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AutoRicerca – Rivista di ricerca interiore

Quasi vent’anni fa, terminato il mio dottorato in fisica, e dopo aver lavorato per qualche tempo in ambito accademico, abbandonai la ricerca e l’insegnamento, per dedicarmi a professioni più remunerative. Una decina d’anni dopo compresi di essermi sbagliato, e così tornai sui miei passi, inizialmente insegnando fisica part-time, presso un liceo.

Tra i lavori che in quel periodo di transizione ho immaginato di poter fare, c’era anche quello del mediatore editoriale. Mi capitava spesso, infatti, di leggere testi di autori di valore, in inglese e francese, non ancora presenti sul mercato italiano. Pensai così di poter fare da tramite tra questi autori e le diverse case editrici italiane, curando anche le traduzioni delle loro opere.

Dopo aver firmato i primi due contratti di mediazione (il primo con un nutrizionista che si occupava di diete paleolitiche, il secondo con un fisico dall’animo poetico), mi confrontai sin da subito con la natura indeterministica del mercato editoriale italiano, soprattutto per qualcuno che come me non aveva mai lavorato nel settore. Così, abbandonai l’impresa. Mi rimase però il desiderio di promuovere scritti di valore, inerenti sia alla ricerca interiore che esteriore, e mi ripromisi di cercare in futuro un’altra occasione.

Quest’altra occasione si presentò anni dopo. Nel frattempo si era sviluppato il mercato del print on demand (POD), cioè della stampa/pubblicazione su richiesta, tramite un servizio automatizzato che consente la realizzazione di libri anche su ordinazione di una singola copia. Il POD mi permise di pubblicare alcuni miei scritti, in autonomia rispetto alle decisioni (sempre negative) delle case editrici, e dopo aver acquisito una certa dimestichezza con lo strumento (e averne comprovato l’affidabilità), decisi di usarlo per fondare una rivista di ricerca interiore.

A quei tempi avevo cominciato a promuovere dei percorsi di ricerca interiore, offrendo alcuni seminari teorico-pratici presso il Laboratorio di Autoricerca di Base (LAB), una piccola struttura privata situata a Lugano (Svizzera), la cui missione è lo sviluppo di una conoscenza in grado di massimizzare e attuare il potenziale umano, partendo da una prospettiva evolutiva e multidimensionale.

Il primo seminario che offrii, della durata di un week-end, era sul tema dell’energosomatica, e aveva come obiettivo la presentazione di alcune tecniche corporee, respiratorie ed energetiche. Ritenevo importante trovare un equilibrio ottimale tra teoria e pratica, tra spiegazione e sperimentazione; pertanto, nella preparazione del seminario, mi confrontai rapidamente con il problema delle dispense. Che cosa avrei offerto ai partecipanti, come materiale didattico di supporto?

C’erano due articoli in particolare che consideravo importanti per il tema del seminario, ma erano reperibili unicamente in lingua inglese o portoghese. Il seminario però, si sarebbe svolto in italiano. Fu in quel momento che la mia pigrizia si alleò con un’improvvisa intuizione. Tradurre quegli articoli sarebbe stato un lavoro troppo lungo e faticoso se lo scopo era unicamente quello di fornire delle dispense per un seminario. D’altra parte – questa fu l’intuizione – perché non sfruttare l’occasione per lanciare il primo numero di una rivista di nuova generazione, rigorosamente in italiano?

Tra gli scopi della rivista ci sarebbe stato quello di fornire uno spazio per accogliere, in modo professionale, i “compendi teorico-pratici” dei seminari formativi che avrei offerto nel quadro delle attività del LAB, ma questo non escludeva in nessun modo la possibilità che diventasse anche una rivista perfettamente autonoma, dedicata alla ricerca interiore (e non solo), in grado di porsi al di fuori delle abituali categorie editoriali.

Contattai quindi gli autori dei summenzionati articoli, che accolsero con piacere e disponibilità la possibilità di vedere i loro lavori pubblicati anche in lingua italiana, e sfruttando il mio recente “know-how” relativo al sistema di POD, diedi vita, non senza una certa emozione, al primo numero di AutoRicerca.

