mangiare carne è un segno della sua superiore evoluzione.” Può darsi, ma allora una banana sarebbe superiore a un leone perché non mangia carne? Naturalmente questo è un paragone senza senso, che serve soltanto a illustrare come si possa cadere in circoli viziosi tentando di giustificare il vegetarianesimo da questo punto di vista.

Ricordate inoltre che ogni forma di vita, dall’uomo alle piante, distrugge altre forme di vita; stiamo in continuazione distruggendo piccoli organismi, batteri ecc. senza nemmeno saperlo. La distruzione di animali per mangiarne la carne è solo un ovvio esempio. È solo per questa ragione che è controverso.

Per questo motivo, riteniamo che qualsiasi approccio moralistico al mangiare carne sia da scartare perché non sostenibile, e certamente per molte persone non è una valida ragione per diventare vegetariani.

Gli estremisti del non-vegetarianesimo affermano che la carne è una parte essenziale della dieta umana, ed è necessaria per fornire proteine al corpo. Costoro sostengono fermamente che senza un consumo regolare di carne la salute della persona declinerà in modo drastico. Ciò che si dimentica in questo caso è che la carne non è la sola fonte di proteine. Vi sono molti altri cibi disponibili che possono fornire al corpo il fabbisogno di proteine.

È inoltre degno di nota che siamo fortunati se abbiamo la possibilità di scegliere di essere vegetariani o non vegetariani. Per la gran parte della popolazione mondiale la dieta consiste spesso nel mangiare ciò che è disponibile invece che essere in grado di scegliere una particolare dieta in base a un’ampia varietà di cibi. In alcuni casi, tutto ciò che è disponibile è carne; per esempio, gli eschimesi hanno una dieta esclusiva di carne per ragioni di assoluta necessità. Dobbiamo accusare gli eschimesi di abitudini immorali a causa della loro condizione? D’altro canto, vi sono popolazioni in altre parti del mondo che è troppo povera per includere la carne nella propria dieta. Dobbiamo quindi lodare queste persone per la loro moralità nell’essere vegetariani quando stanno semplicemente seguendo i dettami della necessità?

Quindi se avete la buona ventura di poter scegliere le vostre abitudini alimentari, siate consapevoli che ciò è un privilegio e astenetevi dal condannare gli altri per non mangiare lo stesso cibo che voi mangiate.

[…]

Molti ritengono che il vegetarianesimo sia una parte integrante della pratica yogica. Questa opinione è solo parzialmente vera, perché lo yoga ritiene sì che il vegetarianesimo sia il sistema di nutrizione più benefico, ma non insiste per un istante che tutti i praticanti di yoga diventino vegetariani.

Il vegetarianesimo trova un posto nello yoga nella misura in cui è la dieta che permette di ottenere una completa salute corporea in preparazione per le più alte forme di yoga. I non vegetariani sono in ogni caso cordialmente accettati. Uno degli obiettivi basilari dello yoga è di sintonizzare il corpo su un alto grado di sensibilità e ciò è molto più facilmente realizzabile astenendosi dalla carne. Ricordate, lo Yoga mira alla pace mentale così come al rilassamento fisico. Ciò si può ottenere più facilmente senza mangiare carne.(…)

Riteniamo che Manu, il legislatore dell’antica India, sintetizzò l’intero argomento affermando: “Non c’è nulla di male nel mangiare carne o bere vino, ma l’astensione da essi dona molti benefici”.

Swami Satyananda Saraswati, Yoga and Kriya, Bihar Trust

L’immagine di copertina è presa da The Yoga Pig.

Francesco Vignotto

About

Insegnante di Yoga certificato AICS 760 ore, assieme a Marco Invernizzi dirige il centro Zénon, per il quale coordina le attività di questa disciplina.
Di formazione umanistica, ha lavorato per diversi anni in ambito universitario e istituzionale nel campo dell’italianistica e della comunicazione.

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