Sin dal principio, l’operazione non ha mai seguito logiche di natura commerciale. Considerando che AutoRicerca si poneva di pubblicare testi che richiedevano un certo impegno per poter essere assimilati (testi da studiare e praticare, più che da leggere), inevitabilmente questi avrebbero interessato una nicchia ridottissima di lettori potenziali. Se a questo aggiungiamo le ore da dedicare alle traduzioni, alle impaginazioni, alla preparazione delle copertine (grazie Paola Patocchi), era per me chiaro che la vendita dei volumi, anche nelle ipotesi più favorevoli, non avrebbe mai reso la rivista un’impresa economicamente sostenibile (non su questo pianeta, non in quest’epoca storica).

Ma andava bene così. Era più che sufficiente la soddisfazione di quei pochi lettori che, di tanto in tanto, mi comunicavano il loro apprezzamento, o di coloro che, “affettuosamente”, m’informavano che con la pubblicazione di alcuni dei numeri della rivista (in particolare quelli in cui venivano spiegate alcune pratiche interiori) rischiavo nientemeno che la dannazione della mia anima! (Siamo pur sempre in Italia, dove il sovrasensibile sembra rimanere ancora oggi la “chasse gardée” di alcune istituzioni).

Dopo il primo numero, apparso nel 2011, ho avuto la soddisfazione di pubblicarne numerosi altri. Al momento il ritmo è di due volumi all’anno. Ma non si tratta di un obbligo. Infatti, AutoRicerca non prevede la possibilità di un abbonamento. In questo modo, i suoi lettori restano liberi di acquistare anche solo quei volumi il cui contenuto è di loro interesse, e l’editore resta libero di pubblicare secondo il ritmo che ritiene più opportuno. Inoltre, di recente, e in risonanza con la Dichiarazione di Berlino del 2003, secondo cui la disseminazione della conoscenza è incompleta se l’informazione non è resa largamente e prontamente disponibile alla società, AutoRicerca è diventata una rivista ad accesso aperto (open access), nel senso che i volumi in formato elettronico (pdf) sono ora scaricabili gratuitamente. Questo però non esclude la possibilità di ordinare i volumi cartacei, il cui acquisto rimane un modo per sostenere la missione della rivista.

1Consentitemi ora di offrirvi un breve riassunto di quanto è stato pubblicato fino ad oggi. Come già accennato, il primo numero (2011) è dedicato al “lavoro con l’energia”, e più particolarmente al cosiddetto stato vibrazionale, una particolare condizione energetica che è possibile promuovere tramite un’attivazione del nostro energosoma, inteso come matrice di collegamento tra il corpo fisico e i nostri veicoli di manifestazione più sottili. Il volume contiene tre articoli, di cui due scritti da due veri esperti in materia: Nanci Trivellato e Wagner Alegretti, della International Academy of Consciousness.

2Il secondo numero (2011) s’intitola Fisica e Realtà, e illustra un possibile approccio della fisica moderna alla nostra concezione del mondo, tenendo conto del ruolo specifico dell’osservatore nella costruzione del reale. Il volume contiene due articoli, e un lungo editoriale. Uno di questi è scritto da Diederik Aerts, uno dei fondatori della scuola di fisica quantistica di Ginevra-Brussel, pioniere della cognizione quantistica, e direttore in Belgio del Centro Leo Apostel.

3Il terzo numero (2012) si occupa di un importante tema della ricerca interiore: l’osservazione. Contiene un resoconto dei temi che ho presentato, sia in termini teorici che pratici, nel corso di uno specifico seminario offerto presso il LAB, nell’ottobre del 2011, in cui ho avuto modo di integrare numerose idee elaborate da diversi operatori della ricerca e formazione interiore, in modo particolare Walter Ferrero, Andrea di Terlizzi, Vittorio Mascherpa, Byron Katie e Swami Satyananda Saraswati.

4Il quarto numero (2012) si occupa del rapporto tra due approcci alla conoscenza estremamente ricchi e complessi: quello della scienza e della spiritualità. Contiene tre articoli, uno dei quali scritto da Ravi Ravindra, che nella sua veste di fisico è stato membro del prestigioso Institute for Advanced Study di Princeton, ma che è anche un profondo studioso degli insegnamenti di Krishnamurti, Gurdjieff, dello Zen e dello Yoga.

5Il quinto numero (2012) affronta l’importante tema degli stati extracorporei (detti OBE, dall’acronimo inglese di Out-of-Body-Experience), indubbiamente tra le esperienze più significative che una coscienza umana intrafisica (incarnata) è in grado di sperimentare, grazie alle quali diventa possibile “toccare con mano” (se le esperienze sono vissute con lucidità) la possibilità di una continuità del nostro flusso di coscienza, al di là dei limiti del veicolo biologico. Oltre ad essere un vero e proprio manuale teorico-pratico di proieziologia, che si ispira agli scritti del brasiliano Waldo Vieira, il volume contiene tre interessanti articoli, scritti da Kevin de La Tour, Nanci Trivellato, e Nelson Abreu, tutti ricercatori attivi in questo specifico campo di indagine.

6Il sesto numero (2012) è dedicato all’importante concetto di energia, che è in grado di assumere significati e interpretazioni assai differenti, spesso anche incompatibili, a seconda dei contesti. Più particolarmente, il volume si occupa del concetto di bioenergia, altresì detta energia sottile, o energia coscienziale, in quattro diversi articoli, tra cui un contributo scritto da Andrea di Terlizzi, fondatore assieme a Walter Ferrero dell’Accademia Horus, dove l’autore, in modo semplice e al contempo efficace, sottolinea l’importanza di un approccio principalmente pratico, cioè esperienziale, al tema dell’energia, come anche ribadito nell’articolo successivo di Sandie Gustus, in relazione alle tre modalità di base di mobilizzazione energetica: assorbimento, donazione e circolazione interna.

7Il settimo numero (2014), contiene invece la traduzione in italiano (rivista e aggiornata) di un mio lungo articolo, scritto nel “lontano” 2007, e originariamente pubblicato nel Journal of Conscientiology, in cui esploro numerosi concetti chiave della ricerca, sia interiore che esteriore.

Numero8L’ottavo numero (2014), che conclude i primi 4 anni di attività della rivista, tratta di un tema assai controverso, anche nell’ambito della ricerca interiore: quello dell’astrologia e della numerologia. Contiene quattro interessanti articoli, tra cui una lucida analisi degli archetipi astrologici, scritta da Vittorio Mascherpa, ricercatore e studioso della Tradizione sia orientale che occidentale, e un’interessante scritto di Nadav Hadar Crivelli, esperto cabalista, che ci parla della visione della Nuova Astrologia, che pone l’essere umano al centro del proprio interesse. Segnalo anche un articolo del fisico Leonardo Chiatti, che ha dedicato molti sforzi all’investigazione di possibili forme di causazione top-down e/o sincronica, con un’esplorazione del concetto di archetipo dal punto di vista della fisica fondamentale.

Bene, spero di essere riuscito a incuriosire chi tra voi ancora non conosceva AutoRicerca, e di aver ricordato della sua esistenza a coloro che hanno già avuto modo di sfogliarla, in modalità cartacea o elettronica. Colgo anche l’occasione per invitare i futuri lettori a inviare commenti, critiche e riflessioni, in relazione agli articoli già pubblicati, sotto forma di “lettere all’editore.” A seconda dell’interesse, queste saranno pubblicate sia sul sito della rivista (www.autoricerca.ch), sia in un futuro numero della stessa, possibilmente con una risposta integrativa degli autori degli articoli cui le lettere faranno riferimento. In questo modo, non solo si arricchiranno i possibili contenuti della rivista, ma si favorirà quello scambio critico-costruttivo e aperto di idee che è alla base di ogni ricerca e autoricerca degna di questo nome.

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